SCOMMESSA D'AMORE

By semprerox

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Soffrire per amore è un rito di passaggio, un destino che prima o poi segna tutti, anche le ragazze o i ragaz... More

IL MIO NOME: NICOLE REY
IN CONTRO OUT
LA SCOMMESSA
EDOALD
REGOLA ASSURDA
INCONTRO CASUALE
ESCAPE ROOM
IL PIANOFORTE
PENNELLATE
LA RISPOSTA
DAGLI TEMPO
BALLO DI FINE ANNO
NON VEDO L'ORA
SEI UN CRETINO
LOGAN
BASTA!
KATE
SKATEBOARD
LUKE E RICK
NIKESKATE
PER ELISA DI BEETHOVEN
È MIA E LO CAPIRÀ
IO TI BACIO
PERCORSO MILITARE
PRIMO IN TUTTO
MIGLIORARE IL TEMPO
COMPOSIZIONE
NON FARTI MALE
CENA, SOLI IO E TE
NON POSSO ACCETTARLO
AMORE
LA PARTITA
HAI PROMESSO
MERAVIGLIOSE MANI
BRIGITTE
NICOLE NON È LEI
GENTILUOMO
I REGALI
CHI HA VINTO?
I MATRIMONI
EPILOGO

LA CONSEGNA DEI DIPLOMI

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By semprerox

NICOLE

Soffrire per amore è un rito di passaggio, un destino che prima o poi segna tutti, anche le ragazze o i ragazzi più belli, sexy e affascinanti del mondo. Chi sono io per aver creduto di poter essere risparmiata da tale afflizione?

Ho passato anni al liceo evitando di farmi coinvolgere da nessun ragazzo, mi correggo, dal ragazzo più quotato dal liceo in quanto dannatamente bello ma soprattutto arrogante, pieno di sé, egocentrico e di scarsa etica morale quale Ethan Hans. Ammirarlo da lontano e fantasticare eroticamente su di lui faceva ormai parte della mia routine, il mio interesse per lui iniziava e finiva lì, esattamente come avrebbe dovuto essere.

Lui, il ragazzo più popolare tra i popolari, affermato sexy quarterback del liceo, adorato, anzi oserei dire osannato dalle ragazze da una parte, ed io normale ragazza, per molti insignificante, dall'altra. Così erano le cose e così avrebbero dovuto rimanere.

Mi sono promessa e ripromessa di non illudermi per un'attenzione che suonava troppo strana, invece no, cretina, ci sono cascata. Me la sono cercata, sapevo esattamente a cosa stavo andando incontro, eppure ho voluto seguire il mio cuore e ritrovarmi adesso con un pugno di briciole in mano, eh sì, proprio così, posso percepire il mio cuore spezzato, frantumato nel mio petto, persino il suono del suo battito sembra essere scomparso come un decrescendo di note musicali eseguite con un graduale affievolirsi del suono.

Fuori dalla palestra ho chiamato papà, l'ultima persona che avrei voluto disturbare, e che avrei voluto mi vedesse in quello stato pietoso, ma non abbiamo potuto prendere la Metropolitana, o meglio ci siamo andati, ma mentre aspettavamo su una panchina la nostra corsa, Edo ha riconosciuto la voce di Brian gridare il suo nome e lo ha visto mescolarsi in mezzo ad un gruppo di ragazzi, perciò ci siamo nascosti dietro il muro, per poi scappare nella parte opposta verso l'uscita.

Mi dispiace aver rovinato l'appuntamento di papà, come una bambina capricciosa che vuole attirare attenzione, ma non potevamo rimanere là.

"Che è successo tesoro?"
Mi chiede abbracciandomi e togliendomi un po' di rimmel colato dalle lacrime con in polpastrelli.

"Niente papà. Sto bene ma portami a casa!"

Guarda immediatamente Edo alzando un sopracciglio aspettandosi un chiarimento, ma nemmeno a lui andava di parlarne.

"Martin, eviterei domande stasera!"
"Sì papà, nulla di grave..." mento spudoratamente cercando di trattenere le lacrime ed esagerando un finto sorriso. "...Solo una verità pari ad un pugno nello stomaco."

Per tutto il tragitto non è volata una mosca, papà mi conosce bene, conosce il mio temperamento e se dico no, è no, per almeno una giornata, il tempo di rielaborare la cosa. Il tempo di arrivare a casa e poi l'ho convinto ad uscire per la seconda parte della sua serata galante, scusandomi con Grace sforzandomi di sorridere, ma dentro di me mille domande mi davano il tormento.

Edo non ha voluto saperne di andarsene a casa, è rimasto a consolarmi cercando di non farmi annegare dal fiume di lacrime, ma nemmeno i suoi abbracci e le sue carezze mi facevano sentir meglio. Dopo più di un'ora, è sceso in cucina a prepararmi una buona camomilla rilassante con l'aggiunta di tre goccine di un calmante, che mi ha aiutato a cadere in un sonno tutt'altro che tranquillo. Lui da ottimo amico si è accontentato di dormire sulla poltrona perché il mio letto era sommerso di fazzoletti di carta appallottolati, decisamente poco igienici.

....

Il sole filtra dalla finestra dritto contro lo schermo del mio telefono che ho abbandonato sul letto la notte precedente, leggendo ogni singola cattiveria che i popolari leoni hanno generosamente pensato di attribuirmi.

Che dire, ho concluso il liceo alla grande, ho avuto i riflettori puntati su di me, ma non può fregarmi di meno di cosa pensano tutti, non mi mancherà certo il coraggio di presentarmi lunedì alla cerimonia della consegna diplomi. Non sto male per quello, sto male per aver creduto in lui.

Sono rannicchiata sul letto che stringo il cuscino soffocandoci sopra le ultime lacrime rimaste in corpo, tiro su col naso e Edo prontamente mi passa dei clinex sedendosi a gambe incrociate al mio fianco.

"Teso scusami, è tutta colpa mia!"
"Cosa centri tu? È lui lo stronzo!"
"Io insistevo a dire che non era come mostrava, invece... avevi ragione. Se uno nasce stronzo lo rimane a vita. Può solo che peggiorare. E vogliamo parlare di quell'altro? Non mi meraviglierei se fosse un etero represso in cerca di un po' di peperoncino nella sua vita del cazzo che si è divertito alle mie spalle."
"Non dire così..." sbiascico tra una tirata su di naso e l'altra. "Brian sembra davvero cotto di te. Ti ha baciato!"

Non mi risponde e si lascia cadere sulla schiena, allungandomi un altro fazzoletto.

"A dirla tutta... ho avuto modo di regalargli altre emozioni! Scommetto le più sensazionali della sua patetica vita!"
"Scommettere non è un buon termine da usare in questo momento!"
"Oh cazzo. Scusa non volevo!"
"Mhm ..." mugugno alzando le spalle sedendomi di fronte a lui nella stessa posizione."
"Sono una cretina! Un'illusa credulona... sembrava così... sincero..." Singhiozzo. "Mi ha portato in aula di musica e... abbiamo ballato abbracciati sulle note di Wonderful Word di Louis Amstrong, ti rendi conto?"
"Cavolooo!"
"E... ci siamo baciati. È stato così dolce, delicato, passionale e... falso!"

Prendo il telefono in mano, ma Edo me lo ruba.

"Smettila di leggere quelle stronzate! E comunque, in tanti hanno confermato che tu eri la più figa in assoluto!" Mi strizza l'occhio cercando di tirarmi su il morale.

"Teso... noi non abbiamo bisogno di loro. Al college faremo faville, sai quanti ragazzi belli come Brian e Ethan incontreremo?"

Annuisco soffiandomi il naso, pensando però a lui, al magnifico esemplare di maschio alfa che mi ha manipolato con il suo tenero sorriso, ma anche con la sua espressione arrogante con mascella serrata.

Guardo Edo accorgendomi che anche lui è piuttosto giù di corda, poso la mano sulla sua e lo guardo dolcemente inclinando il viso.

"Davvero è successo qualcosa tra di voi?"
"Mhm mhm...ma non importa. Non li vedremo più, giusto?"

Anche il telefono di Edo è una continua mitraglia di notifiche e nonostante impedisca a me di guardare, lui non resiste.

La curiosità è donna, ma soprattutto gay! O spera in un miracolo.
Fa scorrere Instagram ed è pieno non solo di video pro Charlot mentre mi umilia.

"Stronza puttanella insaziabile." Commenta alzando l'angolo della bocca in una smorfia di ribrezzo, ma ci sono anche molte foto mie con Edo alla nostra entrata.

"Possono dire quello che vogliono ma noi cara mia, siamo il top!"
Dice sventolandomi lo schermo davanti. Lo afferro e le osservo attentamente, scorro l'indice da destra a sinistra di una raccolta e... mi ritrovo davanti una foto rubata di me con Ethan al tavolino che sorridiamo, sento una forte fitta allo stomaco, un nodo alla gola e deglutisco trattenendo ancora le lacrime.

"Come può essere così insensibile? Avrei giurato che quel sorriso fosse vero, sentito..."

Edo riprende il telefono, esamina la fotografia e si lascia sfuggire una sua folle opinione.

"Non sembrava finto! E se gli piacessi davvero?"
"Era solo una scommessa. Hai sentito? Sono stata una facile pedina, e lui ha giocato un'ottima partita a scacchi. Ha giocato la carta della compassione e della tenerezza con la storia del fratello e del pianoforte, poi quella della simpatia e della gentilezza apprezzando le nostre serate e che dire dell'effetto sorpresa con la pizza! Aveva talmente voglia di vedermi che poi ha sfogato al pianoforte tutta la sua rabbia e frustrazione e chissà... disgusto per la perdita di tempo con me."
"Mhm... e perché sarebbe venuto qui sotto stamattina con il cane?"
"La carta vincente! Sa che Luke mi adora e che avrebbe abbaiato, io mi sarei accorta di loro e... il gioco è fatto! Sono caduta ai suoi piedi, cotta come una pera!"

Un altro bit interrompe un intervallo di silenzio in cui ci siamo abbandonati, sdraiati sul letto uno a fianco all'altra, ed è solo in quel momento che Edo si accorge dei numerosissimi messaggi di Brian.

"Che cazzo vuole il finto gay perverso?"
"Edo... Brian non è come Ethan... è gay davvero. Sarà stato tutto finto, ma hai visto il suo patrigno..."
"Lo pensi davvero? Ma..." scuote la testa.
"Cosa?"
"Lui sapeva della scommessa. Nessuno può prendere in giro la mia migliore amica!"

Gli sorrido e lo stringo forte.
"Ti adoro Edo, ma lui ti piace. Leggi almeno cos'ha da dirti in sua difesa. Lo avrà costretto Ethan a non dire nulla."

Osserva il telefono, per la precisione il numerino rosso sul suo profilo, e cavolo, sono tanti messaggi. Decide di leggerli, ma si alza allontanandosi da me, non perché abbia qualcosa da nascondermi, lui tanto mi direbbe tutto, non si vergogna certo di me, penso lo faccia per l'eventualità ci fosse scritto qualcosa di spiacevole su Ethan, beh, su quello che realmente pensa di me.

"Ok. Vediamo." Comincia a leggere ad alta voce.

-scusa, non volevo mentirti. Rispondimi. Dobbiamo parlare.

"Fin qui ci siamo. La scommessa è reale!" sbotto rivoltandomi prona mettendomi il cuscino sulla testa. "Continua Edo!"

-dove sei? Sono in metropolitana, non andartene.

"Visto? Era lui. Se non gli interessassi non si sarebbe preoccupato di correrti dietro! Ha lasciato la festa per te." Borbotto da sotto il cuscino, trattenendo le lacrime. Cavolo, era una scommessa.

-ok. Sono un idiota. Ma non ti ho mentito su noi. Pensi davvero che ti avrei baciato se non mi piacessi? Capisco la situazione di merda, ma per me è stata la sera più bella della mia vita.

"Lo credo bene!" sbotta lui. Non lo vedo, ma dal tono giurerei che sta sogghignando.
"continua!"
Lo incito aspettando di sentire nero su bianco qualcosa mi riguardi, ma non dice nulla per parecchi secondi, alche mi stacco dal cuscino e lo guardo ad occhi serrati.

"perché non leggi? Voglio sapere come vuole giustificare quel bastardo del suo migliore amico."
"Teso... non nomina Ethan, in nessun messaggio, né tanto meno nomina la scommessa."
"hai detto che ha scritto tanti messaggi."
"beh... mi scrive ... altro!"
"Cosa? Leggi dai! Altri segreti?"
"No. È che..."
"Edo. Cosa?"
"Te l'ho detto che ..." tituba arrossendo, e deambulandosi sui due piedi finché non si trattiene più. "Non l'ho solo baciato!"
"Cosa. Avete. Fatto?"
"Beh... non quello che pensi! Diciamo che gli ho fatto scoprire sensazioni mai provate..." fa una smorfia riluttante. "...con le ragazze!"
"Non mi dire! Lo hai toccato!" guarda in aria arricciando la bocca e muovendo la testa finché scoppia a ridere.
"Beh, non solo!"
"Apperò! Ti sei dato da fare!"
"Non giudicarmi!" sbotta corrugando la fronte.
"Mai. E... come è stato?" chiedo maliziosa, e lui dopo un secondo salta su letto facendomi sobbalzare.

"Fantastico. Cazzo! Soprattutto per lui, a quanto pare!"
Scoppiamo a ridere, e per un momento dimentico il mio dolore.

"Chiamalo scemo. Non lasciare che Ethan rovini tutto anche a voi."
"Ma Niki... lui è suo amico!"
"Io non ho nulla contro Brian. Il liceo è finito, prenderemo strade diverse, non vedo il motivo per cui voi non possiate vedervi. Non penso se lo porterà dietro come ...un cagnolino!"
"Davvero non sarebbe un problema per te?"

Gli sorrido, gli sistemo il ciuffo scompigliato. So quanto, e da quanto tempo sia attratto da lui. E non l'ho mai visto tanto felice come in questi ultimi giorni.

"Vai a casa, fatti una bella doccia, e CHIAMALO. Per lo meno rispondi ai messaggi. Fallo stare sulle spine, ma non rinunciare ad essere felice per colpa mia."
"Di Ethan semmai, che centri tu!"

Mi alzo e lo spingo giù dal letto.
"Vattene! Ci vediamo domani alla consegna dei diplomi."
"Ci sentiamo però?"
"Certo. Oggi dovrò inventarmi qualcosa con papà. Mi raccomando... lui non deve sapere chi è. Andrà alla Columbia e gli renderebbe la vita un inferno!"
"Ancora lo proteggi?"
"Io non sono una merda come lui. Non augurerei del male al peggior nemico, lo sai!"
"Teso... sei troppo buona. Io vorrei taaanto che lui incontrasse l'ira di Martin!"
"Piantala! Non ho intenzione di dargli importanza. Lui non è nulla. Deve pensare che non mi abbia toccato minimamente. Non darò la soddisfazione a quegli stronzi. Domani salirò a ritirare il mio diploma a testa alta."

"Ok. Se è quello che vuoi!
Ti chiamo e... basta piangere!"
"Devo finire le lacrime per sfoggiare il mio miglior sorriso felice domani."

...

Altre due ore a rimuginare sulla mia stupida scelta di essermi fidata di lui ed ora basta, scendo in cucina, papà sarà affamato e se non scendo a preparargli il pranzo si preoccuperà più di quanto io voglia.

Sono alle prese a sbucciare una cipolla, ottima idea per camuffare i miei occhi lucidi, quando in un tempismo perfetto, entra papà che mi dà un bacio sulla testa passandomi a fianco andando verso il frigorifero.

"Buongiorno tesoro."
"Buongiorno papà, non ti ho sentito tornare stanotte..." Gli sfoggio il mio miglior sorriso fasullo, che lui scruta attentamente serrando gli occhi.

"... fatto tardi eh?"
"Sei tu quella che è tornata presto. Cosa è successo?"
"Niente!"

Papà inclina il viso dandomi un'occhiata torva.
"Intendo niente che valga la pena di parlarne."
"Centra il tuo... amico?"

Continuo a tagliare la cipolla nell'eventualità che il mio cuore decida di far lacrimare i miei occhi.

"È stato un errore di valutazione. Pensavo potesse diventare un amico, invece non è degno! E con questo non voglio più parlarne!"

Volto ancora il viso verso papà sorridendo.

"Lo sai che non mi piacciono le feste, non avevo motivo di rimanerci. Tutto qua! E Grace? Dimmi..." gli faccio gli occhioni.
"Vi siete baciati?"
"Ma senti questa impicciona..."
"Non vuoi dirmelo? Ok. A quando il prossimo appuntamento?"
"A questo proposito... volevo dirti che stasera non ci sono a cena, mi ha invitato a casa sua?"
"Ohhhh... vi siete baciati eccome!"
"Impicciona e sfacciata!"

Gli faccio la linguaccia mostrandomi serena e spensierata e lo avviso che il pranzo sarà pronto in meno di mezz'ora, e fortunatamente ne approfitta per preparare schede personalizzate d'allenamento per nuovi atleti, sì perché papà non è solo un docente della Columbia, ma fa anche il personal trainer, ed io continuo a cucinare senza dovermi preoccupare di mostrare un'espressione triste che porterebbe a domande a cui non voglio rispondere, perché ok, non voglio farmi abbattere da questa situazione di merda, pochi giorni non possono condizionare la mia vita, lui non è, mi correggo, non era nulla per me a parte un bel ragazzo da guardare e che mi sono tolta lo sfizio di baciare, anche se non è una cosa per cui vantarsene. Domani, sono indecisa su due opzioni: potrei non calcolarlo e sfuggire al suo sguardo, ma capirebbe che mi ha ferita, oppure potrei salutarlo con indifferenza e magari baciare il primo che passa, cavolo, magari un altro popolare, quello sì che sarebbe un'opzione da Oscar. Fantastico sul mio folle comportamento da tenere, come fosse una delle storie che leggo, ma chi voglio prendere in giro? Non so come reagirò trovandomelo davanti, ho passato la serata più bella della mia vita fino a scoprire che mi stava solo prendendo in giro, e quel che è peggio è che lui mi è entrato dentro e per tanto io voglia considerarlo un nulla per me, non lo è.

Dopo pranzo papà si dilegua in giardino ricevendo una telefonata da Grace ed io mi ritrovo a divertirmi riempiendo la lavastoviglie e sistemando la cucina. Wow che divertimento. Me ne torno in camera, o almeno quella è la mia intenzione reale, ma prima di salire le scale affianco il mio pianoforte che mi chiama.

Oltre a Edo, il pianoforte è il mio migliore amico. Non posso stare un giorno senza suonarlo, altrimenti mi sento in colpa. Il nostro è un rapporto di scambio di favori: io lo faccio suonare ed emettere magnifiche note, e lui in cambio mi dà qualcosa di più importante ed unico: le emozioni.

Lui è l'unico che non mi delude mai, l'unico che con il suo suono riesce a tirarmi su il morale nei momenti di sconforto, l'unico che sa accrescere la mia gioia e l'unico che sa ristabilizzare il mio morale quando questo è sotto ai piedi.

Il pianoforte è la mia vita, è il mio amore, è la mia felicità. Sempre.

Smetto di pensare appena poso le dita sui tasti e dò libero arbitrio alla musica che ho in testa spinta dai miei sentimenti contrastanti... per lui.


Il giorno seguente ...

Sto meglio, o meglio cerco di convincermi che così sia, guardo la mia toga nera bordata sulle maniche con del raso bordeaux appesa all'armadio, non vedo l'ora di indossarla e procedere al tanto atteso lancio della tocca e chiudere definitivamente con questa parte della mia vita.

La cerimonia si terrà nel pomeriggio, nel cortile della scuola, allestito da file di sedie ben allineate divise in due colonne, inutile dire come saranno riempite, dove noi studenti attenderemo di essere chiamati uno alla volta a ritirare il diploma, dopo i saluti del direttore scolastico.

"Niki! È arrivato Edo!"
"Sono quasi pronta, un attimo."

Ci metto un nano secondo ad indossarla, raccolgo dalla scrivania i miei promemoria, sì, perché dovrò tenere un piccolo discorso introduttivo a cui sono stata obbligata a fare dal direttore, essendo una delle migliori studentesse. Mi tocca.

Corro giù dalle scale dove papà è già alle prese con la sua telecamera.

"Dai papà, metti via quella cosa!"
"Perché? Devo immortalare questo giorno. La mia bambina si diploma!"
"Non solo io. Oggi in tutta la nazione, non meno di 3,2 milioni di studenti si diplomano in più di 37 mila scuole superiori."

"Sempre la solita. Hai studiato?"

Scoppia a ridere Edo.

"Non per niente il direttore mi ha scelta per quel dannato supplizio a cui dovrò sottopormi di fronte a tutti."

"Tesoro, posso almeno farti una fotografia?"

"Quella sì."

Abbraccio Edo e ci mettiamo in posa.

"Togli gli occhiali!"
"Non ci penso nemmeno. Li ho indossati per quattro anni, io sono questa, e ne vado fiera!"

Saliamo in macchina e ammetto di essere un po' agitata, Edo dal sedile posteriore mi invia un messaggio.

-tutto bene?
-Sì
-Pronta a rivederlo?
-No! Tu? L'hai chiamato?
-No.

Mi volto di scatto a guardarlo incredula e interrogativa. Lui volta le mani verso l'alto alzando le spalle, ed io scuoto la testa.

-perché?
-voglio vedere oggi come si comporta.
-ti ha scritto ancora?
-sì, una volta.

Lo guardo ancora di sottecchi e in labiale gli chiedo cosa. Mi inoltra il suo messaggio.

-Edo ti supplico, dobbiamo parlare.

Cavolo. Sembra proprio dispiaciuto. Non so perché ma Brian mi fa tenerezza.

-rispondigli. SUBITO! 😡
-adesso?
-no. Fra dieci anni. Certo che devi rispondere adesso. Vuoi perderlo?

E così fa.
-Solo perché Niki insiste lo faccia!

"Fatto. Sei contenta?"

"Cosa state confabulando voi due?"
"Niente papà. Edo vuole perdere una bella occasione, solo perché ha paura."
"Non ho paura! Solo che..."
Mi volto di scatto e lo fulmino infischiandomi di papà.

"Non ti deve importare se è amico di quello. Io sto bene!"

Segue un attimo di silenzio, e li ringrazio per questo. Papà mi guarda, mi conosce bene, sa che questa è una corazza che mi sto creando, ma lo accetta e non proferisce parola.

"Siamo arrivati."
"Noi andiamo, ci vediamo dopo. Ah, dimenticavo, i parenti si siedono dietro, non azzardarti a metterti in prima fila!"

Papà emette una sonora risata "Ok tesoro, cercherò di essere invisibile!"
"Grazie papà!"

Sarebbe capace di mettermi in imbarazzo con fischi e urla da tifoso non appena metto piede sul podio, e potrei anche sorvolare su questo, ma il motivo principale lui lo conosce benissimo, non voglio che nessuno sappia che è il coach di football della Columbia University. Nessuno sa che sono sua figlia, se lo avessero saputo probabilmente io sarei stata una stronza popolare, solo perché gli atleti avrebbero fatto carte false per farsi notare da lui.

Ci separiamo prima di entrare nella scuola, e come volevasi dimostrare in molti lo riconoscono, ma credono sia qui per alcuni di loro. Lasciamoglielo credere.

Eccolo che si avvicina all'altro coach, quello dei nostri atleti e questo non fa che rafforzare la loro teoria. Si salutano con una forte stretta di mano, parlano gesticolano, ridono, e papà ottiene quello che vuole, un posto in prima fila, come ospite d'onore.

Scuoto la testa sorridendo.

"Edo. Quell'uomo è un incantatore di serpenti. Ottiene sempre ciò che vuole!"
"Martin è il mio mito! Entriamo?"
"Lui non ha peso per me. Non mi ha toccato quel che è successo. Entriamo!"

Faccio un gran sospiro, ci guardiamo e ci immettiamo nel corridoio della scuola per l'ultima volta.

"Armadietti?"
"Ovvio. Non può mancare la tua cronaca finale!"

Apro il mio osservandolo per l'ultima volta. È vuoto, completamente vuoto, tranne per una piccola fotografia affissa sull'anta, una mia e di Edo in primo piano che facciamo una smorfia, una come tante ma questa è speciale. Sullo sfondo quasi impercettibile ad occhio poco attento c'è Ethan Hans, appoggiato al suo armadietto con aria cupa, arrogante, occhi profondi e capelli ribelli. La stacco e la guardo. Mi ha accompagnata per tutti questi anni, un buongiorno tutte le mattine senza dare nell'occhio. Perché credete guardassi sempre nel mio armadietto durante l'accurata descrizione dei presenti che Edo faceva?

"Ed ora? Che ne fai?" Mi chiede Edo.
"La brucio!" Me la infilo in tasca della toga e chiudo l'armadietto con un colpo deciso.

"Ho chiuso con questo liceo e con le occhiate clandestine all'arrogante, egocentrico, bugiardo Ethan Hans.
Allora, cosa mi racconti stamattina?"
"Vediamo! Alla nostra sinistra i soliti nerd reduci da una serata "bollente"..." virgoletta con le dita in aria ironicamente . "...inchiodati sulla gradinata aspettando l'ispirazione di invitare qualche ragazza a ballare..." ride. "... senza mai riuscirci naturalmente!"
"Arriverà anche per loro il momento!"
"Uhuu, laggiù ci sono le tue nuove fans."
"Che dici?"
"Guarda! Sei il loro mito!"

Quelle ragazze mi salutano sventolando la mano sfoggiando un sorriso a trentadue denti, poi mi si avvicinano

"Nicole, eri stupenda l'altra sera."
"Grazie. Ognuna di noi lo è a proprio modo."
"Tu avresti dovuto essere la reginetta!"

Oh cavolo, questo non me lo aspettavo, è Lorely a dirlo, una cheerleader che a quanto pare non è proprio un'ammiratrice di Charlot. Io la guardo stranita, dubbiosa... sospettosa che sia un'altra presa in giro.

"Ma anche no! ..." rido. "...Avrei rifiutato! Non mi piacciono queste banalità! Non mi serve una corona per sentirmi importante, né tantomeno che gli altri mi apprezzino solo per quello."

Guardo Edo, orgogliosa, gli dò un bacio stringendolo per un braccio.

"Non ci sentiamo sempre il re e la regina, vero Edo? E dovreste sentirvi tutti così!"

Thok! Ci voltiamo allo sbattere di un armadietto. È Charlot, che naturalmente ha sentito tutto. Mi guarda di sbieco, sicuramente non le va giù, che dopo sabato sera io sia qui sorridente. La mia rivincita. Mai e poi mai mi lascerò abbattere da loro. La guardo fissa negli occhi, testa alta, finché è lei a cedere e andarsene.

"Davanti a te mia cara Niki, la perdente del ballo... con la corona!"

Si diverte Edo indicandola, fa l'inchino facendo nascere dei sorrisi di ilarità tra i presenti.

"E laggiù i prodi cavalieri tutto muscoli e niente cervello che presto la consoleranno."
"Oh sicuramente quello spetta al bellissimo egocentrico testa di cazzo re, degno di lei. Scommetto con una bella slinguazzata entro al massimo dieci secondi."

Sbotto con disgusto e con un fondo di gelosia, ma sempre con il sorriso stampato in faccia.
Dovrei fare l'attrice! Se dovessero cacciarmi dall'università per demerito, la prenderò come opzione. Tanto ormai, sono esperta a relazionarmi per finzione, ho persino baciato in una finzione.

"Parli di Ethan?"
Chiede Ferraglia, vero nome Alex, così chiamato a causa del suo apparecchio multi stellato in bocca. Mi volto a guardarlo asserendo col capo.

"Non è il re. Ha rifiutato la corona. Avresti dovuto vedere la sua faccia. Sembrava la sposa rifiutata all'altare. Era ovvio succedesse..."

Lo guardo curiosa aspettando mi dica qualcosa che vorrei sentirmi dire. Ma...

"...Ethan non vuole una regina, lui scopa con chiunque lo circondi nel castello reale."

Mi trema il labbro per la tensione, cerco di mantenere il sorriso trasformandolo in una risata più forzata. Cosa mi aspettavo dicesse? Che l'ha rifiutata per me?

"Andiamo Edo? È quasi ora."
"Dobbiamo passare davanti a loro."

Sento una stretta allo stomaco ma respiro profondamente e annuisco.

"Ok Teso. Andiamo!"
Mi prende sotto braccio e ci incamminiamo verso il giardino esterno, io sorridente, dò il meglio di me, parliamo di qualunque cosa ci venga in mente pur di sembrare disinvolti e soprattutto tranquilli.

"Edo, c'è Anche Brian, devi salutarlo!"
"Nnnnnh... non ora. Oh guarda c'è Megan dietro di loro. Dobbiamo ancora darle la risposta per la sua festa di compleanno di sabato. Che facciamo, ci andiamo?"
"Perché no?"

Proseguo e passo dopo passo la stretta allo stomaco diventa sempre più potente, anche il cuore mi sembra scoppiare, ci avviciniamo, mi sembra quasi di sentire il suo profumo, Dio mio quant'è buono, Dio mio quant'è bello, Dio mio quant'è...stronzo!

Siamo a due passi da loro e sorrido, scommetto che il suo egocentrismo gli fa pensare che sto sorridendo a lui, invece lo sorpasso a testa alta andando dritta da Megan.

"Ciao Megan! Sabato conta pure su di noi per la tua festa!"
"Bene! Però vi avviso: ci saranno anche mio fratello e qualche suo amico del College."
"Perfetto direi!" Risponde Edo alzando la voce per farsi sentire da Brian che lo sta fissando serio. Povero Brian, mi fa tenerezza e quando usciamo, perché io accelero i tempi, devo allontanarmi da Ethan o rischio un infarto, rimprovero Edo per non averlo nemmeno guardato. Io però l'ho fatto, debolmente ma l'ho salutato con un lieve, ma molto lieve cenno.

...

Il discorso del preside sembra non finire mai, e non mancano gridolini di scherno e battutacce nei suoi confronti da parte di alcuni ragazzi. Fa caldo e per fortuna sotto la toga ho messo uno dei miei pantaloncini corti e una t-shirt, l'idea di leggere davanti a tutti, Ethan compreso, mi accalora di più, e quando il preside mi chiama prendo un colpo, stavo riguardando i miei appunti. Edo mi incoraggia.

"Stendili tutti Teso!"

Mi alzo e percorro lo spazio intermedio tra i due gruppi di studenti stringendo i miei foglietti, salgo, saluto, mi spingo gli occhiali sul naso e procedo, a testa alta, con un sorriso e tanta voglia che tutto finisca.
Mi sento gli sguardi di tutti addosso, l'altra sera, volente o nolente tutti hanno saputo chi è Nicole Rey, e quasi tutti si ammutoliscono per ascoltare ciò che sono in procinto di dire. So che anche lui, mi sta guardando, e sicuramente si starà facendo una bella risata, soddisfatto di aver vinto la scommessa, il grande Ethan Hans si è preso gioco della sfigata cenerentola... ma io non mi faccio vedere affranta.

Chi non dice che sia stata io a ingannarlo solo per ridurlo a baciare una non popolare?
Io lo dico, purtroppo.

Inizio il mio discorso ma con la mente vago, non so come io possa riuscirci, ma sì, lo faccio. È risaputo che le donne riescano a fare più cose contemporaneamente...
Procedo liscio con il mio discorso motivatore, finché arrivo alla parte in cui preciso che questa è una grande cerimonia della nostra vita, un evento che segnerà un nuovo inizio. In questo giorno tutti i simbolismi vengono meno, le nostre toghe monocolore, taglia unica, sono tutte uguali, noi siamo tutti uguali, sia che siamo maschio o femmina, alti o bassi, studiosi o lavorativi, reginette del ballo scolastico o nerd intergalattici di videogiochi, sia etero sia gay, sia che si tratti di stronzi arroganti o di persone moralmente oneste, eh sì, ho utilizzato questi termini, chi vuol intendere intenda, ognuno indossa questa toga che ci rende uguali.

È in quel momento che con mio grande stupore cominciano ad applaudire al mio discorso. Rientro al mio posto, ricevendo in sordina un occhiolino da papà, e tanti complimenti dai diplomandi, beh che dire, forse non sono andati poi male questi quattro anni e forse quel che è successo al ballo qualcosa di positivo ha portato. Io sono così, mi piace vedere il bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto.

Giunge l'ora del giro della nappa e della consegna sul palco del diploma e infine, il celebre lancio della tocca.

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