19 Ottobre
La tensione tra Louis e Harry era alle stelle.
Il riccio aveva dormito sul divano mentre il maggiore non aveva dormito affatto.
Si era rigirato ore e ore nel letto, e più volte aveva avuto la tentazione di alzarsi e andare da Harry ma aveva resistito, perché gli aveva detto chiaramente di aver bisogno dei suoi spazi e di riflettere, e Louis pensò che fosse meglio lasciargli il tempo di cui avesse bisogno affinché potesse prendere una decisione.
Louis si era alzato all'alba, aveva fatto una doccia e rimandato il più possibile l'uscire dalla stanza, anche se sapeva che non avrebbero potuto evitarsi a lungo, essendo rinchiusi in una suite.
Fu quando ordinò la colazione che si trovò costretto ad uscire dalla stanza e, nonostante volesse evitarlo, non poté fare a meno di cercare Harry, e lo vide raggomitolato sul divano sotto alla coperta.
Dividere la stanza con lui in quella situazione sarebbe stato alquanto difficile da sopportare.
Quando si sedette al tavolo per fare colazione, Harry si alzò e si chiuse in bagno, restando li dentro per più di un'ora, e quando uscì con gli occhi rossi e gonfi Louis avrebbe solo voluto sbattere la testa contro il muro, perché l'idea che stesse male per colpa sua non riusciva proprio a sopportarla.
L'unica cosa che gli disse fu un "Grazie" mormorato quando il maggiore gli versò una tazza di caffè, nella speranza di riuscire a rompere quel silenzio assordante, ma dal suo atteggiamento capì che non fosse assolutamente in vena di intraprendere alcun tipo di conversazione.
A metà mattina Louis ricevette una chiamata da Niall, che lo mise in comunicazione dal suo ufficio con il ritrattista per disegnare l'identikit dell'uomo nella foto, e occupò così il tempo per qualche ora, mentre Harry restò chiuso in camera per tutto il tempo.
Niall lo informò del fatto che avrebbe inviato il ritratto a Liam per procedere con l'identificazione.
Gli chiese più volte se qualcosa non andasse, ma il maggiore non aveva voglia di parlarne, soprattutto non con Harry a qualche metro da lui.
Il pranzo fu altrettanto imbarazzante, seduti a un metro di distanza in un silenzio assordante, e fu quando Louis alzò lo sguardo e vide il volto di Harry segnato dalle lacrime che non ce la fece più.
«Harry, ti prego parliamone» parlò con un tono supplichevole, ma l'altro non lo degnò di uno sguardo e lo ignorò, sparecchiando velocemente la tavola e posando i piatti sporchi nel lavandino.
Louis si alzò e rimase in piedi dietro di lui, cercando disperatamente la cosa giusta da dire.
«Harry.»
Harry lasciò cadere nel lavandino il bicchiere che stava disperatamente insaponando e chiuse l'acqua, poggiando le mani sul bancone e inspirando profondamente.
«Ti ricordi quando sono tornato nel tuo appartamento dopo aver fatto la spesa? Quando ero spaventato e mi chiesi cosa avessi?» chiese in tono pacato, la voce bassa e rauca a causa del pianto, e ancora girato di spalle.
«Si, avevi detto che avessi avuto problemi personali.»
A quel punto Harry si voltò e Louis non poté impedire ai suoi occhi di riempirsi di lacrime, perché Harry stava piangendo ma aveva una postura rilassata nonostante tutto, come se si fosse arreso a qualsiasi idea gli passasse per la testa.
«Ricordi cos'è successo quel giorno? Parlo del caso.»
«Io... Uhm... Il giorno prima ho ricevuto la prima chiamata dall'SI, e-»
«E le coperture sono tutte state annullate, compresa la mia, almeno temporaneamente» lo interruppe Harry. «Quel giorno ero terrorizzato perché quando sono uscito per fare la spesa ho chiamato il mio capo, e mi disse che la mia copertura era saltata. A quel punto avrei potuto dirti tutto ma ero terrorizzato perché non sapevo come avresti reagito se ti avessi detto che fossi un poliziotto, dopotutto eri ancora un sospettato e io non avevo parlato dei miei sospetti con nessuno. E quel giorno ho anche realizzato che mi stessi innamorando di te e... Ed ero anche fottutamente spaventato dalla possibilità che tu non avresti voluto più vedermi se ti avessi detto che fossi un Agente. Per questo ho deciso di non dirti nulla.»
Louis era perplesso, perché non capiva dove volesse arrivare con quel discorso, anche se comprendeva bene la sensazione, perché si erano trovati nella stessa identica situazione.
«Harry, non capisco cosa voglia dirmi.»
Il riccio distolse lo sguardo, il labbro stretto tra i denti per trattenere le lacrime, ma per quanto si stesse sforzando non riuscì a fermarle.
«Sto dicendo che se non contassi niente per me, non avrei rischiato tutto. Sto dicendo che se ti amassi la metà di quanto... di quanto ti amo, io... io-»
Louis non ce la fece più, non quando la voce di Harry si ruppe a causa dei singhiozzi e si coprì il volto per non mostrarsi così debole, così annullò le distanze e, per quanto Harry provò ad opporre resistenza, lo costrinse a lasciarsi abbracciare.
«Harry ti giuro che non volevo mettere in dubbio i tuoi sentimenti. Mi dispiace così tanto, sono stato un coglione. Ti prego, non piangere, non ce la faccio a vederti così.»
Harry si rilassò un poco, aggrappandosi alla felpa del maggiore come se fosse l'unica cosa in quel momento ad impedirgli di crollare definitivamente, riversando con le lacrime tutto ciò che aveva tenuto dentro per settimane.
«Tu non sai cosa vuol dire Louis. Tu... Non sei tu che dovresti lasciare tutto, la tua vita, l'unico amico che abbia mai avuto, il lavoro» singhiozzò contro il suo petto.
«Harry guardami, okay?» Louis lo afferrò per le spalle per allontanarlo e costringerlo a guardarlo, e si morse il labbro così forte da sentire il sapore del sangue, perché Harry non meritava di soffrire in quel modo.
«Hai paura di lasciare tutto perché stiamo insieme da poco tempo e potresti pentirtene?»
Harry inspirò profondamente e si passò una mano sul viso per asciugare le lacrime. «No Louis, non è questo il punto. Se andasse male tra noi, io avrei comunque una casa e un lavoro mio. È il fatto di dover lasciare tutto che mi spaventa, a prescindere da te.»
Louis si sentiva malissimo, perché aveva capito di essere stato egoista, di averlo messo davanti a una scelta senza rendersene conto, dando per scontato che sarebbe stato semplice per Harry, ignorando quello a cui avrebbe dovuto realmente rinunciare per andare incontro ad un futuro incerto.
«Harry, mi dispiace. Sono stato egoista, non avrei dovuto farti pressione. Prenditi tutto il tempo di cui hai bisogno, okay? Se non vorrai più parlarne per ora va bene, però ti prego, ti prego non tagliarmi fuori perché non ce la faccio più ad averti così vicino e non poterti toccare o parlare.»
Harry si morse il labbro, era combattuto. Avrebbe voluto fare il duro, mostrarsi forte e ignorare Louis finché non avesse preso una decisione, ma la verità era che lo amava troppo e non voleva sprecare neanche un secondo del tempo che avevano.
«Ti prego» e fu quell'ultima supplica mormorata dal maggiore che lo fece crollare, perché non voleva che lo implorasse, non aveva bisogno di farlo, perché era suo e non avrebbe mai dovuto sentire il bisogno di supplicarlo.
Harry fece un passo avanti annullando quella distanza che si era creata tra loro e che era sembrata immensa, gli prese il volto tra le mani e lo baciò con forza, assaggiando di nuovo quel sapore che era mancato a entrambi, una droga alla quale nessuno dei due potesse più rinunciare.
Louis lo strinse così forte, affondando le unghie nella sua schiena, come se fosse l'unico modo che avesse in quel momento per tenerlo stretto e non lasciarlo più andare, e continuò a baciarlo, a intrecciare la lingua con quella di Harry, perché era quella la sua medicina.
Harry era la cura contro qualsiasi cosa.
«Lou toccami, ti prego» ansimò sulle sue labbra, e Louis perse il controllo perché solo un giorno lontano da Harry lo aveva fatto letteralmente impazzire.
Lo spinse contro il bancone della cucina, sfilandogli la maglietta e gettandola per terra, slacciandogli i jeans e abbassandoli insieme all'intimo fino alle caviglie, per poi sfilarli.
Interruppe il bacio, solo per far scorrere la lingua sulla pelle del riccio, per mordere quel punto sensibile sotto il mento, per baciare e succhiare ogni centimetro di pelle su cui riuscisse a posare le labbra.
Si inginocchiò davanti a lui, perché Harry andava solo adorato, e lo guardò quando fece scorrere la lingua sulla sua lunghezza, succhiando e roteando la lingua sulla punta umida e inglobando il suo membro fino alla base, gemendo contro la sua erezione per fargli sentire quanto gli piacesse.
«Lou» ansimò gettando la testa indietro e reggendosi al bancone per non crollare in ginocchio.
Louis succhiò avidamente la punta fino a sentire il sapore salato del liquido pre seminale sulla lingua, poi gli afferrò e strinse i glutei, incitandolo a spingersi di nuovo dentro di lui, portando una mano sulla propria erezione, perché Harry che gli scopava la bocca era una visione troppo oscena da sopportare.
Harry strinse una mano tra i suoi capelli spingendosi a fondo dentro di lui, mentre con l'altra afferrò una mano del maggiore, portandogli tre dita dentro la bocca affianco alla sua erezione.
Harry gli afferrò il polso quando capì che fossero abbastanza bagnate, e lo guidò per spingerle dentro di lui, ansimando quando lo penetrò con tutte e tre le dita.
«Ah... Lou rallenta, non voglio venire così.»
Louis sfilò il membro di Harry dalla sua bocca, leccando un ultima volta prima di alzarsi in piedi e farlo voltare di scatto, premendolo contro il bancone e penetrandolo di nuovo con le dita, la schiena del riccio premuta contro il suo petto.
«Si, così... Parlami Lou» spinse indietro i fianchi per andargli incontro, divaricando le gambe e poggiando i gomiti sul bancone per sporgere indietro il bacino.
«Cosa vuoi che dica, eh?» chiese seccamente afferrandolo per i capelli per stringerlo di nuovo contro il suo petto, il fiato corto e la vista appannata dall'eccitazione. Harry gemette sotto quel tono autoritario e Louis dovette iniziare a masturbarsi, perché l'idea che a Harry piacesse sentirlo parlare con quel tono lo eccitava da morire.
«Cosa-cosa vuoi farmi» singhiozzò reclinando la testa sulla spalla del maggiore quando quello colpì la prostata con le dita.
«Mm sai... Pensavo di lasciarti così in realtà» bisbigliò contro il suo orecchio sfilando le dita da dentro di lui, girandogli la testa così da poterlo guardare in faccia, gemendo alla vista di quanto Harry fosse distrutto dal piacere in quel momento.
«No, no, ti prego» lo supplicò a bassa voce, afferrandogli la mano per portarla di nuovo contro la sua entrata. «Ti prego, non lasciarmi così.»
«Allora che ne dici se ora entro dentro di te e ti scopo finché non la smetti di supplicarmi, eh?»
«Merda. Si, si per favore.»
Louis smise di masturbarsi, spinse verso di sé il bacino del riccio e gli fece abbassare di più la schiena contro il bancone. Non lo avevano mai fatto in quel modo, si erano sempre guardati negli occhi, ma Louis moriva dalla voglia di prenderlo da dietro e Harry non sembrava dispiaciuto all'idea.
Sputò sulla mano per lubrificare la sua erezione e lo penetrò fino in fondo con un colpo secco, iniziando a spingersi dentro di lui senza dargli il tempo di abituarsi all'intrusione.
Harry ansimò profondamente e poggiò il petto contro la superficie fredda del marmo, non riuscendo a reggersi sulle braccia, esponendo maggiormente i glutei e dando piena visione a Louis del suo membro che entrava e usciva velocemente da lui.
«P-più forte.»
«Più forte, cosa?»
Harry ansimò, stringendo il bordo del bancone con le mani così forte da far sbiancare le nocche.
«Più forte, ti-ti prego.»
Louis ringhiò e lo afferrò per i fianchi affondando le unghie nella carne morbida, aumentando l'intensità delle spinte e spingendo il bacino del riccio contro il suo, il silenzio rotto solo dai loro gemiti e dal rumore delle loro pelli che si scontravano.
Lo colpì, piano, per essere sicuro che ad Harry stesse bene, e quando l'altro lo supplicò di farlo di nuovo lo colpì ancora e ancora, finché la pelle delle natiche non arrossì e Louis dovette rallentare le spinte perché non voleva ancora venire.
Si aggrappò alle spalle del riccio, graffiandogli la schiena, guardandola inarcarsi sotto il suo tocco, e ebbe l'impressione che a Harry piacesse il dolore, che lo eccitasse.
Così gli portò due dita alle labbra e gliele fece succhiare per lubrificarle, cercando il consenso nel suo sguardo e portandole sulla sua entrata, penetrandolo con un dito affianco alla sua erezione.
«O-oh Dio... Anche l'altro» ansimò spingendo indietro il bacino per andargli incontro, e Louis sorrise perché il suo sospetto era fondato.
«Cosa?» ringhiò colpendolo di nuovo.
«Cazzo ti prego, ti prego Lou.»
Louis imprecò a denti stretti e lo penetrò anche con l'altro dito, aumentando di nuovo l'intensità delle spinte e abbandonandosi completamente al piacere, perché era troppo da sopportare.
Si stava spingendo con così tanta forza e velocità dentro di lui che non riuscì più a contenersi, mentre lo stava ancora penetrando anche con le dita, e Harry lo stava pregando con voce rotta e senza fiato di non fermarsi, finché colpì la sua prostata ancora e ancora, spezzandogli il respiro e zittendolo definitivamente.
Afferrò l'erezione del riccio e iniziò a masturbarlo velocemente al ritmo delle spinte, finché non venne con un gemito profondo sulla sua mano e Louis urlò riversandosi dentro di lui.
Louis si accasciò contro la sua schiena, poggiandosi con le braccia contro al bancone per non pesargli addosso, e gli cinse la vita con un braccio appena in tempo, prima che Harry crollasse con le ginocchia sul pavimento.
«Hey, hey dove credi di andare?» ridacchiò passandogli un braccio dietro le ginocchia e sollevandolo.
«Cazzo Lou, credo tu mi abbia distrutto» mormorò contro il suo collo cingendolo con le braccia.
«Ti ho fatto male? Piccolo se-»
«Lou, intendevo nel senso buono del termine. È stato bellissimo e...» Harry si interruppe, il labbro tra i denti, lo sguardo sfuggente e le guance arrossate. Era imbarazzato.
«E?» lo incitò a continuare, mentre lo poggiava sul bordo della vasca per riempirla d'acqua.
«Beh ecco... Mi è piaciuto molto. Mi piace quando, uhm, quando mi parli in quel modo, ecco.»
«Ti piace anche il dolore, vero?» lo guardò con un mezzo sorriso malizioso e Harry annuì.
«Si, cioè non l'avevo mai fatto così, ma mi piace. Molto.»
«Mm mi piace quando ti lasci andare.» Louis gli baciò le labbra dolcemente, e Harry gli prese il viso tra le mani approfondendo il bacio, mentre il maggiore sorrideva sulle sue labbra, perché impazziva quando Harry gli accarezzava le guance in quel modo.
«Lo faccio perché mi sento a mio agio con te» disse Harry poggiando la fronte contro la sua, perdendosi nella sua tonalità di blu preferita.
«Ti amo piccolo» sussurrò Louis baciandogli la fronte.
«Ti amo anche io.» Harry sorrise e lo abbracciò, circondandogli i fianchi con le braccia e accoccolandosi contro il suo petto.
«Forza, facciamo un bagno.»
Louis lo aiutò ad alzarsi e ad entrare nella vasca, per poi sedersi davanti a lui, la schiena poggiata contro il petto del più piccolo, la testa di Harry sopra la sua spalla.
Rimasero in silenzio per un po', finché Louis gli chiese di raccontargli qualcosa del periodo in Accademia, visto che sapevano poco e niente delle loro vite oltre il Liceo, dal momento che nessuno dei due ne aveva mai parlato quando erano sotto copertura.
Così Harry gli raccontò di quando aveva fatto richiesta per entrare in Accademia, di tutte le volte che era andato nel panico per la paura di non farcela, soprattutto perché aveva dovuto lasciare il lavoro come paramedico e non aveva un centesimo.
Louis scoprì che il suo amico Nick era anche un suo collega, erano entrati insieme in Accademia, ed era lo stesso uomo con cui aveva visto Harry fuori dal pub in cui Louis era appostato con Zayn.
E Louis gli raccontò della sua famiglia, dei suoi genitori che non vedeva da mesi a causa del suo lavoro, di tutte le volte che Zayn aveva dovuto sopportare le sue crisi di nervi i giorni prima degli esami all'Università, e di quando Niall lo aveva quasi licenziato per aver picchiato un sospettato durante un interrogatorio.
«Sei pazzo!»
«Hey, era un fottuto serial killer e ci stava provando spudoratamente con me. Ho una buona scusa per averlo fatto.»
Harry scoppiò a ridere e Louis non poté fare a meno di voltarsi per guardare quel sorriso circondato da fossette ridicole, quello che ancora gli faceva sentire le farfalle nella pancia.
«Cazzo, è il mio telefono» borbottò il maggiore uscendo dalla vasca e correndo fuori dal bagno.
«Louis, torna qui! Dai amore, sei tutto bagnato!» urlò Harry legandosi un asciugamano in vita e seguendolo fuori dal bagno.
Arrossì terribilmente quando sentì la risata di Liam in viva voce e Louis che provava a trattenersi dallo scoppiare a ridere.
«Ehm scusate se-se vi interrompo» balbettò Liam provando miseramente a trattenere le risate, e Louis non riuscì più a trattenersi, alla vista di Harry con la bocca spalancata e le guance in fiamme per l'imbarazzo.
«Non è affatto divertente» borbottò il riccio lanciandogli un asciugamano.
«Si che lo è» ridacchiò Louis asciugandosi velocemente e tornando nella camera da letto per vestirsi. «Scusa Liam, dicci tutto.»
«Possiamo fare una video conferenza? Devo mostrarvi alcune cose.»
«Si, dacci cinque minuti e ti chiamo» rispose prima di chiudere la conversazione.
Harry se ne stava seduto sul letto con le braccia incrociate e un broncio offeso che Louis non poté fare a meno di baciare.
«Smettila di fare il geloso. Lo sai che ti amo da impazzire.»
Harry alzò gli occhi al cielo e gli stampò un bacio sulle labbra, poi si vestirono velocemente e chiamarono gli altri.
Liam e Zayn risposero quasi nello stesso momento con un sorriso stupido stampato in faccia, Harry non riuscì a trattenersi dall'alzare gli occhi al cielo, e Louis si sentiva come se fosse appena uscito da una barzelletta e non riuscì a trattenere le risate.
«Scusate, ma questa situazione è po' assurda» ridacchiò il maggiore beccandosi uno schiaffo dietro la nuca da Harry, causando anche la risata degli altri due.
«Ciao ragazzi» li salutò Liam. «Cominciamo. Oh e tenetevi, perché questa non ve la aspetterete mai. Ah Harry fossi in te mi sposterei, perché Louis potrebbe esplodere da un momento all'altro.»
«Che cazzo succede?» chiese Louis cominciando ad agitarsi.
«Ho trovato un riscontro con l'identikit dell'uomo nella foto.»
«Perché sento che non mi piacerà la risposta?» borbottò Louis sospirando.
«Perché non lo farà» ribatté Liam, premendo velocemente qualche tasto e facendo comparire la foto di un uomo sullo schermo, lo stesso uomo incorniciato nella stanza dell'SI.
«Si, è lui» confermò Louis. «Ma chi è?»
«Questo, miei cari, è Joseph Hall, niente poco di meno che il figlio di David Hall, il complice del nostro SI.»
Tutti rimasero in silenzio per qualche secondo, cercando nelle loro teste un collegamento sensato tra le informazioni.
«Uhm, sono io stupido o nessuno di voi ha capito?» chiese Zayn con un'espressione interrogativa.
«Io opterei per la prima opzione» borbottò Liam.
«Scusa, temo di non aver capito» ribatté aspramente il moro.
«Oh no, hai capito benissimo invece.»
«Ragazzi non iniziate» sospirò Louis.
«Quindi mi stai dicendo che sono stupido? Come cazzo ti permetti?»
«Vuoi che te lo ripeta un'altra volta? Oppure aspetta, te lo scrivo.»
«Ragazzi, per favore» ripeté Louis, venendo di nuovo ignorato.
Liam premette qualche tasto e fece comparire la scritta sullo schermo, Louis si morse il labbro con forza per non ridere, mentre Harry era sconvolto.
«Liam cazzo, ti giuro su Dio che quando tor-»
«Ragazzi cazzo!» urlò a quel punto il maggiore. «Okay ora mi avete stancato, tutti e due. Finitela o faccio rapporto a Niall, chiaro?»
Louis non lo avrebbe mai fatto, ma sia Liam che Zayn parvero prenderlo sul serio, perché entrambi borbottarono delle scuse imbarazzati.
«Liam, ci spieghi cosa c'entra il figlio di Hall?» chiese Louis.
«Ah! A quanto pare non sono l'unico che-»
«Zayn, dacci un taglio» lo interruppe Louis. «Liam, parla.»
«Allora, vi ricordate che vi avevo detto che David Hall, il complice dell'SI, aveva un figlio che è morto?»
«Mm si, l'avevano picchiato fuori da un ristorante» rispose Zayn perplesso.
«Esatto. Era con un amico e quattro uomini li hanno accerchiati perché pensavano che fossero gay. Joseph è morto sul posto, mentre il suo amico è stato ricoverato in terapia intensiva» puntualizzò Liam.
«Okay, ma questo lo sapevamo già. Insomma, abbiamo già ipotizzato che David Hall abbia un legame stretto con l'SI, quindi forse l'SI conosceva anche il figlio» disse Harry.
«Esatto, la foto potrebbe essere li perché l'SI conosceva anche il figlio, e forse-» aggiunse Louis.
«Aspetta» lo interruppe Harry. «Abbiamo ipotizzato che l'SI abbia fatto un errore che ha coinvolto anche David Hall. Lou, hai detto che era molto sofferente quando ti ha portato nella stanza della foto, e abbiamo anche teorizzato che l'SI facesse stuprare le vittime a David perché si sentiva in colpa nei suoi confronti a causa di questo errore che ha commesso. E se questo errore riguardasse la morte del figlio?»
«Ah! Cazzo Harry, dovresti fare il profiler. Niente male» commentò Liam, e il riccio arrossì notevolmente. «Ragazzi, vi presento Daniel Nelson.»
«E chi sarebbe?» borbottarono Zayn e Louis in coro.
«Daniel Nelson è l'amico con cui si trovava Joseph Hall fuori dal ristorante, quello picchiato con lui ma finito dritto in terapia intensiva.»
Liam fece apparire una foto dell'uomo sullo schermo, e per poco tutti non ebbero un infarto collettivo.
Capelli castani, occhi blu, naso piccolo all'insù, statura media e fisico scolpito.
Era lui, Louis avrebbe riconosciuto quegli occhi tra mille.
«È lui, gli occhi sono i suoi. Mi stai dicendo che ce l'avevamo sotto gli occhi per tutto questo tempo?!» urlò Louis sbattendo un pugno sul tavolo, facendo sussultare Harry al suo fianco. «Cazzo, non ci posso credere.»
«Merda» sussurrò Zayn sconvolto.
«Beh, non proprio. Aspettate però, facciamo un passo indietro, così vi dico cosa ho scoperto su questi due» disse Liam.
Louis sospirò seccamente. «Parla.»
«Okay, ho scavato ovunque, letto ogni singolo post sui social media di Joseph e Daniel. Daniel è gay, Joseph no.
Credo che Joseph avesse un buon rapporto con il padre, scriveva spesso di lui e ho trovato anche qualche foto di loro due, e anche di loro due e Daniel insieme.
Daniel non ha mai scritto nulla di eccessivamente personale, solo qualche foto con alcuni amici, sempre gli stessi, compreso Joseph. Credo fossero molto legati, anzi da alcune foto credo che Daniel provasse interesse per lui. Daniel non ha foto di famiglia, così ho fatto delle ricerche e ho scoperto che la madre è morta quando aveva quattro anni, mentre il padre è stato arrestato due volte per guida in stato di ebrezza.
Ho trovato delle cartelle mediche di quando era piccolo, braccia lussate, ematomi, due traumi cranici, quindi credo che il padre abusasse di lui. Ha finito il liceo a sedici anni e ha ottenuto una borsa di studio, a diciotto anni ha iniziato a lavorare come barista al Anthem Lounge, dove è stata adescata la prima vittima, e nel frattempo frequentava la Stockton. Si è laureato in anticipo a diciannove anni con il massimo dei voti, ho letto la sua tesi e porca puttana questo qua è un fottutissimo genio.
Comunque, lui e Joseph frequentavano gli stessi corsi all'Università. Hanno la stessa età, ventinove anni, quindi se si sono conosciuti a diciannove anni durante l'ultimo anno di università di Daniel, sono stati amici per circa dieci anni. Fine della storia.»
«Okay, mi sta scoppiando la testa» borbottò Harry. «Allora, ipotizziamo che Daniel provasse qualcosa per Joseph, ma Joseph non era gay. Quella notte sono andati in ristorante, sono stati picchiati perché credevano fossero omosessuali, quindi ora Daniel ammazza uomini gay che gli somigliano fisicamente perché si rispecchia in loro e incolpa se stesso, perché sente la sua omosessualità come la causa della morte di Joseph. Si sente anche in colpa nei confronti del padre di Joseph, David, quindi mette in atto questa follia e lo coinvolge per espiare le sue colpe. Ha senso?»
Guardò Louis che lo stava fissando a bocca aperta, così come Zayn e Liam, e arrossì imbarazzato.
Louis si inumidì le labbra e schiarì la voce, perché una parte del suo cervello gli ricordò che non fossero soli.
«Si, cazzo ha senso. Okay, come lo troviamo?» chiese Louis.
«E qui arriva il bello» rispose Liam. «Non lo troviamo.»
«Che cazzo vuol dire che non lo troviamo?» sbottò Zayn frustrato.
«Okay, andiamo alla notte in cui è morto Joseph, sette mesi fa. Lui è deceduto sul posto, mentre Daniel è stato ricoverato in terapia intensiva per tre mesi, di cui quasi due li ha trascorsi in coma. Ha riportato un trauma cranico, quattro costole rotte, polmone perforato, emorragia interna, una coltellata alla coscia e due all'addome, milza spappolata. L'unica persona che risulta registrata nella lista dei visitatori è David Hall. È stato dimesso quattro mesi fa e un mese fa, quindi dopo tre mesi dalle sue dimissioni, sono cominciati gli omicidi.
Il punto è che da quando è stato dimesso è letteralmente sparito dalla faccia della terra, pouf! Ha svuotato tutte le carte di credito, venduto la macchina, annullato il contratto d'affitto del suo appartamento. L'ho passato al riconoscimento facciale, nessun risultato. È diventato un fantasma.»
«Cazzo, né lui né David Hall hanno immobili intestati. Dovrà pur vivere da qualche parte. Non ci posso credere porca puttana» sbottò Louis. «Come cazzo fa a essere spar-»
«Aspetta, zitto. Fammi pensare» lo interruppe Harry.
«Che c'è?» chiese Louis, ma Harry lo ignorò.
«Liam hai accesso alle cartelle mediche di Daniel di quando era ricoverato in ospedale?» chiese il riccio.
«Ehm, si.»
«Okay, sappiamo che a nome di Sophia Kremp sono stati prescritti rilassanti muscolari e farmaci stordenti usati per gli omicidi, giusto?»
«Si.»
«Quindi David Hall ha scritto le prescrizioni usando le ricette della moglie. Immagino non abbia accesso ai nomi delle persone a cui sono stati prescritti.»
«No Harry, segreto professionale» rispose Liam aggrottando la fronte confuso.
«Però puoi vedere i farmaci prescritti, anche se non hai l'autorizzazione per controllare a chi siano stati prescritti?»
«Ehm, si.»
«Okay, ora puoi controllare se durante il ricovero David ha contratto qualche infezione, febbre, shock con disfunzione degli organi, raffreddore o altre cose simili?»
Liam premette velocemente sulla sua tastiera, sotto lo sguardo stupito di Louis e Zayn, che rimasero in silenzio ad aspettare.
«Ecco, si. Un mese e mezzo dopo il ricovero ha contratto un'infezione polmonare.»
«Mm, Harry che c'entra ques-» cominciò a parlare Louis.
«Zitto cazzo, mi fai perdere il filo» lo interruppe il riccio. Louis si imbronciò, mentre Zayn e Liam trattennero una risata.
«Liam, prima hai detto che dalla cartella clinica risulta che dall'aggressione abbia riportato un trauma alla milza, quindi presumo sia stata asportata.»
«Si, lo hanno operato tre giorni dopo il ricovero» confermò Liam.
«Okay sentite, la milza è un organo che si occupa tra le altre cose della prevenzione delle infezioni. Senza la milza il rischio di contrarle è elevato, perché il corpo non è in grado di combatterle. Si può vivere una vita normale senza, ma bisogna fare esami del sangue e vaccini antivirali e antinfluenzali periodici, perché se si contraesse un virus o anche una banale influenza il rischio di morte è elevato» spiegò Harry. «Detto questo, puoi controllare se a nome di Sophia Kremp siano stati prescritti antibiotici per la cura successiva all'asportazione della milza o contro qualche infezione e vaccini?»
«Dammi un secondo... Ecco, trovato. Cazzo» mormorò Liam. «Cazzo, si! Ha prescritto due vaccini e un antibiotico nello stesso giorno, circa tre settimane fa, un altro due settimane fa e uno dieci giorni fa.»
Harry si inumidì le labbra, la fronte corrucciata per la concentrazione. «Okay, togli gli ultimi due. La Kremp è comunque una dottoressa, quindi quelle prescrizioni potrebbero essere sue.»
«Okay, ma non possiamo controllare a chi siano state prescritte le altre. Se Liam lo facesse non verrebbero ammesse come prove in tribunale, a parte il fatto che sia illegale» si intromise Zayn.
«Vero, a meno che siamo sicuri che siano collegati al caso oltre ogni ragionevole dubbio. In questo caso non occorre il mandato» ribatté Harry.
«Harry ha ragione» concordò Louis. «E comunque la Kremp non ha denunciato il furto delle ricette, quindi non può più appellarsi al segreto professionale né denunciarci. Verrà comunque radiata dall'albo e non ha più voce in capitolo. Liam fallo, è un ordine.»
«D'accordo. Se mi licenziano vi ammazzo» borbottò. «Ce l'ho. Sono state prescritte a un certo Brad Welch, che... Beh, che non esiste. Almeno non fino a quattro mesi fa, cioè da quando Daniel è stato dimesso dall'ospedale. Probabilmente ha creato una nuova identità, ma c'è tutto, cazzo quest'uomo è un genio. Certificato di nascita, di diploma, laurea in informatica. Ha aperto un conto bancario quattro mesi fa e c'è un contratto d'affitto intestato a suo nome. L'appartamento si trova nella zona sicura dell'SI, vicino ai pub e ai parchi in cui sono stati scaricati i corpi.
Sul conto ci sono più di diecimila dollari, e... Cazzo Lou avevi ragione quando hai ipotizzato lavorasse solo di sera. È impiegato presso la Informatic Tecnology da tre mesi, lavora dalle tre alle sette di sera, si occupa di nanotecnologie informatiche. Wow, ha progettato un chip che permette di-»
«Liam, risparmiaci le tue stronzate da nerd e dicci dove cazzo trovarlo» lo interruppe Louis.
«Si, scusa. Chiamo Niall così può organiz-Oh eccolo, si parla del diavolo!»
«Ah bene ci siete tutti» disse Niall quando Liam lo aggiunse alla video conferenza.
Era distrutto, gli occhi gonfi, i capelli spettinati e il viso sciupato.
«Niall che succede?» chiese Zayn.
«Abbiamo altre due vittime. Le hanno appena trovate nel retro di un ristorante in centro. Due uomini, fisicamente somigliano alle altre vittime, per il resto non sono ancora stati identificati quindi non so dirvi altro. Il medico legale non è ancora arrivato sul posto, ma pare non li abbia mutilati né spogliati. Solo pugnalate multiple come le ultime tre vittime.»
«Merda, ha perso il controllo» disse Zayn. «È anche presto, non è nemmeno mezzanotte. Comunque abbiamo delle novità, lo abbiamo trovato.»
«Che cosa?! Come?»
Zayn spiegò tutto per filo e per segno dall'inizio, la storia di Joseph e Daniel, il ricovero in ospedale, come Harry avesse trovato il collegamento tra la morte di Joseph e il ricovero di Daniel, l'operazione alla milza di Daniel, le prescrizioni dei farmaci e la nuova identità creata dall'SI.
«Oh wow, bravo Harry» si complimentò Niall facendo arrossire il riccio. «D'accordo, chiederò un mandato di perquisizione e di cattura e contatterò la S.W.A.T.. Lou, Harry voi due non potrete partecipare. Mi dispiace ma non potete essere reintegrati, e non sarete fuori pericolo finché non arresteremo questo psicopatico figlio di puttana. Zayn, stai ancora fisicamente male, ma vai in centrale. Louis, Harry, una parola in privato per favore.»
Louis e Harry si guardarono con la coda dell'occhio, entrambi preoccupati per ciò che avrebbe dovuto dirgli Niall, dato che non aveva per niente usato un tono amichevole.
«Allora, questo è il punto» cominciò a parlare quando gli altri due chiusero la comunicazione. «Sono riuscito a ottenere le cimici che c'erano nel tuo appartamento Louis, e Liam ha fatto le sue solite cose da nerd. Mi ha assicurato che quel modello è in grado di trasmettere l'audio in diretta ma non di registrarlo, quindi di questo non dovrete preoccuparvi.»
«D'accordo, grazie Niall» disse Louis.
«Aspetta a ringraziarmi. La scientifica ha setacciato l'edificio in cui siete stati tenuti in ostaggio, era completamente vuoto. Nessun computer o altro, ma mi hanno detto che c'era una telecamera nella stanza in cui siete stati. Sapete se ci fosse anche l'audio collegato?»
«Non lo sappiamo, ma crediamo di si.»
«D'accordo, ho bisogno di sapere cosa vi siate detti nello specifico, perché se dalla perquisizione dell'appartamento di Daniel Nelson o qualsiasi altra cosa che lo riguardi saltasse fuori la registrazione audio della stanza, non potrò proteggervi.»
Harry si irrigidì, gli occhi e la bocca spalancata dallo stupore e dalla paura. Sapevano che potesse esserci quella possibilità, ma avevano evitato di parlarne fino a quel momento.
Louis sospirò rassegnato, non avevano altra scelta e Niall stava solo cercando di aiutarli. «Harry, se non te la senti vai di la. Parlo io con lui.»
«Io... No, va bene.»
Louis annuì, gli strinse una mano tra le sue e inspirò profondamente.
Raccontò tutto ciò che ricordava di quello che avevano detto in presenza dell'SI, quando li aveva torturati e costretti a rispondere alle sue domande, e ciò di cui avevano parlato una volta rimasti soli.
Harry ogni tanto interveniva per aggiungere qualche dettaglio poi, quando finirono di raccontare, Niall restò in silenzio per qualche minuto.
«D'accordo, questo è quello che succederà. Stampatevi questa cosa in testa perché non ne parleremo mai più. Vi siete conosciuti in un pub, entrambi pensavate che foste sospettati e vi siete avvicinati per questo motivo. Harry non sei un profiler, usa questo per giustificare il fatto che tu ti sia concentrato su un soggetto che in realtà non corrispondeva al profilo che vi abbiamo fornito. Fai leva sul fatto che Louis fosse sospettoso per via delle menzogne sul lavoro e le altre coincidenze che ti hanno fatto sospettare di lui. Harry dovrai dire che hai continuato ad avere dei sospetti perché Louis ti ha mentito sul lavoro, dato che lo hai detto anche nella stanza, ed è solo ed esclusivamente per questo motivo che hai continuato a frequentarlo. Louis, dirai la stessa identica cosa, e che quando l'SI ti ha contattato hai pensato che Harry fosse effettivamente coinvolto dati i nuovi indizi, per questo sei andato da lui. Per nessun motivo dovrete far intendere che abbiate cominciato e continuato a frequentarvi per questioni sentimentali.
Qualsiasi altra cosa non ha rilevanza, poiché detta sotto tortura e coercizione. So che non vorreste mentire, ma è l'unico modo per salvarvi il culo, o rischiate la sospensione e una lunga lista di condanne. È tutto chiaro?»
Louis e Harry annuirono semplicemente, troppo sopraffatti per poter parlare.
«Bene, mi sembra superfluo dirvi che questa conversazione non sia mai avvenuta. Ora vi lascio, sperando di arrestare questo pazzo.»
Louis avrebbe voluto ringraziarlo, perché per l'ennesima volta aveva coperto uno dei suoi casini, anche se, forse per la prima volta, Niall non era sembrato infastidito dal doverlo fare.
«Lou... Stai bene?» gli chiese Harry scuotendolo leggermente per risvegliarlo da quella specie di trance in cui si trovava.
Il maggiore scosse la testa e forzò un sorriso. «Non proprio. Ho paura che finiremo nei casini, soprattutto tu.»
«Per il fatto che sono stato così tanto idiota da sospettare di una persona totalmente diversa rispetto al profilo?» chiese e il maggiore annuì. «Lou, hai sentito Niall? Andrà tutto bene. Non mi piace l'idea di dover mentire su di noi, ma se è necessario per proteggerci lo farò.»
«Lo so, e anche io. Sai che ci chiameranno a testimoniare, vero? Non... non mi piace l'idea che tu debba raccontare davanti a tutti quello che è successo nella stanza.»
Harry sospirò. Aveva provato con tutto se stesso a non pensarci e anche se non glielo aveva detto, Louis notava quando ogni tanto restava assorto troppo a lungo nei suoi pensieri, lo sguardo triste e perso nel vuoto.
«Neanche a me piace, ma la cosa importante è riuscire a prendere quello stronzo e chiudere questo caso una volta per tutte.»