KOKONUI-MIO PRINCIPE

By Kyulia03

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- Sono consapevole che siate due persone diverse, non ho intenzione di confondervi: ma il fatto che io sposer... More

PROLOGO
CAPITOLO I.
CAPITOLO II.
CAPITOLO III.
CAPITOLO IV.
CAPITOLO V.
CAPITOLO VII.
CAPITOLO VIII.
CAPITOLO IX.
CAPITOLO X.
CAPITOLO XI.
CAPITOLO XII.
CAPITOLO XIII.
CAPITOLO XIV.
CAPITOLO XV.
CAPITOLO XVI.
CAPITOLO XVII.
CAPITOLO XVIII.
CAPITOLO XIX.
CAPITOLO XX.
CAPITOLO XXI.
CAPITOLO XXII.
CAPITOLO XXIII.
CAPITOLO XXIV.
CAPITOLO XXV.
CAPITOLO XXVI.
CAPITOLO XXVII.
CAPITOLO XXVIII.
CAPITOLO XXIX.
CAPITOLO XXX.
CAPITOLO XXXI.
CAPITOLO XXXII.
CAPITOLO XXXIII.
CAPITOLO XXXIV.
CAPITOLO XXXV.
CAPITOLO XXXVI.
EPILOGO

CAPITOLO VI.

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By Kyulia03

Kazutora picchiò violentemente la schiena contro il muro e si accasciò per terra, con la schiena contro la parete.

- Cavolo Hanma, non si nota per niente che sei stato ferito al braccio- si lamentó, massaggiandosi la spalla.

Per fortuna, la sua capacità guaritiva stava già entrando in funzione.

- Dimmi, Kazutora. Come mai non mi hai detto che Izana aveva assoldato i fratelli Haitani?- chiese Tetta, avvicinandosi al ragazzo, ma rimanendo sempre dietro Shuji.

Kazutora scoppiò a ridere.

- Per questo Sanzu ha fallito? Cavolo, non pensavo fosse tanto pazzo da affidarsi agli Haitani!-.

- Sei tu il pazzo se credi di potermi nascondere le cose senza conseguenze- affermò Tetta.

Kazutora tornò serio ed assottigliò lo sguardo.

- Non ti ho nascosto niente. Te l'ho detto: non mi dicono tutto. Gli unici a sapere ogni cosa sono Mikey e Draken, agli altri danno solo le informazioni essenziali- dichiarò.

- Come faccio a crederti?-.

- Ti ho detto- Kazutora si alzò - come colpire Pah-chin, ti ho parlato del governo di Roppongi, ti ho parlato del ritorno di Izana e di come indebolirlo, ti ho parlato dei membri della Toman con cui sono entrato in contatto e ti ho parlato di tutto ciò che mi hai chiesto. Non è colpa mia se non mi dicono le cose e non è colpa mia se il tuo assassino non è in grado di uccidere un umano per l'intervento di un paio di stregoni. Non dare la colpa del tuo fallimento a me-.

- Tieni a bada gli artigli tigre: sai che mi diverto a picchiare chi si rigenera facilmente- affermò Shuji.

- Tsk, sapete bene che vi servo: senza di me non avete idea delle mosse della Toman- dichiarò Kazutora.

- Vogliono prendere il controllo di Roppongi?- gli chiese Tetta.

- I Kawata hanno un bel giro da tempo lì, ma ancora il controllo è degli Haitani, dato che loro sono spesso lì per Mikey. Gli Haitani sono pazzi, ma non così tanto da lasciare la città incustodita; probabilmente hanno chiesto a Madarame o Mochi di riferire loro se succede qualcosa. Ma tanto quei due sono dalla vostra parte no?- rispose Kazutora.

- Cosa sai di Senju?-.

- La maga? Non so dove viva, neanche Mikey lo sa. È la maga più giovane esistente: è nata in una famiglia di non maghi, quindi è riuscita a sfuggire al Sigillo, ma è scappata quando era molto piccola-.

A differenza degli umani, le altre specie vivevano molto più a lungo, per questo era raro trovare una maga nata appena qualche anno prima.

- Che rapporto c'è tra lei e Mikey?-.

- Lei vorrebbe un mondo in cui le creature magiche possano vivere tranquillamente, ma dati i suoi immensi poteri sarebbe un pericolo vivere anche a Roppongi. Per cui aiuta Mikey dalle retrovie con le sue magie ed esperimenti; so che stava cercando un modo per rompere il Sigillo-.

- L'ha trovato: gli Haitani erano più in forma che mai-.

- Allora probabilmente anche i Kawata hanno di nuovo la loro magia-.

Caló per un attimo il silenzio.

- È successo qualcos'altro mentre eravamo via?- chiese poi Tetta.

- Niente di che: la principessa ha svolto i suoi compiti come sempre. Ieri sera lei e il conte hanno fatto una passeggiata romantica, ma non hanno parlato di argomenti così importanti. Domani sera vuole dare una festa per farlo conoscere ai nobili- rispose Kazutora.

- Bene. Hanma, la principessa avrà quasi finito il suo bagno; torna a fare la guardia alla sua stanza- ordinò Tetta.

- Agli ordini capo- Shuji si voltò e si avviò verso le scale per uscire dalle segrete.

- Sicuro di volerlo mandare via? Sai che è l'unico che voglia difenderti davvero- commentò Kazutora.

- Al momento, ti servo ancora. Un'ultima cosa: Mikey manderà qualcuno alla festa?-.

- Non saprei. Lui e Draken sono volti troppo conosciuti, idem i Kawata, ed il resto dei suoi collaboratori sono segreti. Sicuramente ci sarà il figlio degli Hayashida in quanto nobile, ma dopo quello che è successo immagino che manderà qualcun altro, ma non so dirti chi- affermò.

- Bene. Puoi tornare ai tuoi compiti; accoglierai tu gli ospiti, così mi dirai se ci sarà qualcuno si sospetto- dichiarò Tetta, voltandosi e dirigendosi anche lui fuori dalle segrete.

Kazutora sorrise.

- Agli ordini- sussurrò.

Non importava quanto si sarebbe preparato: avrebbero mandato qualcuno.

Qualcuno che Kisaki non avrebbe mai potuto sconfiggere.

- Sicuro di voler mandare lui?-.

Mikey si lasciò cadere stancamente sul divano.

- Non abbiamo molta altra scelta: Pah sarà tenuto d'occhio e le nostre spie dovranno lavorare. E poi... Ha detto lui di voler andare-.

- E questo non ti sembra strano?-.

- Se dovessi ragionare su tutto ciò che fa quel ragazzo, passerei la vita a pensare- borbottò Mikey, facendo ridere l'amico.

Draken si portò alle sue spalle; sciolse la pettinatura del ragazzo per rifargliela, dato che nel corso del giorno si era rovinata.

Mikey lo lasciò fare, chiudendo gli occhi per lasciarsi cullare da quei movimenti delicati.

- Ken-chin- mormorò, una volta che l'altro ebbe finito.

- Dimmi-.

- Ci stiamo avvicinando. Sarà una guerra. Se vuoi tirarti indietro, questa è l'ultima possibilità-.

Draken si spostò davanti all'altro ragazzo, che alzò lo sguardo per fissarlo negli occhi.

- Mikey. Non importa quanto sarà dura, non importa quali rischi correremo, non importa quanto impiegheremo, non importa cosa accadrà intorno a noi. Io continuerò a rimanere al tuo fianco- si inchinò davanti a lui, abbassando la testa.

- I draghi scelgono una persona a cui giurare fedeltà per tutta la loro vita. Decenni fa, io ho scelto te: e continuo ad essere convinto della mia scelta. Ti seguirò ovunque- il suo tatuaggio brillò appena e Mikey sorrise leggermente.

- Grazie- sussurró; senza di lui, era certo che non ce l'avrebbe fatta.

Riaquisí la sua solita sicurezza e si alzò.

- Vai a dirgli di prepararsi: domani sera, andrà a quella festa. E dí anche ai Kawata di tenere le orecchie aperte- dichiarò.

- Agli ordini- Draken si alzò ed uscì dalla stanza.

Mikey guardò fuori dalla finestra del loro rifugio: era raro riuscire ad entrare a palazzo.

Le spie facevano un ottimo lavoro, ma quella sarebbe stata un'ottima occasione.

Quella festa... Avrebbe potuto cambiare tutto.

- La festa inizierà poco prima dell'orario di cena- dichiarò Emma.

- Sai quanto durerà?- le chiese Hajime.

- Di solito si prolungano fino a un paio d'ore dopo la mezzanotte; dato che non ci saranno eventi particolari non penso andrà oltre-.

- Capisco, ti ringrazio-.

Sentirono bussare alla porta ed Emma andò ad aprire, trovandosi di fronte Mitsuya.

- Ho portato gli abiti che mi erano stati richiesti- dichiarò il ragazzo.

- Fallo pure entrare- disse Hajime.

- Permesso- Takashi entrò nella stanza e si diresse verso il letto, dove poggiò una decina di abiti.

- Cavolo, ne hai già fatto così tanti?- chiese Hajime, sorpreso.

- Sono il sarto del principe, devo essere efficente- dichiarò il ragazzo.

- Hakkai dove l'hai lasciato? Sta aiutando il principe a prepararsi per la festa?- chiese Hajime.

Takashi ed Emma si scambiarono uno sguardo.

- Non gliel'hai detto?- chiese il ragazzo.

- Pensavo lo sapesse...- mormorò lei.

- Sapere cosa?- chiese Hajime, confuso.

Takashi portò lo sguardo su di lui.

- Il principe Seishu non partecipa a queste feste- spiegò.

Hajime sbarró gli occhi; non aspetterò che gli dessero una spiegazione ed uscì dalla stanza, andando a bussare a quella di Seishu.

Ad aprire la porta tu Hakkai, che rimase sorpreso nel trovarsi di fronte il conte.

- Possono parlare con Inupi, per favore?- gli chiese Hajime.

Hakkai si voltò verso il principe, seduto su una poltrona davanti al tavolo della stanza.

- Principe Seishu, c'è il conte Kokonoi che vorrebbe parlarti- lo informò.

Seishu rimase sorpreso da quella frase.

Dopotutto, sia quel giorno che il giorno precedente non aveva praticamente visto Hajime, se non durante i pasti.

Aveva pensato che, dopo la serata passata insieme, il ragazzo avesse capito di apprezzare di più la compagnia di sua sorella rispetto alla sua.

In realtà, Hajime stava semplicemente cercando di passare con la principessa il tempo che lei gli richiedeva, come doveva fare un bravo consorte.

Neanche lui aveva pensato di poter passare così poco tempo con il principe.

Doveva ammettere di trovarsi davvero bene in compagnia della principessa; era piacevole passare il tempo con lei, non parlava tutto il tempo a parlare di argomenti seri, ma neanche solo di cose futili.

Sembrava una principessa davvero perfetta, Hajime si sentiva fortunato ad essere diventato il prescelto di una ragazza simile.

Eppure...

- Fallo pure entrare- disse Seishu, alzandosi.

Hakkai si fece da parte ed Hajime entrò nella stanza.

- Inupi, ho saputo che non verrai al party in mio onore. La notizia mi rattrista molto; posso chiedertene il motivo?- chiese Hajime.

- Mi sembrava di avertelo già anticipato: io non posso partecipare a questi eventi, neanche ora che i miei genitori non ci sono. Rimarrò nella mia stanza a divertirmi con Mitsuya e Hakkai per un po'- dichiarò Seishu.

Anche perché, adesso c'era un'altra motivazione per cui non voleva andare, oltre a quelle che già aveva spiegato ad Hajime.

Se fosse stato lì, avrebbe dovuto vedere Hajime ed Akane fianco a fianco per tutta la sera.

Non sapeva se sarebbe stato peggio vederlo con lei, o sapere che voleva stare con lei invece che con lui.

Non ci teneva a rovinare la festa a tutti per un suo capriccio; anche perché, sapeva che non sarebbe servito a niente.

Per lui sarebbe stato solo peggio andare: e poi, con Mitsuya e Hakkai si divertiva.

Poteva parlare tranquillamente, anche lamentarsi, e loro lo avrebbero supportato e ascoltato senza problemi.

Si, rimanere in stanza era decisamente la scelta migliore.

- Quindi non verrai a festeggiare il mio arrivo?- chiese Hajime.

- Mi sembra che abbiamo già passato del tempo insieme per festeggiare no?- commentò Seishu.

Hajime lo fissò per un attimo: era bravo a convincere la gente, eppure qualcosa gli diceva che il principe non avrebbe cambiato idea.

- Allora facciamo così. Quando finisce la festa andiamo a ballare; me lo devi, dato che non verrai a festeggiarmi- propose Hajime.

Seishu serrò le labbra: perché era così tanto insistente? Perché non poteva solo... Stare con sua sorella e salutarlo cordialmente durante i pasti? E perché lui non voleva che lo facesse?

- Non esiste un modo per farti demordere vero?- chiese.

- Mi fa piacere che tu l'abbia capito-.

Si fissarono ancora per un attimo negli occhi; Hajime con il sorriso sulle labbra, Seishu con un finto sguardo impassibile.

- E va bene. Ma se verrai troppo tardi, sappi che non ti aspetterò- dichiarò il biondo, voltandosi per non lasciare trasparire alcuna emozione.

- Mi premurró di arrivare in tempo- affermò Hajime, prima di voltarsi per uscire dalla stanza.

- Buona festa, Koko- gli disse Seishu, mentre Hakkai richiudeva la porta.

- Sei sicuro?- gli chiese, voltandosi verso il principe.

- È impossibile, non riesco a dirgli di no- sospirò Seishu - penso che tu mi capisca, esaudisci i desideri di Mitsuya prima ancora di averlo sentito finire la domanda-.

Hakkai si portò la mano dietro alla nuca, leggermente rosso.

- È vero, tutto ciò a cui penso è riuscire a renderlo felice. Taka... È sempre stato fantastico con me, mi ha portato via dalla situazione in cui vivevo e mi ha salvato. Vorrei solo poter fare lo stesso- mormorò.

- Sono davvero felice che voi due vi siate trovati; e anche di essere vostro amico. Stai tranquillo, sono sicuro che Mitsuya sia più che felice di stare con te- affermò Seishu.

- Perché parlate di me?- chiese Takashi, aprendo la porta ed entrando nella stanza.

- Niente!- esclamò Hakkai.

Takashi sorrise e gli si avvicinò, mettendosi in punta si piede per parlare all'orecchio del suo ragazzo.

- Ricordi che ho un ottimo udito, vero?- sussurrò, e Hakkai arrossì.

- Signor ottimo udito, mi scusi, ha chiesto al cuoco di portarci la cena in camera?- chiese Seishu, in tono scherzoso.

- Takuya ci porterà da mangiare al solito orario- dichiarò Takashi.

- Perfetto- Seishu tornò a sedersi davanti al tavolino della stanza.

- Voi due siete sicuri di non voler andare alla festa?- chiese.

- No grazie- risposero in coro.

- Quanta convinzione- rise Seishu.

- Ci sono troppe persone a cui fare attenzione a quelle feste, e dopo un po' girare in una stanza piena di gente ben vestita diventa noioso- dichiaró Takashi.

- E l'ultima volta almeno quattro ragazze ci hanno provato con Taka- borbottò Hakkai, facendo ridere nuovamente il principe.

Takashi guardó il ragazzo che amava: sapeva bene che avrebbe voluto andare a quelle feste con lui, poter ballare insieme a lui, presentarlo a tutti come il suo compagno.

Ma non potevano. Anche se un rapporto tra due uomini fosse stato normale, non avrebbero potuto.

Avrebbe desiderato davvero potergli dare ciò che si meritava, ma non era ancora in suo potere farlo.

Doveva combattere ancora per riuscire a renderlo completamente felice, alla fine.

Seishu si alzò nuovamente: sapeva che, al piano di sotto, si stavano svolgendo le prove dei musicisti che avrebbero suonato quella sera.

Aveva chiuso le finestre proprio per quello, ma decise di riaprirle per un po'.

- Stai bene? Hai bisogno d'aria?- gli chiese Takashi, confuso da quel gesto.

Seishu scosse la testa.

- Fate come se io non ci fossi- disse.

Gli altri due ragazzi per un attimo non capirono, ma quando la musica diventò più forte Takashi comprese cosa intendesse il principe.

Si voltò verso Hakkai ed allungò la mano verso di lui.

- Mi concedi l'onore di questo ballo?- chiese.

Hakkai lo guardò, sorpreso; ma il sorriso di Takashi era rilassato, ed il minore si fidava pienamente del suo ragazzo.

Sapeva che, qualsiasi scelta facesse, era quella giusta.

Così, poggiò la mano su quella del fidanzato e avvicinò il corpo al suo, poggiando una mano sul suo fianco.

Takashi mise l'altra sulla spalla del minore ed i due iniziarono a muoversi lentamente, a ritmo di quella musica lenta e un po' incerta, proprio come la loro vita.

Quella coppia nascondeva più segreti di quanti il principe ne conoscesse; segreti che avrebbero potuto portare entrambi alla morte se fossero stati scoperti, o peggio, avrebbero potuto separarli.

Nessuno dei due avrebbe lasciato che accadesse.

Takashi aveva giurato di stare al fianco di Hakkai per sempre: era legato a lui da qualcosa che andava ben oltre l'amore.

Un legame di cieca fedeltà che l'avrebbe portato a combattere contro chiunque pur di proteggerlo.

Ma Hakkai non intendeva lasciare fare tutto a lui; non voleva che stessero insieme solo per via di quel patto.

Voleva che Takashi lo desiderasse davvero. Lo avrebbe tenuto al suo fianco; nel poco tempo che aveva, ci sarebbe riuscito.

Seishu, proprio come se non fosse stato lì, non si voltò neanche una volta a guardare i suoi amici.

Sapeva già cosa avrebbe visto: due ragazzi innamorati, costretti a nascondersi perché le persone di quel mondo non li accettavano, che erano riusciti a trovare il loro modo per stare insieme e stare bene quel tanto che bastava da desiderare di non separarsi nonostante il dolore.

Chiuse gli occhi per ascoltare meglio i musicisti sotto di lui.

Solo nel giorno del suo diciottesimo compleanno aveva avuto l'onore di avere a palazzo dei musicisti che suonassero per lui; in tutte le altre occasioni, aveva ascoltato la musica dalla sua stanza, immaginando come sarebbe stato se avessero suonato per lui.

Immaginando come sarebbe stato poter stare in mezzo a delle persone normali, senza sentirsi fuori luogo, senza pensare di stare facendo qualcosa di sbagliato.

Un piccolo e triste sorriso gli comparve sul viso mentre riapriva gli occhi: anche quella sera, non avrebbero suonato per lui.

Avrebbero suonato per sua sorella, per la principessa perfetta di un regno all'apparenza altrettanto perfetto, che stava per diventare la loro regina.

E avrebbe suonato anche per lui: per il ragazzo che sarebbe stato al suo fianco durante quel regno.

A quel pensiero, non era riuscito a non sorridere.

Almeno, poteva ascoltarli da lontano ed aiutare i suoi amici a fingere che stessero suonando per loro.

Ma per lui, non c'era più speranza; forse, non c'era mai stata.

In quella serata non poteva permettersi di pensare a sé stesso.

Quella serata, era tutta per Koko.

Hajime, in realtà, si sentiva meno emozionato di prima.

Non che avesse mai amato particolarmente le feste in sé: però, erano sempre occasioni in cui conoscere persone potenti, capire chi di loro fosse facilmente manipolabile con il denaro e come potevano aiutarlo a vivere in maniera tranquilla ed agiata.

Aveva pensato, dato che la festa si sarebbe svolta a palazzo, e dato che sarebbe stata in suo onore, che sarebbe stata un'occasione ancora maggiore di quando vi aveva partecipato in casa sua, o le poche volte in cui era stato alle feste di palazzo quando era più piccolo.

Eppure, al pensiero che non ci sarebbe stato quel ragazzo si era sentito triste; avrebbe voluto vederlo in quel contesto, a parlare con i nobili, splendendo tra di loro con la sua bellezza principesca, mentre si scambiava qualche battuta con lui le volte in cui si incrociavano.

Eppure, scoprendo che non c'era, quella festa era iniziata a sembrargli solo come ore intere passate seduto su un trono a salutare persone che probabilmente lo invidiavano o odiavano per il ruolo che aveva ottenuto.

Sperava almeno che la principessa non sarebbe stata troppo impegnata e trovasse il tempo di scambiare qualche parola con lui.

- Kokonoi-.

Hajime smise di guardare fuori dalla finestra e si voltò verso Emma.

- Ho sistemato i vestiti nel suo guardaroba, lasciando fuori quello per la festa, e le ho preparato il bagno. Posso fare altro?-.

Il bagno? Hajime non ricordava di averglielo chiesto... Che la ragazza lo avesse fatto di sua iniziativa?

- Ti ringrazio; vai pure anche tu a prepararti- rispose.

- Con permesso- Emma fece un piccolo inchino, poi si voltò ed uscì dalla stanza.

Hajime lanciò un ultimo sguardo fuori dalla finestra: presto, sarebbero iniziati ad arrivare i nobili.

Si diresse verso il bagno, si spogliò e si immerse nella vasca.

Probabilmente ci sarebbero stati anche i suoi genitori: doveva mostrarsi il meglio integrato possibile.

Non sarebbe stato difficile, dopotutto a palazzo si stava trovando bene, con la principessa andava più che d'accordo e anche con i servitori che aveva conosciuto.

Sperava che bastasse, almeno per il momento.

Dopo una decina di minuti passati in vasca, si alzò ed uscì, avvolgendosi in un asciugamano per asciugarsi.

Si avvicinò allo specchio e prese in mano una ciocca di capelli; fece una smorfia nel notare una nuova striature bianca.

Non accennavano a diminuire... Doveva assolutamente fare qualcosa.

Andò nella sua stanza ed indossò l'abito che aveva scelto si tenere per quella sera.

Doveva ammettere che Mitsuya aveva fatto un ottimo lavoro: quell'abito gli stava alla perfezione.

Capiva bene perché, nonostante i rischi, il principe lo tenesse al suo fianco.

Anche perché... Seishu gli dava l'impressione di sentirsi molto solo; per qualche motivo, sapere che aveva qualcuno a cui teneva al suo fianco rassicurava Hajime.

I suoi pensieri vennero interrotti da qualcuno che bussava alla porta.

- Kokonoi, mi dispiace se la disturbo; la principessa vi chiede se desiderate approfittare della disponibilità del parrucchiere di palazzo per questa sera- disse la voce di Emma.

- Un parrucchiere? In effetti non sarebbe male...- mormorò Hajime, andando ad aprire.

Insieme ad Emma, trovò un ragazzo dai capelli sui toni del fucsia.

- Conte Kokonoi, è un piacere conoscerla; sono Atsushi Sendo, parrucchiere di palazzo. Mi manda la principessa Akane- si presentò, facendo un piccolo inchino.

- La principessa ha avuto un'ottima idea; entrate pure- disse Hajime, spostandosi per lasciarlo entrare.

- La ringrazio della fiducia. Desidera qualcosa in particolare?- chiese Atsushi, mentre Emma richiudeva la porta alle loro spalle.

- Come puoi notare, ho delle ciocche tendenti al bianco: per stasera, mi piacerebbe che fossero meno visibili- dichiarò Hajime.

- Posso farlo- affermò Atsushi.

Hajime fu fatto accomodare su una sedia davanti alla finestra; Emma gli fece indossare una sopraveste, per evitare di sporcare il vestito, e gli poggiò un asciugamano sul petto, mentre il parrucchiere tirava fuori il necessario.

- Sembri un esperta Emma- commentò Hajime.

- Data la mia situazione, la principessa mi ha mandata spesso ad aiutare persone fidate nel palazzo. Akkun è una di queste- gli spiegò la ragazza.

- Akkun?-.

- È il soprannome che mi ha dato Takemichi da bambino, prima che venissimo a lavorare qui- spiegò Atsushi, mentre iniziava a lavorare.

Hajime sapeva che ci sarebbe voluto un po', per cui decise di continuare a fare conversazione.

- Che altro genere di lavori hai svolto?- chiese.

- Spesso ho aiutato Kazushi Yamagishi, il bibliotecario, o anche Takuya Yamamoto, il cuoco. Se c'erano ospiti a cena mi faceva coordinare il lavoro di Makoto Suzuki e degli altri camerieri. Un paio di volte ho aiutato Takemichi a riordinare le consegne, Chifuyu con gli ordini e Naoto con la ricerca del personale- raccontò la ragazza.

- Noto che sei una ragazza dai mille talenti- commentò Hajime.

- Emma sa fare praticamente di tutto- confermò Atsushi.

- Posso chiederti come mai non sei anche tu una delle dame della principessa? Non mi sembra che Hinata o Yuzuha appartengano a famiglie nobili- chiese Hajime.

- No, è vero: la principessa è molto buona, non ha pregiudizi ed è sempre gentile. Però, è pur sempre la principessa e deve stare attenta a dare la giusta impressione. È anche per questo che, sotto consiglio dei suoi genitori, ha scelto un consigliere che la affianchi e la aiuto in queste scelte- spiegò Emma.

- Capisco- rispose Hajime.

È vero, l'apparenza era importante: più punti in alto, più conta come ti mostri.

Hajime non aveva mai avuto problemi in quello, sapeva come apparire impeccabile.

Le sue preoccupazioni iniziarono pian piano a svanire.

Non era lì per divertirsi: era lì per mostrare chi sarebbe stato il nuovo re, per fare vedere a tutti che era lui la scelta giusta.

E l'avrebbe dimostrato: quello era il suo compito, e l'avrebbe portato a termine.

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