β˜˜οΈŽπ–£” 𝑻𝒆𝒂𝒄𝒉 𝑴𝒆 𝑻𝒐 𝑳�...

By KathOff2

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𝑷𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆́ π’”π’†π’Š 𝒂𝒏𝒄𝒐𝒓𝒂 π’’π’–π’Š 𝒄𝒐𝒏 π’Žπ’†? π‘Άπ’“π’Žπ’‚π’Š 𝒍'π’‰π’‚π’Š π’‡π’Šπ’π’Šπ’•π’, π’Šπ’ 𝒕𝒖𝒐 𝒍𝒂𝒗𝒐... More

Capitolo 1 : Odia Tutto e Tutti
Capitolo 2: Quel Ragazzo
Capitolo 3: Fallimento Perenne
Capitolo 4: Un Viaggio Scocciante e Spaventoso
Capitolo 5: La fidanzata di Chuuya
Capitolo 6: Il Rapporto Incrinato
Capitolo 7: Il lavoro sfiancante
Capitolo 8: Una tranquilla chiacchierata (o forse no...)
Capitolo 9: In un altro mondo
Capitolo 10: Tragedie e scuse
Capitolo 11: Guai in arrivo
Capitolo 12: Il Colpo Di Grazia...
Capitolo 13: La rissa
Capitolo 14: Una Lezione...speciale.
Capitolo 15: Un Altro Buongiorno
Capitolo 16: Coriandoli e Promesse Infrante
Capitolo 17: Un Rosso Carnevale
Capitolo 18: Quell'aiuto
Capitolo 19: Che Bella Ragazza
Capitolo 20: Muro distrutto
Capitolo 21: Sogni e Treni (pt. 1)
Capitolo 23: "Non mi sono preoccupato."
Capitolo 24: Iniziamo? (pt. 1)
Capitolo 25: Iniziamo? (pt. 2)
❣︎--Fine Atto Primo--❣︎
Capitolo 26: Estate Insanguinata di Vino
Capitolo 27: Amici
Mi dispiace

Capitolo 22: Sogni e Treni (pt. 2)

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By KathOff2


(SANGUE IN ABBONDANZA)

Dazai aveva stretto forte gli occhi, la mascella serrata, il corpo irrigidito, pronto per l'impatto.

In un attimo si rese conto di quanto non volesse morire in quel modo.

Ucciso.

No! Voleva morire da suicida, con onore, non ammazzato vigliaccamente solo perché era rimasto senza proiettili. Che figura. Che tristezza.

Avrebbe potuto schivarlo, ma in ogni caso l'uomo avrebbe sparato ancora e ancora. Prima o poi lo avrebbe preso comunque.

Tutta la sua vita gli passò davanti.
Quando era nato, quando aveva iniziato la scuola, quando aveva trovato il suo primo lavoro, e poi il secondo.
Quando aveva conosciuto Chuuya, quando gli aveva promesso di aiutarlo. Quando il rosso gli aveva pianto addosso.
Quando lui lo aveva abbracciato.
Quando avevano combattuto insieme.
Quando Chuuya lo aveva curato.
Quando solo un'ora prima o poco più stava per inviargli un messaggio. Quando lo aveva ignorato.
Quando il rosso aveva chiesto anche quel giorno il suo aiuto, e lui lo aveva lasciato in attesa.

Quanto stava perdendo? Quanto stupido era stato nel non capire quanto avesse? E perché solo ora se ne rendeva conto?

Aveva sempre dato così poca importanza alla vita e a ciò che essa portava.

Perché ora non voleva lasciarla andare? Perché avrebbe voluto che l'uomo non sparasse? Per posticipare l'evento di qualche minuto?

Non sarebbe cambiato nulla. La testa era proprio in linea con la canna della pistola. Se l'uomo avesse mancato, un secondo colpo lo avrebbe di certo ucciso.

Che figura. Davvero. Forse lo avrebbero trovato morto, un giorno. Forse così gli uomini incappucciati non avrebbero ucciso altri civili. Era lui l'obbiettivo, non loro. E sapeva bene perché.

Una fitta di rammarico colpì lo stomaco di Dazai. Perché si sentiva in colpa?

Che motivo aveva?...

<<TU HAI DETTO CHE MI AVRESTI AIUTATO! E ORA LO FARAI! IO...IO NON DEVO VIVERE NELL'ANSIA CHE TU....POSSA MORIRE IN OGNI ISTANTE!!!>>

...

Chuuya.

Aveva fatto una promessa a quel ragazzo, che lo avrebbe aiutato, che non sarebbe affondato.

Cosa avrebbe detto se avesse saputo che Dazai era morto..? Avrebbe pianto? Avrebbe urlato dalla rabbia? No, piangere no. Si conoscevano da troppo poco, e la volta prima aveva pianto per altro, non per lui. Insomma, non è possibile che il rosso si sia affezionato tanto, giusto?...

Dazai sorrise debolmente e chiuse gli occhi. Non voleva morire, in quel momento. Ma sarebbe successo.

Un po' gli dispiaceva per Chuuya. Chi lo avrebbe aiutato, adesso?

Gli altri dell'Agenzia? Certo che no. Non avevano modo di fermare corruzione. Come avrebbero fatto? Avrebbero fatto finta di non conoscerlo nel momento in cui fosse andato a chiedere notizie di Dazai?

Allora era terribile.

La vita di Chuuya dipendeva da quella di Dazai.

Cavolo, ecco perché il rosso si sentiva tanto legato: lo aveva capiti prima del bendato.

Quest'ultimo se ne rese conto solo ora.

Il sorriso sembrava una smorfia che tratteneva il dolore non ancora passato alla mano destra, che sanguinava tantissimo. Se non fosse morto per il proiettile, un'emorragia esterna lo avrebbe di certo sostenuto.

<<Scusa, Chuuya...>> ebbe il coraggio di sussurrare.

Gli sembrava di essere uno stupido. Non lo avrebbe sentito. Non aveva senso. Che diamine gli stava succedendo? Lui non provava mai quelle emozioni. Ma allora...perché si sentiva così oppresso interiormente?...

Si sentì un colpo, e un corpo cadde a terra con un tonfo, macchiando ancora una volta la bianca pavimentazione....

Il suono riecheggiò per tutto il vagone. Il sangue caldo scorreva a terra.

....

Dazai riaprì gli occhi, e guardò l'uomo davanti a sé morto, sdraiato. La sua testa sembrava la sorgente di un fiume di sangue.

Che stava succedendo? Perché non era lui in quella posa, a morire? Eppure...lo sparo si era sentito, eccome!

Guardò di fianco a sé, a sinistra, e vide un buco all'interno del pavimento, sede del piccolo oggetto che li aveva quasi tolto la vita. Lo aveva mancato, a quanto pare.

Non era morto? E allora...perché l'uomo sì?

Gli schizzi del sangue caldo avevano raggiunto le guance bianche del moro, con i lineamenti tesi. Come era morto quell'assassino?

...Chi lo aveva ucciso?

Dazai alzò lo sguardo, e vide con orrore che dietro il cadavere c'era una figura alta, che non riusciva a distinguere.

Aveva ancora la vista appannata, e la mano continuava a secernere sangue a volontà. Se si era salvato dal proiettile, di certo la mano gli avrebbe lasciato quel destino tanto atteso che determina la fine di una vita.

Sembrava fosse un uomo, ma non come quello che era appena morto.

Aveva un fisico slanciato, ed era avvolto da...un mantello? O forse una lunga giacca. Boh, comunque da qualcosa di nero e grande.

Alla fine dell'indumento sembrava ci fosse un qualcosa di batuffoloso, vicino al collo. Sembrava pelo. Pelo bianco. Lo stesso che l'uomo aveva in testa. Forse era un cappello.

Aveva già visto quegli indumenti. Sì, ma dove?

Dazai riuscì a mettere a fuoco la scena davanti a sé.

L'uomo, anzi, il ragazzo, era rimasto lì a guardarlo, in attesa di una reazione.

Quegli occhi. Quel colore rosso/viola tanto misterioso, in un viso più pallido del suo. Esso era spezzato in fronte da un lungo ciuffo nero, seguito da altre ciocche che scendevano ritte lungo il contorno del viso. In modo abbastanza scompigliato, però.

Il capello bianco, che ora il moro riconosceva, gli copriva la maggior parte della capigliatura nera, ma si intravedevano molte punte e ciocche ribelli, che gli arrivavano un po' più su delle spalle.

La mano di Dazai continuava a sanguinare, ma era come se il dolore si fosse fermato. Quella vista lo aveva lasciato scioccato.

Lui.

<<Fyodor...>> disse con un filo di voce, gli occhi marroni sbarrati e rivolti verso il russo.

Non era cambiato affatto. Gli stessi vestiti, lo stesso sguardo penetrante e da rimprovero che aveva da sempre avuto nei suoi confronti.

Quello era Dostoevskij. Il Dostoevskij che da tanto conosceva. L'uomo che non incontrava da anni.

<<Hai avuto un miraggio? Su, levami gli occhi di dosso, mummia suicida.>> disse assottigliando lo sguardo, dopo un po', gli occhi rossi a sua volta fissi in quelli del moro.

Osamu era senza parole.

Che ci faceva lì? Perché era su quel treno? Non aveva il minimo senso.

L'uomo avanzò passando sopra il morto, senza riguardo, con il mantello che volteggiava nell'aria.

Si era messo alla sinistra di Dazai, senza smettere di fissarlo negli occhi. Dopo un attimo sbuffò, porgendogli la mano.

<<Vuoi rimanere a terra tutto il giorno?>> chiese, mostrando una punta di sorriso.

Il ragazzo afferrò la mano con la sinistra, e si tirò su a fatica, poggiandosi un po' all'altro, che rimase fermo immobile.

Rimasero così qualche istante, poi Dazai si scostò, incontrando nuovamente quegli occhi misteriosi.

<<Perché sei venuto?>> gli chiese, premendo la mano sinistra contro il polso destro, tentando di fermare il flusso del sangue.

Fyodor spostò lentamente lo sguardo dai suoi occhi alla parte ferita del suo corpo, osservando le gocce rosse che piano piano percorrevano la superficie della bianca delle del moro, per poi andare a ricadere a terra con un suono sottile e quasi impercettibile. Tutto intorno a loro era fermo, gli spari erano finiti.

Che la bambina li stesse guardando?

<<Indovina.>> disse l'altro, roteando gli occhi, e prendendo prontamente la mano destra dell'altro, esaminandola.

Dazai sussultò più dalla velocità e dalla prontezza del gesto, che per il dolore provocatogli quel leggero contatto. Le dita di Fyodor erano fredde, sembravano morte.

<<Dobbiamo andarcene, Osamu. E in fretta. Ti stanno cercando.>> disse dopo un po', e passando il lembo del mantello sulla ferita del ragazzo, tentando di asciugarla dal sangue fresco.

<<Ha! Non lo avevo capito, sai?>> rispose, ridendo, il ferito.

Ritirò improvvisamente la mano, e si abbassò per prendere la pistola a terra, che poco prima apparteneva all'uomo morto affianco a loro.

Controllò velocemente i proiettili.

<<Cerchiamo qualcosa per fermare il sangue. In ogni caso, non posso sparare, con la sinistra, e se sparassi con questa mano ferita, mancherei comunque il bersaglio.>> constatò, guardando le condizioni di quella parte del corpo.

In realtà il dolore per un semplice movimento come quello di spostarla attraverso l'aria, gli faceva venire voglia di urlare e mettersi a piangere, ma si sarebbe contenuto. Aveva lui, davanti, dopotutto.

<<Iniziamo ad uscire da qui.>> detto ciò, Fyodor si girò velocemente verso un finestrino.

<<No. Ci sono dei civili.>> interruppe Dazai, prendendolo per il braccio. Il russo si fermò a guardarlo.

<<Come vuoi. Un morto in più o uno in meno non mi cambia nulla.>> disse con voce vuota, e sguardo pure. Era davvero capace di uccidere chiunque. <<Però mollami.>>

Dazai lasciò la presa e gli fece un'altra domanda, un po' sconcertato. Passarono sopra il corpo, e attraversarono la porta.

<< Hai armi?>>

Fyodor, da dietro, trattenne una risata.
<<Ti sembra che ne abbia bisogno?>>

Dazai si pentì di aver fatto una domanda tanto scema.

Ovvio che no, con il suo potere non ne aveva di certo bisogno.

Arrivarono all'inizio del vagone successivo, e subito vennero assaliti da degli spari.

Fyodor colpì Dazai con forza, obbligandolo a lanciarsi per terra. Lui fece lo stesso, con una mano sul cappello.

I proiettili andarono a conficcarsi ovunque tranne che nei loro corpi.

A quanto pare, quell'uomo che aveva sparato non aveva tanta mira.

Osamu alzò in fretta lo sguardo, cercando di capire cosa stesse succedendo.
Davanti a sé si parò una scena terrificante.

C'erano vari uomini a terra morti, il pavimento pieno di sangue.

Qualche persona ai lati del vagone, accovacciata, tremante dal terrore.

Un uomo incappucciato faceva ballare davanti a loro una pistola, ridendo istericamente, il ghigno malefico mezzo nascosto dal tessuto nero.

Erano tre persone, due ragazze e un maschio.

Le femmine portavano dei vestiti corti, e una di loro piangeva, con i capelli che le coprivano il volto.

L'uomo che aveva sparato verso Dazai e Fyodor era davanti a tutti loro, coprendo la scena, e ricaricando velocemente la pistola.

<<Dazai!>> esclamò Dostoevskij, alzandosi velocemente, con il mantello volteggiante, e avanzando in fretta verso sinistra.

Osamu afferrò al volo e in un attimo cercò di sparare dei colpi verso l'uomo, con la sinistra, e trattenendo il dolore della mano destra.

Un proiettile si conficcò nel vetro, creando varie lunghe crepe, un altro andò affianco al piede dell'aggressore. Questi aveva caricato di nuovo la pistola, e la aveva puntata verso il russo, il quale si era avvicinato pericolosamente a lui.

Dazai sussultò e disse forte il suo nome.

Fyodor sapeva cosa stava facendo.

Il ghigno sul suo viso lo confermava.

Un istante prima che l'uomo premesse il grilletto, il russo lo sfiorò sulla spalla, facendolo rimanere con un viso inebetito, sorpreso, scioccato.

Il corpo rilasciò sangue che schizzò addosso alla bianca uniforme sottostante al mantello nero del ragazzo, sporcandogli anche il cappello.

L'uomo cadde all'indietro, con occhi sbarrati, provocando un gran tonfo.

Dazai era rimasto a fissare la scena, che aveva già visto milioni di volte, ai tempi, ma che ancora lo impressionava.

Un potere così crudele. Così letale. Un tocco poteva uccidere chiunque.

L'uomo che prima minacciava i tre ragazzi si era girato, con un'espressione inorridita, a fissare quel mostro che aveva un ghigno malefico in volto, sporco di sangue ancora caldo.

I suoi occhi erano fissi sulla sua nuova preda, e quest'ultima era immobile, sconcertata. Anzi, senza parole, paralizzata.

Dazai si rialzò in fretta e impugnò la pistola, con la mano sinistra, reggendosi il polso con la detsra, e sparò verso l'aggressore ancora fermo.

Lo colpì alla spalla, e questi urlò di dolore, mentre le ormai note gocce rosse volavano per aria con quasi eleganze. I tre ragazzi ancora a terra lanciarono un urlo.

Il russo non indugiò, e si diresse in fretta verso l'aggressore, il quale era accasciato, gemente e urlante dal dolore. Con un tocco mise fine alla sua irritante esistenza.

Si girò verso il bendato, accennando un sorriso. Era un segno per dirgli che era stato bravo. Dazai ne fu felice.

<<Su. Alzatevi.>> ordinò il russo verso i tre a terra, e li intimò ad avvicinarsi al finestrino. Dazai li raggiunse, e in un attimo Fyodor gli prese la pistola, sparando verso il vetro. Esso si ruppe in mille pezzi.

<<I-Io ho paura...non voglio andare...nel bosco!>> piagnucolò una di loro, iniziando di nuovo a tremare.

<<Tranquilla, Jade, ci siamo noi...>> intervenne il maschio, poggiandole una mano sulla spalla.

Erano tutti e tre sconvolti, i visi innocenti pieni di sangue e gli occhi sbarrati e attenti. Lui la aiutò ad uscire, e così fece anche con l'altra femmina. Insieme corsero via, lanciando un'occhiata verso Dazai e Fyodor.

<<Non dovreste giocare così....>>

La voce fece sobbalzare entrambi, mentre andavano verso la porta successiva.

Dazai guardò Fyodor, cercando di capire cosa fare.

Questi rimase immobile ad ascoltare, con sguardo fisso in un punto astratto.

<<Dazai...Osamu Dazai...la tua ora è giunta da tempo, lo sai.........~~~>> cantilenò, facendo la rima, e ridacchiando. Era inquietante. Cosa aveva in mente.

Osamu la ignorò e mise la mano sulla pistola, verso la maniglia della porta. Sperò due colpi, e più o meno riuscì ad aprirla.

Un istante dopo sentì un sussulto dietro di lui e due mani che lo lanciavano verso destra. Il colpo fu molto forte, contro la rigida parete, ma Dazai cercò di capire fin da subito cosa fosse successo.

Fyodor lo aveva spinto, ed era affianco a lui, contro la parete.

Il vetro della porta che Dazai stava per aprire divenne un colapasta, trapassato da almeno 30 proiettili, che si conficcarono vicino alla porta dalla quale i due erano entrati. Il rumore era assordante.

Dopo un po', gli spari cessarono, e solo il respiro affannoso del bendato era il solo e unico padrone dei suoni circostanti.

Dostoevskij gli mise una mano sulla bocca, tentando di farlo rimanere il più zitto possibile. Entrambi aspettarono.

Fyodor di sicuro aveva visto che c'erano degli uomini, al di là della porta, mentre Dazai non se ne era accorto. Ancora una volta lo aveva salvato.

La porta cigolò sui cardini di metallo, e un piede si intravide. Il russo strinse di più la mano attorno alla bocca del bendato.

L'aria si era fatta improvvisamente pesante. Se l'uomo avesse avanzato, li avrebbe visti. Non avevano via di fuga.

Un altro passo. Ora se avesse girato la testa avrebbe notato i due intrusi. Un leggero movimento e una lieve pressione li avrebbe fatti diventare dei colapasta.

Fyodor aveva gli occhi fissi sull'aggressore.
Che voleva fare?
La mano non si era mossa dalla bocca del moro, e questo stava iniziando a respirare in modo affannoso con il naso. Possibile che l'uomo non li sentisse?

In un attimo, il russo sfilò la pistola a Dazai, e sparò 4 colpi nella testa dell'uomo. Questi si era girato un attimo prima di morire, puntando verso di loro l'arma, ma senza risultati.

Cadde all'indietro con un forte tonfo.

Dazai era rimasto scioccato dalla velocità dell'azione del russo.

Da quando aveva acquisito tanta bravura in fatto di combattimento?
Era di gran lunga migliore del bendato. Forse questi era un pochino geloso....

<<Dobbiamo muoverci.>> affermò abbassandosi e prendendo l'arma che apparteneva all'uomo a terra.
La stessa arma che poteva sparare tantissimi proiettili nello stesso attimo. Dazai non la conosceva e mai l'aveva vista, ma sembrava che il russo fosse migliorato anche nella teoria, parlando di armi.

<<Proseguiamo, allora.>> disse con voce spenta Dazai, avvicinandosi a Dostoevskij.

Diede un ultima occhiata ai corpi morti dietro di loro, e al bagno di sangue che ormai era padrone del pavimento. Una scena davvero...riluttante.

Ma non spaventosa.

Dazai e Fyodor, ai tempi, avevano visto di peggio...

Entrambi andarono avanti, in altri due vagoni, e la scena non fu diversa. Salvarono 2 civili e uccisero 3 uomini incappucciati, senza pietà. Ormai il sangue era incrostato sulle loro pelli.

Non seppero nemmeno loro quanto tempo passarono così, e il treno sembrava infinito.

Hanno rischiato 3 o 4 un proiettile in fronte, ma si sono aiutati reciprocamente (diciamo che 3 volte ha rischiato Dazai e 1 Fyodor....)
Ad un certo punto, il moro si fermò e si appoggiò alla parete.

Fyodor si girò verso di lui e gli lanciò uno sguardo interrogativo. Dazai ansimava.

<<Devo uscire da...da..qui...>> disse, con una mano sul cuore.

Tutto quello stava facendo riemergere il vecchio lui.
Uccidere senza pietà. Tenere in mano una pistola, picchiare.
All'agenzia poteva sparare e difendersi, ma di certo non uccideva tutti i giorni una decina di uomini.

Non voleva tornare il Dazai del passato.

Lui sì che non sapeva controllarlo. Era una parte di sé che aveva tenuto nascosta per anni da quando....beh...da quando aveva lasciato quel posto e quelle persone.

Quella parte uccideva brutalmemte il solito Osamu sereno e scherzoso, rendendolo acido, duro e senza emozioni.

Forse era la stessa persona che Chuuya aveva incontrato alla stazione, quella volta.

Quello sguardo vuoto, capace di ammazzare senza muovere un dito.

<<Abbiamo quasi finito, e sei tu che hai voluto continuare, non ricordi?>> gli lanciò un'occhiata dura e senza sentimenti il russo, con voce ferma, e corpo pure.

Da quando Dazai era così debole?

Si ristabilizzò sulle gambe, ma un attimo dopo cadde a terra di colpo. Fyodor si aggrappò ad un sedile per evitare la stessa sorte.

Il bendato alzò lo sguardo e vide che il paesaggio al di fuori era in movimento.

<<Che succede?!>> si alzò in fretta il moro, andando verso Fyodor. Questi era rimasto a fissare fuori con occhi sbarrati.

<<Lo sapevo, dovevamo scendere subito!>> esclamò ad alta voce, imprecando. Sembrava preoccupato, e ora guardava da tutti i finestrini per capire meglio.

Il treno stava aumentando velocità, sempre di più.

La bambina non aveva mai smesso di guardarli.

Se non avesse potuto avere Dazai morto, allora avrebbe ucciso tutti i passeggeri del treno.

Nemici o meno....

__________________

<<CAZZO!!!>>

E la mina si spaccò di nuovo sul quaderno.

<<MI HAI ROTTO LE PALLE!!!>> esclamò stringendo la sottile penna tra le mani e rischiando di romperla per la forza applicata.

Aveva continuato tutto il resto della mattina così. Non ne poteva più. Però doveva scrivere, e quella era la sua unica alleata. Le altre avevano fatto una brutta fine...
Schiacciò il fondo della penna e fece sbucar fuori un altro pezzettino di mina sottile.

Iniziò a scrivere e pochi secondi dopo si spaccò ancora.

<<PORCA PUTT--...>> si trattenne e lanciò indietro l'oggetto, digrignando i denti.

Avrebbe fatto dopo la parte scritta di letteratura. Magari poteva benissimo ricominciare a studiare algebra e chimica.

Si alzò dalla sedia della scrivania e andò verso il letto, ma non trovò i libri. Guardò allora sul comodino, nei cassetti, per terra, sotto il letto, nell'armadio, nella libreria....

Ancora una volta li aveva persi. Ma li aveva aperti solo poco tempo prima! Dove potevano essere finiti?!

Setacciò per tutta la casa quei due maledetti oggetti che gli fecero solo perdere tempo.

Ma perché doveva sempre arrabbiarsi tanto?!

Si buttò sul letto con le mani sul viso e trattenne un urlo interiore.
Che palle.
Che noia.
Non serviva a nulla studiare, e mai sarebbe servito. Solo uno stress che lo faceva solo ribollire dentro.

E poi quello lì non gli aveva nemmeno risposto.
Quello lì lo aveva lasciato così, con la chat in sospeso. Se ne era andato senza dirgli nulla, apparte che sarebbe venuto quella sera.

Certo! E lui doveva farsi trovare disponibile?!

I ciuffi arancio gli coprivano gli occhi, e la testa era premuta contro la soffice coperta.
Davvero una seccatura.
Aveva pensato a lui anche mentre studiava, e ciò lo faceva solo incazzare di più.
Quel sorrisetto che sembrava tanto innocente, quegli occhi che nascondevano le tenebre.
Perché lo aveva lasciato così?
Lo stava ignorando?
Non gliene fregava nulla?
E allora perché al rosso sarebbe dovuto fregare del bendato?

Allora perché non aveva abbandonato i suoi pensieri da quando aveva smesso di scrivergli?

Prese il telefono sul comodino, senza nemmeno guardare la mano che compiva quel movimento.

Alzò un poco la testa e guardò lo schermo con occhi stanchi.

Niente notifiche. Nulla. Allora era vero che lo stava ignorando.

Sblocco l'aggeggio elettronico e cercò la loro chat.

Pure visualizzati! Che stronzo!!!

""Pezzo di merda, scordati di venire, questa sera.""

Gli scrisse con rabbia, e inviò in un lampo.

Ora era davvero incazzato, e doveva assolutamente darsi una calmata.

Fece qualche respiro profondo, tentando di controllare il potere che minacciava di esplodere dentro di lui.

Che fastidio, da quando aveva incontrato Dazai, la sua abilità era solo andata peggiorando....altro che d'aiuto, quello lì!

Appoggiò la fronte contro il materasso e rimase così per un po'.

La voglia di studiare non la aveva mai avuta, tanto.
Che altro poteva fare?
Uscire?
Che noia.
Bombardare di messaggi il moro?
Bombardarlo di chiamate?
Andare all'agenzia e umiliarlo davanti a tutti?
Aspettare che venisse e sbattergli la porta in faccia?

Ok.

Stava pensando troppo a lui.

Ma perché?! La cosa lo irritava non poco.
Avere tra i pensieri un essere del genere......

Si alzò a fatica e si appoggiò sui gomiti.
Doveva distrarsi.
Immediatamente.
Pensò velocemente alle possibilità che aveva, e decise di andare in cucina a mangiare.
Dopotutto, aveva anche saltato il pranzo per colpa dello """"studio"""".

Camminò lungo il corridoio buio e venne illuminato dai raggi di sole provenienti dalle finestre della stanza in cui si era diretto.

Aprì il mobile chiaro sopra di lui, si mise sulle punte dei piedi e prese un pacco di biscotti.

Sì, era basso.
Lo sapeva.
Non voleva pensarci.
Se lì ci fosse stato Dazai, di sicuro lo avrebbe preso in gir---...
...
Si diede un forte pizzicotto sull'avambraccio, scacciando il pensiero del bendato. Basta!

Mise in bocca due biscotti e si diresse verso la sala, magari per guardarsi un po' di televisione.
Non che avesse molta scelta, e poi era curioso di sentire cosa succedeva al di fuori di quella casa...

Si lasciò scivolare sul divano scuro e morbido e tirò su le gambe vicino al petto.
Faceva sempre così, ormai era la sua abitudine.
Si sentiva protetto, in qualche modo, e lo faceva sentire al sicuro stare i quel punto così confortevole. Stava praticamente venendo risucchiato dal divano.

Con un dito premette il tasto rosso del telecomando, e si mise a guardare lo schermo della televisione che prendeva vita.

Si accese su un canale casuale, forse il 32. C'erano delle donne che cucinavano. Noioso.

Girò canale.

Arrivò fino all'1, e vide che era appena iniziato il telegiornale.

Un uomo dai baffi corti diede l'apertura.

""Buongiorno a tutti, tra pochi secondi le notizie della giornata trattate in modo approfondito. Diamo prima uno sguardo generale alla situazione che sta vivendo in questo momento la nostra città.
Il sindaco ha deciso di inaugurare il nuovo parco invitando tu---....""

Il giornalista si bloccò di colpo e guardò oltre la telecamera, con una mano sull'auricolare.

Chuuya si mise a sua volta a guardarlo e a cercar di decifrare la sua espressione.
Che strano, no? Di solito non si bloccano così durante la trasmissione.

All'improvviso la linea bianca sotto il giornalista diventò gialla, e ci apparve sopra la scritta a caratteri ben chiari "ULTIMA ORA", nera.

L'uomo cambiò espressione e guardò dritto nella telecamera, ricominciando a parlare.

""Ci hanno appena comunicato che un treno della linea (#####) è fuori controllo, con diversi passeggeri all'interno. Esso si sarebbe dovuto fermare ad ogni stazione, fino ad arrivare all'ultima alle 15.50 circa. Il centro di controllo afferma che esso sta prendendo sempre più velocità, sfiorando tutt'ora i 100 km/h.""

"""Cosa?"""

Chuuya fissò di nuovo la piccola immagine a lato del televisore che mostrava in diretta il treno, ripreso da un elicottero o qualcosa del genere.

Era spaventoso: c'erano finestrini spaccati, sporchi di sangue.

Chissà quanti morti erano presenti dentro. Un vero e proprio attentato.

Dalla visuale dell'elicottero, dopo aver zoomato molto, si intravedevano delle figure muoversi. Che stava succedendo?

In un istante qualcuno venne sbattuto contro il finestrino, riempiendolo di sangue.
Una scena raccapricciante.

Forse nemmeno il TG se lo aspettava, infatti oscurarono tutto subito dopo, per la presenza di contenuti sensibili.

Non si vide altro. Chuuya spense la televisione.

Che diamine stava succedendo?

_______________________

Fyodor gli diede uno spintone contro il finestrino e il sangue si riversò su di esso.

Si stava già preparando a dare una gomitata all'altro uomo incappucciato, ma Dazai lo aveva preceduto tirandogli un pugno nella schiena, per poi puntargli la pistola alla scapola e sparare.

L'uomo urlò di dolore e si accasciò a terra. Dazai ghignò.

Ormai non aveva più le mani che tremavano.

Non aveva più paura di perdere se stesso. Non aveva paura di tornare come prima. Ora uccideva. Uccideva e basta.

Chiunque non fosse Fyodor faceva una brutta fine, e tanto di civili non ne avevano più incontrati. O almeno, vivi...

Il treno sfrecciava in modo spaventoso sui binari.

Qualcuno sarebbe intervenuto?
Qualcuno li aveva notati?
Se sì, ora chi sapeva della loro condizione?
Avrebbero agito?
Se non lo avessero fatto, si sarebbero schiantati alla fine dei binari.

Fyodor mise una mano sul braccio di Dazai, fermandolo.

<<Basta. È morto.>> disse con gli occhi severi fissi su di lui, e con voce dura.

Aveva esagerato, il bendato. Sparava proiettili a caso, mancando il corpo, senza nemmeno accorgersene, con occhi sbarrati e da pazzo.

Con questi stessi occhi guardò il russo, abbassando lentamente il braccio.

<<Dobbiamo uscire da questo treno.>> constatò Dostoevskij, girando su se stesso, verso il finestrino, con il mantello nero che svolazzò per aria.

Si affacciò al vetro e guardò attraverso. C'erano radure.

<<Siamo quasi vicino alla fermata di Chuuya.>> affermò senza pensarci Dazai, avvicinandosi a Fyodor.

<<Scusa?>> chiese questi girandosi a guardarlo con fare interrogativo.

<<Oh...Ehm....una persona. Sì, non siamo molto lontani dalla fermata finale.>>si corresse imbarazzato.

Distolse immediatamente lo sguardo.
Non voleva raccontargli di Chuuya.
Non voleva raccontargli di lui in generale, da quando si erano separati.
Se l'altro fosse tornato sull'argomento, di certo Dazai avrebbe trovato il modo di deviare.

Non era ancora il momento.

Mise le mani in tasca e si avviò a lunghi passi verso la porta che conduceva all'altro vagone.

Fyodor lo raggiunse in un baleno e insieme si prepararono a vedersela con gli altri nemici.
Questa volta non c'era nessuno, solo un finestrino spaccato.

<<Quindi come fermiamo il treno?>> chiese Dazai, sempre con le mani in tasca, guardando il russo. Questi si fermò un attimo a riflettere.

<<Se il treno si muove, significa che hanno riattivato l'elettricità nella cabina di controllo. Dobbiamo solo arrivare lì e disattivarla.>> affermò con un indice nell'aria, spiegando.
Non aveva torto, anzi. L'unico problema era che di sicuro qualcuno c'era, nella cabina.
Che fosse la bambina psicopatica?
A proposito, perché non parlava più...?

<<Dobbiamo scendere tra poco, altrimenti ci perderemo. Non conosco le cittadine dopo la mia.>> esclamò il moro.

<< Stai calmo. Proseguiamo. Inoltre, abbiamo la speranza che qualcun altro ci aiuti, se ci hanno notati. Beh, non so se chiamarla speranza....>> disse l'altro, facendosi cupo in un istante.

Dazai annuì dietro di lui.
Non era affatto una speranza.
Se la polizia avesse trovato Fyodor, sarebbero solo nati problemi. Dovevano fare affidamento solo a loro stessi. Come sempre, del resto.

Come una volta...

Quanti vagoni mancavano? 2? 3? Sembrava così lungo quel treno.

Un proiettile arrivò dritto nel mantello svolazzante di Fyodor, bucandolo e mancandolo per un pelo. Il ragazzo si lanciò contro il muro in un istante, seguito da Dazai.

L'uomo alle loro spalle aveva sparato altri proiettili, ma i due -soprattutto il russo-erano stati più veloci.

Fyodor si lanciò dietro i sedili, riparandosi e sfilando in un istante la pistola nella tasca del cappotto beige di Dazai, subito dopo che questi lo raggiunse rotolando a terra.

Aveva uno sguardo duro, Fyodor, come sempre, ma anche esperto.
Esperto nell'uccidere. Senza pietà. Forse peggio di Dazai. Erano proprio perfetti insieme.

Lo erano stati.

Aspettò che l'uomo smettesse di bucherellare gli schienali dei sedili dietro i quali si riparavano i due, e si alzò in fretta sparando due colpi secchi verso l'obbiettivo.

Lo colpì nel braccio, facendolo urlare dal dolore.

Non ci pensò 2 volte prima di approfittarsene della distrazione per sparare un altro colpo verso la sua fronte, ora che era bello in vista.

L'uomo cadde all'indietro morente con un urlo strozzato in gola dal sangue.

Dazai si alzò guardando sbalordito il russo, ancora una volta, che andava verso il morto.

Era davanti al cadavere, con la solita espressione compiaciuta ogni volta che eliminava una canaglia che gli stava sulle palle.

Poco dopo prese con la mano libera il lembo del mantello, guardando il buco.

<<La tua vita valeva come questo, ed esso è il motivo per cui te ne ho privato.>> disse con voce bassa sovrastata dallo sfrecciare del treno sui binari.
Inquietante. Spaventoso pensare che abbia ucciso perché quell'uomo gli aveva rovinato il mantello.

Si girò verso Dazai.

<<Proseguiamo. Stavolta, però, guardami le spalle.>> affermò con voce dura e di rimprovero.
Il moro ridacchiò nervosamente assumendo l'espressione più innocente che poteva, tradito un po' dagli schizzi di sangue rappreso che aveva sul volto, e distogliendo lo sguardo colpevole.

Nessuno in quel posto era più innocente....

Lui era il primo a non esserlo.

Proseguirono, guardandosi entrambi in giro in ogni istante.

Dazai aveva fermato il sangue della mano, con un pezzo di tessuto, e ora gli faceva molto male, motivo per cui sparava con la sinistra.

Chi avrebbero incontrato?
La cosa intimoriva un pochino il vecchio Dazai, ma emozionava quello nuovo.
Quello che aveva sete di sangue e di morti, quello a cui scorreva adrenalina nelle vene.
Non vedeva l'ora di scendere da quel treno, magari prima di schiantarsi, però prima voleva fare una strage.

Non poteva però.
Era pur sempre un componente di un'agenzia armata, certo, e aveva il diritto di sparare se veniva attaccato, ma non poteva uccidere senza che uno di quegli uomini cercasse a sua volta di ammazzarlo.
Beh, forse alcuni li ha uccisi anche prima che lo notassero, però...beh, chi sarebbe venuto a saperlo?
Al limite, se la polizia li avesse salvati, ed entrando avessero visto tutti i morti, avrebbero attribuito la colpa a Fyodor.
Non ad un agente, giusto.

A proposito, il piano di farsi salvare dagli agenti era pessimo. Il russo sarebbe stato arrestato.

Dazai non poteva permettere una cosa del genere, non ora che lo aveva rincontrato dopo anni.

Doveva dargli una mano a scappare.

Il vedere i cadaveri avrebbe infangato la sua fedina penale, ma c'era Dazai """testimone"" che Dostoevskij aveva ucciso solo gli uomini incappucciati. Perché, si sarebbero chiesti? Beh...

...non aveva idee.

E poi se quella versione fosse stata creduta, Dazai avrebbe dovuto tentare di conbattere contro il russo, dato che erano tecnicamente nemici.

"""Cazzo. Che casino.""

Fyodor si fermò per uccidere un altro uomo alle loro spalle.
Dazai ormai lo guardava con sguardo vuoto.
Non aveva nulla da fare, tanto il russo non aveva bisogno di aiuto.

Rimaneva fermo, ad osservare il sangue schizzar fuori dal petto dell'incappucciato danzando nell'aria.

Come se quelle scene lo toccassero interiormente....pffft! Figuriamoci...
Il russo tornò velocemente verso il moro.

<<Sono sicuro che non ci siano altri civili, possiamo uccidere direttamente tutti quelli che incontriamo>> affermò varcando velocemente la porta. Dazai lo seguì annuendo e ascoltando distrattamente.

Però c'erano le telecamere su quel treno.
Chi li stava vedendo?
La bambina li aveva visti che erano alleati.
In qualche modo potevano saperlo anche la polizia e le forze armate.

Merda.

Se la polizia lo avesse scoperto, avrebbero cercato di tirargli fuori le informazioni per trovare il russo.

E allora erano problemi seri.

Inoltre potevano accusarlo di aver usato la forza bruta uccidendo alcuni uomini senza che questi se ne rendessero conto.

Però c'era il fatto che aveva salvato dei civili, prima che il treno partisse. Giusto? Questo non contava?

Forse si stava facendo troppe paranoie e paure.

Nemmeno si accorse di star uccidendo un altro aggressore.

Lo aveva buttato a terra, con gli occhi persi e la mente altrove, e gli aveva sparato un proiettile in gola. Fyodor stava osservando quei movimenti meccanici abbastanza incuriosito.

<<Ci sei? Mi sembri un automa.>>

Il moro alzò appena lo sguardo.

<<Certo, ci sono.>> si alzò e ricaricò la pistola velocemente, con la mano destra tremante dal dolore.

Si mise le mani in tasca e saltò agilmente il cadavere, pronto a varcare la prossima porta.

La mente ancora in un altro mondo, tanto che il bendato non sentì chiamare il suo nome.

Sentì appena anche il coltello fendere l'aria e ficcarsi nella parte inferiore della sua schiena.

____________________________

<<Sì, è lui.>>

Ranpo si mise più comodo sulla sedia e ripose sulla scrivania gli occhiali rettangolari.

<<Dobbiamo andare a prenderlo, subito!>> esclamò Yosano, la ragazza con la gonna e i capelli scuri a caschetto.

Di solito non si interessava molto a Dazai, ma stavolta sembrava parecchio preoccupata.

<<Ci sono civili?>> chiese in fretta Kunikida, rivolto verso Ranpo, nel mentre che digitava freneticamente sulla tastiera del computer, cercando chissà che cosa.

Il ragazzo più basso sbadigliò rumorosamente e prese un pacchetto di cracker.

<<Ci sono dei civili morti, ma non è stato Dazai ad ucciderli. Per il resto...un uomo...e degli altri nemici.>> affermò con noncuranza e un gesto della mano.

Aprì il pacchettino e iniziò a mangiare, socchiudendo gli occhi e ignorando tutti gli altri colleghi, intenti a capire di più sulla faccenda.

<<Il treno aumenta sempre di più di velocità.>> esclamò Tanizaki, un altro membro, alle prese dal non lanciare strani gemiti per le toccatine della sorella sul suo petto. Naomi rideva e lo guardava in modo seducente, continuando.

<<Come possiamo fermarlo andando da lui?>> chiese Kenji, il ragazzino minuto campagnolo con una forza incredibile, grazie alla sua abilità attivabile solo quando era affamato.

Si era avvicinato a Kunikida e guardava il suo schermo del computer, cercando di capire cosa stesse combinando.

<<Non ce la faremo, infatti.>> si sistemò gli occhiali sul naso, con il dito medio, e si alzò in fretta, attirando l'attenzione generale.

<<Ascoltate.>> iniziò, alzando l'indice. <<Abbiamo varie possibilità. 1. Cerchiamo di avere fiducia nell'abilità di Dazai del non morire e aspettiamo che risolvi tutto lui.>>

Alcuni ridacchiarono. Il biondo si innervosì.

<<Un suicida che non coglie l'opportunità di morire schiantato? E per quale motivo?>> chiese Yosano, con una mano sul fianco.

<<Lo sai Yosano che lui vuole morire senza fare creare danni agli altri. Far schiantare un treno in una stazione, in pieno giorno, direi che creerebbe non pochi problemi.>> e rigirò verso gli altri. <<I piani di Dazai non sono mai falliti, ma non abbiamo la certezza che sappia come agire, questa volta, e soprattutto se ce la farà da solo.>>

Ranpo fece una risatina. Kunikida lo ignorò.

<<2. Cerchiamo di arrivare lì e fermare in qualche modo il treno. 3. Troviamo il modo di fermarlo all'istante, prima che arrivi alla stazione finale. Se lo fermassimo subito, di certo esso sfreccerebbe ancora per una decina di chilometri prima di fermarsi definitivamente, data la spinta che aveva. 4. Lasciamo che se occupi la polizia.>> disse infine, incrociando le braccia al petto e guardando a terra.

<<Fermiamolo a distanza, allora.>> disse Tanizaki. <<No, Naomi, no!!>> e lanciò un verso strano.

Kunikida si batte' una mano sul volto e fece finta di nulla.

Si avvicinò a Ranpo e gli mise una mano sulla spalla.

Il ragazzo girò il viso verso di lui, con fare disinteressato e annoiato.

<<Sai fermare un treno che va a 200km/h, a circa 100 km di distanza da dove ci troviamo?>> chiese in modo con fare serio il biondo, guardandolo dritto negli occhi.

Edogawa sospirò.

<<E perché dovrei?>> chiese, divertito nel vedere la reazione sconcertata e incavolata di Kunikida, mentre massacrava la penna del quaderno degli ideali nella mano destra.

Fukuzawa si fece ancora una volta avanti, dicendo la sua frase ad effetto, e Ranpo si mise subito al lavoro, non vedendo l'ora di sentire il presidente che si complimentava vivamente con lui.
Era sempre così. Bisognava sempre far intervenire la gratitudine di Fukuzawa per convincere il detective/istruttore per i novellini di abilità.

Alla fine erano una doppia agenzia.

Detective che insegnavano a controllare i poteri.
Ma che fossero anche investigatori non era risaputo, anzi, era tenuto nascosto. Solo il Governo lo sapeva. Non dovevano attirare l'attenzione di brutte compagnie, dopotutto...

Dopo un bel po' di tempo, il biondo si avvicinò a Ranpo, chiedendogli quanto ci sarebbe voluto.

Ranpo ghignò e lo osservò.

<<Almeno 30 minuti, sto facendo il possibile per convincere i pezzi grossi....>>

<<Come può farlo?>> chiese Yosano, curiosa. Ranpo li sorprendeva sempre....

<<Ho i miei segreti!>> esclamò lui, tornando a digitare sul computer, che da poco aveva imparato ad usare.

<<30 minuti...>> ripetè un po' preoccupato Kunikida, andando avanti e indietro per la stanza, con lo sguardo per terra.

Ranpo rise in modo evidente, suscitando l'attenzione degli altri, ancora una volta.

<<State tranquilli...ve l'ho detto, c'è qualcuno con lui...>>
...
<<Qualcuno che tiene molto a tenerlo in vita....>>

________________________

L'urlo attraversò tutto il vagone, e il dolore percosse tutta la schiena del moro con atroci sofferenze.

<<TI AVEVO DETTO DI STARE ATTENTO!>> esclamò Fyodor, e sbattendo a terra l'aggressore pieno di coltelli affilati, provocando vari rumori metallici.

Questi era più minuto di tutti quelli che avevano incontrato fin'ora, e sembrava anche più basso.

Con un tocco sul petto lo uccise, facendo schizzare il sangue in aria, e osservando mentre il suo corpo si contorceva e la schiena si inarcava.

Il moro raggiunse il manico del coltello e lo estrasse dalla schiena, urlando di dolore e trattenendo le lacrime che minacciavano di uscire. Il male era atroce.

Il russo si avvicinò a lui, tolse la sua mano e poggiò sul coltello le sue, strattonando con forza verso di lui il manico. Dazai urlò di nuovo, e nuovo sangue bagnò il pavimento.

Si mise una mano sul petto, ansimando, e si lasciò cadere su sedile alla sua destra, attento a non toccare lo schienale.

La ferita non era profonda, ma aveva seriamente rischiato do colpirgli il rene, o anche la colonna vertebrale. I battiti aumentarono e il respiro si fece sempre più affannoso. Che male.....che male!!!

<<La prossima volta impari a non muoverti come un automa su un treno pieno di persone armate che tentano di ucciderti.>> disse con sguardo severo, rimanendo immobile a guardarlo, avvolto nel proprio mantello scuro.

Sembrava amareggiato da tutta l'ingenuità del moro, e forse anche deluso.

Era peggiorato?
Sì. Rispetto agli anni precedenti sì.
O almeno, non era al livello del russo.
Ed era un problema. Non poteva fargli sempre da balia...!

Dazai continuava a gemere e iniziò a sudare leggermente sotto il dolore.

Sarebbe morto dissanguato? Non poteva. Quel giorno aveva rischiato la vita tante di quelle volte....non poteva dunque morire per colpa di uno stupido coltello.

Fyodor sospirò e si avvicinò.

<<Alzati e togliti la giacca, su.>> disse con il solito sguardo fisso negli occhi dell'altro.

Osamu lo guardò cercando ancora una volta inutilmente di decifrare la sua espressione, senza risultati. Obbedì. Non che avesse così tanta scelta, alla fine.

Mosse lentamente il braccio e si sfilò la prima manica, poi la seconda, aiutato dalle mani del russo che tenevano il colletto del cappotto da dietro.
Senza quell'indumento, vide che la camicia, sulla schiena, era bucata e il sangue si stava piano piano espandendo.

No, non era profonda, come ferita...

Fyodor si guardò in giro, e prese la pistola dalla tasca del capo marrone, tenendola nella mano destra. I nemici potevano arrivare da un momento all'altro.

<<Togliti anche la camicia, su.>> disse con voce vuota. Dazai continuò ad ansimare e si sbottonò i primi bottoni, fino ad arrivare agli ultimi. Si sfilò piano anche quella.

Dostoevskij si avvicinò velocemente e gli prese il polso sinistro, strattonandolo.
La benda si strappò e lui iniziò a srotolarla dal braccio dell'amico. Quest'ultimo lo guardava confuso.

Arrivò fino alla spalla e la strappò, poi lo fece girare. Dazai guardò fuori dal finestrino, mentre il bruciore si faceva vivo, quando il russo appoggiò sulla ferita qualcosa.

<<Me ne prenderai un altro, sappilo.>>

Dazai non capiva. Dopo che quell'oggetto coprì tutta la ferita, Fyodor iniziò ad avvolgerlo con la lunga benda tolta dal suo braccio. Nel momento in cui furono ancora una volta l'uno davanti all'altro, il moro sussultò.

<<Dov'è il tuo cappello?...>> chiese sorpreso, vedendo tutta la capigliatura scura e disordinata dell'altro. Fyodor lo guardò fisso negli occhi.

<<Ci sei o ci fai? Serve per bloccare il sangue. Te l'ho già detto. Poi me lo ripaghi.>> e gli fece in nodo, bloccando la benda.

Fyodor che sacrificava il suo amato cappello? Da non credere. Ci teneva proprio a farlo sopravvivere....

Allora...la loro amicizia non era cambiata, nonostante si fossero separati?...

<<Rimettiti la camicia, mummia. Non puoi farti vedere tutto bendato così dai tuoi assassini.>> affermò accennando un sorriso. Osamu alzò i bordi della bocca verso l'alto a sua volta.

Era stupito, davvero. Quasi sconvolto. Un tale gesto...

Subito dopo, il russo ricominciò a guardarlo con freddezza e distaccamento.

<<Non farti strane idee. L'ho fatto in memoria dei tempi, non per quello che forse hai pensato.>> disse roteando gli occhi, e andando verso la porta.

Ora era strano vederlo senza un batuffolo bianco in testa.

Si bloccò quando vide qualcosa fuori dal finestrino. Dazai si alzò, dolorante, con la giacca sottobraccio e la camicia abbottonata addosso, e andò verso di lui.

Il treno stava leggermente rallentando, e all'orizzonte si intravedeva una piccola stazione. Intorno ad essa, però, era pieno di macchine della polizia, e gli agenti puntellavano la maggior parte del suolo.

Perfetto...

<<Fyodor.>> disse Dazai, cercando il suo sguardo, e mettendogli una mano sulla spalla.
Il russo era immobile a fissare gli uomini. Non poteva scappare. Come avrebbe fatto?

Tutte le paure di Dazai si fecero vive.
Avrebbero accusato il moro di tradimento, vedendolo con un criminale. Entrambi sporchi di sangue.

Che potevano fare?

Il treno rallentava. La bambina sembrava sparita, la sua voce non si udiva da tanto. I suoi uomini sembravano morti tutti.

Una vera strage.

Il russo girò velocemente e guardò l'altro finestrino, che dava su una radura, sopra la quale c'era un gran bosco. Voleva scappare da là?

Non poteva farsi arrestare.

No, non poteva proprio. Dazai pensava in fretta, e il treno rallentava sempre di più, stridendo sui binari.
In quel momento non gli importava di sapere come era possibile che si stesse fermando.
Al momento doveva solo pensare al suo amico. A come salvarlo. Per la prima volta poteva restituirgli tutte le situazioni in cui lo aveva aiutato proteggendolo.

Ma come?!

Rallentavano. Mancava poco....

Il dolore del moro non era affatto passato, e ora ci si era messa anche la schiena, oltre alla mano.
Tremava leggermente, con la schiena un pochino curva su se stesso, ma la mente rapida.

Poteva dire che lo aveva aiutato ad uccidere quegli aggressori che si erano impossessati del treno? Se avesse affermato che entrambi avessero scopi diversi...? Dazai voleva salvare i civili e Fyodor....boh?

L'ansia si faceva sempre più consistente. Persino il russo sembrava sconcertato.

Il treno era a circa 50 metri dalla stazione, gli agenti avevano le pistole cariche, pronte a difendere i possibili civili e ad uccidere gli assassini.

Avrebbero fatto distinzioni tra questi ultimi e il suo amico.

Non c'era tempo.

Dazai strinse il pugno attorno alla pistola.

Non poteva rischiare. No, non poteva affatto.

Chiamò Fyodor, il quale si voltò a guardarlo con occhi sbarrati.

Aveva altra scelta? Sì. Forse. Ma non c'era tempo per elaborare piano migliore.

Il russo aveva capito? Sembrava di sì....

Dazai alzò la pistola, con mano tremante. L'uomo sorrise appena.

Aspettò di arrivare nel raggio visivo degli agenti. Questi rimasero a guardare stupiti.

In effetti, non c'era piano migliore.

Il nordico lo aveva ben capito.

Osamu guardava fisso nei suoi occhi.

Mise la mano destra sulla sinistra, cercando di impugnar meglio la pistola tremante.

Stava sudando.

Era in ansia.

Fyodor lo guardò aumentando il sorriso, rimanendo immobile.

Sarebbe stato perfetto.

Sarebbero sembrati nemici.

Sarebbe sembrato come se avessero combattuto contro quegli uomini per poi uno scontro finale.

Dazai strinse forte i denti, e sparò.

.....

Il proiettile volteggiò nell'aria per andare a frantumare il vetro alle spalle del russo.

Questi lo sapeva.

Aveva chiuso gli occhi, senza chi il sorriso abbandonasse il suo volto.

Il moro abbassò la pistola di un poco e sparò un altro proiettile, verso l'avambraccio dell'altro, colpendolo in pieno.

Egli sussultò, per poi gemere dal dolore.

Si girò in fretta, verso il vetro spaccato.

Il treno era quasi immobile, le rotaie stridevano con forza, sovrastando le voci dei poliziotti spazientiti che cercavano di entrare.

<<Ci vediamo, Osamu...>> disse ansimando il russo, mentre il sangue colorava il completo bianco.

Con un calcio fece esplodere il vetro già crepato, saltando in fretta fuori.

Il mantello volteggiante sopra la sua, testa fu l'ultima cosa che vide dell'uomo.

I poliziotti battevano sui vetri in modo insistente.

Dazai aveva fatto finta di imprecare per aver finito i proiettili, casualmente, e ciò sarebbe dovuto essere il motivo per cui gli era "scappato" il criminale.

Il miglior piano che gli fosse venuto in mente in così poco tempo, forse.

Fyodor sapeva che Dazai non lo avrebbe ucciso.

Mica per niente una volta erano migliori amici. La fiducia è alla base di ogni rapporto.

Dazai si girò verso il lato del treno che dava sulla stazione e sorrise ai poliziotti, con il viso sporco di sangue.

Se ne accorse solo ora.

Quella era la stazione di Chuuya. Era proprio quella....

Il dolore si stava facendo accecante, ma, nemmeno lui seppe come, riuscì a sfilare il telefono che aveva dimenticato per tutto il tragitto dalla tasca, e digitò il suo numero.

I poliziotti battevano sui vetri, cercando di entrare, e guardando Dazai molto preoccupati.
Le loro urla apparivano ovattate al moro.

Tutto appariva ovattato. Lo sguardo si fece sfocato.

<<DAZAI! DOVE ERI F--...>> si bloccò subito la sfuriata del rosso, sentendo il moro che ansimava forte, e le urla sotto degli agenti.

<<Che succede?!>> chiese allarmato.

Strinse di più il telefono tra le mani, mettendo da parte la rabbia per il fatto che il moro lo avesse ignorato tutto il giorno.

<<....C-Chuuya..>> disse con fatica Dazai.

Ora non vedeva più. Il dolore era lancinante e gemette, facendo sussultare l'altro al telefono.

<<Che cazzo succede, Dazai?!>> chiese di nuovo, alzando la voce.

Tutto ovattato, sentiva appena il proprio respiro.

Le fitte erano sempre più pesanti.

Forse i poliziotti erano entrati.

Forse stavano cercando di parlargli, di portarlo via.

Forse tutto era esploso intorno a lui.

Forse sperava solo che qualcuno di quegli uomini incappucciati sbucasse dal nulla uccidendolo all'istante, per alleviare il dolore.

<<Sono...sono...qui....T-Ti prego.....>> disse con voce tremante.

Ormai il sangue aveva inzuppato il capello di Fyodor, rendendolo inutile.

La camicia si bagnava sempre di più di sangue di un rosso vivo.

Forse non era tanto leggera come ferita...

<<...vieni....>>

E cadde a terra. Le urla sparirono, tutto sparì.

Il buio lo avvolse.

E con esso il desiderio di morire s'intensificò...



Nota autrice

Aaaahhhhh! Scusate se vi ho fatto aspettare 8 giorni! T_T....Chiedo perdono, soprattutto perchè vi ho lasciati nella suspence più assoluta--
Anvhe adesso, in realtà-
FA NIENTE
SPERO TANTISSIMO VI SIA PIACIUTO QUESTO CAPITOLO!
(Un po' pesante, lo so, nei prossimi diminuiamo il sangue...)
Che cosa ne pensate di Fyodor? Ve lo aspettavate? Ringrazio Nin4_Crybaby per avermi consigliato di aggiungerlo! >:D <33....Tranquilli, non metto i personaggi a caso, e, come avete intuito dai miei 1000 indizi, ha a che fare con il passato di Dazai.
Comunque direi che mi sono sentita Chuuya a pieno mentre studiava. Mina che si spacca. Libri spariti. INCAZZATURA GENERALE---
Proprio io.
Non che io lo kinni, ma sotto questi aspetti molto xD...
Ci vediamo nel prossimo capitolo, come vi ho già detto, PIÙ LEGGERO E CORTO, POSSIBILMENTE!
Meno suspence, più tranquillità.
Meno morti.
Meno sangue.

P.s.
NON OSATE PENSARE CHE SIA PRESENTE FYOZAI, VI PREGO. ASSOLUTAMENTE NO!
IL GESTO DI FYODOR È STATO SOLO UN GESTO DI AMICIZIA E FRATELLANZA, NON UN INCIPIT PER SHIPPARLI.
LO STESSO VALE PER LE AZIONI DA PARTE DI DAZAI.

(Oh, e siamo arrivati a 8000 parole ;) )

Ciao Ciao! ;)

--Kath



















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