Just Forget The World | h.s.

By ellahart_author

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Lei, irrimediabilmente diffidente. Lui, irrimediabilmente convinto di poter farla tornare quella di una volta... More

Hi there.
Prologue.
I was not enough.
Take me away.
She loved you.
Disappointment.
Certificates.
The wrong goodbye.
It's just the beginning.
You're welcome.
She needs time.
Windproof lighter.
Meet in the street.
Panic.
I don't care.
It's my fault.
You broke his heart.
Overseas.
What's wrong with you?
Fall in love with Wolverhampton.
You have apologized.
We're not in California.
I was waiting for you.
I think I wanna marry you.
Perfect lips.
Good intentions.
The new room.
Let's be inappropriate together.
Brotherhood.
Then she met Christopher.
Rebecca.
There's something in her.
The demons from your past.
Just forget the world.
You're a nice person.
Drunk and liar.
I'll take you where you want.
Problems.
I don't deserve you.
It is necessary?
Mitchell.
He looked like a nice guy.
He was my prize.
Changes.
I need you too.
Stay with me.
Lies disappoint people.
You stole my heart.
She swept me off like a hurricane.
You don't need him.
Do you believe me?
Have no regrets.
Restart together.
Love is a big word.
New job.
Angry.
New tradition.
Thanks for the coat.
Stay away from him.
He's the right one.
Liam has a girlfriend.
Lucky girl.
Don't roll your eyes.
Questions.
Unexpected visit.
Family.
Today I turn eighteen.

Jealous.

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By ellahart_author

Niall

Mi sudavano le mani. Ero ridicolo, davvero.

Più volte l'idea di fingere una febbre improvvisa mi aveva attraversato la mente, ma non potevo lasciarmi scappare questa occasione a causa della mia codardia.

Era la ragazza più bella che avessi mai visto, più dolce, più gentile, più solare che avessi mai incontrato. Ma pur sempre una ragazza.

Strofinai le mani contro i jeans, con l'intenzione di asciugarle, ed attesi fuori dal locale, come avevamo programmato.

Guardai l'orologio impaziente, iniziando a pensare a qualcosa da dirle. Dato che ricoprirla di complimenti sarebbe potuta essere una cattiva idea.

E cosa avremmo fatto? Un gelato era troppo infantile? I bambini vanno a prendere il gelato.

La porta si aprì, facendomi sobbalzare. Sospirai sollevato quando mi accorsi che si trattava semplicemente di un cliente.

Insomma, dove avrei potuto portarla? Non in un bar. Ci aveva trascorso tutta la giornata chiusa tra le quattro mura di un locale.

Sapevo che avrei dovuto chiedere un consiglio a qualcuno, se non ad Harry, perlomeno ad Ashley. Erano tipo amiche, no?

Avrei voluto parlare con Sophie, ma da quando aveva scoperto che Zayn era in città, si era rinchiusa in casa ed aveva tolto la parola a tutti.

Dopo tutto la capivo. Non è affatto facile rischiare di trovarsi davanti la persona da cui si è sempre scappati, soprattutto quando la si ama.

Era sicura che non l'avrebbe mai più rivisto e adesso non poteva evitare di affrontarlo, perlomeno non per molto. E non era preparata a questo, per niente.

Wolverhampton diventa davvero piccola quando cerchi di evitare qualcuno.

La porta alle mie spalle si aprì ed io mi voltai, forse troppo in fretta. Non ero preparato a quella visione.

I suoi capelli castani, solitamente raccolti, le ricadevano sulle spalle sotto forma di morbide onde.

Le sue ciglia truccate sbatterono, mostrandomi gli occhi che mi avevano fatto perdere la testa.

Non mi avrebbero mai guardato come i miei guardavano lei, ma per adesso mi bastava sapere che avesse scelto di passare del tempo con me.

"Ciao." sorrise. Sentii letteralmente gli angoli della mia bocca arrivare alle mie orecchie da tanto fu ampio il sorriso che le rivolsi.

Abbassò il viso mentre scendeva gli scalini, scostandosi i capelli dal viso per non inciampare, ma ciò non fu sufficiente.

Vidi chiaramente il suo piede posizionarsi male, perse per un secondo l'equilibrio e nonostante la velocità con cui lo ritrovò, ne approfittai per prenderla per mano.

Mi rivolse un piccolo sorriso di gratitudine, prima di indietreggiare e ricomporsi.

"Come stai?" le chiesi, iniziando a camminare. "Bene, solo un po' stanca." alzò le spalle non curante.

Ma potevo vederlo che era davvero stanca e mi sentivo in colpa per averla fatta uscire dopo aver lavorato tutto il giorno.

"Turno stancante?" le chiesi. "Mia madre non si sentiva bene ed ho dovuto fare tutto da sola, quindi.. si, turno decisamente stancante." rispose.

"Spero niente di grave." corrugai la fronte in una smorfia di preoccupazione, ma lei alzò la mano come per scacciare l'idea.

"Un semplice mal di testa." rispose. "Per fortuna." aggiunse. "Già."

E adesso cosa le dicevo?

"Allora, visto che sei stanca, magari vuoi.. non so, sederti?" chiesi gentilmente, iniziando a pensare ad un posto carino in cui poter andare.

"Non preoccuparti, non è.. aspetta," si interruppe, "c'è un posto in cui vorrei andare a sedermi." disse, il suo volto venne illuminato da un sorriso.

"Ovunque tu voglia." dissi. "Seguimi." sorrise, ed io non potei fare a meno di ubbidire.

L'avrei seguita dappertutto se me lo avesse permesso.

Ashley

Mi sentivo in pace con il mondo e con me stessa quando mi trovavo fra le braccia di Harry.

E lì, sdraiati sul suo letto, semplicemente a parlare, sembravamo non aver bisogno di nient'altro.

Il mio orecchio era premuto sul suo petto e potevo sentire chiaramente i battiti del suo cuore.

"Potrei addormentarmi." mormorai ad un certo punto, rompendo il silenzio.

"Non mi dispiacerebbe." disse, carezzandomi delicatamente il braccio.

"Ma non posso." sussurrai, ormai con le palpebre semichiuse.

"Mi aspettano." aggiunsi. "Ti aspetta." mi corresse, riferendosi a Zayn.

"Avevo detto che ci avrei messo poco." dissi. "Ovviamente."

In seguito al tono che utilizzò, alzai il viso per vedere il suo. Era contratto in un'espressione turbata.

"Se pensavi di fermarti poco, perché sei ancora qui?" mi chiese. Alzai le sopracciglia e mi sollevai a sedere.

"Perché lo voglio." dissi, sottolineando l'ovvio.

Distolse lo sguardo e così feci anche io, puntandolo verso la finestra. Pensavo che con l'arrivo di Zayn la mia vita sarebbe stata finalmente completa, non avevo messo in conto che avrei dovuto affrontare continuamente discussioni a causa sua.

"Per quanto andremo avanti così?" chiesi poco dopo. "Per quanto dovrai interrompere ogni momento con la tua gelosia?" chiesi seccata.

"Gelosia?" chiese, quasi divertito. "Parli tu che hai quasi sbranato con lo sguardo Sierra solo perché si era seduta di fianco a me?" chiese.

Mi alzai dal suo letto.

"Primo, io non sono affatto gelosa. E secondo tu sei stato cotto di lei, e questo mi sembra un buon motivo." replicai.

"Per essere gelosa." aggiunse al mio discorso.

Serrai le labbra in una linea sottile. "Ho detto che non sono.." iniziai.

"Come vuoi. Eri in ritardo o sbaglio?" chiese seccato. Stava per caso chiedendomi di levarmi dai piedi?

"Già." borbottai. Mi abbassai per cercare le scarpe e mi sedetti sul letto per indossarle mentre pensavo a qualcosa di tagliente da dirgli.

Sfortunatamente non trovai niente all'altezza della situazione, riuscivo solo a pensare a quanto fosse infantile.

Mi alzai di scatto ed inciampai sui miei stessi piedi, allungai una mano per non cadere e per sbaglio, la poggiai sui libri della libreria, facendone cadere alcuni.

Dannazione. Sbuffai rumorosamente, mentre mi abbassavo a raccoglierli, ma mi bloccai quasi subito.

A terra c'era una cornice e la foto che conteneva mi fece sobbalzare il cuore.

Katy sorrideva come non l'avevo mai vista fare prima ed Harry le faceva una smorfia.

Mi sentii male e non ne capii il motivo. Loro si erano lasciati e non erano rimasti affatto in buoni rapporti.

Lei era stata la peggior fidanzata di tutti i tempi e a quanto ne sapevo, Harry al momento la detestava.

Ma allora perché aveva ancora una loro foto? E perché era nascosta fra dei libri? La nascondeva a me? Forse teneva ancora a lei.

La raccolsi e mi voltai verso Harry, ancora seduto sul letto. Mi rivolse uno sguardo confuso.

Lasciai che la cornice ricadesse sul materasso.

"E questo è un buon motivo per essere gelosa?" gli chiesi, prima di voltarmi e di uscire velocemente dalla sua stanza.

Niall

Mi sentii all'apice della felicità quando i miei passi rallentarono di fronte a quel parco giochi e lei mi prese per mano, strattonandomi come una bambina.

La seguii divertito fino alle altalene.

"Era qui che volevo sedermi." disse soddisfatta, prendendo posto.

Credetti di avere gli occhi a forma di cuore mentre la guardavo dondolarsi, con un sorriso terribilmente adorabile sulle labbra.

"Vieni anche tu, è divertente." disse. Ma non aveva idea di quanto fosse più divertente starmene lì ad osservarla.

Alla fine l'accontentai, ma solo dopo che mi ebbe detto di sentirsi un po' stupida lì da sola, così decisi di fare lo stupido insieme a lei.

Come due bambini, gareggiamo per constatare chi arrivasse più in alto, ma essendo più leggera, vinse ad occhi chiusi.

E comunque l'avrei lasciata vincere in ogni caso, solo per vederla esultare e saltare giù dall'altalena ancora in aria.

Mi salì il cuore in gola quando inciampò e cadde sull'erba verde, ma quando scoppiò a ridere, sospirai.

Mi alzai per andare ad aiutarla e le tesi una mano. L'afferrò quasi subito, ma solo per tirarmi in basso di fianco a lei.

Mi sedetti, iniziando a chiedermi cosa avessi potuto fare di buono nella vita per meritare tutto quello. Ero al settimo cielo e le sue risate spensierate mi gonfiavano il cuore di felicità.

Forse fui colto dall'entusiasmo quando mi avvicinai pericolosamente al suo viso. La sua espressione disse tutto, non dovette neanche allontanarsi.

Indietreggiai immediatamente, capendo di aver superato il limite. Che razza di coglione.

Avevo rovinato un momento perfetto e solo perché non riuscivo a resistere alle sue labbra.

Ma era ovvio che lei non avrebbe mai ricambiato un mio bacio. Probabilmente per lei quella non era altro che un'uscita fra amici.

Sentii letteralmente il viso andarmi a fuoco e se avessi potuto, mi sarei volentieri sotterrato sotto terra.

"Dovremmo andare, si sta facendo buio." mormorò, alzandosi. Annuii in silenzio e la imitai.

Il tragitto di ritorno fu imbarazzante ed io mi sentii un'idiota tutto il tempo.

Non facemmo altro che scambiarci opinioni sul clima e sull'aria fresca che piano, piano ci stava avvolgendo sempre di più.

Avrei voluto offrirle il mio cappotto, ma non azzardavo più ad avvicinarmi a lei. Non dopo quella figura.

Una volta di fronte al Rammer Jammer, mi trovai seriamente in difficoltà. Non avevo idea di cosa fare o dire.

Lasciai semplicemente che la mia bocca si aprisse da sola.

"Mi dispiace per.. averti quasi baciata." mormorai, completamente in imbarazzo.

Il suo piccolo sorriso mi rassicurò, altrettanto fece il bacio che mi lasciò sulla guancia.

"A me dispiace non avertelo lasciato fare." disse, prima di rivolgermi un ultimo sorriso ed entrare.

Sentii letteralmente la mia mascella raggiungere il marciapiede. L'aveva detto sul serio?

Harry

Rimasi in silenzio per minuti infiniti dopo che Ashley ebbe lasciato la mia stanza.

Perché la trattavo così? Era un fottuto meccanismo di difesa. Si, ero geloso marcio di Zayn e questo mi portava ad attaccarla.

L'avevo praticamente sbattuta fuori dalla mia stanza. Avevo fatto così tanta fatica ad entrare nelle sue grazie e adesso stavo rovinando tutto.

Le mie mani trovarono la cornice con la foto mia e di Katy. Per quale dannato motivo l'avevo ancora?

Ricordavo di averla inserita fra due libri per non vederla, troppo a pezzi per ricordare i momenti felici che avevo trascorso con lei. E poi l'avevo dimenticata lì. Come avevo potuto scordare di dargli fuoco?

La presi e senza pensare la scagliai contro la porta, il vetro si infranse in mille pezzi e solo un secondo dopo sentii dei passi pesanti sulle scale.

Sbuffai, iniziando a fare il conto alla rovescia.

3.. 2.. 1..

"Che diavolo combini?" chiese Gemma, spalancando la porta.

Puntò gli occhi a terra e trovò l'oggetto in mille pezzi.

"Uh, distruggi le prove della tua relazione con Katy? Posso darti una mano?" chiese divertita.

"Sparisci." le ordinai, sdraiandomi e comprendimi il viso con il cuscino.

"Ashley ci ha quasi rotto il portone di casa, sbattendolo con tutta la sua forza e tu hai attentato alla vita di quella cornice." disse.

"Sento puzza di discussione." aggiunse, traendo le sue conclusioni.

"Che segugio." la presi in giro.

"Ti conviene portare il tuo culo da lei, adesso." disse. Spostai il cuscino dal viso e la guardai.

"Suppongo di si." sospirai.

"Supponi bene." disse, mentre si abbassava a raccogliere i vetri rotti. Mi alzai e la superai, deciso a raggiungere la casa a fianco.

Salii le scale, sperando che lei si trovasse davvero in camera sua, come mi era stato detto da Christopher.

Ma non fu esattamente la persona che trovai una volta varcata la porta. Zayn era in piedi di fianco alla parete e scrutava i disegni appesi al muro. Appesi al muro da me.

Si voltò non appena avvertì la mia presenza e non mi rivolse la più amichevole delle espressioni.

Dal canto mio non avevo niente contro di lui, ma considerando che era la causa dei nostri litigi, non lo ripagai di certo con un sorriso.

"Dov'è Ashley?" chiesi, con tono distaccato.

Non mi rispose, limitandosi a voltarsi e a fare qualche passo in mia direzione.

I rumori che avvertii in bagno risposero per lui. Ashley stava sbatacchiando qualsiasi cosa in quella stanza.

"Suppongo che sia tu la causa." disse, riferendosi ai rumori provenienti dalla stanza a fianco.

Non avevo dubbi di esserla, così come non avevo dubbi che il modo in cui si stava ponendo iniziava ad innervosirmi.

"Ed io suppongo che non siano affari tuoi."

Il mio tono tagliente lo portò a fare un passo in avanti. Credeva di essere minaccioso o cosa?

"L'ultimo che l'ha fatta soffrire, è finito in ospedale." mi informò.

La frase che forse avrebbe dovuto farmi intimorire, mi fece quasi ridere.

Troppe volte mi ero lasciato sottomettere e sinceramente, ero stufo. Non avrei permesso più a nessuno di intromettersi fra me e una ragazza. Soprattutto non fra me ed Ashley.

"Beh, doveva essere davvero scarso allora." controbattei, sentendomi stupido per quello scambio di battute taglienti. Non eravamo bambini ed Ashley non era il premio in palio.

Lui era suo amico, dannazione, non poteva semplicemente farsi da parte e lasciare il compito del fidanzato a me?

Non stavamo ancora insieme e non vantavo nessun diritto su di lei, ma prima che arrivasse lui, perlomeno, avevo un minimo di voce in capitolo.

Un sorriso sbilenco e divertito scoprì i suoi denti bianchi, i suoi piedi lo portarono ancora più vicino a me.

"Non so qui, ma dalle mie parti avresti già i denti in mano. Quindi ritieniti fortunato."

Ashley mi aveva accennato l'enorme differenza che c'era fra Wolverhampton e Long Beach. Era una realtà difficile, dalla quale provenivano individui come Zayn e Dean.

"Dalle mie parti siamo capaci di risolvere le questioni parlando. Non siamo tanto stupidi da dover ricorrere alle mani." lo informai, sentendomi fin troppo pretenzioso.

Il passo che seguì, fu quello che lo portò su di me. Le mie parole lo avevano fatto infuriare e, come da copione, cercava di intimidirmi con le maniere forti.

Poiché, come già sottolineato, non avrebbe potuto farlo in altro modo.

"Ascoltami bene, razza di.."

"Zayn!"

La voce di Ashley ci fece voltare entrambi. La sua espressione era furibonda e l'aspetto dei suoi capelli confermava la sfuriata che aveva avuto in bagno.

"Che accidenti succede qui?" chiese, avanzando nella stanza. Zayn fece un passo indietro, la sua espressione era adesso completamente diversa. Difronte a lei diventava un cagnolino.

"Mi mostrava come dalle vostre parti spaccate la faccia a chi ritenete una minaccia." le risposi, con più naturalezza possibile. Una risata di scherno fuoriuscì dalle labbra di Zayn.

"Sei l'ultima persona che temo." disse, con aria di superiorità.

"Non quando si parla di Ashley." gli feci notare. La sua mascella si contrasse, così come le sue mani, adesso chiuse in pugni.

"Devi passare sul mio dannato cadavere prima di poterti prendere gioco di lei, è chiaro?" chiese, alzando la voce.

Ashley corrugò la fronte seccata e prima di fare un paio di passi verso la nostra direzione, sospirò.

Si fermò di fianco a Zayn e poggiò il mento sulla sua spalla, alzando lo sguardo alla ricerca degli occhi dell'amico. Zayn abbassò il viso e la guardò.

Successe qualcosa di strano sotto i miei occhi. Qualcosa che mi fece capire che io non potevo competere contro di lui e mai avrei potuto.

Un piccolo sorriso si formò sulle labbra di Ashley e il corpo di Zayn sembrò rilassarsi in un instante.

"Non devi spaccare la faccia a nessuno." gli disse. "E nessuno passerà sul dannato cadavere di nessuno." aggiunse, ridendo.

Poi scivolò lontano da lui e guardò me, con un'espressione completamente diversa. Sembrò volermi trafiggere con lo sguardo ed io mi sentii un completo coglione.

Non sapevo neanche cosa diavolo stessi facendo in quella casa. Era ovvio che non avesse bisogno di me o delle mie spiegazioni. Perchè in ogni caso, aveva lui.

"Ti accompagno alla porta." disse, con tono severo.

Scossi la testa. "So dov'è." risposi, altrettanto incazzato, prima di voltarmi e uscire dalla stanza.

Nonostante la mia risposta, avvertii i suoi passi alle mie spalle. Ma non mi voltai per accertarmene.

Mi seguì in silenzio per la maggior parte delle scale, prima di posare una mano sulla mia spalla e attirare la mia attenzione, chiamando il mio nome.

"Che vuoi?" chiesi, voltandomi bruscamente. Sobbalzò per il tono che utilizzai e si imbronciò. Non aveva il fottuto diritto di guardarmi in quel modo.

Mi aveva reso ridicolo e mi aveva fatto sentire una completa nullità, costringendomi a vedere quello scambio di sguardi e sorrisi. Come se io non fossi stato lì a due passi.

"Cosa accidenti era quello? Prima litighi con me e poi ti presenti qui ed attacchi il mio miglior amico?" chiese, adesso a braccia conserte.

Dovetti sforzarmi veramente tanto per non reagire in modo eccessivo, ma le sue domande mi misero a dura prova. Era completamente fuori di testa.

"È così scontato che sia stato io ad attaccare lui?" chiesi seccato. Perchè non potevo essere io quello ad essere stato attaccato?

Mi sorprese sospirando e sedendosi su uno degli scalini che stavamo in precedenza scendendo.

"Non è andata così, vero?" mi chiese. "Non è affatto andata così." confermai. "Ero venuto per.." sbuffai.

"E lui si è subito messo sulla difensiva, incolpandomi della rottura di qualsiasi elettrodomestico tu abbia rotto in quel bagno." dissi nervosamente.

"Eri venuto per..?" mi chiese. Serrai le labbra. Ero andato da lei perché mi ero sentito in colpa ma, adesso, non avevo più tanta voglia di scusarmi con lei.

"Per darti delle spiegazioni. Ma forse quelle dovresti essere tu a darle a me." borbottai, distogliendo lo sguardo.

"Inizia tu." disse, portandosi le ginocchia al petto ed abbracciandosele.

"Quella foto era in mezzo a quei libri perché volevo farla sparire e l'ho semplicemente dimenticata lì." dissi tutto d'un fiato. Non era possibile che stessimo veramente litigando per quello.

"Ho pensato.." Iniziò. "Cosa?" le chiesi, interrompendola.

"Che fosse lì per ricordarmi i bei tempi trascorsi con Katy? Perché non ne ho o meglio si, dannazione, li ho."

Sbuffai.

"Ma sono stati spazzati via nel momento in cui mi sono reso conto che lei ha finto tutto il tempo con me e questo lo sai meglio di chiunque altro." La mia voce si alzò per la frustrazione.

Mi offendeva il fatto che potesse pensare che provassi ancora qualcosa per Katy.

Sapeva esattamente com'erano andate a finire le cose fra noi due, non poteva avere il minimo dannato dubbio.

Serrò le labbra e distolse lo sguardo. Potevo percepire che stesse subendo una lotta interna.

"Mi dispiace, ok?" sbottò improvvisamente. "Si, ho pensato che tu potessi sentire la sua mancanza o qualcosa del genere." spiegò.

"E si, lo so, è stupido. Ma anche io sono diventata stupida da quando sei entrato a far parte della mia vita, quindi non biasimarmi."

Corrugai la fronte, sinceramente confuso per ciò che aveva appena detto. Che diavolo voleva dire?

"Non vedi? Che sono completamente un'altra persona adesso? Sono una stupida, perché.. guardami, piango addirittura." disse asciugandosi velocemente una lacrima.

Schiusi le labbra. Sempre più confuso. Mai l'avevo vista piangere, mai. E di motivi ne avrebbe avuti molti, invece si metteva a piangere adesso. Perché?

Allora capii perché si stava dando della stupida. Aveva finalmente abbassato le difese. Quei muri che tanto avevo combattuto, erano crollati. E le emozioni avevano finalmente trovato un modo per entrare. Non era più un pezzo di ghiaccio. Solo che non era abituata, se non a provarli, sicuramente non ad esprimerli. Le veniva da piangere, e si sentiva stupida.

Mi inginocchiai di fronte a lei e le presi le mani, cercando di fargliele spostare dal viso. Ma lei scacciò la mia presa.

"No." disse poi, riportandole sugli occhi. Sospirai pazientemente e mi sporsi verso di lei.

Inclinai il viso e avvicinai le mie labbra al suo orecchio, sorreggendomi con le mani, poggiate ai lati del suo corpo.

"Preferisco tutta la vita questa Ashley, anche se è stupida." la informai, prima di baciarle l'orecchio.

Si sottrasse dal mio tocco per il fastidio, ma un secondo dopo si poggiò contro il mio braccio. Questo senza scoprirsi mai il viso.

Le baciai i capelli ed attesi in silenzio che si calmasse. Quando fu pronta, lasciò cadere le mani dai suoi occhi, mostrandomi le sue iridi leggermente lucide ed arrossate.

Ero arrabbiato con lei per il modo in cui si comportava con Zayn. Non era normale e non era accettabile. Temevo che fra loro ci fosse più di un'amicizia. Perché, andiamo, io non avevo mai fatto gli occhi dolci a Sophie.

Ma non gliene avrei parlato adesso. Avevamo appena smesso di litigare e non avevo la minima intenzione di ricominciare a discutere.

"Mi dispiace per.. come me ne sono andata." iniziò. "Ho perso il controllo perché.. beh, suppongo di essere gelosa." aggiunse, quasi sottovoce.

Sorrisi contro i suoi capelli.

"Ammettere il proprio problema è il primo passo per risolverlo." la presi in giro, meritandomi una botta a mano aperta da parte sua.

Risi e la strinsi a me.

"So cosa provi." dissi, tornando serio. "Perché anche io sono irrimediabilmente geloso di te." confessai.

"Ed è per questo che continuo ad interrompere ogni momento mettendo in mezzo Zayn." aggiunsi.

"Ma non devi essere geloso di lui." disse, con la voce ovattata a causa del viso premuto contro il mio petto.

"Siamo solo amici." aggiunse, ed io mi trattenni dal ridere sarcasticamente.

"Gli amici non si guardano così." le feci notare.

"Io e Zayn si." controbatté istantaneamente, cambiando tono di voce.

Non avevo voglia di litigare con lei e qualcosa mi diceva che affrontare quel discorso non ci avrebbe portati da nessuna parte.

"Tu e Zayn si." mormorai, carezzandole il braccio, mentre la stringevo sempre di più a me.






A/N

Giuro, credo di averlo partorito questo capitolo e non ne voleva sapere di uscire. Questa volta non è colpa di nessuno, se non mia. Sono stata affetta dalla nota sindrome blocco dello scrittore. Succede. Spero perlomeno di essermi sbloccata bene e che sia di vostro gradimento. Come al solito, sapete come farmelo sapere :)

Un bacio a tutte,

Michi x

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