- Non ti ha proprio detto perché mi vuole vedere? Nemmeno un accenno? - mi torturo le mani, camminando avanti ed indietro come una pazza isterica.
- Quanto ci mette ad arrivare l'autobus? - sbuffo, sempre più nervosa.
Se devo far sta cosa, almeno preferisco raggiungere in fretta la mia destinazione.
Il mio patibolo.
- Sarà qui a momenti, ma... ti vuoi fermare? Mi stai facendo girare la testa. - Mitsuo mi afferra per le spalle.
- Tu sai qualcosa, ma non vuoi dirmelo. Ammettilo, altrimenti mi avresti risposto. - lo fisso storto.
- Giuro, se sapessi perché mia madre vuole vederti te l'avrei già detto. Non ti manderei mai da lei così, allo sbaraglio. Pure io, quando devo intavolare una discussione seria con lei, mi preparo in anticipo su cosa e come dire il tutto. -
- Tutto ciò non mi tranquillizza per niente. - sbuffo, poggiando la testa sulla sua spalla.
L'ultima volta che ho visto la signora Mizushima è stato il giorno dopo il compleanno di Mitsuo. Quando l'ho incontrata per caso, mentre aspettavo l'arrivo di mio padre.
In quell'occasione mi sono permessa, in maniera estremamente impertinente, di darle un consiglio su come trattare coi suoi figli.
Cosa che, se ci ripenso, mi fa sudare freddo non poco.
Insomma... ok essere dalla parte del mio ragazzo, ma sono stata davvero... invadente. E pure arrogante, direi.
Una vera pazza.
Motivo per cui, ora, due settimane dopo quel nostro primo incontro mi ritrovo così.
In ansia.
In attesa d'andare da lei, che ha richiesto a Mitsuo la mia presenza a casa loro.
Per motivi ignoti ad entrambi.
- E se volesse dirmi che devo smettere di frequentarti? Forse ha scoperto della storia della coppia d'oro della Mirai e trova sia per te una distrazione dallo studio. - inizio a vagliare le ipotesi - Oppure trova che io non sia adatta a te, perché ho osato parlarle di come si dovrebbe comportare con voi. -
- Ok che è una persona rigida, che tiene moltissimo ai miei voti, ma non credo arriverebbe mai a tanto. - mi accarezza il capo, sorridendomi dolce.
- Scusa... ho parlato di lei come fosse una persona senza cuore. Non volevo, è solo che mette davvero molta soggezione... - scuoto il capo, cercando di non ricordare gli occhi della donna quando mi studiava.
- Lo so bene. - ride - È mia madre. -
- Comunque... se non vuole farci rompere, che vorrà? Non hai nessuna idea? -
- Sei carina quando ti agiti così. Mi fa sentire tremendamente amato, il tuo timore di venir allontanata da me. - si dondola sul posto, con espressione sognante.
Ma che cavolo...!
Afferrandolo per le spalle lo scuoto - Ti sembra il momento di perderti nel tuo mondo rosa a fiori?! -
- Scusa, scusa. - mi prende per i polsi, avvicinandomi a sé - A volte ancora non mi capacito d'essere riuscito a farti innamorare di me. -
Lo sguardo dolce puntato su di me.
Il sorriso sulle labbra.
Ah... che scorretto.
È ingiusto comportarsi in maniera tenera in in momento del genere.
- Hai troppa poca fiducia in te, per essere il Principe del Sole. E pure per il tipo che mi disse arrogantemente "Ti farò innamorare, dimostrandoti che tutto ciò che hai letto e visto non può competere con la realtà che vivrai al mio fianco." -
- Effettivamente... quella volta sono stato davvero audace ed affascinante, vero? - mi osserva felice.
- Non saprei... - bofonchio, distogliendo il contatto visivo.
- Non si era detto "Più sincerità riguardo i sentimenti"? - spinge indietro la mia fronte con l'indice, sorridendo divertito.
- Ah, il bus! - vengo salvata dall'arrivo del mezzo.
- Comunque non mi hai ancora risposto, cosa credi che voglia da me, tua madre? - domando nuovamente, dopo aver preso posto accanto a lui.
- Nemmeno tu hai risposto a me. - borbotta falsamente indispettito - Non ho proprio idea del perché mi abbia chiesto d'invitarti a casa. In passato non ha mai domandato delle ex di mio fratello. -
- Questo... mi mette solo più ansia. - sento il sangue defluirmi dal viso.
- Secondo me non è un qualcosa di cui dovremmo preoccuparci. - riflette con aria più rilassata - Ammetto che all'inizio mi ha sconvolto, tanto da farmi passare quasi tutta la notte in bianco, a pensare al perché. Però... non lo so. Il modo in cui mi ha posto la richiesta mi ha fatto calmare. Secondo Shuji è incuriosita da te, visto ciò che le hai detto. -
- Hairi pensa che io abbia fatto scattare il giusto interruttore, per farle cambiare atteggiamento verso di voi. - scuoto il capo - Ma credo sia troppo ottimista. -
- E invece io concordo con Hairi. Visti i suoi turni l'ho incontrata molto poco, in queste due settimane, ma... c'è qualcosa di diverso in mia madre. L'altro ieri mi ha chiesto come stavo e la settimana scorsa... te l'ho detto, m'ha domandato se mangio in maniera sana a scuola. In una famiglia normale domande del genere dovrebbero essere la prassi, ma sai... al massimo mi veniva chiesto come andava a scuola, riguardo lezioni e voti. - fa spallucce.
- In ogni caso preferisco rimanere coi piedi per terra. Non vorrei farmi illusioni. - sospiro, senza però riuscire a spegnere la fiammella di speranza che si è accesa nel mio cuore.
- Ok ok, sappi comunque che starò con te tutto il tempo. A darti coraggio durante questo singolare ed inaspettato incontro. - mi stringe le mani con aria rassicurante.
Peccato solo che, giunti a casa del biondo ed accomodati in salotto con la donna - Mitsuo, andresti a prendere un paio di cose al supermercato? Scusa se te lo chiedo così, ma stasera pensavo di farvi gli sformatini di patate che tanto ti piacciono. Con delle braciole, magari. - gli porge una lista piuttosto consistente.
- Farvi? - si blocca lui, col biglietto tra le dita.
- Ti fermi a cena, vero Aomori? Non capita spesso che io abbia tempo per preparare un pasto del genere. Di norma devo limitarmi a cose ben più veloci. - la signora Mizushima mi osserva in attesa di risposta.
A cena... qua, con lei.
Che ha in mente?
Qualunque cosa sia, mi risulta difficile declinare l'invito, perciò - Se non è un disturbo. -
- Non ti avrei invitata, altrimenti. - annuisce, tornando poi al figlio - C'è qualche problema? Hai paura che la mangi, in tua assenza? -
- Un po'... - sussurra a mezza voce, facendola scattare - Come scusa? Sai che non sopporto quando borbotti, alza la voce. -
- Se non è un problema, Ruri potrebbe venire con me. Potrei approfittare della sua presenza per portare a passeggio Snow. - Mitsuo tenta di salvarmi da ciò che sta per accadere.
Inutile però dire che la donna non glielo permette - Potete andare dopo a passeggiare con Snow. Se ti accompagna dovrà poi stare fuori con lui ad aspettarti o legarlo da qualche parte. -
- Allora... - cerca di prendere tempo per trovare un'altra idea, ma stavolta sono io ad interromperlo - A quest'ora non c'è molta gente al supermercato, non dovresti metterci molto. - gli sorrido.
Tanto ho capito che sua madre vuole parlare sola con me.
E ciò significa che Mitsuo non ha possibilità di liberarmi da tale situazione.
Questa donna ha deciso ed io, ora come ora, posso solo assecondarla. Così da strappare il cerotto in un colpo solo.
- Ha ragione, su. Ci vediamo dopo. - lo saluta con una mano, per invitarlo ad alzarsi dal divano ed avviarsi.
Anche se riluttante esegue, puntando lo sguardo nel mio. In cerca di una conferma che non indugio a dargli, con un cenno del capo.
- A dopo. - si china su di me, per baciarmi i capelli - Se succede qualcosa chiamami. - sussurra incerto.
- A dopo. - mi costringo a non ridere della sua espressione.
La confusione sul suo viso è così palpabile da essere riuscita a smorzare un po' la mia tensione.
Come me non sa che si deve aspettare dalla madre, ma oramai che siamo in ballo... balliamo.
L'ho affrontata una volta, farlo una seconda non dovrebbe essere molto diverso.
Anche se... ora è più riposata di com'era al nostro primo incontro.
- Mitsuo, le tue labbra hanno salutato, ma i tuoi piedi sono ancora ancorati al suolo del salotto. - lo riprende la donna.
- Vedrò di sbrigarmi. - annuisce uscendo a passo svelto e, lo so... anche senza vederlo potrei scommettere su ciò che ha fatto, subito dopo aver varcato la soglia.
Di sicuro ora starà correndo verso il supermercato.
- Era davvero preoccupato all'idea di lasciarti sola con me. - è la frase con cui la signora Mizushima decide di rompere il silenzio.
- Posso chiederle come mai ha chiesto di vedermi? - vado dritta al sodo.
Mi sono lasciata andare alla tensione da quando mi è stata riferita la richiesta da Mitsuo, motivo per cui... ora è giunto il momento di metterla da parte.
- Volevo parlare con te. Dopotutto hai capito perfettamente che ho fatto uscire Mitsuo di proposito, per restare a quattr'occhi noi due. - incrocia le gambe raddrizzando la schiena, mentre mi osserva.
Mi scruta con uno sguardo... diverso da quello della volta precedente.
Quasi più... caldo.
- E di cosa voleva parlare? - insisto nel chiedere d'arrivare al succo della questione.
- Ho pensato molto alle tue parole, in queste due settimane. - annuisce - Hai avuto fegato a dirmi come dovrei comportarmi coi miei figli. Tu che, al massimo, puoi aver avuto come esperienza quella di una babysitter. -
- Per questo io vorrei... - alza una mano per frenare le mie parole - Lasciami finire. -
- Mi scusi. - chino il capo.
- La verità è che, a conti fatti, nemmeno io ho tutta questa esperienza come madre. Sono stata presente nei loro primi anni di vita, ma dai tre in su sempre meno. Non a caso non hanno pressoché nessun ricordo con me, della loro infanzia. Credo tu sappia che sono stati cresciuti dai miei suoceri e, come dire... a me e mio marito è sempre andata bene così. - la luce nei suoi occhi cambia, diventando quasi di rammarico - L'idea era quella di lasciare le attenzioni ai nonni, mentre noi ci saremmo occupati dell'istruzione. Non potendo stare con loro quanto volevamo, eravamo intenzionati a dargli la miglior istruzione possibile. Così da assicurargli un futuro stabile. -
- Non si può essere sicuri di una cosa del genere. Il futuro è un'incognita, anche per chi passa la vita a studiare, finendo col conseguire più di una laurea. - commento, vedendola poi annuire.
- Certo, ma da genitore cerchi di fare il possibile, per dare ai tuoi figli tutti i mezzi necessari per ridurre al minimo le probabilità di disfatta. - prosegue con tono pacato - Il nostro progetto era quello di aprire una clinica privata, che garantisse ad entrambi il futuro stabile che aspiravamo per loro. Solo... recentemente mi sono resa conto di non aver considerato una cosa davvero importante. -
- I loro desideri? - azzardo.
- I loro desideri. - annuisce - Visto il discorso che mi hai fatto, presumo tu sappia della discussione avuta con Shuji a Natale. -
- Sì. - rispondo con un cenno del capo.
- Sembrerà stupido, ma fino a quel momento non avevamo mai considerato l'eventualità che i nostri figli potessero desiderare un futuro diverso da quello intrapreso da noi. Forse perché da piccoli correvano sempre verso le nostre gambe, dicendoci che da grandi avrebbero salvato vite come mamma e papà. O per l'obbedienza mostrata fino a quel giorno. Sta di fatto che, vedere la fermezza di Shuji unita alle difese di Mitsuo... mi ha lasciata piuttosto di sasso. Per la prima volta mi sono resa conto che non erano felici. Che si sentivano come al guinzaglio. - sospira - Al che ho cominciato a riflettere sul passato. Realizzando che non avevo la minima idea di quali fossero gli interessi, le passioni e gli obbiettivi dei miei figli. Sapevo i loro voti, a grandi linee chi erano le amicizie che frequentavano, i cibi che gli piacevano quando erano più piccoli, ma... nulla più. Poi, come se non bastasse ti ho incontrata. -
Una fitta mi trapassa, a quella frase.
- Non sapevo nemmeno che Mitsuo avesse la ragazza. Cosa che mi ha piuttosto sconvolta e fatta innervosire. Insomma... ti aveva portata a conoscere i suoi nonni, quando la madre non sapeva della tua esistenza. - si poggia allo schienale della poltrona, con occhi stanchi e tristi - Ero consapevole del fatto che i miei suoceri sono stati più genitori di noi, ma conoscerti così è stata proprio una mazzata. Tanto che... dal nervoso ho finito per dire cose che non pensavo. Con un tono che non volevo usare. E come se non bastasse... mi sono pure sentita rimproverare da una ragazzina con meno della metà dei miei anni. - ride senza allegria.
- Le chiedo scusa. Non volevo mancarle di rispetto, quel giorno. - mi mordo il labbro inferiore, sentendomi uno schifo.
Questa donna stava combattendo una propria battaglia interiore ed io, con le mie parole, non ho fatto altro che rincarare la dose.
- Non scusarti. Pensavi ciò che hai detto e ti sei esposta per amore di mio figlio. Anche se non sono una madre come la tua, non posso che essere felice del fatto che Mitsuo abbia trovato una ragazza pronta a tirare fuori le unghie per lui. Ed è proprio grazie a quel tuo discorso se ho deciso di parlare con te, oggi, di una cosa che mi preme molto. - la vedo agitarsi sulla poltrona.
Come in cerca del coraggio per proseguire il discorso.
Non mi sarei mai aspettata di parlare in questa maniera con lei. Così apertamente, sinceramente.
Eppure eccoci qua.
Intente a discutere di un argomento che importa molto ad entrambe. Ovvero la felicità dei suoi figli.
- Sono anni che mi comporto in questo modo, motivo per cui... - chiude gli occhi sospirando - Non ho idea di come aprocciarmi ai miei figli. - esordisce in fine.
Preoccupata, agitata e pure molto in imbarazzo.
Non dev'essere facile dire certe cose ad una che è pressoché un'estranea, ma a quanto pare le era più facile questo dell'affrontare direttamente la sua prole.
Ed in fondo... la capisco.
Pure per me è stato incredibilmente difficile aprirmi, esporre i miei sentimenti dopo anni che li tenevo sotto chiave.
- In questi giorni ho provato ad interessarmi di più alla quotidianità di Mitsuo, ma... credo solo di averlo stranito ed inquietato. Mentre Shuji... non risponde alle mie telefonate. - si tortura le mani, con un'espressione in volto che mi ricorda terribilmente quella del mio ragazzo. Quando si agita, preoccupato d'avermi indispettita.
La stessa identica aria impacciata del figlio, con però la mia difficoltà ad aprirsi.
Mix che la rende quasi tenera.
- Sì, Mitsuo si è sorpreso del suo interesse. - le sorrido - Ma inquietato no. A mio avviso dovrebbe continuare come sta facendo, con lui, aumentando il livello di difficoltà man mano. In base a come se la sente. Non è facile esporsi tutto d'un colpo, lo so bene per esperienza personale. Non ha idea di quanta pazienza ha portato suo figlio. E quanta ancora ne sta portando. - confesso.
- Cosa intendi? - si rilassa, facendosi più curiosa.
Le racconto così, in breve ed omettendo alcune parti, l'evoluzione della storia tra me e suo figlio.
In uno slancio di voglia di confidarmi, per farla sentire meno sola dopo il modo in cui ha deciso d'esporsi con me.
- Per questo penso andrà tutto bene. L'importante è parlargli chiaro ed a cuore aperto. - finisco annuendo.
- Avevo intuito che eri una tipa con un bel caratterino, ma non pensavo fino a questo punto. - mi sorride, consolidando così una complicità tra noi che non mi sarei mai immaginata d'instaurare, due settimane fa.
- Anch'io ho ancora molto su cui lavorare. - convengo divertita, giusto in tempo per vedere Mitsuo entrare in casa. Sudato e rosso in viso.
- Vorrà dire che c'impegneremo insieme a migliorare. - punta lo sguardo sul figlio - Ed a tal proposito... forse dovrei cominciare col spiegargli che non ti ho fatto nulla. -
- Sono tornato! - urla col fiatone.
- Questo potevamo vederlo da noi. - ridacchio, spiazzandolo. Palesemente sorpreso di non avermi trovata in lacrime o in preda al panico.
- C-Che avete fatto, in mia assenza? - non sa come chiedere alla madre se mi ha trattata bene o no.
Al che, dopo uno sguardo d'intesa con la donna, sorrido al ragazzo - Ci siamo divertite a farci confidenze tra ragazze. -
- Ah? - molla la borsa della spesa sul tavolino in mezzo a noi, mentre cerca nel mio sguardo un segno di follia.
Eh, Mitsuo... pure io sono sorpresa.
- Grazie per essere stato così veloce, vado a mettere le cose in frigo. - la madre fa per prendere la busta, ma il figlio la solleva di nuovo - Te la porto in cucina. - si avvia scuotendo il capo.
- Ho forse sbagliato qualcosa? - mi fissa lei confusa.
- No, credo sia solo perplesso. Poi... - ci alziamo - Penso volesse essere gentile, portandole il peso della spesa in cucina. -
- Oh. - si sofferma ad osservare la porta varcata dal figlio - Dovrò impegnarmi molto se voglio imparare a comprendere Mitsuo. -
- Sappia che probabilmente non si riuscirà mai a decifrarlo completamente. - scuoto il capo, facendola ridacchiare.
- Che succede? - arriva di nuovo Mitsuo, guardandoci come fosse nella casa sbagliata. Con la madre e la fidanzata sbagliate.
- Nulla di che. - risponde la signora Mizushima - Perché non andate a fare la passeggiata con Snow, che dicevi prima? Dovreste approfittarne finché c'è ancora il sole. -
- Bell'idea. - annuisco avvicinandomi al cane - Ti va d'andare fuori? - gli domando, vedendolo animarsi felice.
- Ok. Prendo... il guinzaglio. - il biondo distoglie incerto lo sguardo da sua mamma, ancora indeciso sulla veridicità di tutto il relax presente tra noi.
- Te lo ripeto. Abbiamo solo parlato, in maniera civile ed amichevole. - sbuffo, costretta a dire per la milionesima volta la stessa cosa. Durante la passeggiata con Snow.
- Di cos'è che avete discusso? Perché non vuoi dirmelo? -
- Come già detto, è giusto sia lei a dirti certe cose. -
- Che "cose"? -
- Nulla di brutto, fidati. - mi trattengo dal ridere, del suo stupore crescente.
- Vi ho lasciate sole per venti minuti e... boh, sono tornato trovandomi di fronte ad una scena surreale. Scusami se sono così confuso e curioso. - rabbrividisce, ad una folata di vento non così fredda.
- Tutto ok? -
- Sì, sono solo ancora un po' sudato. Piuttosto... non vuoi darmi nemmeno un indizio? -
- Forse abbiamo sbagliato ad uscire con te in queste condizioni. Rischi di ammalarti. - mi sfilo la sciarpa, per metterla al suo collo.
- Non ignorare le mie domande e... questa tienila tu. - si allontana - Preferisco essere io a prendere freddo. -
- Non dire stupidaggini, finirai sul serio per prenderti qualcosa. Se non la indossi, per me la passeggiata può terminare qua. -
- Ok. Allora facciamo retro front. - annuisce.
- Sappi però che, in tal caso, non avrai alcuna informazione da me. - lo sfido.
- Sei davvero... dispettosa Ruri. Ti stai palesemente divertendo. - socchiude gli occhi osservandomi torvo.
- Io? Ma che dici. - scoppio a ridere.
Felice, fino a quando una voce fa gelare all'istante la mia risata.
Spazzando via la gioia e la tranquillità del momento.
- Aomori, sei tu? -