Non sei come le altre

By AliciaBitritto

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"Non sorridi, non piangi e non mostri i tuoi sentimenti nonostante io riesca a leggerli. Eppure mi piaci, non... More

Prologo
Capitolo 1
Capitolo 2
Capitolo 3
Capitolo 4
Capitolo 5
Capitolo 6
Capitolo 7
Capitolo 8
Capitolo 9
Capitolo 10
Capitolo 11
Capitolo 12
Capitolo 13
Capitolo 14
Capitolo 15
Capitolo 16
Capitolo 17
Capitolo 18
Capitolo 19
Capitolo 20
Capitolo 21
Capitolo 22
Capitolo 23
Capitolo 24
Capitolo 25
Capitolo 26
Capitolo 27
Capitolo 28
Capitolo 29
Capitolo 30
Capitolo 31
Capitolo 32
Capitolo 33
Capitolo 34
Capitolo 35
Capitolo 36
Capitolo 37
Capitolo 38
Capitolo 39
Capitolo 40
Capitolo 41
Capitolo 42
Capitolo 43
Capitolo 45
Capitolo 46
Capitolo 47
Capitolo 48
Epilogo

Capitolo 44

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By AliciaBitritto

"Negli ultimi anni aveva vagato come un fantasma nei vicoli del Cave, ma ora che invece aveva lui qualsiasi posto era casa."


Scappare a New York era una pazzia. Su questo erano concordi tutti, tranne Brigitte ovviamente. Pensava fosse facile lasciare il paese e partire per una destinazione così lontana. Ma non era un posto qualunque, era l'America. 

 - Come intendi arrivare a New York? - le domandò Tobias alterandosi. E come non dargli torto. Aveva appena perso una delle poche persone a cui teneva, e all'inizio credeva che Brigitte stesse delirando. E invece, faceva sul serio. 

 - Lo so che è una follia. Ma sono sicura che il Capo nasconda qualcosa a New York - controbatté la ragazza allo stesso modo. Era vero, il suo ragionamento non si fondava su indizi concreti, ma era quasi sicura di avere ragione. Anzi doveva avercela sicuramente. 

 - Non puoi saperlo. Sarebbe un rischio troppo grande - rispose questa volta Jackson, alzandosi a prendere qualcosa dal frigo. Da quando a Brigitte era venuta in mente la magnifica idea di volare per gli Stati Uniti, tutti e quattro avevano deciso di riunirsi in cucina per parlarne. Ma non stava andando come ci si aspettava. 

 - Che altro abbiamo da perdere? Stanno morendo un sacco di persone per colpa sua - fece Brigitte, alzandosi anche lei ma per difendere le sue parole. Aveva le mani ben salde sul tavolo e la voce era ferma, forse anche fin troppo dato come si sentiva. 

 - E noi saremo i prossimi - intervenne Tobias, sbattendole la verità in faccia. Brigitte aveva sempre apprezzato il suo temperamento. Anche se a volte era capace di buttare un intero muro giù per la rabbia, allo stesso tempo non si comportava quasi mai in modo impulsivo. Ma non sempre si può seguire la ragione. Ci sono cose che non hanno alcun senso, che sono inspiegabili, ma che alla fine funzionano.

 -Non possiamo fare più niente, Brigitte - si avvicinò a lei Jackson, posando una tazza fumante sul tavolo - Lo sai che ci abbiamo provato, ma tutto questo è più grande di noi - proseguì quasi con sguardo impaurito. Sapeva già a cosa sarebbe andato incontro e soprattutto, che non sarebbe riuscito mai a convincerla. Ormai la conosceva. In un modo o nell'altro l'avrebbe persa comunque.

 -Non me ne starò qui senza far niente. Da quando sono nata lo scopo della mia vita è sempre stato questo - li assalì Brigitte, con un fuoco negli occhi che non vedevano da tempo. Quel fuoco che l'aveva sempre resa viva sembrava essersi riacceso. 

 - Fargliela pagare per tutto il male che mi ha fatto - il fuoco si era trasformato in acqua, come i fulmini in pioggia. Quella ferita, come il foro lasciato da un chiodo, era ancora lì aperta e non si sarebbe mai chiusa completamente. 

 - Se voi non volete accompagnarmi ci andrò da sola - addusse in seguito, come se non si aspettasse un loro riscontro. In effetti li aveva spiazzati - Non riuscirete mai a farmi cambiare idea - e lei era così cocciuta, quasi più testarda di un mulo. Chi avrebbe mai potuto contraddirla? E comunque nessuno di loro replicò. Erano troppo concentrati a valutare il rischio per darle una risposta. 

 - D'accordo, verremo con te - contestò Tobias, dopo aver fissato la superficie del tavolo per un intero minuto - Anche se odio dirlo, Brigitte ha ragione. Non possiamo rimanere qui per sempre - Jackson e Rose lo guardarono con stupore. La determinazione di Brigitte era capace anche di far cambiare idea alle persone in uno schiocco di dita. - Ma come faremo a partire? - bofonchiò Rose. Voleva bene a Brigitte, ma secondo lei questa volta avrebbe dovuto fare un passo indietro. Potevano lasciarsi il passato alle spalle e ricominciare tutto da capo. La vendetta non serve a niente. 

 - Di questo me ne occupo io - replicò Tobias - Voi iniziate a prepararvi. Passerò a prendervi tra un'ora - disse, indossando la giacca di pelle appoggiata sulla sedia e dirigendosi verso l'uscita. Le cose stavano andando così tanto rapidamente che sembravano aver perso il ritmo. Praticamente avevano deciso su due piedi di partire per New York. In realtà, non avevano nulla da perdere. Ma a vederlo andare via, Rose capì che forse qualcosa da perdere ce l'aveva. Anzi, qualcuno. Qualcuno che stava sentendo di perdere come un treno che passa una volta sola. Non tutti i giorni ti capita di trovare una persona che ti ama, che ti accetta per come sei.

 - Aspetta - fece Rose, correndogli dietro visto che ormai era già arrivato alla porta d'ingresso - È proprio necessario? - gli chiese, anche se non era una domanda. Suonava più come una supplica, come parole strascicate dal vento.

 - Non ti preoccupare, tornerò presto - la sua voce di solito roca, ora era calda, tanto da poter accogliere le paure di Rose. Lo strinse forte a lei, perdendosi tra le sue braccia possenti, capaci di sostenere anche una montagna. In quell'abbraccio si sentì protetta come non lo era mai stata in vita sua, ritrovando la via di casa. Negli ultimi anni aveva vagato come un fantasma nei vicoli del Cave, ma ora che invece aveva lui qualsiasi posto era casa. Le diede un candido bacio sulla fronte, e fu il più bello che avesse mai ricevuto. Chiuse gli occhi per assaporarlo meglio. Era un bacio senza doppi fini, un bacio che non chiedeva nulla in cambio. Non era come quelli con cui aveva avuto a che vedere in passato. Con lui ogni cosa era diversa. 

 - Ti aspetto - gli disse zitto zitto, prima di chiudergli la porta. I loro occhi si incrociarono per un secondo, e poi le voltò le spalle. Sentì un vuoto nel petto quando si allontanò, che era come se lo stesse perdendo piano piano. E inevitabilmente, sapeva che era così.










Da quando aveva fatto quel sogno non riusciva a non smettere di pensarci. C'erano troppe cose che non quadravano. Cosa c'entrava New York? E poi cos'era l'Ekadasi? Forse partire era stato davvero un errore. Ma ormai era troppo tardi per tornare indietro. 

 - A cosa pensi? - le domandò Jackson, notando l'espressione pensierosa sul suo volto mentre erano in cammino verso la stazione. Per fortuna Tobias era riuscito a procurarsi dei passaporto falsi e i biglietti del treno e dell'aereo. Ma l'aeroporto era troppo lontano per andarci a piedi.

 - A niente - replicò lei, alzandosi la zip della felpa e mettendosi il cappuccio. Un soffio di vento gelido le raschiò il viso. Il vero inverno era arrivato, e non si riferiva solamente a quello stagionale. 

 - Non dovremmo essere lontani - affermò Tobias, dandosi un'occhiata attorno. Tobias doveva esser già stato a Roma. Sembrava di conoscerla come le sue tasche, sebbene avesse vissuto al Cave. 

 - Come fai a conoscere Roma? - indagò Rose, curiosa. Prima non gli avrebbe mai fatto una domanda del genere. Ma ora le cose erano cambiate. 

 - C'è stato un periodo dove il Capo mi mandava spesso qui - solitamente non avrebbe risposto, o sarebbe stato scorbutico nel farlo. Invece lo aveva fatto senza problemi, nonostante parlasse poco del suo passato - É così infatti che ho conosciuto Alexander - continuò, e Rose notò un velo di tristezza nelle ultime parole. Gli diede la mano per confortarlo e le rivolse un sorriso tenue. Si vedeva che stesse soffrendo ancora. 

 - Eccoci, la stazione è lì - Brigitte indicò un edificio che si trovava di fronte alla piazza in cui avevano svoltato. Si trovava praticamente in centro. C'era tanta gente come sempre. Anzi, quest' affluenza di persone le ricordava la vecchia e cara Palermo. Sembravano essere passati anni da quando non la vedeva e invece, erano trascorsi solo alcuni mesi. Eppure nella sua città non si respirava mai questa tensione. La gente correva sfrenata come se stesse fuggendo da qualcosa. Brigitte potè percepire la loro agitazione, quella che aveva provato così tante volte quando era a costretta a scappare. Alcune persone avevano addirittura facce sconvolte, segnate dalla paura. Altre ancora sembravano tentennare, e poi cadere a terra come bambole di pezza. Era tutto così surreale. Nessuno di loro riusciva a capire cosa stesse succedendo. Si sentivano bloccati, come in una sorta di limbo. 

 - Tornate a casa. Esplosioni di gas stanno avvenendo in tutta Roma. Le conseguenze possono essere addirittura mortali. Ripeto, tornate a casa - raggelarono al sentire l'avviso. Si girarono per capire chi fosse a parlare, ma in realtà la voce proveniva da un altoparlante. La gente cominciò a urlare questa volta più forte, ma nemmeno la disperazione e il terrore avrebbe potuto salvarli. 

 - Non perdiamo tempo, andiamocene! - gridò allora Tobias, ma Brigitte sembrò non sentire. Tutte quelle urla le avevano ovattato le orecchie. Non poteva andarsene sapendo cosa stava per lasciare. Si guardò in giro, e c'era una totale confusione. Eppure tra il caos potè scorgere una bambina strillare e piangere a dirotto. 

 - Andiamo, o perderemo il treno! - la redarguì questa volta Jackson, tirandola per il braccio. Ma non poteva lasciare una ragazzina così piccola da sola. Si liberò dalla presa, e corse verso di lei. Doveva avere sì e no cinque anni. E non era proprio sola come credeva. 

 - Ehi, piccola - provò a rassicurarla lei con un tono così infantile che non lo aveva mai usato con nessuno prima d'ora - Va tutto bene - le disse, abbracciandola forte a sè e accarezzandole i capelli neri come i suoi. Le sembrava di avere l'oro tra le braccia. Cosa aveva fatto una creatura così dolce e indifesa per meritarsi questo? 

 - Mamma svegliati! Mamma svegliati! - continuava a strepitare, e anche a scalciare. Ma la lasciò fare, perchè quando lei era bambina non potè versare nemmeno una lacrima per sua madre. Brigitte si allontanò dalla pargoletta, e andò a vedere la donna che giaceva svenuta a distanza di almeno un metro da loro. Si accovacciò accanto a lei e controllò il battito. Per fortuna c'era ancora anche se aveva il colorito bianco. Si alzò per raggiungere la bambina, ma era ormai troppo tardi per farlo. Intravide l'esercito del Capo avanzare verso la piazza, con sicuramente altre bombe come quelle del giorno prima. Brigitte sgranò gli occhi, vedendo quasi tutto attorno a sè crollare. Se non se ne fossero andati in quel momento stesso, li avrebbero uccisi sicuramente. 

 - Basta, Brigitte! Andiamo via! - le ordinò Jackson, seguito da Rose e Tobias. Cosa doveva fare? La testa iniziò a scoppiarle, non capiva più niente. Il panico le salì alla gola. Non voleva lasciare la bambina. - Portiamoci anche lei! - li supplicò con la voce rotta dal pianto. Aveva perso completamente la lucidità. Sapeva che quello che stava per fare era una pazzia. 

 - Sai benissimo che non possiamo farlo, Brigitte - la rimproverò Tobias, afferrandole il braccio. Le stava facendo male, ma non le importava. Intanto, l'armata si avvicinava sempre più e purtroppo dovette arrendersi alla volontà altrui. Cominciò a correre all'inizio trascinata da Tobias, e poi proseguì da sola. Allora si precipitarono verso la stazione che sembrava lontanissima anche se in realtà mancavano soltanto pochi metri. 

 - Sono loro, sparate! - fu l'unica cosa che sentì Brigitte, prima che iniziassero a far piovere colpi. Per la prima volta sentì davvero la paura di morire. Si trovava su un filo sospesa tra la vita e la morte, l'odio e l'amore. Continuò a correre a più non posso, e un proiettile per poco non le colpiva il piede. Sarebbe bastato un centimetro per mandarla fuori campo. Anche Jackson e Tobias sfrecciavano come se non ci fosse un domani. Si volse un attimo verso Rose, ma fu proprio in quel momento che assistette alla scena più brutta della sua vita. No, non poteva essere vero. Stava guardando solamente un film horror. Non era la realtà. Si avvicinò al suo corpo a terra, e un fiotto di sangue le sgorgava dalla nuca. Le prese la faccia con le mani, e vide come il suo colorito roseo si andava man mano spegnendo. Le labbra erano diventate livide, come se qualcuno l'avesse presa a botte. Le avevano picchiato la vita, gliel'avevano estirpata, distrutta fino a farne di lei uno straccio. No, non era lei. Rose non era così. Non poteva essere lei quella che se ne stava stesa a terra ferma, inerme, senza vita. Lei era più di questo. Aveva un sorriso così genuino e degli occhi luminosi. 

 - Rose, svegliati! - mugolò Brigitte, lasciando che un verso disumano prendesse il soppravvento sulla sua voce - Rose, svegliati! - piagnucolò di nuovo, ma questa volta era come un soffio perso nel vento. Lo stesso che avevano strappato via a Rose.


Rose, quella ragazza che nonostante le sue sofferenze aveva ricominciato a vivere; quella rosa che era rigermogliata poco a poco, ora stava perdendo tutti i suoi petali. Chiuse gli occhi per l'ultima volta, e anche l'ultimo petalo della speranza si depositò come neve fredda a terra.


- Rose - continuò a lagnarsi Brigitte, irrorandole il viso con le sue lacrime. Nemmeno volendolo sarebbe riuscita a smettere di piangere. E ora non le importava più niente. Sarebbe potuta morire anche lei, aggiungendosi all'infinita lista delle vittime del Capo. Le si accasciò vicino, per sentire ancora il suo odore, per sentire ancora come fosse viva e invece non lo era più.

 - Brigitte, andiamo - udì quasi biascicato. Allora con i pollici le asciugò il volto dalle sue stesse lacrime, e le baciò la fronte ormai gelida. Jackson la sollevò da terra ma era come se non vedesse e sentisse nulla. Aveva le orecchie tappate, gli occhi gonfi di lacrime. E il cuore vuoto. Jackson l'aiutò a camminare, e potè intravedere un Tobias impassibile. Vivo, ma in realtà era come se fosse morto. Gli occhi impenetrabili di qualsiasi emozione che non fosse il dolore. Era come se quella pallottola avesse colpito lui, e gli avesse trafitto il cuore, lacerato praticamente in mille brandelli. Se lo meritava. Aveva recato così tanto male alla gente che doveva essere in qualche modo punito. E per la prima volta, Brigitte vide una lacrima rigargli il viso. Non lo aveva mai visto piangere. Forse era un incubo. Tutto questo non stava succedendo veramente a loro.

 - Tobias, dobbiamo andarcene - insistette Jackson, ma pareva che non lo stesse ascoltando veramente. Rose era morta, e lui poteva anche non esistere. Rimase immobile, mentre guardava il suo cadavere da lontano. Non era capace di avvicinarsi, di baciarla, di sentire la sua pelle adesso fredda, per l'ultima volta. Un angelo puro non merita la carezza del diavolo. Le dedicò un ultimo sguardo, e seguì gli altri. Ma il pensiero di lei rimase inflisso nella sua mente.

Rose, Rose, Rose.

Non c'era più. 















Ciao a tutt*

Ecco qui il 44 capitolo. Lo so, forse non era questo quello che vi aspettavate. Diciamo che non me lo aspettavo nemmeno io. Il capitolo avrei dovuto pubblicarlo già da ieri, ma rileggendolo mancava qualcosa. E anche se è qualcosa che ho scritto io mi dicevo: "ma che merda è questa". Diciamo che non mi piaceva molto. Ora però, spero che sia riuscita anche un poco ad emozionarvi. Anzi, ditemi se ne sono stata in grado. Per me è molto importante il vostro feedback! Comunque, vi auguro un buon sabato! 

Kisses :*

                                                                                                                                Your Alicia

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