WYN.
Due giorni dopo ci trasferimmo a casa dei ragazzi come nulla fosse.
Emerson e Cameron ci avevano aiutato con la nostra roba, che per fortuna, era molta meno di quello che ricordavo.
Si poteva dire che la casa dove vivevano gli Impostors fosse una vera e propria villa. C'ero già stata, ma non l'avevo visitata tutta da cima a fondo come Emerson mi stava facendo fare in quel momento.
Era l'unico che mi aveva rivolto la parola, gli altri mi ignoravano, mentre di Aaron non c'era traccia da nessuna parte.
—poi, lì c'è la palestra dove ognuno di noi si allena, o insieme, o per conto nostro. Non te la faccio vedere perché in questo momento c'è Aaron...— Emerson si interruppe, come se non avesse dovuto dire quell'informazione. Credevo che fosse uscito, non mi ero soffermata a vedere se la sua macchina ci fosse o meno, anche perché non sapevo quale fosse la sua.
—lì dentro c'è Aaron? Immagino che vi abbia detto di non entrare, soprattutto di non far entrare me— dissi, lo sguardo colpevole di Emerson confermò il mio pensiero, ma perché mi aveva fatto venire a vivere qui se poi aveva intenzione di evitarmi? —ha i suoi motivi, no? Gli hai fatto credere che voi due fosse stati un errore per te, e poi sono passati due giorni da quel casino con la sua famiglia...
Da quando avevamo scoperto che lui e Lenora erano fratello e sorella.
Neanche la mia migliore amica aveva digerito bene la notizia, per questo mi aveva sorpreso il fatto che continuasse ad andarle bene il fatto di venire a vivere qui.
—se fossi in te aspetterei ancora un po' prima di andare a parlargli— mi consigliò Emerson, ma scossi la testa.
Questa storia aveva come protagonista una ragazza che non avrebbe dato ascolto ai consigli degli altri, e avrebbe fatto esattamente il contrario di quello che le dicevano.
Emerson sospirò e poi si avvicinò alla porta della palestra aprendola, da dentro si sentiva "The Hills" di The Weeknd, il cantante preferito di Aaron.
—farò in modo che Aaron non se la prenda con te, va bene? Grazie— sorrisi al mio amico, felice del fatto che mi assecondasse. Amavo il fatto di aver iniziato a riprendere il mio rapporto con lui, solo adesso mi ero resa conto di quanto mi fosse mancato.
—buona fortuna, ti servirà, sai meglio di me che quando Aaron non è dell'umore è quasi inavvicinabile.
Si allontanò lasciandomi sola davanti la porta nera aperta della palestra. Entrai un po' titubante, sapevo che l'umore di Aaron non sarebbe stato dei migliori, neanche quello di Lenora lo era, ma non importava, dovevo parlargli.
Una volta dentro, vidi Aaron tirare a pugni contro un sacco da boxe, era a petto nudo e indossava un pantalone lungo nero di tuta. Dava forti pugni al sacco, sembrava che stesse scaricando tutta la rabbia che aveva accumulato, che immaginavo fosse tanta. Il sudore gli ricopriva il corpo, e cavolo, ai miei occhi sembrava un dio.
Lo fissai come se non esistesse cosa più bella al mondo, la sua imponenza in quel momento mi metteva in soggezione, lo circondava un'aria pericolosa mentre colpiva con violenza.
—se devi fissarmi come se fossi una divinità potresti anche non farti vedere.
Smise di tirare al sacco e si voltò verso di me mentre si toglieva i guantoni e rimaneva solo con le fasce bianche alle mani. Sbattei le palpebre, ero stata scoperta in pieno. La sua espressione in viso non era per nulla amichevole, era ancora arrabbiato con me.
—che vuoi ancora da me, Bronwyn?— mi domandò spazientito voltandosi per prendere la bottiglia d'acqua poggiata su un tavolo nero vicino alla parete —voglio parlarti— gli dissi, fece un sorrisetto —parlarmi? E di cosa? Io e te abbiamo ancora qualcosa di cui parlare?— domandò —ah, aspetta. La tua migliore amica è mia sorella, è di questo che vuoi parlare?— aggiunse.
Sospirai, era sulla difensiva, e lo comprendevo, aveva tutte le ragioni per farlo.
—come stai? Hai intenzione di parlare con Lenora?— gli chiesi, lui percorse il mio corpo con il suo sguardo, e lo fece con calma, gli piaceva? Eppure non avevo niente di appariscente, anzi, avevo un jeans largo e una felpa nera chiusa che copriva la mia maglietta bianca aderente, non ero truccata e i miei capelli marroni avevano bisogno di essere lavati.
—cosa ti importa di come sto?— domandò con un sorrisino in volto mentre sentiva il mio disagio per colpa del suo sguardo —a differenza di quello che ti piace pensare mi importa molto di te— ammisi —non lo hai mai dimostrato— disse lui.
Non dissi nulla, il dolore invase il suo viso. Sospirai, feci qualche passo verso di lui mentre i suoi occhi non si staccavano dalla mia faccia. Mi fermai di fronte a lui, a pochi centimetri di distanza e finalmente lo dissi:
—io e te non siamo mai stati un errore. Non l'ho mai pensato, Aaron, e mi dispiace davvero tanto che io ti abbia fatto credere questo quel giorno.
Non ebbi neanche il coraggio di guardarlo in volto mentre dicevo quelle cose, provavo troppa vergogna per il mio comportamento.
Ci fu un momento di silenzio da parte sua, ma io guardai ancora a terra come una grandissima codarda aspettando che dicesse qualcosa.
—e a me dispiace di non averti chiesto scusa quando tu eri venuta fin qui apposta per questo.
Alzai lo sguardo e incrociai i suoi occhi blu come il mare in cui lessi vero e proprio pentimento, il mio cuore si sciolse, per così poco, ma si trattava di Aaron, e con lui ero molto più debole di quello che mi piaceva ammettere.
I suoi occhi percorsero ancora il mio corpo e una scintilla di... Desiderio? Vidi nei suoi occhi. Mi desiderava quindi?
—perché mi guardi come se non desiderassi nient'altro che me?— domandai incerta, fece un passo verso di me e io iniziai ad indietreggiare, lui fece un sorrisetto mentre continuava ad avanzare, rapidamente chiuse la porta alle mie spalle e mi ci fece appoggiare bloccandomi tra di essa e il suo corpo, il suo petto nudo sfiorò il mio e sentì il cuore battere forte.
—perché...— iniziò, sussurando con la sua voce maliarda, poggiò una mano sulle porta esattamente sopra la mia testa e si avvicinò al mio orecchio —... nonostante il tuo comportamento di merda io ti voglio solo per me, ti desidero. Per me non esiste ragazza più bella di te, Wyn, lo capisci?— disse e poggiò la sua fronte alla mia facendo lunghi respiri profondi, sfiorò il suo naso con il mio —é per questo che mi hai voluta qui? Per stuzzicarmi nello stesso modo del liceo?— domandai mentre lui spostava il suo viso verso il mio collo, posò un leggero bacio su di esso e poi lo sentì sorridere —puoddarsi— sussurrò.
—mi hai perdonata?
Altro sorriso.
—puoddarsi.
Feci un piccolo sorriso.
—e tu? Mi hai perdonato, Wyn?
—puoddarsi.
Rise e poi mi diede altri baci sul collo. Cavolo, era bravo anche in questo, sentivo le mie gambe completamente di gelatina, poggiai le mani sulle sue spalle per non crollare mentre inclinavo la testa di lato per lasciargli più accesso al mio collo.
—non mi hai ancora risposto: hai intenzione di parlare con Lenora?— domandai, lui intanto smise di baciarmi e mise le sue mani sui miei fianchi, mi spinse contro il suo corpo staccandomi dalla porta. I nostri sguardi si incrociarono —so che dovrei farlo, ma non ho molto da dirle. Siamo fratelli, anche se in parte, cos'altro c'è da dire?— rispose, sospirai —potreste conoscervi meglio. Lei tutto quello che sa di te lo sa tramite me. Ma lei, è molto di più di quello che hai visto— gli dissi avvolgendo le braccia intorno al suo collo, non erano affari miei ma era solo un consiglio quello che gli stavo dando.
—perché piuttosto di preoccuparti di questo non pensi a noi due? Perché mi hai fatto credere quelle cose quel giorno?— domandò, deglutì, immaginavo che non si sarebbe accontentato delle scuse —io...— iniziai ma mi fermai, Aaron mi guardò aspettando che continuassi, sperando che gli dicessi un motivo valido —non lo so. Non mi aspettavo che mi baciassi, credevo che mi avresti trattata di nuovo male se ti avessi dato di nuovo quel tipo di confidenza— dissi e mi sentì stupida ad ammettere una cosa del genere, lui mi guardò confuso, probabilmente non capiva il mio ragionamento, c'erano molte cose che non erano chiare tra noi.
—provi qualcosa per me, Wyn?— domandò d'improvviso, provavo qualcosa per lui? Non lo sapevo, ed era questo che mi innervosiva, ero gelosa di lui, mi interessavo di qualsiasi cosa lo riguardasse e mi preoccupavo per lui, queste cose dovevano significare pur qualcosa, no?
—io... Non lo so— dissi di nuovo. Aaron mise la sua mano sinistra tra i miei capelli, prese una ciocca e se la attorcigliò sul dito —non preoccuparti, lo capirai presto— sussurrò ad un millimetro dal mio viso, poi si allontanò e uscì dalla palestra lasciandomi lì impalata come una stupida. Feci un sospiro, non mi ero resa conto di star trattenendo il fiato.
Lo capirò presto? E questo cosa doveva significare? Aveva in mente qualcosa?
Cosa avrebbe fatto?