✼ •• ┈ Your apology needs to be as loud as your disrespect was ┈ •• ✼
La tortura cinese a cui Jungkook era stato sottoposto durante l'ora e mezza di film in cui era stato costretto a guardare un gruppo di animaletti parlanti intenti a ricercare una refurtiva per conto di un procione un po' bastardo, era trascorsa con tale lentezza che più di una volta aveva rischiato il crollo nervoso o di ricadere addormentato sulla spalla di Taehyung.
Aveva ammirato la sua capacità di rimanere concentrato sul film senza mai distogliere gli occhi dallo schermo, ma non se ne sarebbe fatto troppo un problema se solo non gli fosse sembrato che Taehyung avesse smesso perfino di battere le palpebre; l'unico suo accenno di vita era arrivato solamente quando aveva avvolto un braccio attorno alle piccole spalle di Jiwon intento ad accoccolarglisi addosso e allo sfiorare leggero dei capelli di quest'ultimo fino a farlo cadere profondamente addormentato – un po' come Yongho, la cui resistenza al torpore e a quel film da strapazzo era stata nettamente inferiore.
Con il viso era schiacciato contro il suo bicipite, gli stringeva il braccio quasi come se fosse stato un peluche, mormorando di tanto in tanto qualcosa nel sonno. Jungkook aveva cercato di ignorare il fatto che, potenzialmente, quel piccolo moccioso con la cipollina sulla testa avesse sbavato spudoratamente sulla manica della felpa di Taehyung ed, inoltre, aveva perfino provato a dire qualcosa – anche se poi, alla fine di tutto, era solo riuscito a boccheggiare come un idiota senza sapere cosa fare o come intavolare la conversazione senza risultare irritato.
Era sicuramente estremamente complicato scusarsi, ma iniziare il discorso lo era, forse, anche di più.
Jungkook aveva quindi sbuffato dalle narici, aveva provato a muoversi un po' per cambiare posizione ed aveva perfino cercato di liberare il braccio dai tentacoli del moccioso alla sua destra, ma le manine paffute di quel piccoletto sembravano dotate di ventose e quindi era stato costretto a lasciare che il suo corpo venisse pervaso dal formicolare delle sue membra indolenzite fino a che gli agognati titoli di coda non erano apparsi in tutta la loro benedetta liberazione.
Jin e Namjoon erano riemersi da Jungkook non sapeva dove, ma le guance chiazzate di rosso di Namjoon e il sorrisetto dalle labbra arrossate del suo fidanzato, non lasciavano molto spazio all'immaginazione alla sua mente particolarmente acuta e avvezza a quei dettagli; li riconosceva, i languori nelle iridi accese e vacue, perché erano i segni distintivi di momenti particolarmente interessati trascorsi tra le gambe di qualcuno ma, poiché Taehyung non sembrava nemmeno essersene accorto, Jungkook aveva serrato le labbra ed aveva chiesto tacito aiuto per liberarsi dalla presa di Yongho.
Per Taehyung era stato altresì divertente vedere Jungkook muoversi impacciatamente per non svegliare nessuno dei due gemelli, ma non poteva affermare che non gli avesse fatto piacere vederlo cercare di tollerare quella situazione senza emettere più di piccoli sbuffi appena accennati; Jin si era premurato di invitarli a consumare la cena che, con ogni probabilità, i due gemelli avrebbero consumato solo molto tempo dopo e rigorosamente davanti la televisione.
Incredibilmente, a sbuffare più di Jungkook riusciva a farlo il vento, le cui sferzate imperiose impattavano drammaticamente sugli spessi vetri delle finestre, lo sciabolare di quelli che sembravano proiettili luminosi si stagliavano contro le mura della casa che li ospitava e, ovviamente, la bufera annunciata con disarmante tranquillità, era arrivata puntuale quanto la sua sfiga.
Tuttavia, anche se Jungkook valutava se stesso come una persona impavidamente avventuriera, l'imperversare della neve era davvero troppo spaventoso per poter anche solamente concepire di affrontarla e, ovviamente, gli fu immediatamente chiaro che non sarebbe riuscito a tornare a casa quella sera.
Come gli aveva anticipato Namjoon, non era prudente avventurarsi nella notte né lui si sentiva così disperato da voler intraprendere un viaggio di ritorno con quel tipo di rischi solo perché incapace di articolare un discorso che sentiva crescere sulla punta della lingua.
Taehyung aveva accuratamente evitato di rivolgergli la parola, di avere alcun contatto con lui o di guardarlo per più di quelli che erano appena due secondi – così fugaci che Jungkook avrebbe potuto scambiare le sue occhiate per allucinazioni belle e buone.
Solo a cena terminata e quando ormai non vi era più null'altro da fare, Jungkook trovò la sua occasione per rimanere da solo con Taehyung – adesso in piedi davanti l'imbocco della scala a chiocciola che conduceva alla mansarda.
Jungkook alzò un sopracciglio con fare irritato e sfidò con lo sguardo Taehyung ad ignorare ancora la sua presenza; gli occhi di quest'ultimo erano vaganti, sperduti e alla ricerca di appigli più interessanti del suo interlocutore non troppo paziente. Con la stizza a fior di pelle ed un limite di sopportazione ormai abbandonato a se stesso, Jungkook spinse la lingua contro la guancia e si schiarì rumorosamente la voce.
«Quindi, visto che per ovvi motivi non posso andare via stanotte, vuoi che dorma sul divano?»
La domanda risultò più dura di quanto intendesse, ma fu grato a se stesso per essere stato capace di spezzare quell'odioso silenzio che lo stava assordando peggio del fischio dell'arbitro ai rigori. Taehyung sussultò appena e gli occhi si sgranarono inverosimilmente alla richiesta perché quella sì che era una bella domanda.
Dondolò sui talloni e si grattò la nuca. «Io—io, cioè tu— uhm» mugugnò impacciatamente, «Non saprei.» terminò brillantemente ma senza più alcuna energia rimasta a nascondere il suo disagio.
Non aveva più le facoltà mentali per farlo e la tensione che aveva accumulato durante tutta la giornata aveva avuto un prezzo tradottosi in una sorta di bolla di ansiosa consapevolezza di essere sull'orlo di una crisi nervosa.
Taehyung strinse le labbra nel vedere Jungkook massaggiarsi il ponte del naso tenendo gli occhi chiusi, le narici gli si allargarono dallo sforzo di mantenere la calma e contò mentalmente fino a cinque per modulare la voce. «Taehyung, potresti smetterla di comportarti come se fossi pronto ad urlarti addosso?» disse invece, preferendo dare voce al primo dei suoi tanti crucci piuttosto che gettarsi a capofitto in scuse articolate male ed esplicate peggio, «Da quando sono arrivato non fai altro che mugugnare, guardare in giro con agonia e fissare il lampadario come se ti augurassi che ti cadesse in testa.»
Jungkook sbuffò e scosse leggermente la testa nell'udire il singulto di Taehyung – segno che sì, ci aveva azzeccato anche quella volta.
Era in momenti come quelli che Jungkook odiava la sua capacità di osservazione e di analisi del prossimo, ed era tutto così dannatamente snervante che non seppe per quale grazia divina non avesse ancora azzerato la distanza tra loro per scrollarlo violentemente e togliergli dal viso quella maschera sperduta.
Oppresso dal silenzio ricevuto in risposta, Jungkook schioccò la lingua sul palato e si scompigliò i capelli senza premurarsi troppo di sistemarli. «Non sono stata la persona migliore del mondo ma cazzo, puoi trattarmi come un qualsiasi altro essere umano? Il tuo atteggiamento mi sta snervando e non sono venuto qui per discutere. Credimi, è l'ultimo dei motivi per cui sono qui.»
L'irritazione crescente grondò dalle sue parole e si riversò nel lampo irritato delle sue iridi scure e fisse in quelle allargate di Taehyung; Jungkook sentiva di stare per raggiungere il suo picco massimo, il livello oltre il quale non vi era il nulla perché era già arrivato dove poteva arrivare e, se in un primo momento aveva deciso di sopportare quegli atteggiamenti nella speranza che l'altro cambiasse modo di porsi o l'atteggiamento nei suoi riguardi... adesso non più.
Non poteva materialmente tollerare che Taehyung continuasse a sobbalzare, balbettare, mugugnare e sfuggire da lui in nome del suo sbaglio; sì, cazzo, aveva sbagliato, ma era stato l'unico uomo a farlo?
Era stato l'unico uomo a mostrarsi arrabbiato per essere stato preso in giro?
Diamine, ci stava provando, cos'altro avrebbe dovuto fare?!
La pazienza non era parte integrante della sua vita, e tutte le scorte che aveva preso in prestito dal suo autocontrollo, erano state consumate durante quelle poche ore trascorse a convincere Taehyung che non era lì né per chiedergli il resto dei soldi né per urlargli contro.
Oltre quel lampo di ostilità e di irritazione di Jungkook, Taehyung sembrò finalmente capace di vedervi oltre; lo sgomento, la frustrazione e anche un po' del rammarico che lo sguardo dell'altro sembravano contenere furono sufficienti perché nelle biglie scure dei suoi occhi illuminate da ostentata indifferenza vi scorgesse anche attesa.
C'era aspettativa nello sguardo di Jungkook, e c'era anche una velata ansia nel modo in cui aveva stretto le braccia al petto o nel modo in cui i suoi pugni si erano chiusi nelle pieghe dei gomiti. Era accigliato, le labbra erano corrucciate e la mandibola serrata, squadrata e definita come se stesse digrignando i denti.
«Mi dispiace se sono così, è più forte di me,» mormorò Taehyung con una piccola smorfia, «Mi metti in soggezione da praticamente sempre. Prima riuscivo a gestirmela un po' di più mentre adesso è— complicato.» ammise, giocherellando con i bordi del maglione largo.
Jungkook alzò un sopracciglio e piegò il capo. «Prima avevamo un rapporto di collaborazione piuttosto stretto, adesso dovrebbe essere tutto molto più semplice visto che il massimo che posso fare è parlarti,» rispose con tono incolore, «Non ho alcun potere su di te né su nessuno che non sia alle mie strette dipendenze e, personalmente, mi va bene così.»
Taehyung non riuscì ad interpretare la sua espressione, non riuscì a leggere nulla se non ermetica chiusura in quella posa rigida ed austera e, dopo qualche attimo trascorso a scrutarlo e rimuginare, annuì silenziosamente e gli fece un piccolo cenno con la mano. «Cercherò di tenerlo a mente,» sospirò, voltandogli le spalle, «A prescindere da dove dormirai, non possiamo rimanere a parlare in mezzo al soggiorno. Saliamo in camera mia, il resto verrà da sé.»
La rinnovata rigidità di Taehyung lo fece grugnire a mezza voce ed imprecare verso nessuno in particolare mentre sbuffava esasperato e malediceva ogni singolo istante di quella giornata proprio di merda; Jungkook si apprestò a seguirlo salendo velocemente le scale senza troppo badare al rumore dei suoi passi o all'esigenza che essi trasmettevano – del suo orgoglio non era rimasto altro che polvere e, almeno in quel momento, non era ciò che doveva né poteva attenzionare.
Taehyung frappose una nuova distanza tra loro per accendere la lampada posta sul comodino ed una abatjour più grande sita nell'angolo opposto alla stanza, lasciò che queste due fossero le uniche fonti luminose per creare un'atmosfera calda ed accogliente, afferrò una delle pesanti coperte che giacevano sul suo letto per stenderla davanti quest'ultimo e prendervi posto.
Jungkook lo guardò senza capire e rimase immobile a fissarlo finché Taehyung non fece pat pat al suo fianco con un piccolo sorriso ad incurvargli le labbra. «Non mi va di stare in piedi, distesi sul letto non è una buona idea ma non ho sedie a sufficienza per sederci da qualche parte, quindi... siediti pure qui.» indicò con un cenno il posto libero al suo fianco e lo guardò in attesa.
Le labbra di Jungkook si strinsero e ricacciò indietro il commento sibillino che minacciava di uscire perché su quel diamine di pavimento era certo che sarebbe stato scomodo in due secondi scarsi – o anche meno. Non potendo comunque ritrattare, ed essendo stato messo davanti al fatto compiuto, Jungkook trascinò i piedi fino a prendere posto a gambe incrociate sulla coperta spessa ma non abbastanza da rendere comoda la sua posizione.
A gambe incrociate, Taehyung si appoggiò con la schiena al letto. «È da tutto il giorno che parli a proposito di un qualcosa che hai da dirmi. Adesso siamo io e te, non ti resta che vuotare il sacco una volta per tutte.»
A Jungkook non passò inosservata la smorfia che albeggiò sul viso di Taehyung, il modo in cui le sue sopracciglia avevano avuto un piccolo scatto, il modo in cui le labbra si erano corrucciate e come le sue mani avevano afferrato le maniche della felpa.
Lo studiò per un arco di tempo che gli parve infinito, lo guardò intrecciare nervosamente le dita, lanciargli delle brevi occhiate e poi mordicchiarsi insistentemente l'angolo della bocca già arrossato dal quantitativo di morsi a cui era stato sottoposto.
Taehyung sembrava essere estremamente a disagio in sua compagnia, irrequieto più di quanto Jungkook avesse immaginato e così tanto teso che non si sarebbe stupito se fosse balzato sul posto anche solo ad un respiro più rumoroso. Era abituato a vivere il disagio degli altri, sapeva che il suo portamento e la sua ostilità verso il cosmo rendevano la sua compagnia poco piacevole, ma non ricordava una sola volta in cui gliene fosse importato qualcosa della loro percezione.
Perché si sarebbe dovuto stupire del fatto Taehyung rappresentasse l'eccezione della sua vita, comunque? Ormai era noto perfino ai muri che quando entrava in gioco Taehyung, tutte le verità assolute della sua vita crollavano come fiocchi di neve nella notte e i suoi pensieri si eclissavano dietro la curiosità di sapere di più.
Tuttavia, vedere Taehyung in quello stato rendeva estremamente complicato provare a parlargli; non aveva la minima idea di come potesse approcciarvi senza rischiare di distruggere il pericolante e quasi inesistente equilibrio tra loro e, per questo, Jungkook strofinò le mani sulle cosce e fece un profondo respiro. «Dalla nostra ultima discussione sono successe tante cose. Sono state tutte così dannatamente troppe che credo che faremo notte fonda, quindi conviene che ti metta comodo, Taehyung.» fece una smorfia di disappunto e arricciò il naso.
Taehyung sussultò appena e gli lanciò un'occhiata confusa. «Io non ho nemmeno idea del perché tu sia qui e, ad essere onesto, non sono nemmeno sicuro di volerlo sapere. Però, se la metti su questo piano, non posso fare altro che ascoltarti. No?»
Il tono vagamente sconfitto e sospirato fece corrugare la fronte di Jungkook, aizzando il suo nervosismo e la sua irritazione; il cosa e come gli era stato detto da Taehyung lo fece arrivare alla conclusione che, se solo non ci fosse stata una bufera di neve a fare da sfondo alla sua sfiga, allora non gli sarebbe stata data nemmeno la possibilità di spiegarsi.
Jungkook spinse la lingua contro il palato e represse il grugnito che avrebbe tanto voluto rilasciare, lo schioccare del suo disappunto e lo scuotere perentorio del suo capo attirarono l'attenzione nervosa di Taehyung e sembrò che lo sguardo allargato e di attesa riuscisse quasi a tangerlo materialmente.
«Mi stai dicendo che ti senti obbligato ad ascoltarmi?» accusò involontariamente Jungkook con voce palesemente infastidita, «Che è solo grazie ad una stupida bufera di neve se io sono ancora qui?» parlò nuovamente, arricciando le labbra dallo sgomento.
Attese nervosamente una risposta da Taehyung che, però, non arrivò. In compenso, lo vide accigliarsi al suo repentino cambio di atteggiamento, Jungkook guardò alternativamente i suoi pugni serrarsi, le labbra assottigliarsi in una linea pallida e netta, gli occhi schiudersi fino a diventare due fessure irritate e le spalle tendersi fino a rizzarsi del tutto.
Il portamento rigido e scostante di Taehyung furono più che esplicativi per Jungkook, nonché più che sufficienti per portarlo a sbottare. «Allora cosa parlo a fare?» contrariato, grugnì sonoramente reclinando il capo all'indietro, «Se non hai alcuna intenzione di ascoltarmi, allora non ha nemmeno senso iniziare il discorso. Io necessito che tu mi ascolti, non che senta e basta quanto faccio fottutamente schifo a scusarmi.» sbottò ancora.
Jungkook si pizzicò la punta del naso mentre l'accusa che venne rivolta a Taehyung echeggiò tra loro come una sorta di tiepida supposizione registrata solo dopo aver superato quella sorta di sconvolgimento che lo aveva colpito.
Infatti, non appena l'implicita insinuazione fu chiara, Taehyung schiuse le labbra e le arricciò. «Mi stai accusando di ciò che hai fatto tu!» sbottò in risposta pur provando a mantenere un tono di voce basso e pacato, «Devo forse ricordarti che non hai nemmeno voluto prendere in considerazione le mie parole la prima volta che ho provato a spiegarti tutto? O di quanto sia stata disastrosa la seconda volta?»
Gli occhi di Taehyung erano allargati, increduli ma anche incolleriti mentre guardava Jungkook intento a dannarsi e stringere la mandibola ad intermittenza. Quasi come se fosse composto solo ed esclusivamente da charme e muscoli, i bicipiti guizzarono leggermente non appena le mani si contrassero, le sue spalle larghe sembrarono scuotersi e un verso che non riuscì ad identificare gli scivolò dalle labbra strette.
Era coperto dal suo maglione e dalla felpa ma, nonostante gli strati di tessuto a nascondere il suo corpo, gli fu praticamente impossibile non notare quanto i muscoli di Jungkook sembrassero essersi definiti dall'ultima volta che si erano incontrati.
Taehyung avrebbe mentito se avesse affermato di non desiderare tastarli, se avesse negato di non avere voglia di fare scorrere la punta delle dita lungo i solchi muscolari della spalla o di imprimere il tocco dei suoi polpastrelli lungo la sua schiena.
Scosso dai suoi pensieri, si morse la guancia con forza per riprendersi mentre Jungkook scuoteva fermamente il capo. «È vero, è esattamente questo quello che ho fatto, ma non voglio che mi tratti come ti ho trattato io!» sbottò con una mezza risata priva di qualsiasi allegria, «Ho fottutamente sbagliato quel giorno e per questo non voglio che mi riservi lo stesso trattamento, perché sono stato una merda!» insistette con un ardore tale da cogliere Taehyung di sorpresa.
Stupito, si ritrasse appena per scrutarlo per intero per sincerarsi che quello fosse veramente Jungkook e non un alieno muscoloso deciso a fargli venire un attacco cardiaco; non era preparato a quella brutale ammissione di colpa perché non credeva che Jungkook potesse essere capace di prendere coscienza di qualcosa di diverso che non fossero le carte di credito a dividerli.
A giudicare dall'occhiata ricolma di significato scoccatagli da Jungkook, il suo stato di incredulità era palese, ma poteva biasimarlo per quello?!
«Se mi assicuri che ascolterai cosa ho da dirti, allora inizio. In caso contrario, ti lego al letto e ti costringo ad ascoltarmi perché se fallisco anche questa volta è sicuro che Jimin mi butta giù dal terrazzo prima che possa rasarlo a zero per questa idea di merda.» Jungkook imprecò sonoramente ma lo guardò intensamente, in attesa che Taehyung decidesse se quella di essere legato al letto fosse da considerare una minaccia o meno.
Imbarazzato dai suoi pensieri inopportuni, le guance avvamparono dalla vergogna e si passò una mano sul viso per scacciare il calore bruciante; sapeva di aver perso in partenza la sua resistente battaglia nel sembrare un duro ed era totalmente consapevole di non essere capace di non dare seconde possibilità.
Soprattutto a Jungkook, per cui aveva sviluppato una sottoneria senza eguali né precedenti.
La strana quanto curiosa trepidazione che danzava sulle iridi impazienti di Jungkook era più di quanto la sua fermezza riuscisse a gestire, per cui si ritrovò a sospirare di rassegnazione per il poco midollo cedutoli da Madre Natura e mormorò tra sé qualche imprecazione tutta rivolta a se stesso.
Taehyung storse il muso ma annuì leggermente – trattenendo anche un mezzo sorriso al sospiro di sollievo a cui Jungkook si era abbandonato. «D'accordo,» mormorò con voce soffusa, si voltò e afferrò un cuscino per abbracciarlo stretto, «Parla, ti ascolto.»
Si mise più comodo sul suo posto e guardò senza indugi Jungkook raccogliere il suo coraggio quasi stesse per affrontare la partita a scacchi della vita; si posò sulle mani infossando il collo tra le spalle, reclinò il capo all'indietro e lasciò vagare lo sguardo lungo le venature del soffitto.
I travicci in legno scuro che lo percorrevano erano illuminate da quelle luci fioche che rendevano l'ambiente inquietantemente simile ad una sorta di purgatorio per la sua anima irrequieta, l'ora della verità era appena arrivata e, nonostante si sentisse pronto, disconosceva da cosa dovesse iniziare.
Le parole, le emozioni, i sentimenti ed i discorsi iniziarono ad affollarsi nella sua mente lesta, la gola prese a serrarsi ed era certo che perfino la sua espressione si fosse involontariamente contratta in attesa dell'impatto oltre il crollo. Doveva sforzarsi di essere una persona quantomeno decente – almeno con Taehyung; per Jungkook, il resto del mondo poteva anche bruciare dalla devastazione senza che la sua indifferenza venisse intaccata, ma non poteva dire lo stesso per l'avvenente giovane barista dal volto d'angelo, gli occhi scuri ed un neo sulla punta del naso dannatamente carino.
No, la persona al suo fianco che lo guardava con contenuta attesa e con il volto metà nascosto nel cuscino di una sgargiante tonalità azzurra, meritava un qualcosa di più da lui, ed il contrasto tra quanto fosse timido il suo atteggiamento e quanto fosse dannatamente capace di mandarlo fuori di testa lo fece quasi sorridere.
Quasi, perché Jungkook non si sentiva nella posizione giusta per farlo.
Prendere coscienza che le sue priorità non fossero il suo orgoglio e la sua facciata di imperturbabile perfezione, lo infastidiva; quei due aspetti erano sempre stati fondamentali per lui, continuavano ad esserlo e, con ogni probabilità, lo sarebbero sempre stati – ma forse in una proporzione diversa rispetto a quanto avveniva in precedenza.
Gli era difficile sopprimerli, ma chi meglio di lui conosceva se stesso? Convincersi di avere sbagliato non era sufficiente per farlo uscire dalla sua comfort zone e, pertanto, Jungkook doveva fare ciò che meno apprezzava.
Contrattare.
Doveva contrattare con se stesso affinché una piccola parte del suo carattere venisse messa da parte, affinché potesse tornare a pensare di sé come un qualcuno di non così tanto male ma di assolutamente perfetto; sapeva di esserlo fisicamente e niente avrebbe mai potuto cambiare quella verità, ed era anche ciò che aveva lasciato che il suo carattere di merda non facesse scappare a gambe levate tutti quegli smidollati dei suoi ex fidanzati – fermi e decisi nel non volersi guardare indietro ma con l'audacia di chiedergli un ultimo giro tra le sue gambe.
"Andiamo, non sarà mica così difficile chiedere scusa."
Per prepararsi al discorso, Jungkook strofinò le mani sulle cosce e prese un profondo respiro. «Premettendo che non so nemmeno io dove andremo a parare con questo discorso del cazzo, la verità è una soltanto, Taehyung,» iniziò, schioccando la lingua sul palato per il disappunto, «Mi sono sentito e mi sento tutt'ora una merda per ciò che è successo quel giorno nel mio ufficio.»
Il tono brusco di Jungkook non riuscì a sorprendere Taehyung tanto quanto lo avevano fatto le sue parole.
Infatti, quest'ultimo alzò le sopracciglia e si mordicchiò il pollice con nervosismo, preferendo di gran lunga guardare insistentemente il bordo della coperta che Jungkook. «Beh, sicuramente io non mi sono sentito né mi sento meglio alla notizia.» "Anzi." aggiunse così flebilmente che l'altro non lo percepì.
Jungkook roteò gli occhi e spinse la lingua contro la guancia. «Sì, immagino, ma...» le parole mancarono e le ricercò nella penombra della stanza, un nodo alla gola difficile da sciogliere sembrava ostruirgli la voce e bloccargli i pensieri, «Insomma, io non ho mai conosciuto persone come te, Taehyung. Mai.»
Il capo di Jungkook scattò verso Taehyung e quest'ultimo boccheggiò ad occhi sgranati.
Eh?
«Come me?» ripeté con perplessità, «Perché, c-come sono?» domandò Taehyung mordendosi la lingua per aver balbettato.
Diamine, non era il momento di farsi intimorire in quel modo! Per tutto il pomeriggio era riuscito a mantenere un po' di contegno, non poteva mollare adesso e mostrare quanto il fervore nelle iridi dell'altro lo gettasse in uno stato confusionale e timoroso senza alcun precedente.
Guardò Jungkook voltarsi con il busto verso di lui, il sopracciglio scuro scattò verso l'alto e lo sguardo vagò per qualche istante lungo tutta la sua figura parzialmente nascosta dal cuscino. «Beh, così...così,» disse con naso arricciato e, per rimarcare il concetto, lo indicò per lungo, «Tu sei dannatamente affettuoso, gentile e dolce ed io non ho mai avuto a che fare con persone come te. Cioè, nessuno fa mai troppo caso alle parole quando si litiga, ma tu sì e questo ti rende diverso come non so spiegarti neanche io.» cercò di articolare pur non sapendo fino a che punto il suo discorso fosse stato comprensibile.
A giudicare dall'occhiata perplessa che gli rivolse Taehyung, però, Jungkook fu quasi certo che il suo tentativo di spiegazione fosse stato il primo degli innumerevoli buchi nell'acqua che sapeva avrebbe fatto quella sera.
Era la sensazione che lo accompagnava da tutta la giornata e Jungkook si fidava del suo sesto senso più di quanto si fidasse del suo parrucchiere.
«Non puoi essere serio,» rispose Taehyung con cipiglio incredulo, «Come puoi non dare peso alle parole? Che tu stia litigando o meno, le parole fanno male, feriscono... le tue lo hanno fatto e non so se fanno più male queste o la consapevolezza che non ti sei nemmeno reso conto di cosa significassero.» mugugnò contro il bordo del cuscino.
Si portò le gambe al petto ed intrappolò il cuscino tra queste, il volto corrucciato si tinse di strano rammarico che fece sentire Jungkook come una sorta di eroe di quart'ordine sconfitto dalla sorte di una monetina lanciata male.
Incerto su come agire ma deciso nella sua sfida contro il mondo, aggrottò la fronte e si spostò i capelli con un cenno veloce del capo. «Non so, ma io e te siamo due mondi totalmente opposti che non so nemmeno per quale fortuito motivo sono riusciti a coesistere fino a questo istante. Non so sinceramente come comportarmi e la cosa mi sta altamente sul cazzo.»
Jungkook rise senza allegria, scosse lentamente il capo e lasciò che l'ombra della sua risata divenisse solamente una sorta di eco lontano volto ad affievolirsi come una candela ormai consumata; c'era del rammarico in quel forzato scoppio di buonumore, c'era sicuramente anche una sorta di triste melodia di sottofondo che accompagnava il ritmo esagitato del suo cuore e c'era sicuramente anche un accenno di broncio sul volto di Taehyung – intento a far sporgere pericolosamente il labbro inferiore.
«Lo stai dicendo come se essere gentile fosse un demerito,» mormorò contro il cuscino, «Non era necessario fare tutto questo discorso per dirmi che non potrei essere il tuo tipo nemmeno in un'altra vita, Jungkook. L'avevo già capito anche senza che ti presentassi qui.» soffiò infine.
Taehyung strinse i denti perché diamine, era quasi riuscito a superare il fatto che lui e Jungkook non potessero stare insieme, se ne era quasi fatto una ragione ma, insomma, come poteva sperare di dimenticarlo se Jungkook continuava ad apparire nella sua vita in quel modo?
Non aveva preteso nulla, non aveva fatto nessun passo oltre il consentito ed era svanito esattamente come Jungkook gli aveva chiesto di fare...che bisogno c'era di dirglielo così apertamente?
Perché Jungkook doveva continuare a rendergli impossibile soffocare il barlume di speranza che continuava ad ardergli dentro fino a consumare la sua fermezza e far vacillare le sue decisioni?
Jungkook strabuzzò gli occhi e scosse velocemente la testa. «Non ho detto questo! Cioè— sì ma no?!» esclamò con inspiegabile allarmismo, si passò stancamente una mano sul viso e storse il muso, «Non era esattamente questo che intendevo dire. Mi hai chiesto in che senso fossi diverso e, se avessi un termine di paragone, te lo direi— renderebbe a me la vita più semplice e a te più agevole comprendere le mie motivazioni. Tu non sei come le persone che conosco; chi frequento io avrebbe usato i soldi guadagnati in una sera per comprare abiti costosi, gioielli o fare baldoria nei locali, non di certo per aiutare la sua famiglia.»
Non seppe classificare nemmeno lui la voce con cui aveva espresso una delle sue tante valutazioni perché, in primo luogo, non aveva nemmeno idea di come dovesse modulare la voce affinché Taehyung comprendesse il perché lui fosse una persona tanto di merda.
Jungkook sapeva di esserlo e non gli importava molto di apparire come qualcuno di diverso, ma gli era venuto praticamente naturale come la vita stessa valutare Taehyung come una categoria di persona a sé; il suo carattere era mite e delicato, in un continuo contrasto stridente con il suo – nettamente più spigoloso e poco malleabile.
«Quello che è avvenuto mi è servito da lezione, anche se io sono un pessimo allievo e non cambierò sicuramente il mio modo di fare solo perché con te è risultato sbagliato farlo,» si arrese Jungkook dopo qualche secondo di silenzio, «Per cui, per ciò che ti ho detto fuori dalla caffetteria— mi dispiace averti rivolto delle parole che non meritavi. Non avrei dovuto farlo.»
In un'altra situazione, Taehyung avrebbe sicuramente riso per il modo in cui Jungkook aveva pronunciato le sue scuse; quasi come se fosse stato una sorta di androide poco avvezzo ai convenevoli, le frasi erano risultate mugugnate, statiche e frammentate nel loro fluire libero.
Si sarebbe genuinamente divertito nel vedere il lieve disagio inondare il volto serafico di Jungkook, e non sarebbe stato nemmeno così tanto strano prenderlo bonariamente in giro per il suo cruccio immotivatamente pronunciato e marcato.
Già, sarebbe stato tutto meravigliosamente divertente se solo non si fossero trovati in quella situazione.
Combattuto tra la felicità nell'aver appreso il dispiacere di Jungkook e l'incertezza se continuare a farsi del male o meno, Taehyung si mosse scompostamente e si morse il labbro inferiore; solitamente, a lui le scuse andavano più che bene e, in altri tempi, avrebbe sicuramente gioito dello slancio di sincerità di Jungkook.
Tuttavia, le emozioni che provava rimanendogli vicino erano ben diverse da quelle che egli stesso aveva pensato potessero albeggiargli dentro; le parole che gli aveva rivolto avevano fatto così tanto male che, evadere da Seoul per mettere distanza tra la sua vita e il resto del mondo, era risultato quanto di più necessario possibile per sentirsi nuovamente apprezzato nella sua integrità.
Aveva subito il peso del giudizio senza che ne fosse colpevole, il timore che potesse accadere ancora era ciò che lo frenava dal lasciarsi alle spalle tutto il resto solo per mettere un punto ad una situazione che non avrebbe voluto vivere ma che si era ritrovato a dover affrontare.
Rammaricato, Taehyung abbozzò un sorriso incerto. «Questo... questo significa che tutto ciò che mi hai detto nel tuo ufficio e fuori dalla caffetteria...erano pensieri reali?» esalò più per masochismo che per conferma, «Tu pensavi davvero questo di me? Lo pensi ancora?» soffiò, mantenendo gli occhi rigorosamente bassi.
Non gli importava di mostrarsi come l'impavido struzzo che era, non poteva rischiare di mostrare a Jungkook lo spezzarsi del suo cuore ad un possibile cenno di assenso.
Il silenzio che ne seguì, però, fu perfino peggiore di una qualsiasi possibile risposta che Jungkook avrebbe potuto dargli; Taehyung guardò le sue dita tremare appena, percepì il suo respiro smettere di circolare nei polmoni ingabbiati ed udì a malapena il frusciare dei vestiti di Jungkook – intento a muoversi scompostamente al suo fianco.
Il cuore sembrò trasferirsi in gola e le orecchie presero a fischiare dalla pressione, le pulsazioni aumentarono dolorosamente e, con la coda dell'occhio, notò il pugno di Jungkook stringersi sul suo ginocchio.
Con il capo voltato e l'espressione illeggibile, Jungkook sembrava versare nelle sue stesse condizioni mentre annuiva lentamente. «Sì, era ciò che pensavo. Anche se non sono sicuro di pensarlo ancora, non posso negare che pensavo davvero quelle cose. Ho sempre considerato importante il fattore economico e...non ho mai avuto occasione di rivalutare le mie priorità prima di adesso.» mormorò con voce così bassa e soffusa che sembrò quasi un dolce sussurro della buonanotte.
Come un bacio di Giuda, così Taehyung sentì il sangue defluire dal suo viso, le mani ancorarsi strette al cuscino posato sul suo grembo, il gelo avvolgere il suo petto e gli occhi pizzicare pericolosamente.
La verità rivelatagli bruciò nel fondo del suo cuore come un tizzone ardente, ne incendiò i cocci sopravvissuti grazie allo scudo della speranza e rese tutto estremamente insignificante.
Il labbro inferiore tremò appena, Taehyung chinò il capo in modo da nascondere come possibile la sua espressione e deglutì sonoramente senza riuscire a sciogliere il groppo alla gola che lo stava asfissiando. «Capisco. Anche se speravo che le parole che mi avevi rivolto fossero solo dettate dalla rabbia...beh, preferisco la verità, anche se fa abbastanza male.» cercò di mantenere un tono leggero e quasi cordiale ma, proprio come tutto il cosmo si aspettava, il suo intento fallì nell'immediato – irrobustendo, se possibile, il silenzio denso e carico di sottintesi che li opprimeva.
«Tra di noi ci sono state fin troppe bugie, ne ho piene le palle delle menzogne,» sbottò Jungkook poco dopo, «Non nego ciò che ho fatto o ciò che ho detto, ma non posso nemmeno affermare che mi sento la stessa persona che ero la prima volta che ci siamo incontrati. Basta vedere quanto mi abbia fatto praticamente ribrezzo scopare con Junwoo per capirlo!» continuò con fare piccato, salvo poi notare di sottecchi gli angoli delle labbra di Taehyung incurvarsi verso il basso e l'espressione contrarsi.
Perplesso dalla reazione di quest'ultimo, Jungkook emise un verso sorpreso che non fece altro che irrigidire le fattezze di Taehyung fino a che questi non lo guardò dritto negli occhi. «Dovrebbe forse essermi di alcuna consolazione tutto questo?» domandò con voce piatta anche se, diamine, sentiva di poter morire da un momento all'altro, «Avere avuto la conferma che io non sono niente di speciale e di essere stato solamente la causa per cui ti abbia fatto schifo farti il tuo ex dovrebbe rendermi entusiasta? Dovrei forse gioire del fatto che mi stai dicendo che non possiamo nemmeno provarci?» sbottò.
Il tono accusatorio fece si che Jungkook facesse una smorfia ed incrociasse le braccia al petto, sostenendo il suo sguardo per ricambiarlo con uno altrettanto fermo. «Non è questo il punto del discorso. Mi dispiace davvero averti ferito, ok? Mi dispiace anche di averti chiesto i soldi indietro, non avrei dovuto farlo e non so più cosa cazzo dire per renderlo chiaro.» ribatté allora con un cipiglio seccato in viso.
Di tutto il discorso, cosa diamine importava se era stato con Junwoo, se poi non aveva fatto altro che desiderare che fosse l'altro ad essergli vicino anche in quel senso?!
Taehyung emise un verso incollerito. «Jungkook, io non— quando ti ho visto sulla soglia della porta della casa di Nam ho pensato seriamente di chiuderti fuori, ma poi mi hai detto che volevi parlarmi ed io ho creduto che fosse il tuo modo di dirmi che nonostante le differenze possiamo comunque provare a funzionare—insomma, alla fine le calamite opposte si attraggono!» fece quindi, sviando totalmente il discorso perché la speranza era stata più grande della sua tenacia.
Gli sembrava che ogni singola fibra del suo essere fosse decisa a ritardare quanto più possibile il suo crollo, arrivando ad appigliarsi anche alla più labile delle speranze e la più futile delle motivazioni come se fossero verità assolute.
Il suo sguardo era incerto, la sua voce era misurata e quasi pacata ma, nel fondo dei suoi occhi scuri e puntati in quelli di Jungkook, brillava tutta la sua aspettativa e la sua illusione che non fosse poi tutto perduto.
Un pugno invisibile si abbatté sul suo stomaco e le labbra di Jungkook si strinsero mentre le budella si attorcigliavano e l'incertezza tornava ad essere padrona della sua persona. «Sì, è vero, ma qui non siamo in fisica. Non so quanto possa funzionare tra noi, siamo estremamente diversi.» gli fece notare con fare più ovvio e brusco di quanto intendesse.
Il sopracciglio di Taehyung si arcuò, la mascella si contrasse, il volto si svuotò di ogni emozione e le spalle si rizzarono.
Con le labbra sottili adesso strette ed incurvate in una smorfia, piegò il capo di lato e lo fissò crudamente. «Perfetto, direi. Quindi sei venuto fino a qui solo per dirmi che ti sei sentito una merda nell'avermi detto quelle cose, che non hai idea se continui a pensare di me come ad un poveraccio e per ribadirmi che siamo incompatibili?» tirò le somme con tono tagliente, tanto che Jungkook sembrò sussultare sul suo posto.
Si massaggiò la nuca e strinse le labbra, indeciso. «Più o meno,» borbottò con un accenno di broncio, «Mi sono anche scusato per ciò che ti ho detto, se proprio vogliamo dirla tutta. Non è più ciò che penso ma ciò che pensavo...?» senza volerlo, l'affermazione che aveva sperato appianasse la piccola faida creatasi tra loro, non fece altro che fare indurire l'espressione di Taehyung fino a renderla estremamente simile a quella che gli aveva visto addosso quella sera.
Oh, Jungkook non se l'era dimenticata e non si aspettava nemmeno di doverla rivedere – perché gli gettava addosso solo un'incomprensibile inquietudine, accentuata dal sorriso amaro che aveva adornato il viso allungato e marcato dal fastidio.
Taehyung si disfò del cuscino e lo lanciò malamente di lato, mormorò qualcosa tra sé e gli scoccò un'occhiata così tanto ferita che Jungkook sentì lo stomaco aggrovigliarsi e ribaltarsi, il respiro incastrarsi in gola e la capacità di parlare venire meno.
Perché Taehyung stava reagendo in quel modo? Aveva forse detto qualcosa di sbagliato?
«Taehyung, che ti prende?» interrogò Jungkook, costretto a schiarirsi la voce per cacciarla fuori.
I pugni di Taehyung si strinsero e quasi tremarono posati sulle cosce mentre lo fissava con occhi truci e affilati. «Le tue non sono scuse, sono solo un modo per lavarti la coscienza e poterti guardare di nuovo allo specchio senza sensi di colpa a disturbarti,» accusò con voce connotata da una nota così tanto contrita che sembrò affondare nelle sue orecchie con la stessa violenza delle lame, «Sai già che non mi sei indifferente, ti ho fatto capire in tutti i modi che nonostante siamo diversi, io sono comunque dannatamente attratto da te e tu cosa fai? Ti presenti a casa di mio fratello per dirmi che ti sei fatto il tuo ex nella speranza che tutto si risolva con un "siamo opposti ma mi dispiace averti screditato"?!» sibilò con ostilità.
Jungkook fu certo che uno schiaffo in faccia avrebbe fatto sicuramente meno male e che il pulsare delle sue nocche dopo l'impatto contro un muro sarebbe stato sicuramente più gestibile e giusto di ciò che stava vivendo in quel momento; un subbuglio di sensazioni fuorvianti, ambigue, prepotenti e confuse gli si agitarono dentro, volteggiarono attorno al suo animo fino ad inglobarlo, fino a spianarsi la strada soffocando anche la labile traccia di ciò a cui si era aggrappato per lasciarlo a mani vuote e cuore dolorosamente palpitante.
Gli occhi di Jungkook si allargarono quasi a rallentatore, un senso di nausea gli risalì prepotente lungo la carotide ma la gola stretta e l'agitarsi di pensieri confusi senza parole e senza nome portò le sue mani a tremare leggermente; la bocca si schiuse dallo sgomento e il bisogno di percepire qualcosa di conosciuto lo spinse a conficcarsi le unghie nel dorso della mano e imprimere lunghi solchi rossi e brucianti lungo la pelle solitamente immacolata.
Cazzo, non era quello ciò che aveva detto!
Non era quello il senso delle sue parole, non era per quel motivo che aveva lasciato a casa il suo dannatissimo orgoglio per arrivare in quel paese dimenticato dal mondo intero!
Si era snocciolato in un discorso a cui aveva dedicato innumerevoli pensieri ed attenzioni e gli era anche sembrato convincente, che diamine! Perché aveva solamente ottenuto un fraintendimento tale da farlo apparire come il più meschino degli uomini?!
«Cosa?!» esclamò incredulamente, prendendo a scuotere la testa a velocità, «Non è questo ciò che intendevo fare! Se mi fossi voluto lavare la coscienza non mi sarei fatto tre cazzo di ore di auto per raggiungerti, Taehyung! Sono veramente dispiaciuto di ciò che ti ho detto, ma il fatto che lo sia non cambia la verità! Io non posso essere ciò che tu vuoi che io sia!» sibilò, anche se si rese conto di aver fallito nel mantenere il tono basso non appena l'eco del suo discorso non si propagò nel silenzio che li avvolse.
Taehyung fece una risatina incredula e scalciò malamente la coperta sotto di sé. «Tu non vuoi essere niente per me, è diverso.» sbottò, la voce improvvisamente fattasi incerta e arresa come mai prima di quel momento.
Taehyung strinse i denti e scacciò indietro tutta la malinconia con cui aveva lottato per giorni interi, mise da parte il fatto che Jungkook non avesse nessuna colpa nel non ricambiare i suoi sentimenti perché tutto stava solo facendo maledettamente male.
Vedere Jungkook boccheggiare e scrutare i suoi occhi alla ricerca delle parole che, appassite come i fiori autunnali, si erano sedimentate oltre il peso delle sue azioni, lo fece sentire vulnerabile, scoperto, solo.
Le unghie di Jungkook si conficcarono più profondamente nella carne, il pulsare intenso e doloroso della sua pelle riuscì a schiarirgli i pensieri e a quell'unica familiarità cercò di aggrapparvisi come possibile. «Non volevo lavarmi la coscienza né niente di simile—dio, non sono una persona così tanto di merda! Perché mi state tutti mettendo in croce solo perché ho sbagliato? Cazzo! So di averlo fatto, cosa cazzo devo fare per dirti che mi dispiace? Mettermi in ginocchio, forse? Cosa diamine vuoi sentirti dire da me, Taehyung?» quasi urlò dall'esasperazione, si passò le dita poco stabili tra le ciocche ricadutegli sulla fronte e guardò interrogativo Taehyung scattare in piedi e stringere convulsamente i pugni.
Jungkook lo vide tremare da capo a piedi per il nervosismo e, se solo la testa non fosse ciondolante, avrebbe potuto constatare quanto forte stesse digrignando i denti. «Quello che mi hai detto è più che sufficiente,» parlò Taehyung con voce bassa e quasi soffocata, «So io cosa vuoi sentirti dire, Jungkook. Vuoi che ti dica che va bene avermi trattato come una cazzo di pezza da piedi e che adesso è tutto risolto. Non è così? Bene, adesso puoi tornare a vivere la tua vita meravigliosa, scuse accettate!»
Il sarcasmo colò dalle parole di Taehyung e atterrì Jungkook quasi quanto lo fecero i suoi occhi che, adesso che aveva rialzato il viso nella sua direzione, si stavano mostrando in tutta la loro tristezza.
Lucidi, larghi, dai contorni arrossati e vitrei quanto notturni spicchi di lago, perforarono quelli di Jungkook frantumando qualsiasi appiglio avesse creato dentro sé per reggere.
I suoi pensieri, le sue parole, la sua voce – così come tutta la sua fermezza e costernazione – vennero divorati, frammentati e calpestati da quelle lacrime ancora inespresse ma già pronte a sgorgare copiosamente e solcare le guance chiazzate di rosso. «Non—Non puoi farmi sentire speciale e poi pretendere che io riesca a passarci oltre.» la voce graffiante e arrochita da un pianto imminente scalfì l'autocontrollo di Jungkook senza alcuna esclusione di colpi.
Speciale? Lui aveva fatto sentire speciale Taehyung?
Il suo sgomento e la sua confusione si riflessero nella sua espressione attonita perché Taehyung strinse le labbra e annuì. «Lo hai fatto! Mi hai detto cose importanti, mi hai trattato c-come se per te valessi qualcosa, mi hai baciato! Perché adesso tutto questo non c'è? Perché non ti importa niente che io—c-che io—» le parole di Taehyung vennero stroncate da un piccolo singhiozzo che lo obbligò a deglutire sonoramente, «N-Non sono abbastanza ricco per darmi una possibilità, è questo il problema, vero? Se fossi stato uno stupido belloccio come il tuo ex t-te ne saresti fregato delle differenze caratteriali!» riuscì a dire prima che la voce si perdesse e la vista, già poco nitida, sfumasse fino a divenire inesorabilmente tremolante.
I contorni della figura di Jungkook non divennero altro che frastagliate macchie di colore mentre pesanti lacrime presero a crollare dai suoi occhi; copiose, dolorose e tristi, crearono solchi invisibili lungo le sue guance e scivolarono veloci oltre il mento fino a punteggiare il maglione.
Jungkook atterrì e, d'istinto, si ritrasse appena sul suo posto senza sapere cosa fare; odiava quella sensazione di impotenza ma non aveva idea di quale fosse il modo più giusto di agire perché non si era mai ritrovato in una situazione del genere e, per come il panico lo stava annichilendo, Jungkook avrebbe voluto avere la capacità di fermare il tempo per cercare su Wikihow come consolare una persona che aveva trattato di merda, a cui aveva spezzato il cuore e a cui aveva fatto intendere il contrario di ciò che pensava davvero.
Mosso da un lampo di disperazione senza eguali, Jungkook si mise in piedi a sua volta e, con occhi allargati, scandagliò la figura di Taehyung a pochi metri da lui come se potesse scorgervi la chiave con cui avrebbe potuto interrompere il suo pianto sonoro e singhiozzante.
Si sentiva un incapace ma doveva provarci e, per questo, fece un passo incerto verso Taehyung. «Io— Non è questo ciò che intendevo dire.» disse brillantemente, trasalendo come lo sguardo vitreo di lacrime di Taehyung si posò su di lui.
Un brivido freddo gli scivolò lungo la nuca e il gelo gli avviluppò il cuore nel vedere Taehyung tirare rumorosamente su con il naso cercando di arrestare le lacrime che non sembravano troppo intenzionate a fermarsi. «Allora cosa intendevi, Jungkook? Cosa d-diamine è? Se non sei d-disposto nemmeno a darmi uno straccio di possibilità, perché sei venuto qui? Delle t-tue scuse non me ne faccio nulla!» gracchiò con voce spezzata, «Non credere di essere stato c-così tanto originale con gli insulti! Le t-tue sono solo alcune delle t-tante cattiverie che mi sono state dette nella vita, n-niente di speciale!»
Nella profonda verità delle sue parole, Jungkook sentì il rimorso avvolgersi attorno alla sua gola fino a soffocarlo; deglutì silenziosamente e abbassò gli occhi sul pavimento, il labbro inferiore venne catturato tra i denti e non provò nemmeno a mostrarsi fiero e fermo come avrebbe voluto e dovuto fare. Non riusciva ad ignorare le parole di Taehyung né il fatto che fosse stato lui a scaturire tutto quello ma, al contempo, non sembrava poter fare materialmente niente per rimediare.
Il singulto dell'altro rese solo il suo petto più pesante e le sue spalle più ricurve. «Non appena la bufera cesserà, vai via. Non voglio che stia qui con la mia famiglia,» parlò dopo qualche istante atto solo a regolarizzare il respiro, «Mi hai chiesto s-scusa, abbiamo parlato...non c'è nessun altro motivo per cui debba ancora fare parte della mia vita.»
Taehyung gli voltò le spalle prima che la nuova ondata di pianto gli rendesse difficoltoso perfino stare in piedi e quasi corse verso il bagno dentro cui si barricò. Il tonfo della porta sbattuta con troppa foga per non riecheggiare nella stanza adesso deserta, accompagnò il silenzioso mutismo in cui Jungkook si rifugiò nell'impossibilità di fare altro.
Guardò le sue mani segnate, osservò il loro tremore leggero e notò i contorni divenire meno definiti, i colori sfumare e i dettagli svanire, inglobati dalla sua vista adesso acquosa capace di distorcere anche le forme più semplici ed essenziali.
Quasi come se lava bollente fosse stata riversata nei bulbi oculari, così Jungkook li percepì pizzicare, bruciare e poi avvampare fino a che piccole stille, luminose quanto stelle e brillanti come la rugiada più fresca, punteggiarono il suoi palmi aperti e li inumidirono impudicamente di quelle che constatò fossero lacrime.
Con dita incerte sfiorò il suo zigomo, il contatto con qualcosa di umido e bollente titillò i suoi polpastrelli e, vacillante, si voltò verso la porta oltre cui Taehyung era svanito; obbligò i suoi piedi a strisciare sul pavimento e le sue gambe ad avanzare fino a che non gli fu possibile prendere a bussare con urgenza perché i singhiozzi sonori e soffocati stavano scuotendo anche lui e Jungkook non voleva piangere da solo.
Odiava farlo e odiava il pensiero che Taehyung fosse ad un passo da lui ma, allo stesso tempo, così dannatamente distante da essere irraggiungibile. «Taehyung, apri la porta,» parlò con voce più ferma di quanto si aspettasse e si passò velocemente il dorso della mano sul viso, «Apri la porta. Per favore.» ripeté con ancora quelle infami lacrime a bagnargli le ciglia ma con una solidità tale che perfino i singhiozzi di Taehyung sembrarono arrestarsi.
«Lasciami in pace, Jungkook!» esclamò quest'ultimo con voce soffocata, «Non voglio parlarti—» aggiunse dopo qualche attimo eterno.
Jungkook chiuse gli occhi e poggiò la schiena contro il muro contro cui si lasciò scivolare fino a sedersi per terra; con la testa infossata tra le ginocchia e le braccia a coprirgli il capo, non si chiese nemmeno perché sentisse la necessità di farlo. Non aveva alcun senso interrogarsi su dove fosse finito il solito Jungkook, dove diamine si fosse cacciata la sua imperturbabilità o che fine avesse fatto il suo carattere ostile.
Non gli importava attenzionare la promessa di non piangere più per nessun altro uomo che non fosse se stesso, non gli importava di essere tornato il ragazzino timido e incapace che tutti sembravano adorare per il suo aspetto fisico, non gli importava di rendere bello e perfetto un mondo che non lo era mai stato.
Taehyung era tutto quello che Jungkook aveva sempre evitato, quel fuoco attorno cui orbitare con il rischio di bruciarsi ma con la voglia di provare perché nessuna di tutte le scottature che aveva vissuto era mai stata così dolorosamente piacevole.
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Il cerchio alla testa che gli stringeva le tempie portò Taehyung a mugugnare appena e sbuffare dalle narici; ancora intrappolato in quel limbo di dormiveglia oramai volta al termine, si rese parzialmente conto del mal di testa che gli comprimeva le tempie e gli annebbiava i pensieri, ancora avvolti dalla nebulosa del sonno sfinito in cui era caduto dopo ore interminabili passate a raccogliere se stesso e i cocci del suo cuore.
Si tastò la fronte e la corrucciò profondamente, le sopracciglia si aggrottarono, le labbra si piegarono in una smorfia dolorosa e gli occhi – secchi quanto carta impecorita – grattarono le cornee e gli offuscarono la vista.
Le spalle dolevano così come le gambe ed il collo mentre la confusione regnava sovrana attorno a lui – ancora non cosciente a sufficienza per capire dove si trovasse. L'unica cosa di cui riusciva ad avere cognizione, era il fatto che si sentisse in estrema empatia con lo straccio con cui pulivano i pavimenti della caffetteria.
Stordito, Taehyung batté ripetutamente le palpebre fino a che non riuscì a mettere a fuoco l'ambiente; bastò vedere le piastrelle del bagno per capire di essere crollato addormentato con solamente le sue lacrime a fare da cuscino e la sua angoscia a fungere da coperta a seguito della conversazione avvenuta con Jungkook.
Con un mugugno simile ad un lamento, Taehyung si issò e ciondolò verso il lavabo per lanciarsi un'occhiata attraverso lo specchio e fare una smorfia stizzita; era senza speranza, non c'era che dire.
I riquadri delle mattonelle facevano sfoggio della loro impronta lungo tutta la guancia destra, sentieri di lacrime ormai asciutte si erano condensati sotto le palpebre gonfie, gli occhi erano arrossati come se vi ci fosse andato fumo e le occhiaie scure andavano sicuramente a nozze con il suo colorito cereo e spettrale da nuovo protagonista di The Walking Dead.
Fece presto a sciacquarsi il viso con l'acqua gelida e, anche se questa gli stava punteggiando la pelle con la precisione degli aghi, ignorò i brividi e strofinò fermamente le mani sul volto con la speranza che il cerchio alla testa riuscisse ad andare via prima che qualcuno si potesse accorgere del suo stato malandato tipico da cuore infranto.
"Chissà dove ha dormito Jungkook."
Il pensiero fu automatico e non sicuramente ponderato perché la sua parte più razionale e guardinga non era particolarmente entusiasta all'idea di rivederlo– o meglio, la sua mente decretava che non vederlo fosse la scelta più giusta per lui, non la più piacevole.
Il suo cuore sperava di ritrovarlo intento ad attenderlo in cucina o sul divano in modo da poterlo guardare con tutta l'ammirazione che Jungkook meritava, ma il suo livello di masochismo non aveva ancora raggiunto il livello di autodistruzione tale da sovrastarlo.
Prese un profondo respiro di incoraggiamento, si decise a socchiudere la porta del bagno per poter spiare oltre l'uscio e valutare quanto l'altro fosse ancora arrabbiato ed, eventualmente, cosa stesse facendo in camera sua; non aveva idea di che ore fossero ma il sole era alto e il cielo chiaro – indice che la bufera di neve era terminata e che, ad attenderlo, vi era una giornata all'insegna dei pupazzi di neve e degli slittini.
Lo sguardo vagò nella stanza mentre spalancava la porta e soppesava attentamente dei dettagli che non aveva notato prima; il letto sembrava essere intatto, la coperta che aveva steso per terra era stata ripiegata e posata ai piedi dello stesso, il cuscino era stato sistemato contro il muro e le luci delle abatjour erano spente.
Non vi era nulla che lasciasse presagire la presenza di qualcuno o la possibilità che qualcuno avesse dormito sul suo letto ma, ancora, si stropicciò un occhio secco con l'indice e avanzò lentamente fino a che non gli fu possibile notare che no, neanche il cuscino aveva la forma di una testa, per cui...
Jungkook aveva forse dormito sul divano?
Taehyung sbadigliò rumorosamente contro il palmo della mano, frugò nell'armadio alla ricerca di una felpa e si trascinò per le scale facendo attenzione a non spezzarsi l'osso del collo prima del tempo.
Doveva nascondere la sua nuova evoluzione da uomo parzialmente stabile a creatura metà umana e metà zombie, non poteva rischiare di attirare l'attenzione della sua famiglia così precocemente.
Si issò il cappuccio sul capo a mo' di scudo e non ci volle poi molto affinché le voci allegre e mattiniere della sua famiglia arrivassero come trilli ovattati alle sue orecchie; il chiacchiericcio alto e gioioso era così caldo e accogliente che gli zigomi si issarono per il sorriso accennato che gli incurvò le labbra.
Prima ancora che varcasse la soglia della porta della cucina, un intenso ed invitante odore di caffè e brioches appena sfornate gli invase le narici, stupendolo. Lasciò vagare gli occhi lungo le quattro figure sedute al tavolo ed intente a consumare una colazione particolarmente ricca ed emise un verso sorpreso.
«Buongiorno?» borbottò, il sopracciglio arcuato e la confusione a regnare sovrana sul volto ancora gonfio dal sonno.
Gli sguardi di Jin e Namjoon si puntarono su di lui, i due gemelli sventolarono una manina nella sua direzione e trillarono un "Buongiorno, zio Taetae!" allegro e cordiale prima di ritornare a porre l'attenzione sulla brioche che giaceva sulla tovaglietta di fronte a loro.
Jin gli rivolse un sorriso ampio e largo e gli fece cenno di avvicinarsi. «Taetae! Giusto in tempo, abbiamo appena iniziato!» chiamò con allegria, indicando con un cenno del capo l'unica sedia libera rimasta.
L'unica delle cinque, tra l'altro.
Quasi come se fosse un automa, Taehyung eseguì, ciabattando verso il suo posto e, solo una volta sistematosi per bene, portò l'attenzione alla tavola; interdetto, si chiese da dove fossero spuntati tutti quei sacchetti e cartoni riportanti il logo di Starbucks che stavano tappezzando il piccolo tavolo in noce già ricolmo di biscotti, muffin e brioches.
Il sopracciglio si arcuò maggiormente, gli occhi vagarono sulla sua famiglia intenta a consumare una colazione proveniente dalla caffetteria in questione ma che non era evidentemente stata acquistata da qualcuno di loro.
Se lui sembrava essere ritornato da un viaggio nel mondo dei morti, Jin e Namjoon erano ancora in pigiama, pantofole e calzettoni pesanti, per cui... «Chi ha comprato tutto questo?» domandò con tono teso, allungando con fare esitante una mano verso uno dei s'more cookies della stessa dimensione del piatto e con una concentrazione di zuccheri probabilmente pari a quella di un intero buffet di dolci.
Insieme al biscotto, Jin gli allungò una tazza in cartone con il suo nome scarabocchiato sopra dall'impiegato sicuramente non contento di servire qualcuno così presto. «Jungkook,» rispose a mo' di conferma ai suoi dubbi, «L'ho trovato alle sette del mattino già pronto ad andare via ma con in mano tutte queste buste. Ho insistito come mai nella vita per convincerlo a rimanere, ma aveva degli improrogabili impegni di lavoro ad attenderlo.» spiegò semplicemente, indugiando con lo sguardo sulle occhiaie profonde che marcavano il viso provato di Taehyung.
Quest'ultimo deglutì sonoramente, tolse il tappo di plastica della bevanda e, come quasi una sorta di rivincita per il suo tormento, le lacrime gli pizzicarono gli occhi annidandosi negli angoli. L'odore del caramello e quello più zuccherino della panna solleticarono le sue narici, le dita strinsero la presa sul cartoncino del bicchiere e le labbra si schiusero – Caramel Macchiato.
Come faceva Jungkook a sapere il gusto del suo caffè preferito...?
Jin arricciò le labbra con fare pensieroso e prese un sorso del suo caffè. «È stato innegabilmente un gesto molto carino, anche se mi sarebbe piaciuto che fosse rimasto con noi. È addirittura andato via prima che la neve si sciogliesse!» infierì con fare totalmente consapevole, lanciando un'occhiata studiosa a Taehyung, «Joonie ha trovato a fortuna delle catene adatte alle ruote della sua auto, ma è andato via come se qualcuno lo stesse minacciando di morte.» continuò, guardando con curiosità crescente Taehyung abbassare gli occhi e le sue spalle incurvarsi improvvisamente.
«Sarà che la verdura non poteva più attendere.» commentò Yongho a bocca piena, scrollando le spalle all'occhiata di pacato ammonimento che gli aveva riservato Namjoon che, alternativamente, guardò con un velo di apprensione Taehyung mordersi prepotentemente il labbro inferiore.
Incerto, si mosse sulla sedia e diede di gomito a Jin, il quale annuì lentamente. «Ehi, Taetae, cosa c'è che non va?» domandò, allungando una mano per arruffagli gentilmente i capelli sparsi sulla fronte.
Taehyung scosse leggermente la testa ed ingoiò pesantemente, cercando di ritrovare la voce perduta ed estremamente lontana dal suo solito timbro. «Non è niente,» mugugnò con esitazione, «Solo qualche pensiero.»
Afferrò il caffè e si alzò di tutta fretta sotto lo sguardo curioso dei gemelli e quello più timoroso di Namjoon, cercò quindi di racimolare il coraggio di alzare il viso e sorrise debolmente verso la sua famiglia. «Stanotte ho dormito un po' male, salgo in camera. Scusatemi.» mormorò troppo velocemente per risultare credibile – ma che fu comunque già più di quanto si sentisse in grado di articolare.
Per farsi perdonare, lasciò due baci sulle teste dei gemelli e corse via per le scale; detestava con tutto se stesso la sua incapacità di nascondere le sue emozioni, impensierire la sua famiglia era l'ultima cosa che avrebbe voluto ma gli era sembrato praticamente impossibile trattenersi visto che Jungkook era sparito – proprio come gli aveva richiesto – e si era anche premurato di portargli la colazione.
Guardò di nuovo dentro il tappo della tazza, la frase impressa sul coperchio bucò i suoi condotti lacrimali e colpì il suo cuore come uno stiletto.
"Al nostro caffè in sospeso."
Era possibile che una sola frase riuscisse ad avere un impatto così dannatamente devastante sulla sua persona?
Era possibile che qualsiasi cosa Jungkook facesse, lui la percepisse centuplicata?
Era possibile che Jungkook, l'arrogante, scostante, testardo, irascibile, vanesio, esuberante, irritabile e classista Jungkook fosse riuscito a fare così tanta breccia nel suo animo?
Era mai possibile stare così tanto male solo per un diamine di caffè?!
Che l'attrazione fisica fosse praticamente il punto cardine della loro precedente relazione lavorativa era vero, ma non era vi era solo quella ad influenzare i suoi sentimenti; certo, era sicuramente abbastanza semplice apprezzare Jungkook nel suo complesso – perché neanche la persona più stolta del mondo avrebbe potuto resistere alle sue proporzioni fisiche – e la sua bellezza lo aveva colpito alla testa come una mazza da baseball, ma era stato conoscendolo che Taehyung aveva sviluppato quella che non era una semplice cotta.
No, diamine, non lo era affatto.
«Tae...posso?»
Il soffio morbido e carezzevole che provenne dalle scale gli fece issare di scatto il viso; Taehyung si tamponò le guance umide con i bordi della felpa mentre Jin attendeva il suo assenso con un piccolo sorriso consapevole ad incurvargli le labbra piene.
Tra le mani stringeva un piccolo vassoietto su cui aveva adagiato qualche biscotto ed un paio di muffin, uno dei quali ai mirtilli – ovvero il suo preferito.
Con ancora un groppo alla gola troppo grande per poter rispondere, Taehyung si limitò ad annuire velocemente e fargli un cenno con la mano. Jin ampliò il suo sorriso e gli si portò vicino, sospingendolo leggermente verso il letto su cui posò il piccolo vassoio e su cui prese posto egli stesso.
Incerto, arricciò le labbra e gli sfiorò con gentilezza la spalla. «Sei rimasto giù appena due minuti senza mangiare nulla...ho pensato potesse essere utile portarti qualche cosa da mangiare prima che i gemelli ti possano rapire per andare a giocare sulla neve.» parlò, porgendogli uno dei due muffin.
Taehyung lo afferrò senza dire nulla e se lo rigirò tra le mani, sospirando appena. «Non era necessario preoccuparsi così tanto, hyung. Non è niente di che, davvero.» borbottò in un basso sussurro poco convincente.
Jin fece una mezza risatina e alzò un sopracciglio. «Beh, se me lo avessi detto con tono convincente ed occhi asciutti avrei anche potuto crederci.» ammiccò nella sua direzione e Taehyung ridacchiò senza convinzione senza tuttavia dissentire.
Con riluttanza e stomaco chiuso, prese comunque un morso del muffin ai mirtilli e cioccolato bianco masticandolo silenziosamente sotto lo sguardo contento e soddisfatto di Jin – intestarditosi nel farlo mangiare quasi come se provenisse da uno sciopero della fame di cinquanta giorni.
Lasciò che il gusto zuccherino, vagamente stucchevole e agro dei mirtilli gli infondesse un po' di conforto e attese che fosse Jin a parlare.
«Tu e Jungkook vi conoscete da molto?» iniziò quest'ultimo.
Piegò il capo di lato con fare curioso e si posò su entrambe le mani assumendo una posa rilassata e tranquilla.
Taehyung scosse leggermente la testa. «Non tantissimo,» mugugnò a bocca piena, «Cinque mesi, più o meno.» fece, anche se non sapeva nemmeno lui che conteggio applicare al fine di considerare quella tra lui e Jungkook una conoscenza.
I giorni trascorsi ad essere sconosciuti con benefici valevano comunque?
Taehyung non se ne era mai interrogato ma Jin non sembrò badare troppo alla sua titubanza; infatti, emise un mugugno consapevole. «Hai ragione, non sono poi così tanti. Però sembrate abbastanza in confidenza. Questi cinque mesi devono essere stati piuttosto intensi per arrivare a questo livello di complicità.» proseguì con casualità, anche se Taehyung conosceva Jin da abbastanza tempo da sapere che no, il fidanzato di suo fratello non faceva mai nulla per caso.
Si morse il labbro inferiore e si prese del tempo per riflettere sulla risposta. «Possiamo dire di sì. Diciamo che ci siamo conosciuti in modo poco convenzionale e le circostanze sono diventate via via sempre più strane.» parlò con tono misurato e pregò con gli occhi, con la mente, con il cuore e con tutta la sfortuna che aveva in corpo che Jin non chiedesse ancora degli approfondimenti sul modo in cui si erano conosciuti.
Non sentiva di possedere le forze necessarie ad inventare di sana pianta storie inesistenti ma sensate con cui soddisfare la curiosità dell'altro.
Quasi come se il cosmo avesse finalmente provato pietà per lui e la sua mente poco brillante, Jin sembrò farsi andare bene quella risposta senza capo né coda. «Capisco,» annuì appena, «Ma se è davvero così, allora perché stai piangendo così tanto per lui?»
Jin parlò con una nonchalance tale da fare spuntare sul volto di Taehyung un'espressione confusa e stralunata, ricambiata da un'occhiata intensa e significativa che gli fece arrossare le guance senza un'apparente ragione. «Non avrai seriamente creduto che Kim Seokjin, colui il quale è riuscito a decifrare la dichiarazione d'amore di Namjoon dietro una richiesta di saldare i bulloni della caldaia, non si sia accorto di come vi guardate!» esclamò con fare melodrammatico e fintamente offeso, «Ma il mio acume cessa di servire nel momento in cui urlate. Mi dispiace dirtelo, Taetae, ma ieri sera non avete discusso in modo troppo silenzioso.» fece spallucce e si guardò le unghie mentre lo incitava con gli occhi a condividere le sue sventure amorose come se fossero la favola della buonanotte.
Il volto di Taehyung perse il suo colore e allargò gli occhi, allarmato. «N-Non è come pensi! Tra noi non è accaduto niente, non abbiamo fatto niente! Abbiamo discusso per altro, non— » si affrettò a precisare, colto da un improvviso quanto immotivato panico interiore, «Mi dispiace avervi disturbato, non volevo di certo svegliare te o Nam.» si scusò infine, sospirando pesantemente con la schiena ricurva e le sopracciglia arcuate.
Jin scrollò le spalle e lo spintonò amichevolmente per un braccio. «Non è questo il punto. Ti ho detto che vi ho sentiti discutere ma non che io abbia ascoltato ciò che vi stavate dicendo,» puntualizzò quindi, «Taetae...forse Jungkook non ricambia?»
La voce di Jin si ammorbidì e le parole non divennero altro che un soffuso e morbido mormorio atto a rincuorarlo; impossibilitato a fare altro se non cedere, Taehyung si strinse le braccia al petto e posò il resto della colazione sul vassoietto per poi strisciare sul materasso e abbracciarsi le gambe. «Ti stupisce?» rispose dopo qualche attimo, «Hai visto Jungkook? Io non reggo alcun confronto, non potrebbe mai prendermi in considerazione. Io e lui non possiamo appartenerci... Lui è troppo per me.»
Perso nel suo mugugnare rassegnato, il tonfo dello schiaffo sulla nuca che gli assestò Jin lo fece sobbalzare dalla sorpresa; sul volto di quest'ultimo, un'espressione seria e imperscrutabile. «Cosa ho appena sentito?!» sbottò, incrociando le braccia al petto, «Lui è troppo per me? Troppo, dici? Sarebbe troppo se lui fosse un marziano e tu un umano, ma se ha due gambe, due braccia e un cuore, allora non è troppo—potrebbe essere la persona meno giusta, magari, ma non troppo. Non sei inferiore a nessuno, chi ti ha messo in testa queste idee?!» esclamò con disappunto palese, enfatizzando la sua stizza con un verso sgomento.
Taehyung strinse le labbra in una linea sottile e si massaggiò la nuca. «Questa è la realtà obiettiva, Jin. Lui è...è perfetto, ed è anche ricco da far schifo; io il massimo che posso offrirgli è un caffè e forse una barretta alle macchinette. Apparteniamo a due mondi diversi e per Jungkook il fattore economico è...importante.» cercò di mostrare le sue obiezioni ma Jin schioccò la lingua sul palato e rizzò le spalle con fermezza.
«Da quando il valore di una persona si misura in base al numero di carte di credito? Chi se ne importa se lui è ricco e tu no? Fai un lavoro onesto, uno dei centinai di migliaia che esistono in questo mondo, cosa c'è di sbagliato? Cos'è, non è mai andato al bar a bere un caffè?»
Poiché Jin non sembrava aver compreso il fulcro del discorso, Taehyung si passò una mano sul viso e raccolse i rimasugli di lacrime con i polpastrelli. «Quando dico che per Jungkook il fattore economico è importante, intendo che per lui è davvero importante,» ribadì scandendo le parole per cercare di convincere l'altro a vedere la realtà, «Questo è un motivo più che sufficiente per non essere il suo tipo.» terminò.
Taehyung grugnì sonoramente al peso che gravò sul suo petto e posò il mento sulle ginocchia; gli occhi si persero a scrutare l'ambiente come se lo stesse vedendo per la prima volta ma lasciando che il silenzio permettesse a Jin di fare le sue valutazioni e comprendere quanto fosse sbagliata tutta quella situazione e quanto gli costasse poterlo accettare.
Una mano si posò sulla sua spalla per carezzarla gentilmente, lo sguardo di Jin vagò lungo il suo viso e le labbra si incresparono in un piccolo sorriso di genuino interesse. «Forse Jungkook ha solamente bisogno di qualcuno che gli insegni quali siano i veri valori della vita,» valutò infine con tono caldo e accogliente, «Mi hai detto che tiene molto all'aspetto economico, ma se è così superficiale, perché è venuto fin qui solamente per parlarti?»
Taehyung riemerse dai suoi pensieri e batté confusamente le palpebre. «Non significa nulla. Lui è venuto qui davvero solamente per parlare.» provò, venendo interrotto dallo scuotere fermo e deciso del capo di Jin.
«Sì, ma arrivare qui da Seoul non è una passeggiata.» replicò poco dopo.
Taehyung si morse il labbro inferiore e prese a giocherellare con i bordi della felpa. «Mi vuoi fare intendere che c'è qualche speranza...?»
Jin si picchiettò con l'indice il labbro inferiore sporgente, assunse un'espressione pensierosa e rimuginò per qualche istante sulla situazione filtrata dal suo punto di vista da cupido mancato. «Dico che forse vale la pena provarci,» dichiarò infine, «Magari sarà un buco nell'acqua, ma Jungkook non mi è sembrato un cattivo ragazzo. Solo un po'...altezzoso, forse? Ma lascia che ti dica una cosa: una persona superficiale non andrebbe a comprare la colazione per tutta la famiglia e non si affannerebbe nel lasciare sotto l'albero di natale due pacchi giganti zeppi di cioccolatini e dolciumi tutti indirizzati a Jiwon e Yongho.» rifletté ancora, alzando un sopracciglio per la smorfia poco convinta di Taehyung.
La sorpresa di sentire che Jungkook, quel Jungkook, avesse acquistato qualcosa non solamente per loro ma anche per le piccole pulci di casa – che non avevano smesso di tediarlo o di testare la sua pazienza nemmeno per un attimo – gli smosse qualcosa dentro, una sorta di trepidazione, ansia, sorpresa, incredulità e piacevole sconcerto da fargli dimenticare il motivo per cui si sentisse in sintonia con l'asciugamano centrifugato.
«Non lo so, hyung. Sono un po'...confuso?» mormorò con un sospiro.
Jin arricciò il naso. «Ma insomma, ma cosa vi prende a voi giovani d'oggi? Sei un ragazzo stupendo sotto qualsiasi punto di vista, Tae! Solo un idiota non apprezzerebbe te e la tua persona solo perché non viaggi su una Ferrari ma sui treni regionali!» incrociò le braccia al petto come a rimarcare il concetto e Taehyung si lasciò andare ad una piccola risata divertita.
«"Nessuno è inferiore" eh?» esclamò Taehyung con blando divertimento.
Grato di vedere gli occhi dell'altro finalmente asciutti, Jin si unì alla sua risata emettendone una più alta e divertita. «Beh, gli idioti fanno categoria a sé.» gli diede una giocosa spallata e Taehyung si lasciò andare a quel breve moto di leggiadria che sembrò schiarire il suo uggioso cielo interiore.
Jin si protese verso di lui per dargli un bacio sulla tempia prima di issarsi e stiracchiarsi. «A mio avviso, potresti iniziare a tastare le acque già da adesso,» commentò laconicamente, «Magari chiedendogli se è arrivato sano e salvo. È partito almeno tre ore fa, domandarglielo sarebbe lecito.» rimase sul vago ma gli fece l'occhiolino prima di andare via e lasciare che Taehyung gestisse da solo il tumulto interiore natogli nel petto al pensiero.
Boccheggiò e guardò silentemente il telefono abbandonato sul comodino di fianco al letto; l'esitazione regnava sovrana nel suo animo ancora dolente ma più leggero, il tentennamento si palesò nel suo mordere insistentemente il labbro inferiore senza alcuna intenzione di mollarlo.
"Dovrei davvero scrivergli?" rimuginò, strisciando pesantemente sul suo posto per poi afferrare l'aggeggio tecnologico infernale con il cuore trasferitosi magicamente in gola e la fermezza di un budino sotto il sole.
Quasi come a darsi conferma che quella era la realtà e stesse davvero rischiando di rovesciare il suo prezioso caffè sul letto immacolato, Taehyung grugnì sonoramente e si scompigliò i capelli con furia; scalciò facendo attenzione a non creare disastri e spalancò le labbra dall'indignazione.
Mannaggia, perché doveva essere sempre tutto così dannatamente complicato?!
"Avere una semplice storia d'amore era troppo complicato?" mugugnò con voce quasi inudibile, il broncio adesso sporgente non fece altro che aumentare alla nuova scarica di adrenalina che gli aveva invaso le membra intorpidite dalla cupidigia. Effettivamente, quello era un mero gesto di cortesia, no?
Jin gli aveva riferito che Jungkook aveva intrapreso il viaggio di ritorno parecchie ore prima, sincerarsi che tutto stesse andando per il verso giusto faceva parte dell'ampio spettro dei gesti di buona educazione imposti dalla civiltà, no?
Il cuore, che già batteva a velocità anomala quasi stesse intraprendendo una gara con le ali di un colibrì, guizzò nel petto e tamburellò nelle sue orecchie adesso tappate mentre con mani non troppo ferme apriva la chat che aveva osservato per lungo tempo.
Tanto tempo.
Valutando attentamente la situazione, quella era la prima volta che scriveva a Jungkook non in qualità di gigolò ma...solo in qualità di Taehyung.
Taehyung e basta.
Che poi fosse anche un coglione non era una novità per nessuno, ma ormai il dado era tratto e la pulce nell'orecchio si era già insediata.
"O va, o mi butto da un cavalcavia."
Solo dopo aver cancellato per circa sei volte il messaggio, Taehyung sembrò essere finalmente soddisfatto del laconico testo scritto con mani tremanti, cuore scalpitante e respiro inesistente.
Da: Taehyung
Ehi, Jungkook
Jin mi ha detto che stamattina sei andato via molto presto...
Sei arrivato?
Non appena il messaggio venne inviato e i balloon contenti le sue parole ebbero la doppia spunta, Taehyung sgranò inverosimilmente gli occhi e, quasi come se scottasse, lanciò via il telefono per affondare la faccia nel cuscino. Magari, se la pressione fosse stata sufficiente, sarebbe riuscito a soffocarsi da solo e sottrarsi a quello scherzo mal riuscito che era la sua vita, no?
Il rombare del suo cuore era così alto che stentò a percepire il vibrare maligno del suo telefono; per l'ansia, Taehyung sentì tanto di essere pronto a vomitare da un momento all'altro, lo stomaco si era appena ribaltato mentre rialzava la testa di scatto e fissava lo schermo illuminarsi più del suo futuro.
"Ha risposto," valutò nel panico Taehyung, "Ha risposto! Dopo il litigio di ieri—argh, perché mi faccio convincere così facilmente?" pianse mentalmente ma senza alcuna intenzione di prendere il telefono. Sobbalzò nel sentirlo vibrare ancora e si trascinò sui gomiti fino a che il viso non troneggiò sopra al motivo ultimo di morte; iniziò a mordicchiare l'interno della guancia, le dita presero a tremare dall'ansia e cliccò sulla notifica di risposta seppur rimanendo con gli occhi strizzati per un arco di tempo indefinito volto a racimolare il coraggio di leggere il sicuro "vaffanculo" sicuramente meritatissimo.
Si diede qualche piccolo buffetto sulla guancia per darsi coraggio e con il respiro incastrato in gola, aprì un solo occhio spiando la risposta.
Le labbra si schiusero via via dalla sorpresa e solo per mera decenza non schiacciò il volto sullo schermo.
Da: Jungkook
Sì, sono arrivato circa un'ora fa,
Avevo degli impegni di lavoro e non sono potuto rimanere.
Non sarei rimasto per molto, ma avrei quantomeno atteso la tua uscita dal bagno.
Le guance di Taehyung si imporporarono per nessun motivo apparentemente valido e nascose il viso oltre il collo del maglione.
Da: Taehyung
Certo, capisco perfettamente.
Ti ringrazio per la colazione e per il caffè, non dovevi.
Buon lavoro, Jungkook.
«Smettila di battere così.» sussurrò a se stesso Taehyung, abbassando lo sguardo sul petto contro cui aveva premuto il palmo per evitare che il cuore gli uscisse dalla gabbia toracica. L'implosione del suo animo e il cortocircuito dei suoi neuroni si palesò nello squittio acuto che gli scivolò dalle labbra e dal modo in cui rotolò sul letto – incurante di aver appena urtato il vassoio, il caffè e qualsiasi altro oggetto nell'arco di due metri dalla sua persona.
Con il volto affondato nel cuscino, lo stritolò come se ne dipendesse della sua vita mentre lasciava che le parole di Jungkook diluissero la sua ansiogena tristezza e stemperassero il fallimento in cui si era crogiolato ma di cui, forse, non sarebbe stato vittima ancora a lungo.
Da: Jungkook
Invece sì,
E spero che non sia l'ultimo che mi concederai, Tae.
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NDA: Buonsalveee ♡
Tra ieri e stamattina ho riscritto le note 4 volte e tutte e 4 sono andate perdute per cui, anziché riscriverle ancora per esprimere dei pensieri di cui magari siete già a conoscenza, ho pensato di lasciarvi lo spazio per pensare e, se vi va, per potermi dire cosa ne pensate.
Della storia fino a questo punto, dei personaggi, del suo svilupparsi, delle situazioni o di qualsiasi altra cosa inerente MMA che magari vi è rimasta impressa o a cui volete dedicare un pensiero :D
A prescindere, comunque, grazie per aver letto e per aver atteso l'aggiornamento.
A presto ♡ (-5 *-*)
Word count: 12533