Questa fanfiction in particolare significa molto per me. Mi ha preso tantissimo tempo nonostante sia una one-shot perché mi sono impegnata veramente tantissimo. È dedicata ad una persona che me la ha richiesta e che è molto importante nella mia vita. Grazie mille, non so se questa fanfiction è come ti aspettavi, ma giuro che ci ho messo tutta me stessa.
Buona lettura a tutte, un bacione grandissimo! Grazie mille! Se vi va votate, se commentate mi rendete felice il doppio, ma non voglio pressare nessuno, fate ciò che sentite. Tanti baci bellezze😘💕
Scusate davvero per gli errori, in teoria dovrebbero essere solo di battitura, se sono altri mi dispiace, ma com'è il detto? Errare è umano, per cui non uccidetemi per favore😅
Se volete ascoltare qualcosa mentre leggete, vi consiglio queste canzoni:
Give me love- Ed Sheeran
Youth- Daughter
Say Something- Christina Aguilera
Hurt- Christina Aguilera
We should love, not fall in love, because everything that falls, gets broken.
***
"Ti ho dato la stessa opportunità fin da quando ti ho conosciuto." Sospira stanca, lasciando cadere le braccia lungo i suoi fianchi.
Ha ragione.
Non so perché ho deciso di lasciarla, il mese scorso, ma pensavo inconsciamente che sarebbe stata meglio, che avrebbe smesso di preoccuparsi per me e si sarebbe rilassata. La sua vita sarebbe stata più semplice e avrebbe potuto essere felice...senza di me.
La parte più sovrastante di me mi ha consigliato di lasciarla andare perchè non ho fatto altro che causarle problemi; io l'ho trasformata nella donna distrutta e ferita che è adesso e strapperei i miei dannati capelli per quanto sono stato cazzone nei suoi confronti. Se potessi toglierle il dolore che prova, lo farei, sopporterei il mio e il suo dolore se potessi, solo per farla stare bene, come era prima che mi incontrasse. Voglio che mi parli, che mi dica qualcosa, che mi insulti per essere andato a trovarla, che mi urli contro, perchè ho un bisogno disperato che esprima una sorta di contatto con me.
So che non si trova a suo agio a parlarmi adesso, ma voglio esserci per lei, come lei c'è stata per me.
"Lo so, adesso capisco quanto dev'essere stata dura per te cercare di esserci per me nel mio...stato." Dico con voce bassa, mangiato dal rimorso nei suoi confronti. Non l'ho mai meritata, non la merito e mai la meriterò: è scesa come un angelo dal cielo portandomi in salvo dalla mia situazione di masochismo e odio verso me stesso e verso gli altri. Ha abbassato la mia guardia e non sono mai stato così felice di dire che quella è stata la cosa più bella che potesse fare per me.
Ha combattuto per me, mentre io cercavo di tenermela stretta, lasciandola sola a guerrigliare per difendermi, tutto per colpa della mia fottuta paura. I suoi occhi marroni non mi guardano neppure, fissa la finestra portandosi un fazzoletto al naso. Stava piangendo giusto prima che arrivassi e quando sono arrivato non ha smesso un secondo fino ad adesso. Mi chiedo se l'ho mai fatta sorridere come doveva essere o se sono mai riuscito a renderla fiera di avere un ragazzo come me.
Ovviamente no.
Mi avvicino a passi silenziosi e mi metto in ginocchio davanti a lei prendendo le sue mani e intrecciandole con le mie. Aspetto che mi cacci, dicendomi che non ho il diritto di toccarla dopo tutto quanto, invece si limita a lanciarmi uno sguardo, senza sciogliere le nostre mani. I suoi occhi hanno qualcosa di diverso rispetto a un mese fa ed è colpa mia. I suoi occhi sono i più belli che ho mai visto e a fanculo chi sostiene che gli occhi chiari sono i migliori, perchè i suoi occhi, cazzo erano qualcosa di straordinario. La leggera sfumatura color nocciola che si vede alla luce passante per la di finestra è meravigliosa, ma adesso i suoi occhi sono spenti, senza vita e stanchi del ciclo che ha dovuto subire con me, anzi a causa mia. Amavo i suoi occhi sinceri, i suoi occhi ammiranti mentre mi guardava. Mi guardava con quello sguardo, quello sguardo orgoglioso e pieno d'amore che mai avrei pensato di meritare, sopratutto da una ragazza come lei. Mi guardava come se fossi qualcosa di bello da ammirare, come se fosse felice di stare con me e non posso dimenticare come gli occhi gli si illuminarono quando ammisi palesemente che era la mia unica speranza di non rimanere solo per il resto della mia vita.
"Mi dispiace." Mi scuso e sento così tanta angoscia da sentirmi patetico. Vorrei quasi rimangiarmelo. Le ho chiesto scusa mille volte e sono stato un cazzone lo stesso. Chiedevo scusa un milione di volte dopo i miei errori, sicuro e rincuorato dal fatto che sapevo mi avrebbe perdonato. Ho continuato ad inciampare, non ho fatto niente di concreto per migliorare la mia condizione. Alla fine ci ha rimesso lei, nonostante lei fosse l'unica costante della mia vita, la donna che avrei voluto proteggere da tutto, invece io sono stato il più grande problema. Ho approfittato del suo buon cuore solo per straziarlo e renderlo miserabile.
"Non basta un 'mi dispiace' lo sai." Dice e passa qualche secondo prima che inizi di nuovo. Non voglio farla arrabbiare quindi sto in silenzio, aspettando che riversi il suo odio giustificato contro di me.
"La ragazza che ero un mese fa ti avrebbe accolto a braccia aperte, ma non questa volta." Ammette scuotendo la testa e il mio cuore viene letteralemente pestato, anzi distrutto dalle sue parole.
'Lo so', voglio dirle, ma dalla mia bocca non esce parola, sono troppo scosso dalla sua dichiarazione. Egoisticamente ho pensato che mi ascoltasse e mi dicesse di darle tempo, io glielo avrei concesso e piano piano avremmo potuto ricostruire un rapporto, ma ciò che ho fatto è imperdonabile. L'ho lasciata sola.
"So che sarà difficile, ma mi farò perdonare, te lo prometto." Quando ritrovo la voce per parlare, le parole escono da sole prima che possa controllarle. Mi aggrappo al buonsenso che ha, anche se forse dopo tutto questo tempo, non ne possiede più così tanto.
Rimane in silenzio, di nuovo e io sono ancora in ginocchio con le nostre mani congiunte. Lei sembra notarlo e le toglie immediatamente, dicendomi di alzarmi. Vorrei protestare, ma mi alzo in fretta per non farla alterare. Lei si siede sul letto e io rimango in piedi a preparare la mia prossima mossa.
"Ti aspetterò." Le dico. "Amerò solo te." Aggiungo. Amerò solo lei, senza dubbio, non sarò in grado di guardare o stare con nessun altro se non lei.
"Era così difficile amarmi anche prima?" Finalmente parla.
Cosa? Crede che non la ami? Questo è fottutamente ridicolo, come può pensare una cosa del genere? Certo che la amo, l'ho amata dal primo giorno in cui è entrata nella mia vita, dal primo giorno in cui si è avvicinata a me facendo scontrare i nostri sguardi.
Piano piano, col passare del tempo, mi sono accorto quanto fosse impossibile da parte mia, smettere di pensare a lei. Era la mia droga, non ne avevo mai abbastanza, la volevo tutta per me e alla fine, l'ho distrutta, l'unica cosa che non volevo accadesse.
La amo. La amo come si ama qualcuno più della propria vita, la amo più dell'acqua e dell'aria, più di qualsiasi altro. È assurdo che pensi il contrario. È la mia salvezza, la mia unica occasione, la mia ancora nei momenti difficili, la mia musa e la mia bella. Mi ha cambiato, in meglio, e non gliene sarò mai grato abbastanza.
Il problema è stato che per cambiare me, per rendermi più decente, ha dovuto perdere se stessa.
"Ti ho sempre amata! Non puoi stare qui a dirmi che non credi che io ti ami, è fottutamente assurdo." Cerco di mantenere un tono di voce pacato e non oscillare tra ira e delusione.
"So che non è così, altrimenti sarebbe andata in maniera diversa." Adesso ha riacquistato una voce più ferma e decisa, ma non sono ancora sicuro del perchè.
"Io...non è vero che non ti amo. Posso capire perchè lo hai pensato ma ti giuro che ti amo molto più di quanto una persona possa amare un'altra, credi che ti abbia lasciata perchè non ti amo?" Prendo fiato dopo il discorso che ho fatto. E' difficile capire il suo volto adesso. Di solito era un libro aperto con me, riuscivo a capire come stava dallo sguardo oppure dalla sua espressione, ma adesso niente, è impossibile decifrarla.
"Dimmi solo una cosa." Chiede e io annuisco.
"Che ho fatto per farmi lasciare? Sono stata così pessima?" Prima che me ne accorga ha le lacrime agli occhi e io la sto avvolgendo in un abbraccio. Cerca di combattermi, ma alla fine rinuncia lasciando che le mie braccia la tengano vicina a me.
"Non hai fatto niente." Mi dispiace per la ragazza davanti a me: per tutto questo tempo ha pensato che chi avesse condannato la nostra storia era lei? Ha pensato di avere qualcosa che non va? Lei è perfetta, oltre la perfezione, non può pensare una cosa del genere, è del tutto assurdo. E' colpa mia se è così insicura, se si sente la colpevole della fine della nostra storia, tutta colpa mia, io che non le ho ripetuto abbastanza volte che è stupenda.
"Non sei tu, sono io. Tu sei perfetta." La informo di cosa penso, sperando di rincuorarla.
"Allora perchè è finita?" Singhiozza e cerca di staccarsi da me, ma non la lascio andare. E' così tanto tempo che non la stringo così vicina, che quasi sono sopraffatto dalla sua presenza. Mi è mancata come l'aria, sentivo di soffocare senza di lei. Il suo profumo è sempre inebriante e manda i miei nervi in tilt, ma non posso spingermi troppo oltre, le sono grato per permettermi di abbracciarla, nonostante sia un minimo contatto. E' fin troppo date le circostanze.
"Mi prenderai per un idiota e mi odierai." Mormoro, sapendo che lo farà.
"Ti odio già, quindi va avanti." Dice e avverto l'ironia quando ha detto 'ti odio'. Sono parzialemente sollevato dalla sua risposta perchè almeno vuole ascoltare ciò che ho da dirle.
"Ho avuto paura." Ammetto sentendomi un vero perdente.
"Sono un casino, un fidanzato di merda e ho pensato che se ti avessi lasciata sarei andata avanti, avresti incontrato qualcuno che ti potesse dare tutto ciò che io non ti potevo dare. E ho avuto paura che tu mi potessi comparare agli altri ragazzi e che ti saresti resa conto che sono un fottuto cazzone... Se ti avessi lasciata avrebbe alleviato il senso di colpa..." Concludo e lei si sposta le ciocche dal viso, regalandomi la possibilità di vedere il suo viso bellissimo. Nell'ultimo mese mi è mancato il suo viso, i suoi tratti, il suo corpo... Mi è mancata più di quanto immaginavo. Le sue labbra carnose sono più accentuate per il pianto. Anche adesso, senza un filo di trucco, i vestiti larghi e i capelli sciolti sulle spalle è la perfezione. I leggins che indossa le fasciano le gambe e il sedere. Non ho fatto a meno di poter ammirare il suo splendido culo quando sono entrato e sono felice che non fosse con nessuno, altrimenti sarei impazzito di gelosia. E non solo per il suo aspetto, perchè è nettamente più di quello. Non è solo il fatto che sia estremamente bella, ma tutta la sua persona, l'interezza di ciò che è mi affascina.
Si alza dall'esile letto e inizia a camminare avanti ed indietro per la stanza, passandosi una mano tra i capelli.
"Io non..." Viene interrotta da un singhiozzo strozzato. "Non capisco, mi dispiace, ma ho fatto di tutto per te e ancora credi che non ti amassi abbastanza da rimanere?" Il mio cuore si ferma alle sue parole. Ha ammesso di amarmi, o meglio, ha ammesso di avermi amato così arduamente da rimanere nonostante tutto.
"Ho avuto paura di perderti." Mormoro guardando in basso. Il silenzio che si crea subito dopo è peggio di qualsiasi punizione che il karma potrebbe mai infliggermi, non che non la meriti, ma sentire solamente i suoi singhiozzi e il fruscìo del vento mi sta facendo male.
"Sei troppo per me, lo sai anche tu." Butto fuori. Se riuscirà a superarlo, le potrei ripetere quanto la amo un milione di volte, più di quante sono le stelle o più di qualsiasi galassia esistente oltre la Terra.
"Non sono troppo per nessuno, smettila di dirlo." La voce spezzata dalle lacrime.
Annuisco, sapendo che litigare con lei su questo argomento non porterà a niente di buono.
Lei è la mia salvezza, forse non se ne è mai resa conto perchè era troppo occupata ad amarmi, ma semplicemente mi ha reso l'uomo più felice del mondo, senza nemmeno saperlo: mi ha offerto se stessa, mi ha trascinato fuori dal buio e mi ha dato tutto ciò di cui non sapevo aver bisogno. Mi ha dato uno scopo, qualcosa per cui combattere, qualcosa da amare, quando prima di lei l'amore era solamente un sentimento inutile. Non potrei mai pensare la stessa cosa adesso: l'amore per lei è diventato fondamentale, non posso vivere senza il suo, senza di lei e se non fossi stato così cretino, adesso staremmo insieme, a scherzare a letto, io sentirei la sua risata contagiosa, la riempirei di battute sul suo corpo e lei mi schiaffeggerebbe con dolcezza il braccio. Invece ho preferito farmi prendere dalla paura. Non gli sarò mai grato abbastanza per avermi fatto capire il senso della vita, per avermi insegnato tantissimo, nonostante abbia ancora difficoltà a mettere in pratica ciò che mi ha detto.
"Non so che fare." Tira su col naso e si stacca dal mio petto. Piagnucolo al suo gesto, volendola vicina, ma non ho la determinazione per prenderla e riportarla tra le mie braccia, perchè so, conoscendo il suo atteggiamento, che mi combatterà e non ha le forze. Avrei dovuto mettere lei al primo posto, come sto facendo adesso, invece sono stato egoista, un egoista del cazzo e guarda in che merda siamo finiti.
"Dammi un'altra possibilità." La supplico. So che ne ho chieste fin troppe e lei me ne ha concesse più di quanto meritassi, ma la supplico che me ne dia un'ultima per dimostrarle che posso essere il tipo di uomo che merita e con cui è degna di passare la vita.
"Non posso." Dice con voce bassa e io spero di aver capito male, ma quando alzo gli occhi e vedo la sua espressione dispiaciuta e compassionevole, ho la certezza di aver sentito bene. Il mio cuore cede insieme alla mia anima e penso di poter svenire a momenti. Il dolore si impossessa del mio corpo, inizio a tremare come un dannato bambino, ma non mi interessa. Crollo ai suoi piedi e piango. Le mie lacrime traditrici escono a fiumi mentre cerco di non sembrare troppo patetico. Lei si abbassa al mio livello, alzando il mio mento con le sue mani delicate e colgo l'occasione per poggiare le mie sulle sue. La amo così tanto che non riesco nemmeno a pensare a come era prima di incontrarla.
"Io..." Inizia, ma la fermo. Non posso riuscire ad affrontare il suo rifiuto, quindi decido di parlare per primo, anche se con voce troppo roca a causa del pianto.
"So che ti ho ferita." Dico e la guardo. "Ma devi perdonarmi." Anche se deve perdonarmi, perchè non sarò mai in grado di amare nessun'altra, non potrei mai obbligarla a fare qualcosa di cui non è sicura, quindi la mia è più una supplica che un ordine.
"Ti amo, non ti sto prendendo in giro, ti ho amata sempre e ti amerò sempre incondizionatamente." Riverso le parole sperando che prenda in considerazione l'idea di poter superare la cosa.
"Non posso, davvero." Si ferma per prendere un respiro e lascia il mio mento, mentre mi alzo e la seguo vicino al letto dove si siede. Mi siedo accanto a lei, più vicino che posso e aspetto esitante ciò che deve dire.
"Mi hai straziato, Harry. Mi trovo in un momento difficile, sto cercando di capire come mi sento riguardo a tutta questa situazione e tu stai amplificando la mia sofferenza." Indica la sua testa e la casa stessa, culla di tutta la situazione. Non avevo pensato che la mia presenza potesse nuocerle, pensavo che si sarebbe lasciata confortare, invece il contrario.
"Non volevo farti stare male, mi dispiace." Le parole bruciano sulla mia lingua e lei non mi guarda, sposta lo sguardo fuori. I suoi occhi sono così spenti e lucidi rispetto a prima, non sembra nemmeno lei.
"Non sono venuto qui per infliggerti dolore." Mi fermo e la guardo, anche se lei non guarda me. "Volevo assicurarmi che tu stessi bene." La mia voce trema e sembro un dannato idiota. Sono nervoso, come mai in vita mia, non sono mai stato così agitato come in questo momento ed è una sensazione nuova, una sensazione da aggiungere alla lista delle emozioni che ho provato con lei. In primis l'amore, cosa a cui non credevo per niente, la gelosia, di cui non sapevo nemmeno l'esistenza finchè qualcuno non si è avvicinato alla mia ragazza. E' ancora mia, lei crede di no, ma è così e adesso so anche che cosa significa dolore, dolore vero.
"Ti sembra che stia bene?" Non alza la voce, il suo è a malapena un sussulto. Ammetto che la donna davanti a me mi fa abbastanza paura: l'ho ferita ripetutamente e se potessi tornare indietro nel tempo non farei nemmeno uno di quelli che ho fatto, ma putroppo non posso e capisco come dev'essere stato difficile per lei rimanere. Mi ha perdonato, ma adesso è ferita, distrutta, per colpa mia e vedo che ha smesso di lottare. Non urla, non le importa.
"Lo so, lo so." Concordo, non sopportando la situazione che sta attraversando. Mi passo freneticamente una mano nei capelli e cerco di trovare una giustificazione al mio comportamento.
"Ero preoccupato per te." Non ricordo neppure l'emozione che ho provato quando ho sentito la sua migliore amica dirmi che le avevano detto del divorzio dei suoi genitori. Lei non me lo avrebbe detto, avrebbe continuato a rifiutare le mie chiamate, come era giusto che facesse. Non mi rispondeva mai, oppure rifiutava la chiamata, senza nemmeno sentirlo squillare. Per questo chiamai la sua migliore amica, l'unica di cui avessi il numero. Ringrazio che non abbia risposto alle mie chiamate solo perché se avesse risposto non mi avrebbe raccontato niente di niente, avrebbe cercato di risolvere i problemi da sola, cacciandomi dalla sua vita, non permettendomi di starle vicino come volevo fare. La sua migliore amica mi disse semplicemente che non se la passava bene, ma dopo che l'avevo costretta a dirmelo, aveva sputato il rospo ed ero quasi svenuto sul posto: la mia ragazza non la smetteva di piangere e non voleva alzarsi dal letto, la sua amica disse che durante il giorno aveva deciso di non uscire dalla sua camera, anzi, non voleva proprio uscire. Per quanto fossi incazzato con la sua dannata amica per non avermelo detto, ero terribilmente preoccupato per la donna in lacrime a chilometri da me.
Senza pensare mi sono imbarcato sul quel fottuto aereo e ho aspettato prima di presentarmi a casa sua. I suoi genitori erano probabilmente a litigare da qualche parte e lei era sola in casa.
Quando sono arrivato qui, un'oretta fa, mi sono incazzato immediatamente. Aveva lasciato la porta aperta e le finestre anche. So che è maggio, accidenti, ma non puoi lasciare tutto aperto, se qualcuno fosse entrato? Era da sola. Mi sono incazzato anche con la sua migliore amica, quella testa di cazzo, l'aveva lasciata nella sua casa senza un minimo di compagnia. L'ho trovata rannicchiata sul divano, con un bicchiere d'acqua fra le mani. I suoi occhi si sono stupidi e li ha sbattuti più volte, cercando di capire se fossi veramente io. Poi, una volta appurato che ero io, non ha fatto niente, ha continuato a guardare nel vuoto, come prima.
Come se io non fossi mai arrivato.
"Eri preoccupato per me? Non eri così preoccupato mentre mi sbattevi la porta in faccia." La sua voce mi riporta alla realtà e ho bisogno di un secondo per capire di che cosa sta parlando. La sua voce non è arrabbiata, non sta urlando, anzi, la voce è leggera e fin troppo calma.
"Certo che ero preoccupato." Le dico e mi portò un po' più avanti.
"Ero preoccupato per te, la tua reazione, tutto..." Cerco di spiegarle il mio punto, ma lei non sembra nemmeno lei. È troppo spenta, troppo poco viva, mi sembra di parlare con un estraneo.
"E come pensavi avrei reagito esattamente?" Domanda e sento la sua voce pungente.
"Non... Non lo so." Suono un completo idiota.
"Credevo..." Mi fermo. Non so se posso ammetterlo senza che lei si arrabbi.
"Credevi che cosa?" Chiede e si avvicina. Sentire che sta venendo verso di me mi provoca dei brividi dappertutto.
"Ho bisogno che tu sia sincero con me, Harry." La sua voce è dolce. Non mi sono accorto che mentre stava pronunciando la frase si era avvicinata e aveva fissati i suoi occhi sui miei. Mi guarda e io guardo lei. Le sue iridi color cioccolato sono speranzose, troppo dannatamente speranzose per un senza speranza come me, ma ho già appurato che nella nostra relazione, lei ha messo sempre più di quanto non mettessi io, perciò decido di fare il mio meglio almeno per essere sincero come lei chiede.
"Prometti che cercherai di capire." La supplico. Non potrei mai e poi mai sopportare che lei mi mandi via adesso.
"Ok." Acconsente e io prendo un grandissimo repiro prima di parlare. Non so come dirglielo senza ferirla, anzi, in realtà spero che la mia bocca si connetta con il mio fottuto cervello.
"Credevo che tu saresti stata felice..." Mi guarda come se le mie parole l'avessero colpita al petto. Forse l'hanno fatto. "Se fossi riuscito a chiudere quella porta io... tu saresti riuscita ad andare avanti, saresti stata arrabbiata con me e avresti potuto vivere come meritavi, senza di me..." Concludo sentendomi un pezzo di merda.
Lei sta in silenzio, lo sguardo assente e si allontana da me e io vorrei riportarla vicina a me, ma non posso. Invece aspetto la furia, la tempesta e sarò ben felice di accoglierla a braccia aperte.
"Non ha senso, lo sai vero?" Non urla e non mi impreca contro. Parla a voce flebile, piccola e debole e intravedo una lacrima scenderle sulla guancia. Io dovrei essere quello che piange per il suo perdono, lei dovrebbe essere la ragazza ferita e arrabbiata che mi dovrebbe mandare via, ma non è così e mi ritrovo a pensare che per tutto questo tempo l'avevo giudicata male: ogni volta che mi aspettavo qualcosa lei ne faceva un'altra, quindi forse, me lo sarei dovuto aspettare. Mi siedo sul suo letto e lei rimane in piedi al centro della stanza.
"Lo aveva però." Dico e la induco a piangere. Porca puttana. Le vado incontro, ma lei mi ferma: non perchè non vuole che la conforti, ma perchè ha bisogno di qualche minuto di tempo. Lei ha bisogno di un ragazzo così, che le ripeta tutti i giorni quanto è meravigliosa, che la tratti come merita di essere trattata, un ragazzo che non si imbatta nei casini, ma che li combatta per lei, un ragazzo che la lasci vivere e sorridere spessp, come deve essere. Sarei felice di diventare quella persona se lei mi vorrà ancora.
"No, Harry. Andava tutto bene al tempo. Cosa potevo fare per farti capire che ti amavo? Rimanevo sempre, cercavo di esserci per te, perchè ci tenevo a te,moltissimo. Se tu me ne avessi parlato, avremmpo potuto cercare una conclusione che non comprendeva che tu te ne andassi." Spiega e il mio cuore si scalda alle sue parole. Sentirle dire queste cose sarebbe rincuorante se non fosse che l'ho praticamente mandata a fanculo fottendomene di ciò che pensava. Ironicamente mi trovo a pensare alle volte in cui ha ammesso che mi amava: me lo ripeteva in continuazione, era così fiera di me, quando al contrario l'unica di cui essere orgogliosi era lei.
"Ti avrei potuto dare tutto, non mi è interessato del tuo atteggiamento né dei tuoi scatti d'ira, non mi è interessato del tuo passato, perchè quando mi attiravi al tuo petto e mi sussurravi cose dolci, il resto poteva cadere e non mi sarebbe importato." Si ferma e cade in lacrime. Sono contento della sua reazione, non perchè la fa soffrire, ma perchè so che se piange, le importa.
"Ti ho sempre amato più di quanto tu hai mai amato me." Se ne esce e io sono in piedi nel giro di pochi secondi.
"Ti ho amata! Tantissimo!"
"Hai amato più le tue paure di me, mentre io ero già a braccia aperte, pronta per aiutarti." Prende fiato e io colgo l'occasione per alzarle il mento e prendere le sue mani nelle mie.
"Lo so, mi dispiace per questo." Non posso fare a meno di concordare con lei, perchè ancora una volta, ha ragione. Le mie paure sono state troppo grandi da sopportare e lo sarebbero sempre state sempre, perchè lei era troppo perfetta per un imperfetto come me. Avevo notato come le persone ci guardavano, come guardavano lei, così bella e tutta d'un pezzo e poi me, che sono un casino che non dovrebbe meritare quello che invece ha ricevuto. Lei non se n'era mai accorta perchè pensava a me, non gliene fregava niente di chi ci guardava o di chi ci giudicava e la cosa più brutta della vicenda era che ero stato io ad insegnarle a fottersene dei giudizi altrui.
Qualcuno bussa alla porta, facendomi trasalire. Stacco d'istinto le mani da lei. Non che mi vergogni, ma non voglio mostrarmi debole davanti a chiunque si trovi fuori dalla porta se non lei: con lei voglio essere debole, dimostrarle il mio punto e farle vedere che ho un cuore, anche se non sempre sembra e che lei me lo ha rubato. Per sempre.
"Posso entrare?" La voce che sento dall'altra parte del legno mi fa incazzare e spegne ogni minima speranza che avevo con lei. Devo rimanere calmo, altrimenti mi manderà fuori e non me la sento. Voglio poter passare più tempo possibile con lei, nonostante sia poco e spero di non perdere il controllo con lo stronzo. Lui entra dopo qualche secondo, sbuffando alla mia vista.
Cazzone.
Non mi considera e si muove fermandosi davanti a lei.
"Perchè è qui?" Le chiede come se non fossi lì. Lei sta per rispondere ma la precedo.
"Volevo vedere come stava." Rispondo più calmo possibile, ma è possibile sentire la mia irritazione.
"Davvero? Sembra che tu non sia d'aiuto." Mi sfida, la guarda in lacrime e vorrei strozzarlo.
"Non ci riuscirai questa volta." Lo avverto e lei mi guarda senza emozioni.
"Fare cosa?" Domanda.
"Non riuscirai a farmi scattare davanti a lei." Gli dico e lui sembra realizzare.
"Non sto facendo niente."
"La tua presenza è abbastanza." Dico.
"Lei può stare con chi vuole, non siete una coppia, non vi amate più." Ha il coraggio di dire e io scuoto la testa per non prenderlo a pugni, quel fottuto bastardo.
"Se non la amassi, perchè sarei qui?" Chiedo retoricamente.
"Ma lei non ne vuole più sapere di te, non ti ama, è passata." Urla e il mio corpo riceve un colpo, peggiore di qualsiasi dolore fisico mai provato. Mi fermo un secondo per pensare.
"Non mi ami?" Chiedo direttamente a lei sottovoce. Mi guarda supplichevole e fa un passo avanti verso di m ,mentre lui le lancia sguardi assassini. Se risponderà di no ne morirò e probabilmente inizierò a dare di matto, ma me ne andrò permettendole una volta per tutte di vivere. Sarei felice di sopportare il doppio del dolore se servirà a permetterle di non pensare a me.
"Harry, io..." Si ferma e io mi sento male, sento che il mio fottuto respiro sta uscendo dal mio corpo. Lancia uno sguardo a lui e parla. "Puoi lasciarci?" Gli chiede e sono sollevato, perchè sta facendo andare via lui e non me.
"Come? Stai sprecando il tuo tempo con lui, perchè non lo lasci andare via e basta?" Il suo tono mi fa arrabbiare. Non lo posso pestare, non posso, mi ripeto mentre mi alzò in preda ad un attacco d'ira. Mi fermo e chiudo gli occhi. Se lo faccio lei mi ammazzerà, se lo faccio la perderò per sempre.
"Non spreco nessun tempo, smettila di dirmi che cosa fare. Tutti decidono per me e sono stanca. Apprezzo che tu sia venuto ma non mi stai aiutando neppure tu." Anche io ho deciso per lei troppe volte. Le ho proibito di vedere certe persone o frequentare certi luoghi, la volevo per me, tutta per me e non l'averi divisa con nessuno, né con la sua famiglia, né con gli amici. Le ho torpiato le ali, pe non lasciarla andare, per paura che volasse via da me e capisco che è stato l'errore più grande di tutti.
"Sto solo dicendo che dopo tutto ciò che ti ha fatto non dovresti nemmeno ascoltarlo." Continua a fare il suo avvocato del cazzo.
"Lasciaci soli, ti prego." Lo supplica e io mi volto verso di lui.
Vattene a fanculo stronzo.
Lui sembra accogliere la sua supplica e si avvicina per darle un bacio sulla guancia. Col cazzo che rimango fermo a guardarlo fottutamente pomiciare con lei.
"Vai a fanculo da lei!" Arrivo a separarli e lo prendo per il colletto della sua camicia di merda. Chi si veste con una dannata camicia nel pomeriggio alla nostra età? Lei non dice niente quando lo spingo al muro... Non dice nulla. Mi volto e lascio il bastardo. Fottuto me, avevo promesso che non avrei perso il controllo davanti a lei. Lui si aggiusta la camicia e si avvicina a lei.
"Sei un bastardo, sai?" Ha la tenacia di dire.
"Sei fortunato che non ti ho rotto quel fottuto collo che ti ritrovi, non continuerei oltre fossi in te." Lo avverto e lui non sembra interessato ad ascoltarmi.
"Tu dovesti solo ringraziare che lei ti parli!" Urla e io stringo i pugni.
"Smettila di fare il suo dannato avvocato!" Sbotto e lei mi sorprende mettendosi davanti a me e facendoci allontanare per evitare che io lo uccida.
"Basta, adesso. Se vuoi andare a litigare con Harry mi dispiace per te ma te ne devi andare. Sono stanca di questo ciclo infinito. Ho deciso di ascoltarlo, è una mia scelta e tu devi rispettarla che ti piaccia o no." Vedo le sue piccole vene sul collo pulsare. Mi sta difendendo da lui, è incredibile e innaturale ma è così. Non deve eppure lo fa lo stesso e io non riesco ad esprimere la mia gioia per questo.
"Me ne vado." Si arrende. "Stai attenta." Le dice e le fa l'occhiolino.
"Lui non è pericoloso." Mi difende ancora.
"Lo è stato però." Con queste parole lo stronzo lascia la stanza, socchiudendo la porta e io rilascio un respiro.
Lo è stato però. Lo è stato però.
Le sue parole continuano a rimbombarmi nella testa, riportandomi a brutti ricordi.
Non sono pericoloso, non avrei mai voluto esserlo, al contrario volevo proteggerla. Ho lasciato che la mia ira fosse troppo superiore al mio buonsenso e le ho fatto paura, in quel momento fui pericoloso, davvero. Diventai tutto ciò che non volevo essere e il giorno dopo, a mente fredda, piansi come un idiota, ricordando la sua faccia spaventata e la sua espressione in preda al totale timore.
Sono stato un pessimo fidanzato.
La mia donna si siede sul letto e si massaggia le tempie. Vorrei andarle incontro e appiattirle la sottile rughetta che si è formata sulla sua fronte, ma rimango fermo e la guardo, guardo il mio tesoro più grande, la mia unica speranza di redenzionee mi maledico per essere l'uomo stronzo che sono. Si alza improvvisamente e si dirige verso la porta. La guardo confuso, non capendo le sue intenzioni: se ha intenzione di andare via e non ascoltarmi, la prenderò di peso. E se volesse andare dallo stronzo? Pochi secondi dopo risponde ai miei pensieri.
"Ho bisogno d'aria, parliamo fuori." Mi informa e io concordo: il clima si è fatto pesante e non fa bene a nessuno dei due. Non posso fare a meno di essere incazzato con il bastardo accorso in suo soccorso. Parlava come se io non valessi niente, mentre ero io il suo fidanzato e non il contrario. Lui se ne è sbattuto e si comportava come fosse il suo cazzo di salvatore. Rido quando pensao che una volta, prima di lei, eravamo amici. Scherzavamo tutti i giorni, andavamo insieme in qualsiasi posto e parlavamo come una specie di fratelli. Avremmo potuto esserlo ancora adesso, se lui non avesse fottutamente voluto provarci con la mia ragazza. L'ho picchiato, ho fatto di tutto per non farlo stare vicino a lei e lui riesce sempre a tornare, tornare, facendomi incazzare e perdere la testa. Appena smetto di pensare a me e lo stronzo, mi accorgo che lei mi sta guardando da un po', invitandomi a seguirla in giardino. Arrossisco leggermente e sembro un idiota, ma annuisco, scusandomi per essermi distratto e la seguo fuori.
Il suo giardino è sempre stato qualcosa che amavo della sua casa: non è enorme, anzi è piccolo e contenuto, ma è magnifico: ogni volta che ci entro mi immagino una piccola bambina dai capelli neri e gli occhi castani giocare con i fiori. I miei pensieri mi portano a sorridere nuovamente. Sono così innamorato di lei che penso persino ad una mini versione di lei che giocava, ho proprio perso la testa per lei. Quando arriviamo fuori, noto come i fiori, di cui ho tanto immaginato i colori, siamo germogliati e vedo la sua vecchia altalena, ancora in piedi anche se un po' arrugginita. Lei si siede mentre io mi avvicino ad un albero di ciliegio accanto a lei e mi siedo sull'erba, con la schiena contro la corteccia dell'albero.
Decido di parlare per primo, ma lei mi interrompe.
"Mi dispiace per lui." Mi sorprende. Si sta scusando per il bastardo? E' più dolce di quanto ricordi e sono molto felice di vedere che almeno la sua dolcezza e il suo atteggiamento non sono andati perduti. Amo questa donna, amo la donna imprevedibile e sincera che ho davanti, ma dentro di me so che non sarà mai possibile recuperare lo stesso rapporto di prima.
"Pensavo avresti dato contro a me." Le dico sinceramente. Odia quando alzo la voce, odia quando mi arrabbio e voglio picchiare tutti, lei cerca sempre di ricordarmi che con le parole si possono fare più cambiamenti di quanti non se ne possa fare con le mani e io mi ero promesso di ascoltarla, quindi mi aspettavo sarebbe stata incazzata e non mi avrebbe rivolto più la parola, dicendo che avevo sbagliato e merdate del genere, invece non smette di sorprendermi. La ringrazio, davvero, per essere così fottutamente perfetta.
"No, è lui che non deve ficcare il naso tra noi, non era un suo diritto." Dondola leggermente sulla sua altalena, dandosi velocità con le gambe. E' così spensierata e innocente in questo momento.
"Tecnicamente lo è." Sono consapevole che mi sta lanciando un'occhiata confusa, ma non sono riuscito a frenare le parole. Sono troppo sincero adesso, non riesco a trovare una via di mezzo: o sono troppo o sono poco. Lei preferisce sempre e comunque il me sincero, quindi la accontento.
"Se la mia ragazza parlasse col suo ex, che l'ha mollata e trattata di merda, anche io avrei la stessa reazione." Termino di parlare e lascio scivolare un sospiro. Mi dispiace e mi fa incazzare dirlo, ma è la dura verità: lei è preziosa, troppo per me e non se ne rende conto.
"Che stai dicendo? Non è il mio ragazzo." Si difende e parla di nuovo. "Pensi questo? Che ti abbia rimpiazzato?" Sento la sua voce tremare e mi alzo per andarle incontro.
"Sembra così." Le dico e continuo. "Non era per ferirti, solo che mi è passato per la testa, vedendovi." L'ho fatta dispiacere, cazzo.
Le chiedo il permesso di avvicinarmi con lo sguardo e lei annuisce. Faccio piccoli passi lenti prima di arrivare giusto davanti alla sua altalena e mi siedo, prendendole le mani.
"Non lo è, voglio dire..." Tira su col naso. "Forse sembra, ma non è così." Non so come sentirmi al riguardo: sono assolutamente sollevato che non stia con nessuno, diamine, avrei ucciso chiunque si fosse avvicinato a lei, ma sarebbe impossibile pensare che sarà così per sempre. E' troppo per me, ma può trovare qualcuno al suo livello, magari. Io rimarrò solo, come è giusto che sia, passerò la vita ad amarla, mentre lei starà con qualcuno che non è così incasinato come me e magari sarò felice per lei guardandola ricevere tutto ciò che io non ho mai potuto darle. Non ha chiesto molto, ha sempre messo la mia felicità e il mio benessere prima del suo: chiedeva solo un po' di calma, un po' di bontà, mi ha ripreso per il mio linguaggio scurrile e mi ha rimproverato tante volte quando ero nel torto, ma non mi ha mai fatto sentire difettoso. Non era come gli altri, lei era troppo dannatamente gentile con tutti, soprattutto con me. Non ha mai usato i miei difetti contro di me, come invece facevano tutti quelli che mi stavano intorno.
"Sono incasinato, è naturale che pensi questo...Lui meriterebbe il tuo amore più di me." Dico piano, ma abbastanza perchè lei senta.
"Non dire queste cose." Si alza dall'altalena e si siede accanto a me, le nostre mani si staccano e vorrei congiungerle insieme di nuovo, ma la sento poggiare la mano sulla mia guancia, quindi mi ritengo molto più fortunato. Trema un pochino, spero stia bene.
"Dovrei essere arrabbiata con te in questo momento." Dice.
"Dovresti."
"Ma non ci riesco. Non con te in queste condizioni." Si sta preoccupando per le mie condizioni? Spero stia scherzando. La conversazione dovrebbe essere al contrario.
"Non sei arrabbiata perchè ti dispiace per me?"
"Si e no." Risponde e io le chiedo di spiegarsi meglio.
"Sono dispiaciuta per te, ma non riesco ad essere arrabbiata anche per me stessa: sono stata arrabbiata per così tanto tempo che non ce la faccio più." Sta dicendo che non è più arrabbiata?
"Io sto bene. Mi sto solo rendendo conto di che casino sono." Mi guarda torva.
"Non puoi negare che ho portato più casini nella tua vita di quanto meritassi." Passa il pollice sulla mia guancia e le prendo la mano, per non lasciare che la tolga. Chiudo gli occhi, assaporando quel minimo contatto che mi sta concedendo. Di nuovo, come sempre, mi sta concedendo di più di quanto dovrebbe.
"Lo so, ma non mi pento di avera attraversato questi casini con te, perchè ne vali la pena, avrei passato l'inferno altre mille volte se avessi dovuto." Dice e il mio cuore non batte più per qualche secondo. Sembra che il mondo si sia fermato e io combatto con me stesso per non baciarla e portarla in braccio fino alla sua stanza per perdermi in lei. Il vento soffia leggero scompigliandole i capelli luminosi e ringrazio Dio di avermi messo accanto questa bellissima ragazza, che mi ha accompagnato per molto tempo, durante una fase complicata della mia vita.
"Io mi pento di molte cose." Mi incita a continuare . "Mi pento di averti trattata da stronzo per tutto il tempo." Non dice niente adesso, ascolta e basta, perciò proseguo. "Sono stato troppo egoista e ho pensato più a me che a te." Termino di dirle ciò che penso e finalmente, come un fulmine a ciel sereno, vengo improvvisamente portato in un'altra dimensione quando mi abbraccia stretto. Poggia dolcemente la testa sulla mia spalla, prima di accoccolarsi sul mio petto, sedendosi tra le mie gambe. Avvolgo il suo piccolo corpo con cautela e metto la testa sulla sua spalla, così da essere ancora più connesso con lei. Lei, la mia donna. Respira lentamente e non è nervosa. Sento una sensazione di felicità immensa mentre, con una mano, le accarezzo i capelli. Bacio la sua fronte e guardo come il tempo sia cambiato rispetto a prima. Non c'è più vento e il sole si è fatto spazio tra le nuvole, illuminandole il viso. Non posso fare a meno di paragonare il tempo alla nostra storia d'amore. Il vento, fino a poco fa, soffiava forte e il cielo non era sereno, adesso che lei mi ha abbracciato, che si lascia toccare da me, il sole ha fatto capolino. Forse c'è speranza, perchè lei è speranza, lei è luce, la mia luce. Non possiamo stare separati, la amo e non posso vivere senza di lei e il fatto che è rimasta così tante volte dopo le mie cazzate prova che mi ama, in modo a me sconosciuto ma mi ama. Non so come abbia fatto e faccia, ma è così. Mi ha amato sempre, mi ha cambiato e sono riuscito a costruire qualcosa con lei, quando non avevo idea di che cosa fosse una relazione e ho capito come è gratificante avere qualcuno al tuo fianco che rimane, rimane sempre, nonostante tutto.
Mi sono affezionato così tanto a lei che non l'ho lasciata libera. Ero troppo masochista ed egoista, ma lei è stata forte abbastanza da assecondarmi tutte le volte che notava la mia insicurezza e non mi ha mai dato contro nonostante la soffocassi.
"Entriamo." Le consiglio. Non sembra essere in forma e delirerò se si ammalerà adesso.
"Sto bene, Harry." Dice, ma io non abbocco. La stacco leggermente dal mio corpo con silenziose lamentele da parte sua, purtroppo per lei sono irremovibile. Forse sta male e io la voglio portare dentro, non c'è discussione né motivazione valida che mi faccia cambiare idea.
"Harry..." Piagnucola quando mi vede alzarmi. Sorrido per l'ironia della situazione perchè lei sta piagnucolando per me. Con molta delicatezza la prendo in braccio, tenendola vicina. E' molto più leggera di quanto ricordassi, quindi quando starà meglio vedrò di prepararle dei pasti consistenti. Non deve dimagrire, non ne ha bisogno, al contrario deve rimanere in forze.
"Tutto a posto?" Chiedo mentre inizio a camminare. Sta sudando adesso, il viso è arrossato e gli occhi sono socchiusi. Appena sente la mia voce li apre di scatto.
"Si..." Bisbiglia e si rannicchia tra le mie braccia. "Sei molto forte." Commenta tenendo gli occhi chiusi.
"Mi piace stare qui." Dice e io mi fermo per qualche secondo.
"Tra le mie braccia?"
"Si, mi è mancato." Ammette per poi aggiungere. "Tu mi sei mancato." Le sue parole agitano qualcosa in me e ringrazio sottovoce di avere una meraviglia come lei. Sorrido, sono felicissimo, di una felicità indescrivibile. Mi è mancata così tanto... l'ho sognata, ho scritto di lei, me la sono immaginata mentre gli altri pensavano che fossi pazzo per fissare il vuoto.
"Pensavo di no."
"Mi sei mancato sempre."
"Anche tu mi sei mancata, come l'aria."
Improvvisamente, inaspettatamente, avvicina il suo viso al mio, con gli occhi così colmi di dolcezza che quasi vorrei urlare dalla gioia di vederla così, anche se credo sia l'effetto della febbre. Con lentezza avvicina le labbra alle mie e io tremo. Non so che cosa cazzo abbia adesso, ma mi sento terribilemente debole di fronte a lei, credo di essere addirittura arrossito, perchè porta una mano sulla mia guancia e sorride prima di far scontrare le nostre labbra. Il contatto diretto della nostra pelle è qualcosa che mi è mancato e un formicolio si estende su tutto il mio corpo. La sua lingua è molto più lenta e dolce quando si scontra con la mia, che devo tenere a bada la mia per non interrompere il momento romantico che abbiamo creato. Solitamente in nostri baci sono stati molto più appassionati rispetto a questo, ma in qualche maniera, mi piace di più. Sembra che sia così bisognosa di me, anche se so che è vero solo in parte.
Questo mese, giorno dopo giorno, ora dopo ora, minuto dopo minuto, è stato sempre più difficile da superare. Ogni cosa mi rimandava a lei, certe volte non volevo neppure alzarmi dal letto e andare in cucina perché lei non era lì a prepararmi il caffè come sempre. Non so come ho fatto, davvero, ad avere la forza di guardare lo schermo del mio cellulare senza distruggerlo sul terreno: il mio sfondo era una sua foto, una foto bellissima, in cui lei sta ridendo, dopo aver fatto un bagno di mare con me. I nostri ricordi sono così belli, almeno per me che sorriso involontariamente. Per lei deve essere stato il contrario: mentre io godevo della sua bontà lei mi stava difendendo.
Mi stacco e lei sembra essere scocciata, ma le sorriso, sussurrandole che sta male e che non posso non prendermi cura di lei. Sembra comprendere il mio punto, perciò le bacio la fronte con le labbra, ma è troppo dannatamente bollente.
Cazzo.
Cammino più veloce per portarla dentro, mentre lei chiude gli occhi e sono tentato di chiamare il medico più vicino a casa sua, ma prima voglio assicurarmi che non sia troppo grave. La poggio sul divano. Sta tremando nonostante faccia caldo. Dovrei coprirla lo stesso? Di solito nei film i malati vengono coperti, perciò lo faccio.
La guardo chiudere gli occhi e respirare irregolarmente prima di preoccuparmi quando dalla sua bocca escono dei lamenti e la sua fronte di corruga.
"Ehi." Sussurro, poggiandomi gentilmente la mano sul suo braccio, prima di scuoterlo con delicatezza.
Lei apre un occhio e mi guarda.
"Possiamo andare dal medico?" Le dico in preda alla più totale ansia.
"Harry..." Mugola irritata. "Sto bene." Continua.
Abbasso lo sguardo, sentendomi una merda: lei sta male e io la sto assillando per andare dal suo cazzo di medico.
"Harry." Mi richiama dopo qualche secondo. Mi volto a guardarla. "Non volevo essere acida." Si scusa con me. Si sta davvero scusando con me?
"Non devi giustificarti, stai male." Le ricordo e cerco di fare attenzione quando le accarezzo i capelli. Sta sudando un pochino, quindi abbasso la coperta.
"È solo che voglio dormire, non voglio nessun dottore." Si lamenta passando una mano sulla sua fronte per sentire la sua temperatura e sbuffa.
"Ok." Non voglio insistere. Se starà peggio chiamerò il medico e lo farò venire a casa sua.
"Pensi di potermi portare un bicchiere d'acqua?" Chiede piano, socchiudendo gli occhi di nuovo.
"Certo." Mi alzo e chiuso la porta, dirigendomi verso la cucina.
Apro il rubinetto aspettando che l'acqua sia fredda abbastanza e poi ne riempio un bicchiere. Prima che possa tornare alla mia piccola malata, il suono di tacchi e scarpe pesanti mi ferma. La porta viene aperta violentemente, rivelando i suoi genitori.
Grandioso.
Sua mamma si muove a passo veloce e deciso per entrare, sbuffando, mentre il marito, cammina a passi incerti e leggeri dietro di lei. È vestita tutto d'un pezzo, segno che ha partecipato ad uno di quegli eventi che so la mia ragazza odia. La mia ex-ragazza ormai.
"Non puoi decidere da sola!" Dice l'uomo entrando. Nessuno dei due sembra notarmi fino a che la donna non alza lo sguardo e mi vede. Non so perché sono fermo qui, potrei fottermene e andarmene di là dalla mia ragione di vita, invece rimango fermo: se andassi nella stanza sua mamma mi seguirebbe e inizierebbe ad urlare procurandogli altro dolore.
"Tu che ci fai qui?" Mi lancia un'occhiataccia.
"Ciao anche a te." La prendo in giro per il suo atteggiamento presuntuoso.
"Non ho tempo per questo adesso." Dice acida. "Perché sei qui?" Sputa equamente incazzata.
"Sono venuto per starle vicino." Non so perché sto dando delle spiegazioni a questa odiosa donna.
"Per quale motivo? La supererà." Parla con voce distante e insensibile. Ma che cazzo? Sua figlia sta male per il loro divorzio e lei se ne fotte dicendo che lo supererà? Che diamine?
"Ma ti ascolti? Sei un'egoista, tua figlia sta male per te e tu ti comporti così?" La sfido, sapendo che questa volta ho ragione.
"È grande, lo digerirà." Dice. Non conosce per niente sua figlia. A volte mi chiedo se davvero sia sua figlia: lei è così carina e gentile, niente in confronto alla madre, inoltre è sensibile. È molto insicura e sensibile che le dispiace per qualsiasi cosa, come fa sua madre a pensare che non le interessi del divorzio e che non ci stia male? Certo che ci sta male.
Il divorzio dei suoi, in fondo, è una cosa positiva. Lei non lo capisce adesso, ma forse più avanti ci riuscirà. Sicuro come la morte non sarò io a dirglielo, ma è meglio che i suoi si separino. Sono passato attraverso un divorzio e posso affermarlo con certezza: è molto meglio che due genitori si separino e stringano un rapporto civile continuando con vite diverse che due genitori che litigano tutti i giorni sotto lo stesso tetto. Le conseguenze vengono riflettute sui figli, come a me è successo. I tuoi sono così occupati a litigare che si dimenticano di te.
"Beh, io non me ne vado finché lei non starà meglio." Dico.
"Non iniziare con me adesso." Sputa cercando di risultare dura e ferma, ma con me non funziona. Ha forse dimenticato che non mi importa niente degli altri se non di lei?
Invece di risponderle inizio a camminare per andare nella sua stanza e la sento sbuffare al mio gesto. Prima che possa aprire la porta la sento già imprecare contro il marito e mi fermo dietro il muro per ascoltare.
"Abbiamo già deciso!" Sbraita la donna con la sua vocina acuta e stridula. "Tu la vedrai il giovedì e il sabato." Ordina e l'uomo sbatte gli occhi incredulo.
"Non posso vedere mia figlia solo due giorni a settimana!" Il suo tono è dispiaciuto.
"Si che puoi!" Urla di nuovo la moglie.
"Non è giusto." Dice lui.
"Vuoi che sia giusto? Bene, metteremo tutto nelle mani degli avvocati!" Quella donna è assolutamente idiota.
"Non conta niente." L'uomo parla con calma, mentre si toglie la giacca e la poggia sul divano.
"È maggiorenne, farebbero decidere lei." Spiega e la donna sembra rifletterci sopra.
"Lei farebbe la scelta sbagliata." Dice la donna e io stringo il bicchiere d'acqua tra le mani.
"Perché? Sceglierebbe me, sarebbe sbagliato?" L'uomo sembra finalmente tenere testa alla donna.
Lei avrebbe sicuramente scelto di stare dal padre ed avrebbe avuto ragione: sua madre era decisamente una pessima compagnia. Non so come abbia fatto a sopportarla tutti questi anni.
"Sì, adesso va' a prenderla, dobbiamo fare il punto della situazione." Sua mamma ordina al marito e lui scuote la testa. Lei sbuffa e viene verso di me, ma io mi metto davanti alla porta.
"Lasciami passare." Batte i piedi per terra.
"No." Prendo un respiro. "Lei è malata, non voglio che la svegli." Le dico incazzato. Non vincerà questa battaglia, col cazzo che la lascio andare di là con lei in quelle condizioni.
"Lasciami passare." Ripete di nuovo.
"Ti ho già detto che è malata, perchè non riesci a capirlo?" Indico la porta dietro di me, ma lei mi lancia uno sguardo inceneritore.
"Voglio solo parlarle, poi potrà tornare a dormire." Dice.
"Perchè non le vuoi bene? Che cazzo ti ha fatto?" Chiedo incazzato. Una madre non dovrebbe comportarsi così nei confronti della figlia e se pensa di poter fare come le pare con la ragazza che amo ha sbagliato di sicuro.
"Che cosa stai blaterando! È mia figlia!" Urla.
"Allora comportati come madre." Non mi abbasserò ad urlare con lei.
Sbuffa, alzando gli occhi al cielo e io sento un rumore proveniente dalla camera. Se si è svegliata...
Lancio uno sguardo a sua madre che si allontana ed entro nella piccola stanza, dove lei si sta rigirando nel letto ad occhi aperti. Fottuta sua madre.
"Harry..." Mugola quando mi vede e io cerco di regalarle un sorriso. Il mio nome che esce dalla sua bocca è così dolce che non posso fare a meno di guardarla con gli occhi con cui l'ho sempre guardata, con amore.
"Ti ho portato l'acqua." Le poggio il bicchiere sul tavolino accanto al letto e aspetto che dica qualcosa. Mi siedo alla fine del letto.
"Grazie." Lo prende e inizia a bere a piccoli sorsi.
"Mi dispiace che tu ti sia svegliata." Mi scuso. Non sembra migliorata.
"Non fa niente." Dice tranquilla e sbadiglia, guardandomi poi con aria interessata. I suoi occhi sono diventati rossi e lucidi e sta sudando un pochino.
Mi sorride e scaccia via le coperte, gattonando su di esse fino ad arrivare alla fine del letto, da me.
"C-che stai facendo?" Balbetto quando si siede tra le mie gambe.
"Ho freddo." Dice.
"Magari devi rimanere sotto le coperte." La mia dannata voce è così incerta quando le sono vicino cazzo.
"Magari voglio che sia tu a riscaldarmi." Mi sorprende e deglutisco, sentendomi colto di sorpresa. Lei sembra notare la mia reazione e ride più forte, nonstante sia malata. Questa donna sarà la mia rovina, ma sarei felice di essere rovinato da lei. La sensazione che sento impossessarsi di me non appena la stringo a me è la più potente che abbia mai sentito in vita mia. E' così vicina e innocente tra le mie braccia che mi perdo tra i suoi respiri leggeri. Non so come siamo passati da lei che mi urlava contro a lei che cerca le mie braccia, non che mi lamenti.
"Sei pazza." Le sussurrro scherzando. Lei alza lo sguardo e scuote la testa.
"Lo so." Diventa improvvisamente cupa. Non riesco a capire la sua reazione e la alzo il mento per far sì che mi guardi, ma lei abbassa lo sguardo, senza incrociare il mio.
"Ho detto la cosa sbagliata vero?" Mi passo freneticamente una mano tra i capelli. Non risponde.
"Perchè dici di essere pazza? Io stavo scherzando..." Perchè sono così incasinato? Dico sempre la cosa sbagliata, non importa quante volte riprovi e quante volte cerchi di essere migliore, inciampo sempre nei miei errrori, rovino tutto anche quando non voglio, perchè non riesco a domare la mia indole del cazzo.
"Ma hai ragione, lo sono." Prende un lungo respiro. Ho paura, per la prima volta nella mia vita, ingoio il groppo in gola, aspettando che vada avanti.
"Sono pazza quando ti sto vicina e non mi piace." Il suo ragionamento non fa una piega, come sempre. Per me il fatto che sia pazza quando è con me non è negativo, bensì positivo, ma dal suo punto di vista no. E' vero che l'ho resa diversa, ma non credo di averla resa così pazza come sostiene. Il suo essere pazza secondo me è una parte di se stessa, lo è in fondo, solo che è una parte di lei che preferisce tentere nascosta e che ha mostrato solo a me. Sono onorato di renderla pazza, ma al contempo ferito e in colpa, perchè per qualche sorta di ragione, a lei non piace e non potrei mai sopravvivere sapendo che non sta bene con se stessa.
"Sono divisa, Harry." Sta cercando di trattenere le lacrime, ma la stringo a me, ringraziando che ancora non si sia alzata per andarsene dalle mie gambe.
"Una parte di me mi spinge tra le tue braccia, l'altra mi ricorda costantemente che non andiamo bene insieme. Siamo troppo diversi, non siamo compatibili, non sono mai sicura quando sono con te, ho sempre paura che qualche fantasma del passato spunti fuori." Termina con voce piccola e mi sento così male per lei che non riesco a pensare a niente, sono pietrificato sul posto, senza niente da dirle. So che è stato difficile per lei starmi vicino, rimanere, so quanto ha combattuto per me e so che tutti gli incubi del mio passato sono stato un bagaglio pesante per lei da portare e capisco anche la sua insicurezza vicino a me. Voglio prometterle che anche se è insicura vicino a me, la proteggerò e cercherò di essere il suo salvatore, dopo che lei ha salvato me. La capisco, ma noi dobbiamo stare insieme, non è vero che siamo incompatibili, io la amo nel modo in cui è e lei mi ha amato, diamine, mi ha amato con tutto quello che aveva. Non sono più tanto sicuro che lei possa superarlo come vorrei, ma la speranza è l'ultima a morire.
"Sono incasinato, me ne rendo conto, ammetto di non aver fatto niente di costruttivo nel nostro rapporto, ma
non puoi dirmi che non andiamo bene insieme, perché è la più grande cazzata che esista." Cerco di non risultare pesante e incazzato come invece sono, ma ci riesco malissimo. Non sono incazzato con lei, ma con me stesso. Non so se dirglielo.
"Non sono arrabbiato con te." Glielo dico lo stesso, ricordandomi che non può leggermi nel pensiero.
Sospira e annuisce. Si alza dalle mie gambe, come mi aspettavo facesse da tempo e si allontana.
Cerco una maniera di farle capire che in realtà siamo perfetti, perchè lo siamo. Le parole si fanno spazio nella mia testa, ma non sono abbastanza stabile mentalmente per prepararmi un discorso, perciò parlo, sperando che il mio discorso abbia senso e sia convincente.
"Posso non essere l'amante perfetto ai tuoi occhi, ma ti amo con tutto quello che ho, forse di più, anche se pensi di no. Il mio amore per te non ha mai fine, piccola. Ti amerò fino al mio ultimo respiro, sempre, non ci sarà giorno in cui non penserò a te. Non sarà facile, giuro di provarci, amore, perchè ne vale la pena. Non capisci che ogni volta che ti vedo mi innamoro sempre più di te? Quando ti dico che ti amo, non lo faccio per abitudine, credimi, lo faccio per ricordarti spesso che sei la miglior cosa che mi sia capitata nella vita e che non voglio perderti." Il mio cervello sta andando a fuoco, cercando di capire che cosa è uscito fuori dalla mia testa e il risultato non è male. Molto più di quanto non le abbia mai detto: significa che sono così in difficoltà e ci sono così dentro da riuscire in ciò che voglio e ciò che voglio è lei, senza ma e senza se, solo lei, per sempre.
"Non puoi dirmi queste cose e aspettarti che vada tutto bene e dimentichi." Le mie parole hanno avuto un effetto sbagliato, contrario a ciò che volevo da lei.
"Credi ti stia mentendo? Perchè non è così e so che non puoi dimenticare, né passarci sopra così facilemente, ma non mi interessa, aspetterò." Dico. Se devo aspettare perchè lei sia sicura con me allora lo farò non mi importa.
"Sarebbe egoistico da parte mia pensare che tu possa passare la tua vita aspettando me." Da quando ha questi pensieri? Forse è una conseguenza del mio comportamento, mi ricordo con durezza.
"Ma a me sta bene aspettare!" Mi sembra quasi di non avere più speranza, più voce, più niente, senza di lei.
"Ascolta, mi dispiace di averti incolpato, siamo stati entrambi a far finire questa storia, non avrei dovuto scaricare la colpa solo su di te." Di che cazzo sta parlando? Non ha senso, ovviamente è colpa mia, me lo ha solo detto. Non voglio che lei pensi questo tipo di cose su se stessa e la nostra storia.
"Di che stai parlando?"
"Entrambi abbiamo fatto errori, non solo tu."
"Non hai fatto niente, queste sono cazzate." Le dico e mi alzo in piedi
"Harry, siamo stati entrambi, non solo tu e io voglio davvero il meglio...per tutti." Non riesco a parlare, sono troppo emotivamente scosso e non posso, anzi, non riesco a fare niente se non piangere come una femminuccia. Non potrebbe fottermene di meno di ciò che pensano di me in questo momento, voglio solo che lei capisca che non sto raccontando cazzate e che davvero sto male per questa situazione. È stata questa la sensazione che ho provato durante questo periodo della sua assenza, dolore. Non ho mai avuto a che fare con questo tipo di sentimenti prima, non mi è mai interessato così tanto di qualcuno al punto di starci male. È assolutamente straziante, qualcosa a cui non ero preparato e che non mi aspettavo. È stato difficilissimo vedere come lei si è allontanata da me, come se ne è andata dopo che l'ho cacciata ed è stata durissima non chiamarla la sera stessa per sapere se stava bene, se era arrivata a casa dei suoi sana e salva. È per il suo bene, ripetevo ogni minuto in cui pensavo a lei, ma ogni giorno sembrava svanire piano piano. Lei è qualcosa di straordinario, non riesco a dire a parole quanto la amo. Mi sono innamorato di ogni parte di lei, non perchè è estremamente bella, ma per il suo arrossire quando faccio commenti rudi sul suo aspetto o quando glielo faccio dolcemente perchè dice che non è stata abituata a questo tipo di attenzioni, per il suo diventare goffa quando la metto in imbarazzo, per il suo costante bisogno di aiutare gli altri, per la sua mania di controbattere ciò che dico, per il suo sorriso contagioso e la sua positività che ho assorbito, privandogliela e lasciandola nel dolore e nella sofferenza.
"Tu sei il mio meglio."
"Questo è probabilmente il meglio per te e per me, perché puoi bendare il danno, ma non puoi realmente aggiustare il mio cuore."
Piango più forte.
Lei non si smuove, è preoccupata per me, lo vedo da come mi guarda, ma non si permette di confortarmi, non che dovrebbe, ma lo vorrei tanto. Sembra capire quanto sono addolorato quando comincio a singhiozzare e arriva verso di me, incerta su che cosa fare. In qualche modo capisco che è combattuta tra l'abbracciarmi o meno. Si avvicina cauta e ho la sensazione che sarà l'ultima volta che la terrò stretta tra le mie braccia.
Il suo silenzio è molto meno trafiggente in questo momento, rispetto a prima. Qualsiasi cosa potrà dire è qualcosa che mi butterà più e mi farà dire cose stupide che non voglio dire. Se c'è qualcosa che ho capito da questa relazione è che per le donne, specialmente la mia, le parole significano tantissimo: devo imparare a pesare le mie parole perchè lei potrebbe credere a tutte le mie cazzate.
"Beh... vado a prenderti qualcosa da mangiare." Cerco di uscire dalla stanza per evitare un crollo emotivo ancora più duro.
"Ok." Dice e si allontana, lasciandomi uscire dalla stanza. Sua madre e suo padre sembrano intenti a parlare civilmente quando arrivo in salotto. Mi fissano, vedendomi nello stato pessimo, con gli occhi lucidi e una fottuta aria da idiota. Sua mamma prende l'occasione per alzarsi dal divano e lasciare suo marito per andare a parlare con la figlia. Ho una mezza idea di fermarla quando mi passa a fianco guardandomi piena di rabbia, ma sarà peggio, quindi la lascio andare. Suo padre mi fissa mentre cerco di ingannare il tempo, frugando tra tutte le sue cose per cercare una merendina o qualsiasi cosa possa piacerle da mangiare. Quando apro la dispensa noto un pacchetto di m&m... Erano i nostri snack. Prima che glieli facessi assaggiare non aveva idea di che diamine fossero e risi quando scoprii che ne andava matta. Era la nostra piccola condivisione, solo per me e lei, solo noi. Sono felice di sapere che alcune cose non sono cambiate.
Sento un passo dietro di me e vedo che suo padre si è alzato ed è dietro di me. Prendo il sacchetto di ciocciolatini e sospiro. Non posso superarla. Non posso, davvero.
"Smettila di fissarmi." Dico all'uomo irritante.
"Non lo stavo facendo." Cerca di scusarsi e volta lo sguardo da un'altra parte.
"Mia moglie è strana, non farci troppo caso." Dice. Che cazzo? Non ho fottutamente chiesto una conversazione del cazzo con lui.
"Lo so." Rispondo tagliente. Voglio sapere se sua moglie sta dicendo qualcosa di sbagliato e scortese a sua figlia, ma non posso entrare come niente fosse.
"Lo fa per il suo bene." Non sembra convinto nemmeno lui mentre lo dice.
"Non credo." Controbatto. Sua madre è stronza a prescindere, lo era prima di me e lo sarà dopo di me.
"Non so che dirti, Harry. Non credo che tu sia una brutta persona, ma mia figlia non può continuare a stare in questo stato." So che vuole proteggere sua figlia e se avessi una figlia come lei, anche io reagirei come lui, forse un po' più incazzato e non calmo come è lui in questo momento. Non controbatto e mi avvicino alla porta della camera della mia amata.
Suo padre è molto meno incazzato con me, anzi, è stato molto comprensivo quando l'ho conosciuto, per questo non mi dice niente quando mi fermo davanti alla porta e cerco di ascoltare la loro coversazione. Non è dignitoso origliare, ma sento come se dovessi farlo, perciò lascio il mio buonsenso e agisco impulsivo.
"Mamma, sono stanca, ok? Non essere pesante." Dice la mia piccola.
"Ti parlo perchè devi sapere che non voglio che tu sia in questo stato." La voce di sua madre è troppo dannatamente acuta.
"Non sto male solo per Harry, mamma. Il tuo divorzio è una gran cosa per me." So che è sull'orlo di piangere perchè la sua voce si incrina.
"Per quanto riguarda il divorzio..." Parla sua mamma. "Credo che lasceremo a te la scelta." Dice sorprendendomi. Aveva detto di no poco tempo prima.
"Non possiamo rimanere insieme, per quanto faccia male, deve andare così, a volte succede che le storie d'amore non vadano a finire bene o che ci siano difficoltà e talvolta si arriva al divorzio, può capitare." Adesso sembra più comprensiva.
"Non intendi solo papà, non è vero?" E' dispiaciuta, la voce bassa.
"Intendo le storie d'amore in generale." So che si sta riferendo a noi, a me e lei.
"Lo immaginavo." Sbuffa la mia donna.
"Ciò che sto cercando di dirti è che supererai anche questo." Le assicura la madre. Cazzo. Cazzo. Cazzo.
"Mamma..." Si lamenta.
"Tesoro, lo hai amato tanto, troppo, se è finita, è così, non voglio che passi la tua vita a renderti miserabile." Ha ragione sua madre, perchè quanto la odi.
"Lo amo, mamma, so che non posso perdonarlo e che non torneremo mai insieme."
No...
"Ti ha detto che non vuole avere a che fare con te?" Mi accusa immediatamente la donna e vorrei strapparle i capelli per ciò che ha appena detto.
"No, sono io mamma."
Il mio cuore definitivamente viene rotto, ma questa volta so che è davvero finita e che non potremmo mai tornare insieme. Accidenti a tutto, accidenti a me stesso che non riesco a fare niente di positivo, accidenti a lei in modo metaforico per essere entrata nella mia vita e lasciarmi con questo vuoto che mi divorerà tutto il resto della mia vita, accidenti a quel cazzone che è arrivato prima, perché sono sicuro che una volta che me ne sarò andato, piomberà nella sua vita e mi sostituirà, come ha sempre voluto fare, accidenti a qualsiasi cosa in questo momento. Sto imprecando interiormente perché non ho le forze per piangere di nuovo. Vorrei essere come lei a volte, emotivo, ma la corazza che mi sono costruito mi protegge la maggior parte delle volte, per cui spero che questa sia una di quelle. Non chiedo che faccia sparire il dolore, perché quello rimarrà per sempre, ma almeno riuscire a difendermi dal cadere e crollare definitivamente. Per questo motivo mi allontano dalla stanza, il padre della mia amata che mi guarda compassionevole mentre esco nel portico e mi fermo seduto sul piccolo tavolino. Il tempo è ancora caldo e il sole sta tramontando: sarebbe fantastico se non avessi sentito lei dire a sua madre che non può perdonarmi. So che non è stato solo il fatto che io l'abbia lasciata, ma molte più cose. Si tratta del fatto che io non vado bene per lei, come ha sottolineato. Io credo sia una stronzata: sono pessimo, ma non avremmo attraversato la nostra tortuosa relazione se non fossimo andati bene l'uno per l'altra. Prendo un vecchio taccuino che porto sempre con me e prendo una penna dal salotto passando inosservato da suo padre, impegnato ad evidenziare qualcosa su un foglio. Torno al mio tavolo e inizio a scrivere, sperando che le parole scritte rendano meglio ciò che voglio dirle da tempo.
***
Sono le sette passate quando decido di farmi coraggio ed accogliere a braccia aperte la tempesta. Entro in casa e noto che lei si è alzata dal letto. In questo tempo si è cambiata, indossa il pigiama, il viso accaldato e gli occhi stanchi. Non riesco a capire che problemi abbiano sua madre e suo padre: è malata, almeno in questa occasione lasciatela a dormire e fate voi.
Mi appoggio al balcone e prendo un respiro. Non so esattamente che cosa dire, ma mi inventerò qualcosa.
"Se avessi un altro giorno, ti direi quanto mi sei mancata da quando te ne sei andata." Sussurro dicendole implicitamente che sto per andarmene ed ho esaurito i miei giorni con lei. Ripensandoci adesso mi sale un groppo alla gola, penso a tutto il tempo che passerò da solo e mi spavento, terribilmente.
Mi guarda compassionevole, con lo stesso sguardo con il quale mi ha guardato suo padre e non ho la forza di incrociare i suoi occhi.
"Voglio..." Sono incerto. "Posso chiederti un favore?" La mia è una supplica.
"Certo, non devi avere paura a chiedermelo." Dice.
"Leggi questa." Le lascio sul bancone i fogli scarabocchiati freschi e mi passo una mano sul collo.
"Per favore, voglio che la leggi. È una sorta di addio che voglio regalarti."
"Questo non è un addio, Harry." Scuote la testa prendendo i fogli in mano e stringendoli al petto per mostrarmi che li leggerà.
"Sì che lo è." Respiro. "Ogni volta che siamo lontani è un addio per me."
Mi allontano verso la porta, non sapendo che cosa dire e tentenno sulla porta voltandomi indietro per controllare se ho dimenticato qualcosa. Lei mi segue con velocità e si ferma quando mi giro.
I nostri sguardo sono entrambi distrutti.
Non ce la farò mai.
"Se hai bisogno di qualcosa..." Offre la la fermo.
"Va bene." Taglio corto.
"Bene..." Adesso sta piangendo. "Posso..." Scuote la testa ma la invito a continuare, non voglio che tenga per sé i suoi sentimenti anche se la sto per lasciare, non per mia volontà stavolta.
"Posso abbracciarti?" Rivela infine e io annuisco, attirandola al mio petto con sicurezza. Piange sulla mia maglia e io sulla spalla prima di ricomponerci.
"Grazie di tutto." Mi dice con voce piccola.
"Ti amo." Le dico ed esco, chiudendo la porta dietro di me.
Sono un uomo a metà senza lei.
***
Non sono esattamente il tipo di ragazzo che scrive lettere romantiche alla propria ragazza, ma in questa situazione complicata ho sentito il bisogno di scriverti ciò che penso. Non l'ho fatto spesso come avrei voluto, se solo tu riuscissi a comprendere quanto e come penso a te, forse mi ameresti di più. Non puoi leggere nel pensiero, sta a me spiegartelo, ma sai che sono una frana con le parole, perciò mi scuso in precedenza, sperando che le mie parole siano abbastanza per ciò che voglio esprimere e spero che il tuo cuore capisca il succo di queste frasi.
Vorrei iniziare scusandomi per tutto: so che ho fatto cazzate, più di quanto una persona normale avrebbe potuto sopportare e tu non hai fatto niente, non sei scappata, né ti sei nascosta da me, al contrario, sei rimasta più forte che mai al mio fianco. Mi dispiace se ti ho delusa, anzi, mi dispiace per tutte le volte in cui ti ho delusa, non ho mai voluto fare niente che implicasse il tuo dolore, non io mai avuto l'intenzione di romperti il cuore, né quella di farti piangere, stavo solo cercando di capire come gestire una relazione e dato che non me ho mai avuta una ho combinato un disastro, ma non volevo trascinartici dentro.So che sei sempre in competizione con le altre ragazze anche quando non devi, perchè pensi che almeno una delle ragazze con cui sono stato sia migliore di te, sbagliandoti assolutamente. Il loro era un'attrazione fisica, non era amore, solo il tuo è amore, perchè solo con te io sento di essere una persona diversa, in senso positivo, solo con te mi sono reso conto di quanto tempo ho perso nella vita. Loro sono cazzate, altri errori da aggiungere alla mia lista, ma se c'è qualcosa che ho fatto di buono tra tutte queste merdate è una cosa sola: essermi innamorato di te. Quella è stata la cosa più bella che potessi fare. Mi scuso per averti ferita: ho ferito me stesso ferendo te.
Tu pensi di non essere stata così importante nella mia vita, perché ti ho lasciata, ma non è così. Se avessi mai la fortuna di avere al tuo fianco una persona come te, una persona così speciale, così unica, ti sentiresti di proteggerla, di non farle accadere niente perchè stia bene e sia felice.Non ho deciso di lasciarti perchè non ti amo,sarebbe una cosa impossibile che io smetta di amarti, ma perchè la mia poca fiducia in me stesso mi ha ricordato che i miei problemi, spesso sono diventati i tuoi problemi e non potevi farcela da sola. So che dirai il contratrio, che non ero un peso, ma dopo tutto questo tempo me ne sono reso finalmente conto. Questa lettera non deve essere una giustificazione alle mie azioni, invece deve essere una specie di addio, una specie di dimostrazione o dichiarazione d'amore prima che il tempo ci separi ancora di più di quanto non lo stia facendo adesso. Shakspeare in Romeo e Giulietta scrisse: "Perdonami, perdonami di amarti e di avertelo lasciato capire." Questo è quello che sento, non sono un romanziere del cinquecento e non so scrivere così bene, ma il concetto è lo stesso. Voglio che tu sappia che io non mi dimenticherò mai di te, perchè tu sei l'unica, l'unica che io amo e amerò, l'unica mia vera salvezza e condanna. Muoio dentro ogni volta che penso che tu avresti potuto non essere nella vita, io avrei continuato a vivere nel buio più totale, avrei continuato a non sapere che cosa fosse l'amore e adesso che lo so, posso dire con sicurezza che è una delle emozioni più complicate ma meravigliose dell'esistenza di una persona. Quando finalmente incontri una persona che riesce ad amarti con tutto quello che ha, una persona che sai di amare tutta la vita, una persona che non riuscirai mai a dimenticare, è straordinario: non riesci a capire come e quando, ma se la ascolti parlare, se la vedi con gli occhi da innamorato, diventi sempre più legato, con una connesione speciale a questa persona. Voglio dirti che non posso vivere senza di te, amore. Ti ho sentita parlare con tua madre, so che è stato sbagliato e che non avrei dovuto, ma se non avessi sentito non sarei mai stato capace di andarmene come sto facendo. Ricorda che io ti amo, piccola. Ti ringrazio per ogni risata, ogni sorriso, ogni abbraccio, ogni bacio, ogni tocco, perchè sarà grazie a questi ricordi fantastici che mi hai regalato che io riuscirò ad amarti da qui fino a quando io vivrò, grazie a questi ricorderò che ci sei stata, che sono stato baciato dalla fortuna per un periodo di tempo almeno. La verità, a cui volevo arrivare fin dall'inizio di questa lettera è che non posso immaginare di svegliarmi sapendo che non ti vedrò, sapendo che sei lontana e ti farai una vita con un altro. So che lo farai, sei troppo perfetta per rimanere sola e cercherò di ricordare a me stesso che ti ho lasciata andare proprio per questo, perchè tu fossi felice con qualcuno che ti merita.La cosa che più vorrei al mondo è che tutto questo durasse per sempre, ma non si può. Questa è l'ultima volta che ti vedrò. Mi ucciderei sapendo che passerò la vita lontano da te e non potrò averti mai, vedo miliardi di ragioni per cui io debba morire, ma una ragione per vivere ce l'ho: te. Ti ringrazio per tutto ciò che mi hai dato, ma che io non sono riuscito a dare a te e mi scuso per questa enorme e lunga lettera, mi sono trattenuto così tanto da quando ti ho conosciuta, che adesso ti dovrai trovare a leggere tutto in una volta. Ancora grazie per essere stata la mia luce e per essere ancora adesso la mia salvezza, anche se distante.
Ti amo più di qualsiasi cosa possa esistere al mondo.
Per sempre tuo, Harry.