Martina's P.O.V.
"Si me toca escoger
Entre volverte a ver o aceptar que te fuiste
Yo prefiero fingir que por ti estoy feliz Aunque no me escogiste..."
Sfioro delicatamente le corde della mia chitarra, intonando qualche verso scritto nell'ultimo periodo. Mi piace cantare e so suonare abbastanza bene la chitarra, ma non sono una cantautrice e non mi definirei mai tale.
"Eccoti" interrompe il mio momento, la mia migliore amica, nonché socia in affari, Mercedes.
"La signora Camarena sarà qui tra pochi minuti" io e la bionda siamo amiche sin dal liceo e, dopo aver frequentato la stessa università, abbiamo aperto il nostro atelier. Dopo qualche anno di esperienze in altri atelier abbastanza famosi dell'Argentina, eccoci finalmente nella nostra Buenos Aires, nel nostro negozio, a circa sei mesi dall'apertura.
"Chi? Non ero libera ora?" aggrotto le sopracciglia.
"Ha preso appuntamento all'ultimo momento per la figlia e io non posso, vado a pranzo con Fran, a dopo" mi soffia un bacio e poi si allontana. Mi lascio andare sulla stoffa bianca, sospirando. Sono settimane di fuoco queste, non mi sembra di avere un solo secondo per me. E' un continuo disegnare, cucire, provare stoffe e ricevere promesse spose alla ricerca dell'abito dei sogni. Ma ai miei sogni chi ci pensa?
Sbuffo alzandomi dagli scatoloni, quando sento bussare alla porta d'ingresso. Esco fuori dalla mia tana, salendo le scale e arrivando al piano di sopra, per accogliere la futura sposa.
"Buongiorno" entra una signora bionda, seguita da una ragazza praticamente identica a lei e un'altra riccioluta. "Sono Monique Camarena, gradirei parlare con la direttrice" sogghigna guardandomi da capo a piedi e la sua copia fa lo stesso, mentre l'altra ragazza ha un'espressione simile alla mia, basita per l'atteggiamento di una donna che, in teoria, dovrebbe essere una signora adulta.
"Buongiorno, sono io Tini" sorrido cortesemente alla signora, porgendole la mano. Sii cortese, Martina. Mi ripeto sempre, anche quando ho a che fare con certa gente.
"Oh... sei molto giovane" continua ad osservarmi, abbassandosi gli occhiali. Scrollo le spalle, non sapendo proprio cosa dire.
"Beh... si" tiro un sorriso.
"Mm lei è mia figlia Stephie, siamo qui perché a breve si sposa" sorride compiaciuta, mentre la ragazza fa un passo in avanti.
"Piacere, Stephanie" gracchia la bionda. Ha una voce fastidiosa. Respiro mentalmente, cercando di apparire il più naturale possibile.
"Bene, avevi qualcosa in mente?" domando alla diretta interessata.
"Si, qualcosa di aderente e a sirena" si intromette la madre. Giuro che ora la sbatto fuori.
"In realtà..." fa per contraddire la giovane, ma viene prontamente zittita dalla più adulta del trio. Adulta si fa per dire, ovviamente.
"No dai, dimmi pure. Tutti i modelli realizzati sono a tua disposizione, così come la mia testa" sorrido alla ragazza, che finalmente riesce ad esprimermi le sue preferenze. "Prego allora, da questa parte" le guido nei corridoi, fino ad arrivare in una sala apposita per mostrare alle tre alcuni modelli che rispecchiano i gusti della sposa.
Le mostro un'infinità, per dire poco, di abiti realizzati da me o da Mercedes, ma nessuno di questi sembra essere di suo gradimento, o forse della madre.
"Volendo su questo potremmo aggiungerci qualcosa di rosa come mi avevi detto" provo a dire, riferendomi a quello che le piaceva leggermente di più.
"Insisto, vediamo qualcosa di più attillato" continua la signora Monique. Prima di procedere chiedo consenso con lo sguardo a Stephie e solo dopo averlo ottenuto, mostro alle tre anche gli abiti a sirena. "Ecco prova questo" dice la donna e la figlia, succube della madre, fa esattamente come dice.
"Vieni, da questa parte" la accompagno nel camerino e, mentre lei si spoglia, slaccio il vestito. "Quando ti sposi?" chiedo per attaccare bottone. Mi piace parlare con le clienti, cercando di farle mettere a loro agio.
"Il 13 settembre" sorride nervosa.
"Emozionata?" ne ho viste tante di spose negli ultimi mesi e non solo, visto che anche prima lavoravo in un negozio di questo tipo. Ho sempre sognato il mio vestito bianco e sin da bambina mi divertivo a disegnare abiti da sposa o a giocare a crearli utilizzando lenzuola bianche.
"Si" il suo sorriso si estende. "Solo che vorrei sceglierlo io il vestito" mi confessa, abbassando il tono della voce.
"Dopo proviamo anche quello che ti piaceva e... al massimo cerco di lavorare e di crearne uno che rispecchi le tue idee" provo a rassicurarla e di slancio mi abbraccia. Rimango immobile e subito dopo la bionda si stacca. Le allaccio il vestito a fatica e anche lei capisce che questo modello non va bene per il suo fisico. "Si potrebbe fare più grande, ma per lei proporrei qualcosa dal taglio più morbido" cerco di persuadere la madre della ragazza a farle provare l'abito che le piaceva e, dopo tante, troppe, parole, finalmente si convince.
"Con questo mi piaci di più" azzarda a dire la riccia, che presumo sia un'amica della sposa.
"Vero, ma il total white non mi convince" mormora.
"Se volete, potete ritornare la settimana prossima, così nel frattempo preparo qualche bozzetto un po' più colorato" dico e la ragazza accetta, nonostante l'espressione contrariata della madre. "Perfetto, allora ricordami i nomi degli sposi, il giorno del matrimonio e dammi il tuo numero di telefono" tiro fuori l'agenda degli appuntamenti dal cassetto della scrivania.
"Jorge Blanco e Stephie Camarena, il 13 settembre" sorride Stephanie, ma il mio cuore, la mia testa e il mio corpo si sono bloccati all'udire di quel nome.
...
Jorge's P.O.V.
"Ma voi due siete ancora così?" la mia adorabile cuginetta Lodovica, irrompe nella mia camera, sbuffando annoiata. "Ti ricordo che devi andare a provare l'abito per il TUO matrimonio" si mette davanti a me, con le braccia incrociate sotto al petto.
"Lodovica, spostati" cerco di toglierla dalla mia visuale, mentre continuo a giocare alla play con il mio migliore amico, Diego.
"Grazie amore, ma riesco a stracciare tuo cugino anche senza il tuo aiuto" ridacchia il moro, segnando un gol proprio in quel momento. Vaffanculo.
"Grr... sto parlando di una cosa seria" spegne il televisore, lasciando me e il suo fidanzato come due pesci lessi.
"Ma... Lodo!" mi lamento, seguito da Diego, che si mette le mani nei capelli.
"Per una volta che stavo vincendo" borbotta, passando le mani sulla faccia.
"Esatto, ma non sarebbe durata molto" ribatto, ghignando.
"Basta! Vatti a preparare, Blanco! E anche tu, cretino" detta gli ordini la signorina Rottermeier.
"Dai Lodo, ma perché" mi lascio andare con la schiena sul materasso, socchiudendo gli occhi.
"Perché devi provare l'abito per il tuo matrimonio, o ti sei dimenticato che tra tre mesi ti sposi?" poggia i pugni sui fianchi, mentre io roteo gli occhi alle sue parole. Già... tra tre mesi mi sposo, certo, ma con la ragazza sbagliata.
"Che palle" borbotto, alzandomi e lasciando quella stanza. Quanto mi piacerebbe mandare tutto all'aria, prendere il telefono e trovarla per raggiungerla, ovunque sia. Stephie è una cara ragazza, ma non è lei quella che voglio. Non è lei la ragazza che amo. Mi chiudo in bagno, mentre i pensieri affollano la mia mente e i ricordi di Martina, la mia Tini, riemergono prepotenti.
Vorrei poter urlare e tirar fuori tutta la frustrazione che ho in corpo. Vorrei tornare indietro nel tempo e scegliere lei al posto della carriera, seguirla e accompagnarla lungo il suo percorso, invece di pensare al mio. Mentre sono sotto la doccia ripenso all'ultima volta che l'ho vista, sei mesi fa, qualche settimana dopo la mia proposta a Stephanie. Se solo l'avessi incontrata prima. Se solo avessi quel coraggio di cui ho bisogno.
...
Martina's P.O.V.
Jorge Blanco. Il suo nome risuona ancora nelle mie orecchie e un brivido percorre l'intera spina dorsale. Per tutto il liceo sognavo di realizzare il mio abito per il matrimonio con Jorge, ma mai nella vita avrei pensato di realizzare un vestito per quella che lo sposerà al posto mio. Per quanto possa aver accettato la nostra separazione, nonostante il dolore, non sono ancora pronta a vederlo con un'altra. E forse non sarò mai pronta a vederlo all'altare con una ragazza che non sono io.
"Perché?" chiedo a me stessa, ritornando al piano di sotto. Sfioro la chitarra, ricordandomi di quella volta in cui chiesi a Jorge di insegnarmi a suonarla.
-Inizio Flashback:
"Podemos pintar, colores al alma,
Podemos gritar ieee
Podemos volar, sin tener alas...
Ser la letra en mi canción,
Y tallarme en tu voz."
La sua melodiosa voce, accompagnata dal suono perfetto prodotto dalla chitarra, riecheggia nella stanza. Lo ascolto incantata e osservo il modo in cui le sue lunghe dita pizzicano e sfiorano le corde della sua chitarra.
"Ti piace?" domanda, riportandomi così alla realtà.
"E' bellissima Jorge, dovresti dedicarti alla musica" ammetto sovrappensiero.
"Nah... lo sai che lo faccio per hobby e che il mio sogno è diventare un avvocato per difendere la gente e fare giustizia" sorrido alle sue parole, immaginandomi Jorge in giacca e cravatta davanti un tribunale, mentre si batte per i suoi assistiti.
"Lo so" gli circondo le spalle da dietro, poggiando il mio mento su quella destra.
"Nel frattempo compongo per la mia bellissima fidanzata" corride, poggiando la chitarra ai piedi del letto.
"Mm... interessante" sussurro. "E insegneresti a suonare alla tua ragazza?" gli faccio il labbruccio.
"Se fai quella faccia" sospira, riprendendo la chitarra. "Prima cosa devi imparare ad impugnarla" mi mette tra le mani quell'oggetto così tanto prezioso per lui e rimango piacevolmente sorpresa, visto che nessuno può toccare la sua chitarra. Si mette dietro di me, aiutandomi a posizionare le mani nel modo corretto.
-Fine Flashback.
Il suono del campanello mi riporta al presente e solo ora mi rendo conto di star piangendo. Vedo l'ora segnata sull'orologio che ho al polso, ricordandomi di avere un appuntamento con la signorina Martinez a quest'ora. Mi piacerebbe tornare indietro nel tempo e fermarlo a sei mesi addietro, quando ho rivisto Jorge per la prima volta dopo anni.
...
Jorge's P.O.V.
"Non mi piace" dico guardandomi allo specchio.
"Se non le piace niente può anche andare, eh" sbotta l'uomo, a cui non ho prestato attenzione per tutto il tempo. Ogni abito che mi faceva indossare aveva un difetto, anche minimo, ma lo aveva. Nessuno di questi è quello perfetto oppure sono io che non me ne faccio andare bene nemmeno uno, forse proprio perché non mi va bene questo matrimonio.
"Si, infatti ora vado" torno nel camerino a spogliarmi, lasciando i presenti sbigottiti. Esco frettolosamente dal negozio, sentendomi mancare l'aria, e inizio a camminare lungo le vie alberate. Non vengo spesso da queste parti, forse non ci sono mai passato, ma continuo ad esplorare la zona.
Vedo una ragazza dai capelli rossi entrare sorridente in un negozio, ma l'insegna è coperta dalla chioma di un albero. Faccio qualche passo, incuriosito dalla felicità della giovane appena vista. Che sia un bar? Magari bere qualcosa mi tirerà su il morale.
"Supernova" leggo ad alta voce, davanti al negozio in questione e dai vestiti bianchi esposti in vetrina intuisco. "Tini y Mechi" rialzo lo sguardo sull'insegna e mi si raggela il sangue a leggere quei due nomi. Per uno in particolare. Allungo il passo, fino ad arrivare perfettamente davanti al negozio. Dalle grandi vetrate scorgo la ragazza rossa di poco fa e un'altra figura, dai lineamenti fin troppo famigliari.
"Dico ma... sei impazzito?" mi raggiungono alle spalle Lodovica e Diego.
"Cosa?" mi giro confuso a guardare la coppia.
"Perché sei così pallido?" domanda Diego, avvicinandosi di più per accertarsi che non mi stia sentendo male. Senza rispondere, mi rigiro di nuovo verso il negozio e loro fanno lo stesso.
"E' un negozio di abiti da spose, Jorge" dice ovvia Lodovica, beccandosi un'occhiataccia da parte di Diego, che forse ha intuito il perché della mia reazione.
"Scema, guarda lì" sussurra riferendosi all'insegna, sulla quale appare il suo nome e quello della sua migliore amica.
"Oddio, non mi dire che..." lascia la frase in sospeso.
"Andiamo" dico semplicemente, avviandomi verso il punto in cui abbiamo parcheggiato.
...
Martina's P.O.V.
"Si me toca romper todo mi corazón
Para atarte a mi vida,
ya tendré que entender
Que en las guerras de amor
Siempre hay balas perdidas"
Più intono i nuovi versi e più mi convinco di quanto siano vere queste parole. Alcuni oggetti, senza volerlo, mi riconducono a lui, per non parlare del suo nome, che risuona costantemente nelle mie orecchie. Jorge.
"Martina" bussa alla porta dello scantinato, Mercedes. Sono le sette della mattina, cosa succede ora? "Martina" le mani sbattono più forti contro la porta in legno, così come il tono della voce.
Svogliatamente mi alzo, andandole ad aprire la porta.
"Che succede?" domando alla bionda.
"Finalmente, eri sparita... e il cellulare? Ti pare normale passare la notte fuori e non avvisare?" chiede con fare materno. Dicono che in ogni gruppo ci siano vari tipi di amici; in questo caso Mechi è la mamma del gruppo.
"Si è scaricato, sono rimasta a lavorare" scrollo le spalle.
"Mm... va bene, fingerò di crederti. Andiamo a fare colazione insieme, ti va?" mi accarezza la spalla, guardandomi dritta negli occhi e senza dire altro annuisco, seguendo la mia amica fino al bar alla fine della strada.
Mangiamo qualcosa insieme e per un breve momento riesco ad accantonare il pensiero che porta il nome di Jorge Blanco, troppo presa dai racconti della mia amica. Facciamo una passeggiata lungo il viale alberato, per prendere una boccata d'aria prima di affrontare un'altra giornata di lavoro. Ritorniamo davanti al nostro negozio qualche minuto prima dell'apertura, ma una ragazza dai capelli corvini sembra quasi aspettarci all'entrata.
"La conosci?" domando alla mia socia, a pochi metri dal nostro atelier.
"Ehm no, il primo appuntamento di oggi non è prima delle dieci" continuiamo a camminare, fino ad arrivare davanti a quella ragazza. "Buongiorno" dice Mechi, attirando la sua attenzione. La bruna si gira e immediatamente la riconosco.
"Lodo" sussurro, mentre le lacrime minacciano di uscire.
"Oh Dio, allora sei proprio tu!" esclama Lodovica, abbracciandomi di slancio. Istintivamente ricambio l'abbraccio e quasi mi sembra di tornare indietro a sei anni fa, poco prima della mia partenza per l'Italia. "Da quanto tempo" mormora, stringendomi ancora di più.
"Vi conoscete?" interrompe il momento Mechi.
"Ah Mercedes, sei cambiata tantissimo" va ad abbracciare anche la bionda, che sgrana gli occhi ricordandosi di Lodovica. Non erano molto legate, ma ci è capitato di uscire insieme in gruppo alcune volte.
"Anche tu non sei da meno, Lodo" le sorrido, facendo riferimento ai suoi, ormai, corti capelli neri.
"Beh, tu sei sempre più bona... mi svelerai mai il tuo segreto?" ironizza, facendo scoppiare a ridere tutte.
"Che ci fai da queste parti?" chiedo per cambiare discorso e per provare a focalizzarmi su altro.
"Facevo una passeggiata e ho visto la vetrina, sono incantevoli gli abiti" si complimenta. "Poi ho letto l'insegna e sono rimasta tipo 'wow'" sorridiamo alle sue parole e poi la guidiamo all'interno del negozio.
...
Jorge's P.O.V.
"Jorge dobbiamo parlare" entra nel mio ufficio, Diego, senza nemmeno bussare.
"Che succede Diè?" domando senza neanche alzare lo sguardo dai fogli che ho tra le mani. Ho un posto nello studio legale dei Camarena e devo preservarlo, non posso perdere tempo.
"E' una cosa seria e ti riguarda" mi toglie i documenti, poggiandoli su uno scaffale.
"Sto lavorando" ribatto.
"Lo so, ma è una cosa importante" mi guarda dritto negli occhi.
"Fai in fretta" sospiro, aspettando che mi spieghi il motivo di questa sua irruzione.
"Si tratta del tuo matrimonio" introduce il discorso. Da quasi sette mesi a questa parte l'argomento 'matrimonio' è sempre stato intoccabile. "Lo sappiamo tutti che non ami Stephie e se solo lei aprisse gli occhi, se ne accorgerebbe" alza gli occhi al cielo, sedendosi sulla sedia difronte a me.
"Dove vuoi arrivare?" chiedo allo spagnolo, che mi guarda con aria dispiaciuta e severa allo stesso tempo.
"Voglio arrivare a dirti che devi lasciarla" dice in modo diretto, senza troppi giri di parole.
"Sei pazzo? Io non posso lasciarla" abbasso la voce, in modo che nessuno dei miei colleghi possa sentire. Qui anche le pareti hanno le orecchie. "Lo sai come stanno le cose" dico poi.
"Si lo so bene che è la figlia del tuo capo e che il matrimonio l'ha praticamente imposto lui, ma... sacrificheresti davvero tutta la tua vita per stare chiuso in questo ufficio di merda, dove vieni solo sfruttato, per poi tornare a casa e continuare ad essere infelice?" le sue parole mi arrivano dritte come una secchiata di acqua gelata in pieno viso. "Pensaci" conclude il discorso, alzandosi e uscendo dalla stanza.
...
Martina's P.O.V.
"Pude haber sido yo
La que tiene tu corazón guardado
Pero alguien, sin piedad, me lo robó
Cuando por fin pensé haberlo atrapado fue que se escapó"
Canto quello che sarà il ritornello di questa canzone, ripensando a quanto successo sei mesi addietro.
-Inizio Flashback:
Resto ferma a guardare la finestra difronte alla mia, come se il mio cuore si aspettasse di vederlo affacciato da un momento all'altro. Mi mancano le serate passate insieme, mi manca ridere e scherzare con lui, mi mancano i suoi occhi, la sua pelle, i suoi baci e il modo in cui mi accarezzava. Mi manca tutto, anche le cose più banali, come il buongiorno dalla finestra ogni mattina.
A volte mi chiedo se anche lui mi pensa ancora come lo penso io. Se anche lui, magari, prova ancora quel qualcosa di speciale per me, o se forse, invece, mi ha dimenticata, andando avanti con la vita. Quanto avrei voluto farlo anche io, nessuno può immaginarlo, ma in nessun modo sono riuscita a togliermelo dalla testa e dal cuore.
Mi siedo sul davanzale, con il bicchiere di tè freddo in mano, godendomi l'aria rinfrescata di una sera d'estate, mentre osservo il cielo dalla finestra. Sobbalzo, quando vedo la finestra della sua stanza illuminarsi.
"M-Martina?" borbotta sorpreso, azzarderei dire sconvolto.
"Jorge" lo richiamo, mentre sento il cuore esplodermi nel petto.
"Dio mio, Tini!" urla dalla villetta accanto alla mia. "Ma sei davvero tu?" chiede conferma e io annuisco. Sparisce e per un attimo ho temuto che non volesse avere nulla a che fare con me, almeno fin quando non ha iniziato a bussare insistentemente alla porta di casa. Sorrido, con gli angoli della bocca che potrebbero toccare il cielo, correndo ad aprirgli.
"Jorge" esclamo saltandogli imbraccio. Quando mi ritrovo tra le sue braccia mi sento come se il tempo si fosse fermato a sette anni fa. Come se in realtà non fosse mai passato tutto questo tempo, che noi non fossimo mai cresciuti.
"Tinita, sei qui" sussurra al mio orecchio e io mi dimentico di ogni cosa. Dimentico il modo in cui ci siamo lasciati, dimentico che eravamo così arrabbiati da cambiare numero e bloccarci ovunque, dimentico persino di aver provato a rifarmi una vita.
"Sono qui Jorge" ripeto, aggrappandomi a lui.
"Non te ne andare più" il suo tono è quasi supplicante e per la prima volta dopo tanto tempo riprovo delle sensazioni, che erano diventate solo un lontano ricordo. "Mi manchi" inizia a baciarmi il collo, mandando a fanculo quella poca lucidità che mi era rimasta.
"Mi manchi anche tu" dico con voce spezzata a causa di un groppo alla gola che mi impedisce di parlare tranquillamente. "Ti voglio" la mia mente non è lucida e forse nemmeno la sua.
"Ti voglio anche io, Martina... da troppo tempo" cammina fino ad arrivare al divano al centro del salotto e si siede, con me a cavalcioni su di lui. Le nostre labbra si sfiorano, per poi divorarsi a vicenda. "Dio se mi sei mancata" mi sfila il top, lasciandomi a petto nudo davanti ai suoi occhi.
Ci spogliamo con furia, desiderosi di fare l'amore di nuovo.
Sento un turbine di emozioni al centro dello stomaco tutto ciò che faccio o che dico non è controllato dalla testa. Seguo tutto quello che mi dice il cuore in questo momento, seppure possa essere sbagliato. Ma certi errori devono essere fatti.
-Fine flashback.
...
Jorge's P.O.V.
Ripenso alle parole di Diego, mentre passeggio per il parco centrale di Buenos Aires. Ultimamente mi piace venire qui il pomeriggio, prima di tornare a casa; a quest'ora c'è poca gente e mi sembra di avere il parco tutto per me.
"Pude haber sido yo
La que a tu lado siempre se despierte
Pero el futuro nunca nos llegó
Me prometí que nunca iba a perderte
Y no sé qué pasó
Pude haber sido yo"
Una voce melodiosa giunge alle mie orecchie e mi accorgo di una ragazza seduta su una panchina ai piedi della collina. La raggiungo ammaliato dalla sua voce e dalla melodia prodotta dalla chitarra. Appena riesco a focalizzare meglio il suo profilo, la riconosco. Martina. Il cuore batte più velocemente e le gambe camminano in automatico verso di lei.
"Ehi" sussurro, attirando l'attenzione della ragazza dai lunghi capelli castani. Sobbalza colta di sorpresa e, quando si gira a guardarmi, si immobilizza.
"C-ciao" balbetta, abbassando lo sguardo.
"Come va?" domando sedendomi accanto a lei, che cerca di sfuggire al mio sguardo.
"Bene, ora devo andare" fa per alzarsi, ma la blocco per il polso.
"Perché scappi?" chiedo, facendola risedere dov'era.
"Non sto scappando" prova a ribattere.
"Invece si. Perché scappi da me?" pongo nuovamente la domanda.
"Scappo da noi Jorge" ammette alla fine. "So che se dovesse succedere come l'ultima volta... beh non reggerei" una lacrima sfugge al suo controllo e immediatamente l'asciuga con il dorso della mano. "Io sono tornata a Buenos Aires per regalare emozioni alle ragazze della mia città, disegnare abiti e vedere i sogni della gente realizzarsi... è meglio se non ci vediamo" si alza, lasciandomi come un ebete su quella panchina. Si allontana a passo svelto e forse l'ho persa davvero.
...
Martina's P.O.V.
Mi butto sul letto, lasciandomi andare alle lacrime. Non ne posso più. Averlo rivisto ha riportato alla mia mente i ricordi di quella sera, quando mi disse che si sarebbe sposato.
-Inizio Flashback:
"Domani sera riparto per Milano" sussurro, accoccolandomi contro il suo petto. Sono stata a Buenos Aieres per una settimana, per firmare alcuni contratti per dare inizio alla mia attività con Mechi.
"Ah" è l'unica cosa che emette la sua bocca. "Quindi finisce qui? Definitivamente?" si solleva con la schiena. Ha ancora il brutto vizio di non far finire la gente di parlare e di arrivare a conclusioni affrettate. "Lo sapevo che sarebbe stato uno sbaglio" mormora a bassa voce, ma riesco a sentirlo perfettamente.
"Uno sbaglio?" la mia voce trema, ma cerco di non darlo a vedere.
"Si, un fottutissimo errore. Non dovevo fidarmi di te" il modo in cui mi guarda mi svuota dentro. Mi priva di ogni emozione, lasciando il vuoto nel mio petto, che si trasforma in dolore.
"Non capisco" sussurro, non riuscendo più a mantenere la calma.
"Mi hai lasciato solo Martina e ora che ero riuscito ad andare avanti, ora che sto per sposarmi, torni e lo fai di nuovo" le sue parole mi spezzano il cuore, lo stesso cuore che questa notte sperava di essere tornato come prima, più o meno.
"Vai via" è l'unica cosa che riesco a dirgli, prima di sbatterlo fuori da casa mia. Mi accascio a terra, contro la porta della mia stanza, spogliata non solo dai vestiti ma anche da qualunque forma di sentimento. Solo un vuoto immenso, dovuto alla consapevolezza di aver perso l'amore della mia vita, proprio quando credevo di averlo ritrovato.
-Fine flashback.
...
Jorge's P.O.V.
"Amore, ma cos'hai?" chiede per l'ennesima volta Stephie, mentre continuo ad essere perso nei miei pensieri. Sono giorni che ripenso alle parole di Diego e a quello che mi ha detto Martina.
"Niente Steph, sto bene" sollevo un angolo della bocca, fingendo peggio di un bambino con la bocca sporca di cioccolato che dice alla mamma di non averlo mangiato.
"Pensi a un'altra? Guarda che l'ho capito" serra le labbra e spegne la televisione, facendo calare il silenzio in casa. "Non so chi sia questa ragazza, ma deve essere molto fortunata" continua poi, alzandosi e andando verso la finestra.
"Stephie" la richiamo, ma non so cosa dirle.
"Tranquillo, non posso obbligarti ad amarmi" scrolla le spalle. "Vorrei solo capire come stanno le cose" si appoggia al muro, fissandomi dall'alto. Non riesco a reggere il suo sguardo, nonostante tutto mi sento in colpa. Sono colpevole per averla illusa e, a meno di tre mesi prima del matrimonio, esce fuori tutto questo.
"Non posso sposarti, Steph" storco le labbra, torturandomi le mani. "Non voglio vederti soffrire al fianco di un uomo che non ti merita" aggiungo con tutta la sincerità. E' una ragazza molto ingenua e non merita tutto questo.
"Lo comprendo, tranquillo" tira su con il naso. "Come l'hai conosciuta?" domanda, distogliendo lo sguardo.
"Era la mia vicina di casa e la mia migliore amica, poi... ci siamo innamorati" racconto in pochissime parole l'inizio della mia storia con Tini.
"E poi? Perché mi hai proposto le nozze se amavi lei?" mi domanda e davvero non so cosa risponderle. "E' per mio padre, vero? Perché ha fatto pressione su noi due e tu non volevi perdere il posto" sospira.
"Lei partì per studiare in Italia ed è tornata quest'anno" abbasso la testa e poi annuisco in riferimento a quello che ha detto poco fa.
"Va bene, non ti preoccupare... sono io a rompere il fidanzamento" si asciuga qualche lacrima. "Dirò a mio padre che non mi sento pronta, così non ti licenzierà" torna a sedersi sul divano. "Penso che andrò in Messico da mia cugina, per sbollire un po'... tu prendi in mano la situazione" mi guarda fissa negli occhi.
"Grazie Steph" mormoro in imbarazzo.
"Non devi ringraziarmi, ora per favore lasciami sola" annuisco senza aggiungere altro ed esco di casa. Ho solo un luogo che voglio raggiungere in questo momento e anche abbastanza in fretta.
Busso furiosamente al campanello dell'atelier, mentre una pioggia improvvisa di fine maggio mi bagna completamente i vestiti. Solo ora mi rendo conto che è ora di pranzo e probabilmente le ragazze sono in pausa.
"Ma chi cavolo... Jorge?" domanda sorpresa Mercedes, comparendo da dietro una parete e aprendomi la porta.
"Ciao Mechi, dov'è Tini?" passo una mano tra i capelli bagnati.
"Di sotto nel suo studio" dice la bionda, continuando ad osservarmi stranita. Pulisco velocemente i piedi sullo zerbino e poi mi faccio guidare fino alle scale. "Prima porta a destra" dice e corro giù.
"Arrivo" sento la musica che si interrompe e poi la sua voce arriva alle mie orecchie. "Mechi, cosa c'è?" domanda aprendo la porta e bloccandosi non appena vede me e non la sua amica. "Che ci fai tu qui?" fa un passo indietro.
"Sono venuto a fare quello che avrei dovuto fare tempo fa" le prendo il viso tra le mani, baciandola e mettendoci nel bacio tutto quello che sento per lei.
"Jorge, non giocare con me" mi spinge lontano, o almeno ci prova.
"Non sto giocando. Ho detto a Stephie come stanno le cose, abbiamo rotto" la guardo negli occhi.
"Davvero?" deglutisce.
"Si, io voglio solo te" le scosto una ciocca di capelli dal viso. "Voglio svegliarmi al tuo fianco tutte le mattine, vivere la mia vita con te, amarti tutti i giorni... voglio sposarti, Martina" la sento rabbrividire alle mie parole.
"Perché dici questo?" dice in un sussurro.
"Perché quando ti guardo negli occhi vedo tutto il mio amore per te. Vedo i figli che vorrei avere e vedo una vita insieme a te" ammetto. "Ci sei solo tu nella mia testa e nel mio cuore, non te ne sei mai andata" questa volta è lei ad afferrarmi il viso e far congiungere nuovamente le nostre labbra.
"Ti amo Jorge, non ho mai smesso" soffia su di esse, sfilandomi la maglietta completamente bagnata.
"Ti amo anche io, Martina" finiamo per fare l'amore sul pavimento, assaporando ogni centimetro l'uno del corpo dell'altra e godendoci a pieno questo momento solo nostro.
Senza di lei ero una mina vagante, ora ho ritrovato il mio posto nel mondo. Ho ritrovato il mio amore per Tini e mi batterò, con anima e corpo, per non perderla nuovamente.
~~~
Ehilà! Sorpresa!!
Sono tornata abbastanza in fretta ahahah.🙃
Alezamp ecco la OS ispirata a Consejo de Amor che mi chiedevi da tanto, tutta per te. Spero ti piaccia🧡
RossellaMallardo0 é dedicata anche a te. Come promesso, un regalino per gli esami affrontati stamattina❤️❤️
emmewriter amiga, lo so che basta un piccolo input per iniziare a sclerare, ma... che ne dici di far uscire un capitolo nuovo?🥺
jortini_esxiste che mi dici? Piaciuta la sorpresa?❤️
Grazie a tutti e a prestissimo!
Fran🤍