The screams all sound the same
Dylan non riesce ancora a crederci.
La sera prima avevano fatto l'amore.
Dopo essersi fatti la doccia, Dylan aveva preso due tovaglie.
La prima l'ha sistemata con cura su Thomas, legandogliela alla vita.
La seconda se l'era messa lui.
Thomas era davvero disperato.
Riusciva a camminare ma sedersi era diventata una sfida.
Dylan l'ha aiutato a sdraiarsi sul letto e in tutto ciò erano ancora con solo le tovaglie.
E hanno dormito così.
Thomas si è accoccolato sul suo petto cullandosi coi battiti del cuore di Dylan e ha chiuso gli occhi.
Il moro è rimasti ad accarezzarlo e ammirarlo per svariati minuti, e, dopo avergli lasciato un bacio sui capelli profumati, si è addormentato anche lui.
Adesso Dylan si è appena svegliato.
Il telefono sta suonando: la sveglia preimpostata.
Thomas ha emesso diversi lamenti prima di aprire definitivamente gli occhi.
Dylan: giorno..
Thomas si alza si scatto e guarda Dylan.
Thomas:...CI PRENDEREMO UNA POLMONITE, NON CI SIAMO NEANCHE ASCIUGATI, MENOMALE CHE L'ARIA CONDIZIONATA È SPENTA!
Dylan chiude gli occhi, le grida di prima mattina non sono il massimo, ma se appartengono a Thomas ci passa sopra.
Dylan: Tommy, ti prego, parla piano
Supplica.
Thomas prende un bel respiro per calmarsi, si sente comunque bene, non ha la febbre.
Mette una mano sulla fronte di Dylan per assicurarsi che anche lui stia bene, il moro gli sorride dolcemente per il gesto tenero.
Appena Thomas incontra lo sguardo di Dylan, questo lo guarda con malizia.
Il biondino si preoccupa, non è mai un buon segno quell'espressione.
Il moro abbassa lo sguardo, Thomas lo segue per capire a cosa si riferisce.
Durante la notte, l'unica tovaglia che copriva Thomas si è aperta lasciando libero accesso a ogni occhiata indiscreta del fidanzato.
Thomas arrossisce e tira su il lenzuolo per coprirsi l'intimità.
Thomas: N-NON GUARDARE!
Dylan: Scusa se sei troppo attraent-
Thomas gli dà una manata sul petto.
Dylan si contrae ridendo.
Il biondino si alza in imbarazzo e cerca dei boxer, ovviamente continuando a tenere il lenzuolo addosso.
Dylan: cosa ti copri?
Thomas: l-lasciami in pace.
Dylan rotea gli occhi senza smettere di sorridere, non può non farlo.
Si alza, senza coprirsi, e va verso la valigia di Thomas rubandogli un paio di boxer.
Thomas: Ehi, sono miei!
Si lamenta.
Dylan: anche la tua verginità era tua, adesso è mia-
Thomas gli tira l'ennesima manata in imbarazzo.
Dylan si copre e cerca i vestiti di ieri per rimetterseli.
I suoi boxer diciamo che sono fuori uso, dovrebbe lavarli.
Appena si rimette i vestiti va in camera sua per mettere le mutande nella busta dei panni sporchi e si cambia la maglietta.
Alla fine raggiunge il suo ragazzo per ricoprirsi di fondotinta -dovrebbero comprarne altro- e per andare agli studios.
È mercoledì, sabato finiranno di registrare.
Non sa se è una cosa bella o brutta.
Nel pullman i due si siedono accanto.
Dylan si volta verso Thomas.
Dylan:..dopo le riprese, quando finiamo tutto...
Comincia, Thomas lo guarda
Dylan: ..vieni a vivere da me?
Thomas continua a fissarlo sorpreso.
Sapeva che dopo le riprese non sarebbe tutto finito, ma vivere con lui?
Non si aspettava gli e lo chiedesse.
Ne avevano parlato il giorno in cui si erano detti "ti amo" ma era tutto abbastanza scherzoso, nessuno dei due credeva davvero si sarebbero trasferiti a Los Angeles, accanto al negozietto di Agata, in quel parco.
Ma adesso, tutto sembra diventare realtà.
Thomas potrà svegliarsi a casa di Dylan e ritrovarlo accanto ogni singolo giorno fino al resto della sua vita.
Dylan: ..insomma, hai lasciato il tuo/mio cuscino a casa mia, il che è già un passo avanti per convivere..
Scherza.
Thomas è ancora troppo emozionato per rispondere.
Dylan inizia a preoccuparsi.
Dylan:..lascia stare, è stata un'idea stupida, scusa
Si gira maledicendosi, perché deve prendere sempre decisioni affrettate?
Thomas: si
Risponde.
Il moro si rigira guardandolo.
Thomas: ..voglio vivere con te
Conclude.
...
L'intera mattinata è stata piuttosto caotica.
Dylan era più che emozionato per la futura convivenza con il suo fidanzato e Thomas, oltre alla felicità, doveva riuscire a non sedersi.
Le truccatrici gli hanno proposto di sedersi, il trucco impiega abbastanza tempo e stare alzati non è il massimo.
Ma Thomas ha insistito nel rimanere alzato sotto lo sguardo malizioso e compiaciuto di Dylan.
Oggi c'è stata una piccola scena tra Edmund e Richard.
Piccola ma profonda.
Richard discute per l'ennesima volta con le autorità del paese.
Non piace a nessuno il suo modo di comportarsi avventato e fastidioso.
Edmund, seduto in uno degli sgabelli del bar, ovviamente non può avvicinarsi, sembrerebbe più che sospetto vista l'agguerrita battaglia che vi era tra i due fino a poco prima.
La rissa nel bar ne era stata una prova.
"Sono stufo dei tuoi modi scorbutici e violenti, in questa città nessuno mi manca di rispetto e tu non sarai l'eccezione"
Si lamenta quello che Edmund crede sia il marchese.
Edmund maledice il comportamento antipatico del fidanzato, lo ama davvero, ma si rende conto che può essere testardo quando ci si mette.
Richard lo manda al diavolo e si allontana.
Atto del tutto indisciplinato ma, facendo parte della classe intermedia non verrà punito con frustate ne mandato al patibolo.
Magari una somma di denaro indeterminata gli verrà sottratta.
Spetterà al giudice popolano deciderlo.
Il biondo si sistema impaziente i capelli e si siede -per disgrazia di Thomas- accanto a Edmund.
Edmund si immobilizza, è la prima volta che in pubblici stanno a una distanza tanto ravvicinata.
Certuni si girano per lanciare occhiate confuse.
Un uomo della classe intermedia non si siederebbe mai accanto a un plebeo.
Richard ordina da bere.
Non guarda Edmund, ha solo bisogno di averlo accanto, la sua presenza lo conforta.
Il moro lo guarda con la coda dell'occhio, il suo sguardo non è severo come al solito, è demoralizzato.
Sembra triste.
Edmund distoglie lo sguardo e beve la bibita meno costosa che l'osteria poteva servire.
Richard tracanna la sua bibita cercando di sembrare disinvolto.
Non vuole parlare dei suoi problemi, vorrebbe solo distrarsi, ma non ci riesce.
Continua a pensare alla vossignoria e al marchese che tornavano giorno dopo giorno a dargli grattacapi.
Non ha così tanti soldi, la sua famiglia li aveva, li ha semplicemente ereditati.
Ma come fare a guadagnarli?
Viene distratto da una mano che si avvicina da sotto il tavolo a lui.
Prende la sua.
Richard lancia un occhiata ad Edmund che non lo sta guardando.
Il moro intreccia le loro dita e Richard lo lascia fare.
Non ha intenzione di allontanarsi da quel lieve contatto tanto importante che hanno stabilito.
Rimangono in quel modo, finché Richard non si sente meglio.
Greta: STOP!
Thomas si alza di scatto e prende un bel respiro.
Dylan: ti fa male qualcosa?
Thomas gli fa il dito medio.
Dylan sorride.
...
Sono scesi dal taxi davanti al negozietto di Agata.
Finalmente i paparazzi se ne sono andati, i due sono pronti alla sgridata dal secolo per non averla chiamata ogni giorno.
Sono stati impegnati e devono chiederle scusa.
Arrivano davanti la porta.
Dylan si prepara per ricevere bastonate con la scopa.
Thomas ride vedendolo spaventato.
Dylan: ..non è il suo compleanno oggi...vero?
Chiede a un tratto Dylan.
Thomas lo guardo trasmettendogli un "non lo so, ma se lo è ci ammazza il doppio"
Thomas: ..perché lo pensi?
Dylan: i girasoli, sono di più, non è che sta festeggiando senza nessuno...no Tommy, dobbiamo farle una festa per bene.
Spiega.
Thomas annuisce.
Gli e lo chiederanno, se è vero che è il suo compleanno vuol dire che le faranno un bel regalo e una festa memorabile.
Entrano nel negozietto spaventati, vanno camminando tra i tavoli vuoti del locale.
Arrivano man mano verso il bancone, appare una ragazza sui 20 anni.
Merda, deve essere sua nipote, allora è davvero il suo compleanno.
Ha i capelli castano chiaro lunghi e lisci, gli occhi azzurri, veramente bella.
È molto più bassa dei due e magrolina.
Indossa una maglietta nera e dei jeans.
Si volta verso di noi confusa.
Thomas: salve
Comincia lui.
Lei fa un segno con la testa per salutare, di poche parole.
Thomas: è..
Guarda Dylan spavento.
Thomas: ..il compleanno di Agata?
Chiede titubante, ha paura che possa apparire da un momento all'altro e prenderli a bastonate.
La ragazza li guarda e sorride.
"siete Thomas e Dylan vero? Mi ha parlato di voi"
Comincia, loro annuiscono.
"No, non è il suo compleanno"
Continua sorridendogli poco convinta.
I due prendono un respiro di sollievo e Dylan finge di asciugarsi il sudore sulla fronte.
Thomas sorride.
Thomas: è in camera? Dobbiamo farci perdonare per non essere passati in questo periodo.
Spiega il biondo.
Lei continua a guardarlo confusa.
"..di che parli?"
Chiede lei.
Dylan corruga la fronte.. Siamo sicuri che sia sua nipote?
Non è che hanno comprato il negozio o qualcosa di simile... Vero?
I due la fissano senza dire una parola.
Stanno cominciando davvero a credere che quella ragazza non sia chi credono che sia.
"ragazzi.."
Comincia lei, con voce più comprensiva, assomiglia al tono che usa Agata.
Ad un tratto il suo sorriso scompare.
"..lei non ce l'ha fatta"
Il tempo si ferma.
I due si pietrificano.
Perdono un battito.
In che senso non ce l'ha fatta?
Lei è..
..morta?
Gli occhi della ragazza le si bagnando di lacrime che cerca di trattenere.
I due adesso sono sicuri che lei sia una parente, e che quello che hanno sospettato è vero.
"Pensavo che lo sapeste, ma in fin dei conti, come avreste potuto?"
Conclude.
Dylan: m-ma..stava male?
Chiede Dylan con voce spezzata.
"Non penso, credo fosse solo arrivata l'ora che la sua luce si spegnesse"
Thomas la guarda immobile.
Agata non c'è più..
Gli tornano in mente tutti gli episodi passati insieme.
Quando aveva ammesso davanti a lei di amare Dylan o tutte le volte in cui sono stati solo a chiacchierare.
E adesso lei non è qui.
Non è più qui.
Dylan si spiega perché i fiori sono molti di più, si spiega perché il negozio è vuoto, si spiega perché la ragazza è vestita di nero e perché non si sono sentiti in questi ultimi giorni.
È come se tutto si fosse bloccato.
Continuano a guardarla destabilizzati.
Il primo a metabolizzare del tutto è Thomas.
Lo nota Dylan che, girandosi, lo vede il lacrime.
Il biondino si volta verso la scacchiera, poi verso gli scaffali colmi di vasi di tè e continua a piangere in silenzio.
Ogni volta che deglutisce i singhiozzi si fanno più profondi.
Ma cerca di trattenersi.
Dylan: ..Thomas...
Lo chiama il moro, anche lui sente gli occhi pizzicargli.
La ragazza ha deciso che è meglio lasciarli soli e si allontana.
Alla fine, il braccio della bilancia si è abbassato dal lato sbagliato, come aveva previsto Dylan.
Ma si aspettava qualcosa di meno terribile, magari rompersi un arto o venire licenziato.
Sarebbe stato sicuramente meglio.
Si avvicina al fidanzato e lo stringe tra le braccia.
Thomas non ricambia.
Continua a guardare i vasi e a singhiozzare.
Lei è stata una dei baluardi fondamentali per far si che la relazione tra Thomas e Dylan raggiungesse il traguardo di adesso.
Ma non è riuscita a vivere abbastanza per vederli insieme.
Non ha avuto il tempo.
Loro ne hanno sprecato troppo.
Il tempo è come un gioco, e come diceva Harvey Mackay:
Il tempo è gratis ma non ha prezzo,
non puoi possederlo ma puoi usarlo,
non puoi conservarlo ma puoi spenderlo,
e una volta perso, non puoi più riaverlo indietro.
Ed è così che si sentono i due in questo momento.
Sentono di essere stati padroni del tempo e di aver perso completamente il controllo.
Di aver sbagliato tutto.
Di aver sprecato quel piccolo frangente di periodo che avevano con lei.
E di non poterlo più avere indietro.
Thomas: ..non è riuscita a vederci insieme
Stringe la maglietta di Dylan ricambiando finalmente l'abbraccio.
Thomas: avrei dovuto dirtelo prima, dovevo dirti che ti amavo prima
Dylan: non dire così, smettila.
Il moro ha paura che possa iniziare ad incolparsi e a cadere in un pozzo di malinconia a depressione.
Dylan: andiamocene
È la cosa migliore, deve allontanarsi il prima possibile da quel luogo.
È letteralmente circondato da quello che Agata possedeva e ogni minima cosa gli ricorda lei.
Non possono restare.
Thomas annuisce.
La ragazza ritorna e li guarda.
"Condoglianze.."
I due la ringraziano e la salutano.
Prima di andarsene lei li informa che venerdì ci sarà il funerale, nel cimitero più vicino, quello dov'era anche sua moglie.
Prendono un taxi.
Thomas guarda in basso.
Un espressione vuota, impassibile, torna a padroneggiare sul suo volto.
Gli ricorda quando Gzi e lui si erano lasciati.
Ma adesso è sicuro che sarebbe durata di più che qualche minuto.
Dylan vorrebbe prendergli la mano, ma il biondino non sembra dell'umore.
Arrivati in hotel, Thomas non lo guarda neanche in faccia, va in camera sua.
Prima di aprire si gira verso Dylan.
Il moro lo guarda preoccupato.
Anche lui è disperato per Agata, ma sembra che Thomas stia per cadere in depressione.
Thomas: ..ti dà fastidio se stanotte dormo da solo?
Chiede, con voce leggera, bassa.
Dylan: fai quello che ti senti...
Risponde tristemente.
Thomas non riesce a sorridergli, entra semplicemente in camera e si chiude la porta alle spalle.
Scoppia a piangere e non smette.
Dylan entra nella sua di camera e si spoglia vestendosi comodo.
Si guarda allo specchio.
Le orbite gli si riempiono di lacrime e si lascia andare.
Si morde il labbro per trattenersi anche se non ne ha bisogno.
Dylan: ..solo un altro giorno..
Sussurra.
Dylan: ..perché ci hai abbandonato prima che potessimo salutarti davvero?
Chiede al vuoto.
Percepisce le lacrime calde scendergli sulle guance.
E ovviamente, non riceve risposta.