LA CASA

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CAPITOLO I

Tutto iniziò in una fredda notte di dicembre, la pioggia era incessante e le grandi folate di vento portavano a spasso grossi ciottoli di pietra, rami e breccia situata ai bordi della strada. In una casa nelle campagne dell'Alabama io e i miei 2 fratelli giocavamo con i regali appena trovati sotto l'albero. La casa è molto vecchia, dell'1600 per l'esattezza, ed era cambiata molto dalla sua costruzione per via delle ristrutturazioni apportate dalle famiglie che vi abitarono nel corso del tempo. Anche in quel momento era cambiata, adornata con tantissime cianfrusaglie: muschio appeso al soffitto, ghirlande attaccate alle porte di ogni camera, un grandissimo albero messo di fianco al caminetto accesso che emanava tantissimo calore , vicino al quale ci sentivamo al sicuro e dove ascoltavamo le storie d'infanzia dei nostri genitori, che tanto ci amavano e che avrebbero fatto di tutto pur di renderci felici, spensierati e tenerci al sicuro. Quella sera era diversa dalle altre, da soli a casa sotto l'occhio di nostro fratello maggiore, Carl, di 12 anni. I grandi erano fuori sotto la pioggia e il gelo per portare in ospedale la nostra nonna materna. Nonna Caroline, una signora dolcissima, amava scrivere poesie e amava noi...i suoi nipoti! Ormai la vecchiaia la stava consumando poco a poco e il tempo che le restava non era molto. La nostra famiglia si era trasferita in quella casa da poco e nonna Caroline non ci veniva spesso, si sentiva strana; la testa le iniziava a girare dopo aver trascorso del tempo lì dentro (per questo preferiva non restarci a lungo quelle rare volte che ci andava...e questo la stava allontanando sempre più da noi) un brivido le attraversava la schiena ogni volta che si trovava sull'uscio della porta di casa. Aveva chiesto più volte alla figlia di cambiare casa o per lo meno di chiedere a chi l'avesse venduta la storia di essa. Niente da fare Valery (nostra madre) non né voleva sapere, per lei quella era la casa perfetta, la casa in cui avremmo passato la nostra infanzia; lontana dal rumore cittadino, lo smog e i malintenzionati. Come ho già detto quella sera era diversa dalle altre, raramente noi 3 siamo rimasti da soli a casa, ma si trattava di un emergenza, una sventura...la prima delle tante! La serata procedeva per il meglio e i timori iniziali andavano via via svanendo lasciando spazio alle risate e alla gioia. Ma ad un certo punto ...verso le 22:07, sentimmo un rumore provenire dal piano superiore. Si scatenò il panico, nessuno voleva andare a vedere cosa fosse successo e ognuno pensava ad una sua teoria: Carl, il più grande e razionale, era convinto fosse colpa del vento che scagliava qualche pietra contro le finestre della casa

-<"Dannato vento, speriamo non abbia rotto nulla!"> disse con una faccia infastidita .

Judith, la piccola della famiglia, era terrorizzata era convinta ci fosse qualcuno in casa.

<"Aiuto! Qualcuno è entrato in casa, chiamate la mamma "> singhiozzava, mentre le lacrime percorrevano il suo viso e si stringeva sempre più forte a Carl che continuava a dare la colpa al vento.

Poi c'ero io Noah, ero convinto fosse opera del gatto Birba, che tanto amava arrampicarsi e spesso finiva col rompere qualcosa , ma nessuno mi credeva, in quella famiglia non mi ha mai creduto nessuno. Andammo avanti cosi per qualche minuto, finché non sentimmo un altro rumore, questa volta più forte come se fosse stato fatto per zittirci. Mi alzai di scatto, feci un grosso respiro, presi coraggio e andai a controllare, un po' per zittire tutti e dimostrare che avevo ragione ma anche per dimostrare che il più coraggioso ero io. Mentre mi allontanavo dal soggiorno sentivo sempre più la temperatura scendere, come se non stessi cambiando stanza, ma casa. Iniziai a salire le scale a chiocciola, più salivo più incominciavo a sentire uno strano odore...zolfo per l'esattezza, ma non ci feci tanto caso. In più vidi Birba, rannichiata nella sua cuccia a forma di casetta. Non ci feci caso, i gatti sono agili, avrà fatto danni e sarà scesa giù di corsa.

Arrivato al piano superiore mi resi conto che nel corridoio e nella stanza dei giochi davanti a me non era cambiato nulla, tutto era apposto e il rumore non sembrava provenire da lì. Stavo per controllare nelle altre stanze, sempre più euforico dal poter dire ai miei fratelli che la mia teoria era giusto, avevo ragione per una volta! Stavo per aprire la porta della mia camera quando ci fu un orrendo fulmine che fece andare via la luce per qualche minuto. Iniziai a sentire i miei fratelli urlare, Carl se la stava facendo sotto, anche io ebbi un po' di timore inizialmente, ma dovevo tenere la mia credibilità da fratello coraggioso, così decisi di aprire la porta della camera e aspettare che la luce tornasse. Appena appoggiai la mano sul pomello della porta un altro brivido mi percorse la schiena e l'odore di prima tornò molto più forte.

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