The Genius's Burden

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Una giornata libera.
Da quant'era che non aveva una giornata libera?
Una giornata tutta per sé?
Essere un gangster era faticoso e lo sapeva, ma avere una giornata libera dopo un mese? Wow, aveva superato davvero le sue aspettative.
Era stato un periodo frenetico, pieno di incarichi e missioni di ogni genere per Pannacotta Fugo e tutto il resto della Gang di Bucciarati; eppure Fugo sapeva di aver lavorato più degli altri quello stesso mese. Non ne faceva una colpa agli altri, figurarsi: anche perché era lui ad affermare di non essere stanco ed i poter gestire tutti quei lavori da solo. Ma, ahimè, tutti hanno dei limiti e per il ragazzo era arrivato il momento di prendersi una pausa; e lo avrebbe fatto più che volentieri un giorno di riposo: magari appisolato sul letto, o magari a leggere qualche nuovo libro o a farsi un giro per le strade.
Già: si sarebbe riposato molto volentieri per i fatti suoi, se non fosse per...
<<dai Fugo! Che ti costa?? Prova e basta, eddai!!>>
... Se non fosse per un Narancia insistente che aveva deciso di costringere il povero Pannacotta a giocare con lui con la sua nuova console avuta da poco.
<<andiamo, Fugo! Ti prometto che sarà divertente! Anzi, facciamo così: fai una partita e se non ti piace te ne puoi andare, eh? Eddai!!>>
Il minuto ragazzino teneva Fugo per il polso, come per non farlo scappare, continuando a strillare con la sua voce acuta.
A volte pareva proprio un bambino, Narancia: aveva un anno in più di lui, eppure certe volte si comportava ancora come un ragazzino a cui basta far sentire la parola "giocattolo" per mandarlo in euforia.
D'altra parte, però, Fugo sembrava abbastanza seccato all'idea: voleva godersi il suo giorno libero, non passare un pomeriggio attaccato ad uno schermo; ma sapeva anche che non se la sarebbe cavata facilmente con Narancia e che sicuramente lo avrebbe assillato finché aveva fiato nei polmoni.
Probabilmente quel giorno Pannacotta era capitato davanti al ragazzino nel momento sbagliato: se se ne fosse andato di lì prima di Mista o magari Abbacchio, con enorme probabilità Narancia non gli avrebbe neanche rivolto la parola.
Non era di certo superstizioso, ma quella sembrava essere proprio sfortuna.
<<Narancia, per l'ennesima volta, non mi va...>> sospirò, mentre l'altro non faceva che aumentare la presa sul suo polso e di tirare leggermente verso il salotto della piccola abitazione in cui si trovavano.
Già, in questa situazione si poteva dire proprio "che sfortuna".
O magari una punizione divina, chissà.
Gli occhi di Narancia lo pregavano come se dipendesse dalla sua vita, fissandolo senza fare accenno di gettare la spugna.
Gli uccellini cinguettavano.
Fuori era proprio una bella giornata.
Fece un respiro profondo.
<<... Una partita e poi mi lasci andare?>> sospirò.
Aveva ceduto.
Il viso di Narancia Ghirga diventò raggiante e pieno gioia per la vittoria.
<<una partita e non ti assillo più!>> esclamò, trascinandolo poi verso il salotto.
Quella era palesemente una bugia.
Sapeva che l'avrebbe costretto a rimanere lì ben oltre una partita, ma sperava in una vaga possibilità che la promessa venisse mantenuta.
Giunti in salotto, il ragazzo minuto si apprestò a collegare la sua nuova console in tutta foga, mentre Fugo si era seduto sul divanetto piazzato al centro della stanza, osservandolo armeggiare coi cavi. Narancia aveva iniziato relativamente da poco a provare i videogiochi, da qualche mese circa, e si era ritrovato bene a giocarci; quindi, come regalo di compleanno, Bucciarati aveva deciso di regalargli una nuova console ed il ragazzo ne era stato felice come un bambino.
Fugo, d'altra parte, non era decisamente il tipo da videogiochi, no no: lui era più tipo dal chiudersi in biblioteca a leggere, o magari farsi un giro per la città. I videogiochi e la TV in generale non lo facevano impazzire.
Dopo un po', Narancia si buttò sul divano accanto a lui con in mano due controller collegati alla console; senza esitazione, ne passò uno all'amico, per poi accendere il gioco.
<<ehi Narancia, aspetta: io non so come si gioca... >> disse, giusto per ricordargli che non aveva pescato il primo campione di videogiochi al mondo per giocare assieme a lui.
Il corvino lo fissò per un attimo, per poi sbuffare impazientito, come se l'inesperienza dell'altro gli stesse facendo perdere tempo;
<<Oh Gesù, Fugo... Andiamo, non è difficile! Con gli analogici ti muovi, con "X" salti, con il cerchio ti pari, con il quadrato attacchi e con il triangolo attivi la mossa speciale! È facile!>> spiegò, attivando la partita.
Sì certo, "facile": lo sarebbe stato di più se non glielo avesse spiegato in modo così superficiale.
<< è iniziata la partita! Fai attenzione!>>
<<aspetta, ma- io chi sono dei due personaggi?>>
<<Fugo, sveglia! Tu sei quello a sinistra!>>
<<ma che cavolo, perché ti ho assecondato?>>
Pannacotta puntò i suoi occhi sullo schermo: a quanto pare era una partita uno contro uno ed il suo personaggio era un omino dalle tonalità rosse, mentre Narancia ne aveva uno dalle tonalità blu. Il corvino sapeva muoversi con grande agilità, premendo tasti e ruotando analogici, mentre l'altro ancora non ci aveva preso la mano; il controller non era grande e a tenerlo in mano non era neppure pesante: i tasti erano colorati e posizionati per essere comodi da raggiungere.

¦|The Genius's Melancholy|¦La tua prossima ossessione. Scoprilo ora