1968

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Non sempre l'uomo riesce a concepire ciò che la natura è capace di fare in questo mondo. Per lo più, il problema maggiore è ciò che ella "crea". Non sempre le sue invenzioni sono "rose e fiori".
È passato molto tempo da quando vidi per l'ultima volta una delle sue "creazioni".
Son passati ormai più di cinquant'anni da quel avvenimento tremendo, cui io Xavier (cognome non reso noto) assistetti assieme ai miei compagni, o almeno, assieme a coloro che riuscirono a sopravvivere a quella calamità.
Era l'anno 1968, il periodo in cui incombeva la sanguinosa Guerra del Vietnam.
Eravamo un plotone di circa 37 soldati, distaccatisi dal plotone principale per provare a circondare e assediare quei maledetti Vietcong che ci stavano alle calcagna. Una specie di manovra evasiva come si suol dire.
Eravamo in "fuga" da qualche giorno, giusto in seguito all'offensiva da parte dei Vietcong e dei vari ribelli che si aggiravano per quei territori.
Questo attacco è conosciuto come "L'offensiva del Têt", fu una grande incursione a sorpresa, sanguinosa e con molte perdite da entrambe le parti, per non parlare dei poveri civili, che non c'entravano nulla con tutto ciò.
Quell'attacco fu un duro colpo morale per l'esercito americano, pochi di noi pensavano di riuscire a rimanere in vita dopo tutto il casino creato. Ma ci fu un giorno in particolare che, né io, né chi sopravvisse quel giorno, potrà dimenticare facilmente. Anche se tutto ciò che vorrei, è dimenticare tutte le atrocità di quell'epoca di distruzione.
Era sera, l'aria era particolarmente fresca, potevamo essere alla fine di Febbraio. Si sentivano gli spari e le varie esplosioni degli RPG e delle bombe a mano che uscivano una dopo l'altra dalle tasche di quei maledetti.
Era sera tardi, verso le 23.00, eravamo "accampati" in mezzo a una fitta foresta. Ognuno dei soldati faceva dei turni di guardia, così che gli altri potessero per lo meno riposare, anche se riposare in quel clima di terrore e sangue era una cosa impossibile e quasi inconcepibile.

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