Capitolo 1. L'inizio di un sogno

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- Che uomo affascinante! –

Quell'esclamazione detta ad alta voce mi fece alzare gli occhi al cielo per la disperazione.

Era la stessa frase che sentivo ripetere di continuo da oltre un mese; un'esclamazione che saliva spontaneamente alle labbra d'ogni persona a cui bastava anche solo rivolgere un pensiero ad Erik Brosser.

Mi voltai facendo roteare di centottanta gradi la sedia su cui stavo scomodamente seduta e con un'espressione alquanto disgustata guardai la persona che aveva pronunciato l'odiata frase. Mia sorella, Lorelai, era sdraiata a pancia in giù sul suo letto ancora sfatto, le sue gambe, così lunghe e così lisce persistevano ad andare avanti ed indietro ad un ritmo quasi ipnotico e i suoi occhi color cielo non si staccavano un solo istante dalla rivista patinata che le stava sotto il naso, si muovevano da sinistra a destra senza sosta; dubito che avesse mai letto qualcosa con così tanto interesse.

- Non dovresti fare i compiti? – le domandai osservandola di sottecchi.

- No – rispose lei secca, senza degnarmi di troppa considerazione, non aveva neppure capito cosa le avessi domandato, mi aveva risposto così, in automatico, come era solita fare quando ero io a porle una domanda.

Strinsi forte i braccioli della sedia per cercare di scaricare su loro il nervoso che mi stava montando dentro e scossi la testa esasperata dal suo comportamento strafottente. Purtroppo, così facendo, una ciocca di capelli sfuggì dalla mia capigliatura seria ed ordinata facendomi innervosire più di quanto non fossi già.

- La mamma ti ha detto di finirli prima di cena – le ricordai sempre guardandola e massaggiandomi le tempie per scacciare il mal di testa che sembrava volermi mettere del tutto al tappeto. Mi tormentava dal quel mattino, e l'aspirina che avevo preso nel pomeriggio non era servita a nulla.

Come mi aspettavo ricevetti come risposta un solo sguardo sfuggente; la sua attenzione era concentrata sull'articolo che stava leggendo, nemmeno un terremoto avrebbe potuta distrarla, io tutt'al più potevo essere per lei un moscerino fastidioso. Un esserino da schiacciare facilmente se solo avesse deciso di degnarmi del suo prezioso tempo.

Non capivo, è vero, e forse ero anche l'unica al mondo, ma non mi riusciva di vedere cosa avesse quell'Erik Brosser di così affascinate. Erano, sì e no, cinque anni che il suo nome circolava, ma solo vagamente; era uno degli uomini più ricchi al mondo, schifosamente ricco, aggiungerei e quindi lo conosceva solo chi aveva un reddito con almeno sei zeri. L'avrei potuto trovare anch'io degno d'attenzione, in un mondo parallelo, ed ipoteticamente, sia chiaro, se solo fosse divenuto ricco per meriti suoi, lavorando onestamente e sudandosi il salario. Invece lo era grazie alle fortune ereditate da qualche vecchio parente, di cui non si sapeva nulla se non il nome. Il nome di Brosser, invece, era iniziato a passare di bocca in bocca da quando aveva fortuitamente salvato una ragazza da morte certa. Tutti avevano iniziato ad interessarsi a lui e alla sua vita, che io tra l'altro trovavo piuttosto noiosa. Insomma, per dirla in poche parole, un giorno non era altro che uno "troppo ricco", quindi poco degno di nota per noi povera gente comune, il giorno dopo era decantato come un eroe. Era la star del momento, il vip che faceva tendenza, il meglio del meglio, e potrei andare avanti per ore. In men che non si dica le sue foto capeggiarono su tutte le riviste e persino su ogni quotidiano. Mi domandavo cosa avessero poi, di nuovo, da scrivere su di lui ogni Santissimo giorno. Per non parlare delle sue interviste; erano trasmesse ripetutamente in ogni edizione del telegiornale. Era persino conteso dai talk show più acclamati, gli stessi che prima recriminare le persone come Erik Brosser definendole ricche e superficiali.

Patetici pensai disgustata. I primi ad essere superficiali erano proprio quelli che cambiavano opinione a seconda dei gusti della massa.

innervosita ulteriormente dai miei pensieri mi alzai di scatto dalla sedia e mi allontanai rapida dalla scrivania. mi posizionai a gambe divaricate e con le mani strette a pugno appoggiate ai fianchi, piazzata proprio davanti al letto di mia sorella, cercando in tutti i modi di apparire seria, determinata e, soprattutto, autorevole. Come si compete ad una sorella maggiore.

Notte ArgentataWhere stories live. Discover now