CAPITOLO 1

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In un arco di tempo di due anni, Océane e David si trovarono alle prese con numerose competizioni di pattinaggio.
Le competizioni spesso il sapore della soddisfazione, ma purtroppo non dell'eccellenza.
David non smetteva mai di incoraggiarla. Océane lo guardava negli occhi e si sentiva sicura, esattamente come la prima volta, ricavando la prontezza che temeva di aver smarrito in un miscuglio di paure.
Océane agli occhi di David era sempre la migliore. Così grintosa, che mentre si esibiva sul ghiaccio splendeva più del sole.
David s'innamorava sempre di più del pattinaggio e a distanza di anni non aveva mai avuto un minimo pentimento della scelta fatta.
Ogni tanto passava a salutare gli ex colleghi liceo. Tutti lo accoglievano con elogio, mancava poco che non gli facessero una festa tutte le volte. Non gli chiesero se avesse avuto intenzione di ritornare, conoscendo benissimo la sua situazione, anche se in cuor loro avrebbero voluto rivederlo ogni giorno, per chiacchierate e caffè, e per far sì che anche i nuovi studenti potessero godere di una spiegazione della fisica come la sapeva fare lui.
Le competizioni di Océane e David, tra nazionali e mondiali, si concludevano sul podio qualche volta, molte altre no. Océane, per quanto fosse soddisfatta sapendo di averci messo tutto l'amore, si sentiva male per non riuscire a portare al collo una medaglia d'oro. Il sogno di ogni atleta lei lo vedeva sempre sfumare, come se una forza più grande di quella che impiegava lei ogni volta mettesse un muro insormontabile davanti, rendendo irraggiungibile il gradino più alto.
Si domandava spesso il perché, non per egoismo. Océane sapeva che uno dei motivi erano le sue gambe indebolite. L'intervento le permise di gareggiare, di realizzare quel suo sogno tenuto nel cassetto più del previsto, ma le gambe non potevano possedere una colossale energia. Poteva sforzarsi, ma ne risentiva più del dovuto. Il bello era che lei non mollava, aveva anche fatto una promessa alla Lefevre, di conquistare il primo posto, ma non era mai accaduto, e ne risentiva a prescindere da ogni intenzione di non rimanerci male.

Il giorno stesso di una competizione in Norvegia, Océane osservò l'aurora boreale e la magia di quei colori verdi e rosei nel blu che non si schiariva con le ore. Era un insieme di scie che regalava fascino, condivisa con David poi le sembrò ancora più bella. Era come se vivere in un ambiente diverso, scoprendo nuove cose affascinanti, la rafforzasse  interiormente.
Eppure, per pochi millesimi, non riuscirono a guadagnare il primo posto.
Ne seguì una ad Amsterdam, che li proclamò terzi classificati.
La sera dalla loro ultima competizione, a Parigi stesso, dove ne uscirono quarti classificati, David la riaccompagnò con la sua Ds Citroen alla solita palazzina. I due abitavano sempre di fronte.
C'era una bellissima luna piena che tendeva a nascondersi dietro le nuvole. Per tutto il tragitto Océane era rimasta in silenzio, pensierosa, e fissava quella luna tutta rotonda e splendente, ammaliata da essa quasi come una sirena. David capì, dal fatto che prolungasse per più di venti secondi il suo silenzio, che si sentiva demoralizzata. Sapendo che voleva stare un po' sola con i suoi pensieri, lui decise di accontentarla.
Arrivarono tra le loro palazzine. David parcheggiò l'auto.

- Eccoci qui.- disse David alla silenziosa Océane non appena spento il motore.

Océane era ancora fissa a guardare la luna. Come se cercasse ad occhio nudo di individuare più crateri possibili per ammazzare il tempo immerso nella sua malinconia. Anche David si poggiò con rilassatezza allo schienale dell'auto e osservò quella luna piena.

- Ti immagini, questa luna viaggia di continuo, ogni giorno, da secoli e secoli avanti Cristo, e ora è qui ad aspettare le nostre guardate, fino a qualche ora fa invece faceva spettacolo in Cina, in Giappone, a Sydney, dopo arriverà a brillare su New York... Dappertutto. Questa luna viaggiatrice quanta storia possiede e conosce, non è vero?- domandò David.

Océane si voltò verso di lui.

- Già. Se ci si sofferma a pensare, fa venire i brividi.-

- Se solo avesse la parola, sai quanto ci racconterebbe la luna?-

- Ci racconterebbe un'eternità di mondo, tutto avvenuto sotto i suoi occhi. Ma un po' è come se raccontasse, anche se non parla. Per esempio ci fa capire che non è mai stanca di presentarsi al mondo, che è ancora curiosa di quel che accade sul suo pianeta e di immagazzinare tutto, ancora e ancora, per tutta l'eternità.- disse Océane.

- Forse sono questi particolari che ci spingono a guardarla con stupore, ma ... -

- Ma?-

- Ma voglio smettere di guardarla, adesso voglio guardare te.- disse con una voce delicata David.

- Oh, preferisci fissare una comune mortale anziché questa luna eterna?-

- Si, perché la mia eternità sei soltanto tu.-

Océane rispose divertita dall'affermazione, baciandolo. David era sempre felice quando le loro labbra si avvicinavano in forma di sorriso.

- Scusami se sono stata taciturna.- disse lei.

- So cosa ti turba.-

- Non è facile essere consapevoli che nel tuo mestiere devi usare le gambe ma costoro non sono alla massima altezza per competere.-

- Ma tu stai dimostrando di essere una leonessa, mentre ti esibisci sai gestire i tuoi fastidi.-

- Anche tu mi aiuti molto. Lo hai sempre fatto, e io non lo dimentico.-

- Lo sai che proviene tutto dal cuore quel che faccio per te.- disse David accarezzandola.

- E non potevo ricevere privilegio più importante.-

Detto ciò, la ragazza scese dall'auto, seguita ovviamente da lui. Fuori al fresco si guardarono di nuovo. Lei gli si avvicinò sorridendogli, ma il sorriso era malizioso, nascondeva qualcosa.

- Cosa c'è?- chiese David.

- Non permetterò che questa notte così bella e luminosa la passiamo da separati!- rispose lei, avvolgendo le braccia intorno al suo collo.

- Questa frase mi piace.- dichiarò David.

- Lo immaginavo.- rise Océane.

- Aspetta, ma Dominique?-

- Stai tranquillo, dormirà da Jean!-

- Allora già avevi programmato tutto ... -

- Tutto quanto!-

Da quando Cynthia e François erano sposati (da quasi un anno prima) e da quando Dominique aveva ufficializzato il fidanzamento con Jean e trascorrevano spesso le notti insieme, per Océane era più facile avere l'appartamento libero.
Anche quello di David era libero, ma si alternavano.
Tenendosi per mano salirono le scale; appena Océane aprì la porta dell'appartamento non accese nemmeno le luci, grazie all'illuminazione rossastra di alcuni lampioni i due riuscirono a vedere la traiettoria da fare verso la camera da letto. Corsero lì senza perdere tempo, sempre tenendosi per mano e ridendo per la felicità di lasciarsi andare nella loro piacevolissima intimità.

Nel bel mezzo della notte a David capitava come sempre di svegliarsi. Mettersi a riflettere sulla vita superava il sonno, e in silenzio si metteva a meditare aspettando che il sonno gli ritornasse.
Quella notte, però, non fu l'unico a tenersi sveglio.
Udì dei respiri di stress che emetteva Océane. Era di spalle a lui e si capiva benissimo che fosse sveglia. Lui sapeva bene che generalmente sfogava sempre con il dialogo i suoi malumori, ma la notte preferiva il silenzio.
Le accarezzò solo una spalla, facendole capire che lui era sempre presente. Lei, sopraffatta da svariate stanchezze morali, acquisì la vicinanza del fidanzato con tutto l'amore, e sorrise, compiaciuta, anche se lui non l'aveva potuta vedere. David si augurava così tanto che le amarezze in lei sparisse, anche a poco a poco. Voleva che Océane guardasse i lati positivi dei suoi progressi, che sapesse che erano stati comunque grandiosi, in ognuna delle competizioni.

IL SOGNO FUORI DAL CASSETTO 2Stories to obsess over. Discover now