La mente della giovane donna era completamente bianca, vuota. Non riusciva a pensare nulla se non scappare.
Il respiro affannato del fratello le trapanava il cervello, doveva proteggerlo.
Era l'unica convinzione che in quel momento aveva.
Si chinò di scatto per evitare un grosso ramo ondoso che per poco non le sfregiò il volto.
"Aspetta... io..." cercò di dire il ragazzino recuperando il fiato per parlare.
"Sta zitto e corri, Kholer." replicò la sorella decisa.
Tra il fitto fogliame si intravedeva il rosso vermiglio di un tramonto che inquietava l'anima, come a preannunciare il sangue.
La ragazza rabbrividì a quel pensiero ma non aveva idea di cosa li avrebbe aspettati oltre quella grossa ansa di terra.
Un uomo stava in piedi aspettando quasi annoiato quel ragazzo, ma sapeva che ne sarebbe valsa la pena poichè gli sarebbe stato assai utile.
Un sorriso inquietante gli squarciò il volto marmoreo.
I due fratelli svoltarono velocemente e la sagoma dell'uomo si parò dinanzi a loro.
"Merydon..." Sibilò a denti stretti John, tenendo il braccio ben stretto a sé mentre indietreggiava velocemente, spinto dalla sorella.
La ferita sul bicipite procuratagli al villaggio continuava a sanguinare, ma al ragazzino non importava, la paura riusciva a sovrastare il dolore.
"Dunque vuoi negarmi la tua compagnia? Che peccato" Sorrise maligno l'uomo mentre faceva passare tra le dita la lama di un coltello, avanzando lentamente.
Allungò un braccio nella direzione della giovane ragazza ed una forza sovrannaturale sprigionatasi dal palmo di Merydon la spazzò via facilmente, esattamente come le foglie vengono spazzate via dal vento.
"Lo lasci in pace!" Urlò con voce rotta quest'ultima, poco più distante da lì. Cercava disperatamente di alzarsi ma le radici della quercia secolare le circondarono le braccia, impedendole i movimenti e riuscendo a tenerla imprigionata al suolo; i capelli corvini erano sparpagliati sul terreno, intrecciati a foglie dai colori spenti, cadute dagli alberi ormai spogli, annunciando così il gelido inverno.
"O sennò cosa fai? Sei solo una stupida druida." Se la rise l'uomo, mostrando una fila di denti candidi mentre faceva entrare a contatto la parte piana della fredda lama con la perlacea e giovane pelle della ragazza.
"La prego, prenda me... lo lasci andare, è solo un bambino..." mormorò la giovane assaporando le lacrime salate, scese furtivamente lungo le guance, rigandole l'emaciato volto. Guardò in faccia l'uomo senza pensarci due volte.
Lo schiaffo non tardò ad arrivare.
"Tu non servi a nulla, sai conoscere eventi, luoghi, oggetti che possono essere lontani, sai percepirli tramite lo spazio ed il tempo? Hai le sue stesse visioni?" Le domandò chinandosi alla sua altezza, poggiando i gomiti sulle proprie ginocchia.
"N-no..." Riuscì a balbettare tra i singhiozzi mentre abbassò lo sguardo sul terreno umido, umido come i suoi occhi, coperti da un velo di lacrime per non essere riuscita a proteggere il fratello minore.
L'uomo dagli occhi argentei si alzò, lanciando in aria il pugnale per poi riprenderlo al volo, la lama sfiorò il suo palmo e una goccia cremisi cadde sul terriccio.
"Tu verrai con me, sarai il mio servo personale, marmocchio, ed insieme prenderemo possesso di tutto ciò." Aprì le braccia alla natura e sorrise ancora una volta, sistemandosi i lunghi capelli scuri dietro la schiena, la notte si rifletteva in essi facendo degli occhi dello stregone le più belle stelle.
"Aspetti!" Urlò la druida continuando a ribellarsi alle imponenti radici. "E se le sue visioni fossero sbagliate?" Domandò sperando con tutto il cuore che lo lasci stare una volta per tutte.
L'uomo rise di gusto. "Sono cinquant'anni che attendo questo momento, mi hai preso forse per stupido? E poi... se le sue visioni non fossero state giuste non vi avrei trovati a scappare dal nulla. Sbaglio o avevi previsto anche questo, piccoletto?- Domandò con sguardo divertito al ragazzino, quando di divertente c'era ben poco.
Il tredicenne si mise in posizione fetale, circondando le gambe con le sue esili braccia e nascose il volto tra di esse, nascondendo le lacrime che lo solcavano.
"Ottimo. È deciso. Tu vivrai con me alla Reggia del Limbo... anzi, lascerò a te l'onore di scegliere..." Si piegò su di lui ed inclinò un poco la testa, lasciando che alcune ciocche corvine gli ricadessero sul viso dai lineamenti affilati.
"La vita o la morte?" Sussurrò poi, appoggiando la punta del coltello sotto il mento del piccolo, costringendo a guardarlo.
Gli occhi scuri di Kholer si scontrarono con quelli dello stregone. L'iride sembrava inesistente, un tutt'uno con la pupilla, ma se la si guardava attentamente si poteva scorgere un piccolo spiraglio di luce, mettendo così in mostra il reale colore di un castano scuro.
Guardò la sorella per l'ultima volta prima di sussurrare: "La morte." E chiudere gli occhi pronto a sentire la lama lacerargli la pelle. Le lunghe ciglia umide proiettavano piccole ombre sugli zigomi ancora infantili, data la giovane età.
Un urlo straziante uscì dalle labbra della giovane ragazza, rubandole tutto il fiato che aveva in corpo; una luce si sprigionò dal suo torace, facendo chiudere gli occhi persino a Merydon stesso. Delle fiamme, da un colore verdastro, presero il possesso delle sue braccia, bruciando così le radici che la tenevano ancorata al terreno.
Si alzò con fatica quando i piedi smisero di toccare terra, fluttuando nel nulla, e come un acaro di polvere lei stava lì, in aria, senza alcuna difficoltà. I capelli iniziarono a fluttuare insieme al suo corpo come se la forza di gravità si fosse improvvisamente annullata.
Kholer sbarrò gli occhi, ancor più spaventato.
La ragazza si scagliò contro Merydon con tutta la rabbia che quel gracile corpo da diciasettenne poteva contenere.
Quest'ultimo puntò la lama del coltello verso lei in un movimento veloce, repentino, riuscendosi a difendere perfettamente contro la giovane che di combattimenti ne sapeva ben poco; la lama si conficcò nel ventre della ragazza senza alcuno sforzo, e come fosse burro le squarciò la liscia pelle. I suoi poteri si annullarono improvvisamente e lei cadde a terra iniziando a tossire ripetutamente mentre in un gesto automatico si portò le mani sullo squarcio cercando di alleviare il dolore, ma il sangue continuava a fluire dalla lesione senza mai fermarsi, come se non aspettasse altro che un taglio per fuoriuscire all'esterno come un fiume in piena.
Merydon la guardò furibondo.
"Come hai osato sfidarmi." Sputò con veleno, la pupilla e l'iride vennero improvvisamente inghiottite dalla sclera rendendo l'occhio completamente bianco, agli angoli del quale erano presenti solo alcune sottili vene rosse.
Portò una mano davanti a sé; dal piccolo taglio creatosi precedentemente sul palmo uscirono delle ombre che, producendo suoni strazianti e versi grutturali, si fiondarono sulla ferita della ragazza come se si dovessero cibare di essa.
Lei restò immobile, paralizzata, i muscoli del corpo tesi e gli occhi vuoti, privi di qualsiasi emozione; dalle labbra socchiuse scivolavano fuori piccoli sbuffi, il fiato faticava ad uscire dai polmoni tanto grande era il dolore.
Subito dopo Merydon svanì come fumo nell'aria nello stesso modo in cui era comparso e le anime oscure cessarono il loro via vai.
La notte continuò ad essere una notte come tutte le altre, ma il ragazzo si sarebbe ricordato, oramai era stata impressa nella sua mente l'immagine di una guerra appena iniziata.
Kholer si alzò e guardò la sorella un'ultima volta. Era sicuro che non l'avrebbe mai scordata.
Le diede un bacio sulla fronte, chiudendole gli occhi sgranati, privi di pupilla e iride, anch'essi, come quelli di Merydon, completamente bianchi.
Una sola lacrima scese da volto del ragazzino e, senza dire nulla, iniziò a correre tra la fitta vegetazione, senza più voltarsi indietro.
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Raven
FantasyL'elfo albino Haiden ha condotto sin'ora una vita normale, quasi monotona: solite mansioni, soliti troll da combattere, ogni tanto qualche spiacevole creatura che infastidisce gli abitanti, ma nulla al di fuori del Villaggio Sul Lago. Haiden non sa...
