Lùk that guy! Per un gioco del destino

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Dove sia e perché sia qui è una storia lunga e complessa da raccontare, però posso provare a raccontarvi cosa sto per fare e una parte del percorso che mi ha fatto arrivare qui. Prima di iniziare con questa storia, che mi porto nel cuore con somma gratitudine, voglio partire un attimo dalle basi e fare un piccolo escursus su chi sono io.
Il mio nome non è importante, e rivelandovelo vi conferirei troppo potere, non ho ancora assunto un nome magico, abbiate pazienza! Per comodità, se ce ne sarà bisogno, potrete chiamarmi Lùk! Se vi chiedete perché ho scelto questo nome, e so che non lo state facendo, è un modo per soddisfare le mie inconscie manie di protagonismo; Lùk, infatti, ricorda il verbo guardare in inglese: "Look", e personalmente ritengo un privilegio avere la possibilità di girarsi e inserirsi in una conversazione appena qualcuno dica "Guarda questo"; un modo come un altro di sentirsi al centro del mondo, come se ogni volta che qualcuno prestasse attenzione a qualcosa, quel qualcosa fossi io.
A circa tredici anni scoprii di essere un medium, vedevo spiriti, li percepivo, interaggivo con loro, facevo sogni strani e via dicendo. Ho avuto varie esperienze con il mondo dell'occulto e alla fine sono finito per essere risucchiato al suo interno. Non ho avuto molta scelta a dire il vero, semplicemente le cose accadevano, una dopo l'altra e poi BOOM!! hanno smesso e ancora KABOOM!!! sono ricominciate. Credo sia stata colpa degli ormoni, insomma, a quell'età accadono cose abbastanza strane al tuo corpo e la concentrazione del sangue in punti del corpo diversi dal cervello, non aiuta la capacità di discernere i vivi dai morti...
Quindi, vedo gli spiriti e altra roba strana e questo mi ha avvicinato allo studio dell'esoterismo. Da un annetto scarso, faccio parte di una congrega, vi sono entrato dopo essere stato per due mesi in una setta che venerava un certo demone Zozzo, non chiedetemi chi sia, perché credo non l'avesse capito nemmeno il sommo sacerdote. Una cosa certa è che non doveva lavarsi tanto spesso quell'entità, il suo nome non ricorda esattamente una marca di bagnoschiuma... Comunque, è stata un'esperienza, decisamente strana, ma comunque un'esperienza.
Scusate mi sono perso!
Tornando a noi, la mia congrega segue una religione molto simile alla Wicca, discerne il divino in due entità: una maschile, che rappresenta il principio attivo, e una femminile , che rappresenta il principio protettivo. Entrambe le rappresentazioni sono identificabili con l'universo stesso...culto abbastanza interessante, ve lo consiglio!
Attualmente non mi trovo fisicamente nel luogo dove mi vedete, questa è una rappresentazione della mia coscienza, una specie di proiezione astrale. Quella che vedete è l'area subito dopo l'entrata, a circa quattro metri dall'altare.
La struttura a cui faccio riferimento si trova in Italia, il mio Paese natale, mentre io mi trovo in Irlanda, a Dublino, a frequentare un anno all'estero per migliorare il mio inglese. Vi racconto questa storia a circa venti giorni prima della fine del mio percorso qui in Irlanda. Preparatevi a risvegliare l'adolescente che custodite in voi, perché questa storia è mirata a raccontare le passioni di un fanciullo, che si scopre pian piano, man mano che il tempo passa.

Tutto inizia due settimane fa, una mattina, di un tranquillo sabato, mi trovavo sul solito bus, il 32A, diretto verso il centro città, ancora immerso nel torpore di chi da poco ha lasciato l'abbraccio di Morfeo. Ero seduto al piano di sopra, al primo sedile, di fronte la grande vetrata che ti permette di vedere la strada e i paesaggi lungo la tratta. Malgrado l'Irlanda voglia distaccarsi il più possibile dal Regno Unito e dalla sua cultura, gli autobus hanno la tipica struttura "British" : volante a destra, due piani, guidatore scorbutico, passeggeri con gli auricolari nelle orecchie per disinvogliare chiunque a rivolgergli la parola se non strettamente necessario, una stretta scalinata che somiglia di più allo scivolo di un parco acquatico e un' enorme vetrata al piano di sopra che consente a chi siede ai primi posti di godersi la tratta come in un cinema.
Non ricordo se accanto a me ci fosse qualcuno di vivo, era troppo presto per un normale irlandese per riuscire a compiere un'azione coscientemente e non sembrare uno zombie.
Dopo la solita ora di bus per arrivare in centro, mi trovavo in perfetto orario per l'appuntamento che avrebbe riempito quella giornata, ma grazie al destino, la ragazza che avrei dovuto incontrare era terribilmente in ritardo, in realtà anch'io lo ero, ma lei questo non lo sa. Il luogo di incontro era il Wax, un locale che si trova perfettamente allineato all'O'Connel Brigde, uno dei ponti che consentono di attraversare il fiume che taglia la città. Nessuno ha la minima idea di cosa ci sia all'interno di quel pub, la facciata è tappezzata di manichini e busti vestiti da super eroi, ciò lo rende visibile e riconoscibile a qualunque ora e in qualunque contesto.
Non spenderò tempo per rivelarvi il nome di quella ragazza, perché non è importante per la storia ,seppur il suo ruolo nel mio destino lo sia stato.
Il lungo-fiume di Dublino è stra-pieno di fantasmi, questi, assumono caratteristiche diverse a seconda dell'area...Intorno ad O'Connell Bridge si trovano principalmente gli spiriti dei senza-tetto che , morti di vecchiaia o per altre ragioni, hanno deciso di fare ritorno nei pressi del ponte che li ha ospitati in vita. Non ho mai provato ad interagire con loro, quando passeggi ti guardano sorridenti, con l'espressione di chi rimembra qualcosa con nostalgia, probabilmente la vita, ma che è comunque felice di ciò che ha. Ogni volta che tento di avvicinarmi, la paura di perturbare la loro calma mi colpisce. Così li guardo e loro guardano me e quando ho bisogno di ricevere un sorriso, me lo rivolgono, tirandomi su di morale.
Intorno alle dieci e mezza, la ragazza mi avvertì che avrebbe fatto ritardo. Da una parte sarei potuto entrare all'interno del Wax e aspettare lì dentro, diventando lo scopritore del grande mistero di cosa cela, ma la mia mente decise di scegliere un'altra meta incantata: forbidden planet.
Non si tratta di un castello, o di un pianeta alieno, di una scuola di magia, dell'avengers' tower, della fortezza della solitudine o della terra di mezzo, ma di tutti questi mondi messi insieme, custoditi all'interno dei suoi scaffali, accessibili attraverso portali colorati e dalle strane raffigurazioni...in parole povere è una fumetteria.
Quel giorno vi era la giornata del fumetto gratis, così mi misi in fila, per entrare e ricevere la mia manciata di fumetti gratis. E proprio sulla soglia venni colpito, travolto, preso a calci e cazzotti dalla mia stessa essenza, che aveva trovato un'anima a sé affine. Un ragazzo, alto circa un metro e ottantacinque, carnagione chiara, mascella quadrata, naso leggermente ricurvo e capelli lunghi, castani, con una striscia color platino che si distingueva dalle altre ciocche. Potrei stare qui ad elencarvi mille altri dettagli che lo caratterizzavano, come ad esempio il suo tatuaggio a forma di freccia sull'avambraccio; come se non gli fosse già comparsa un'enorme freccia rosso fuoco sopra la testa, facendolo distinguere ai miei occhi tra una cinquantina di persone all'interno del tri-locale. È buffo che quando l'amore ti colpisca si manifesti sempre in ritardo, quel giorno la mia unica reazione fu dire alla ragazza che aspettavo, quando finalmente arrivò, che trovavo carino l'adetto alle entrate dell'evento. Forse sono io il problema, insomma, sono uno di quei tipi che quando sentono una battuta inizia a ridere dopo che tutti quanti hanno già smesso...
Quel giorno non interagii con lui, ma il suo aspetto mi rimase impresso nella mente, indelebile, come la freccia che aveva tatuata sul braccio.
Fu una giornata divertente, andammo alla ricerca di negozi di esoterismo e ne trovammo uno, il Dervish, ad oggi una delle mie mete preferite di quando vado in centro. Ci facemmo fare le carte da una chiromante, il cui occhio interiore sembrava avere una brutta congiuntivite, non essendosi nemmeno resa conto che ciò che gli suggeriva il futuro era lo spirito di un suo amante di gioventù tornato dall'aldilà per tormentarla. Ad ora di pranzo andammo a Bray, una cittadina di mare lungo la costa est del Paese, ed è lì che quella ragazza si rivelò essere un'importante carta nella mano del destino. Mi sfidò, dopo che avevo parlato per tutta la mattinata del ragazzo, dovevo rompere la linguetta della lattina di coca cola, un giochino stupido che avremmo fatto tutti quanti una decina di volte nella vita, se si fosse rotta ad un numero pari, allora, avrei avuto l'obligo di provarci con lui e così fu.
Verso le sei di pomeriggio tornammo da forbidden planet, ma lui non c'era. Ci riandammo il giorno dopo, ma di lui neanche l'ombra, né nella realtà né sui social.
Passò una settimana e il sabato seguente, nonché sabato scorso, andai in centro, da solo. Avevo pensato a lui tutta la settimana, sperando di poterlo rincontrare e sperando davvero in quello che il destino mi aveva suggerito, anche se in modo così sciocco. Quella mattina tutto sembrava volgere a mio favore, trovavo un semaforo verde dopo un'altro e l'aria vibrava di una bella energia.
Subito prima di varcare la soglia della fumetteria, lo vidi al suo interno e dopo aver assunto le stesse sembianze cerulee di uno degli spiriti di Grafton Street, scappai, rifugiandomi tra le strade di temple bar. Mi sedetti in uno dei vicoli che caratterizzano una delle zone, se non la zona più famosa di Dublino. Tra le cose belle di questa città c'è il fatto che anche il più schifoso dei vicoli possiede dei bei colori.
Ero seduto sullo scalino del marciapiede, l'avamposto aveva la strada di mottoni in pietra, così come il marciapiede. Il lastricato era unticcio di pipì, vomito e birra della notte precedente, per fortuna, l'odore dell'acqua del fiume spazzava via il tanfo delle avventure notturne dei turisti in cerca di sbronze. La stradina si trovava tra due locali i cui colori assumevano ancora più luminosità grazie al grigio topo delle pareti spoglie e del lastricato. Ulteriore luce era data ai graffiti e proprio quelli, assieme ai colori e alle insegne dei locali, donavano personalità uniche ai vicoli di Dublino.
Tra il rosso, il verde e i murales in pop art color ocra, magenta e ciano, una figura trasandata mi si avvicinò. Man mano che la distanza tra di noi diminuiva, la sagoma diventava più nitida e meno fatiscente.
Non chiedetemi in che lingua si sia svolta la conversazione, perché non ve lo so dire. Si sedette accanto a me.
Vi rivelo che avevo paura. Non sono un ragazzo superficiale, ma la memoria genetica e l'educazione che ci viene data, trasmette in ogniuno di noi una forma di diffidenza da chi ha un aspetto trasandato. Rimasi lì, immobile, come se lo spirito potesse andarsene o svanire non sentendomi reagire. Le sensazioni che mi trasmise all'inizio della sua presenza erano...grigiastre. Per fortuna rimase lì e non si lasciò mortificare dal mio comportamento, poi parlò e sono sicuro che la sua voce si sentì solo nella mia testa: -Stai aspettando qualcuno?- mi disse in modo monotono, mentre guardava il vuoto nel lastricato. Non risposi, ma non gli importò. Se non fossi stato paralizzato dalla paura, sarei scappato a gambe levate. -Io sto aspettando una persona, l'ho aspettata per tutta una vita...- la sua voce si spezzò, come se si stesse strozzando da solo. Facendimi coraggio girai la testa per scrutare la sua espressione. Non la vidi. Il volto era tenebroso e si confondeva con i movimenti dell'aria.
-Sto aspettando di trovare il coraggio di riuscire a sopportare che le cose vadano male.- gli dissi...
...Sono molto fiero di essere riuscito a produrre una frase così ben articolata in un contesto del genere, ho sempre saputo di avere il cuore di un coraggioso grifondoro.
Udite le mie parole girò la testa e nel farlo la sua figura si increspò, rivelando alcune caratteristiche del viso, che rimanevano, comunque, celato, dietro una coltre di purviscolo volante. Riuscii a scrutare parte del lato destro del viso e uno dei due occhi. Il suo sguardo si era increspato e non so perché, in quei lineamenti rividi i miei.
Passiamo vite intere ad aspettare che succeda qualcosa...-
Prima che finisse la frase, accade una cosa che mi fa ancora venire i brividi se ci ripenso.
Iniziai a parlare con la sua voce...-...alla ricerca di un segno, che ci assicuri che le cose vadano come vogliamo noi.-

Per fortuna smise, altrimenti non sarei riuscito a dormire fino all'anno prossimo.

-Sperando che ciò che aspiriamo, sia quel che il destino abbia in serbo per noi. -
Poi si alzò e come era arrivato se ne andò, lasciandosi svanire nel nulla.

Ora, non so per quale motivo mi avesse lasciato appeso, ma il suo discorso non era finito. Tra i miei pensieri si stava formando una frase, che nessuno aveva pronunciato: "Se aspiri a qualcosa, dimostra al destino che sia bene per te, e ti premierà."

Probabilmente è la ragione per cui quello spirito stava ancora aspettando. Probabilmente, voleva dimostrare a qualunque cosa manovri i fili della realtà in cui viviamo, che l'incontro con quella persona, sia importante, affinché il suo percorso si compia.

Ritornai da forbidden planet, l'idea di affeontarlo non faceva più così paura.
Il ragazzo si trovava alla cassa, così feci un respiro e gli parlai. Gli chiesi aiuto per fare un regalo a un amico e lui mi aiutò mostrandomi dei patibili fumetti che corrispondevano alle mie richieste. Ancora dopo una settimana, ripenso a quell'interazione: a come si muoveva, era più scordinato di una foca che tenta di rotolare verso la riva, ai modi in cui gesticolava e a quando canticchiava la canzone di sottofondo; mi viene da sorridere come un deficende; sono davvero cotto!
Così, dopo aver pagato gli ho chiesto come si chiamava e le referenze social...in un modo decisamente impacciato e anche sgrammaticato, ma pazienza!

È passata quasi una settimana da quel sabato.

Mi sono proiettato nel tempio, a camminare verso l'altare, per ringraziare il Dio e la Dea o l'universo che siano, per tutto quello che mi accade: per il ritardo di quella ragazza, per avermi fatto innamorare di un ragazzo, per avermi convinto a provarci con lui, per avermi fatto incontrare quello spirito, per tutti gli insegnanti che provano a donarmi, per le prove a cui mi sottopongono per farmi crescere.
E qui, in un luogo imprecisato, mentre sfondo la quarta parete e cammino verso una meta simbolica, percepisco la presenza del destino che mi accompagna nel mio viaggio e spera con me che tutto vada bene.

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