Il vento soffiava leggero tra le strade di quella piccola cittá racchiusa all'interno di un isola quasi magica. Il tramonto si stava tuffando a capofitto nel mare, tingendo di un rosso aranciato tutte le abitazioni che si affaciavano sul piccolo porto. Quest'isola era collegata con il resto del mondo da un traghetto che partiva da lì alle sette del mattino per far ritorno solo alle sette della sera stessa.
La città era provvista di tutto ciò che le serviva per sopravvivere, un supermercato, alcuni negozietti di articoli vari, un meccanico, un ospedale, le scuole, una farmacia e ovviamente una chiesa con il suo cimitero.
La maggior parte della popolazione viveva di pesca e lavorava con le proprie imbarcazioni, un'impresa di costruzioni e un grande cantiere navale davano anch'essi lavoro.
Non si poteva di certo dire che fosse come uno di quei paesini dispersi nel nulla che si trovano sulla statale in mezzo al deserto in America, ma nemmeno una grande metropoli.
Tutti i cittadini si conoscevano tra loro, avevano il loro accento, le loro usanze e le loro feste e solo due strade, sulle quali potevano usare le loro auto.
Quella città non ospitava tantissimi giovani, bambini si, ma i giovani delle ultime generazioni erano più tentati ad andarsene, cercavano di conquistare le grandi città una volta usciti dalla scuola, solo alcuni, legati alle tradizioni di famiglia restavano, per portare avanti o aiutare il lavoro dei loro padri.
Nelle ultime settimane tutto filava, come sempre, molto tranquillamente, con l'unica differenza che in città si vociferava dell'arrivo di un nuovo imprenditore che avrebbe preso in mano alcuni terreni abbandonati per trasformarli in un residence di lusso.
A quanto si vociferava l'uomo aveva sentito parlare dell'isola da alcuni suoi amici che vi avevano passato le vacanze per molti anni, le acque splendide, che avrebbero fatto impallidire i Caraibi, avevano attirato la sua attenzione.
Quella piccola città per lui era una miniera d'oro, dove avrebbe costruito, rimodernato ma allo stesso tempo avrebbe immerso il suo lusso nel pittoresco scenario di quella cittadina così bucolica.
Questo non andava a genio a nessuno, o per lo meno alla gran parte della popolazione. Avrebbe cambiato le loro abitudini e avrebbe contaminato quelle strade pacifiche con la cafoneria e il poco rispetto di quelli squallidi ricconi.
A pochi passi dalla riva del mare, seduto sulla muretta che divideva la bassa scogliera dalla strada e le case, un ragazzo a gambe conserte reggeva un grosso libro. La leggera brezza soffiava sui suoi capelli castani muovendoli come piccole onde, la pelle abbronzata faceva risaltare il bianco della camicia di lino che portava leggermente sbottonata sul torace. Era il figlio di uno dei più vecchi pescatori dell'isola. Il giovane aveva preso in mano da poco l'attività del padre come comandante del loro peschereccio.
Le dita affusolate accarezzavano le pagine girandole una dopo l'altra quando una vocina acuta lo chiamò con gioia.
< Zio Tae, vieni prestoo, sta arrivando il traghettooo>
Il bimbo era suo nipote, bellissimo come la madre e fin troppo perspicace per la sua età, probabilmente dovuto all'abbandono del padre.
< Questa sera arriva il signore delle nuove case> disse i bimbo in tutta la sua ingenuità.
Il giovane sfoggiando uno dei più bei sorrisi che si potessero vedere addosso ad un uomo di ventisei anni, prese la manina del piccolo facendosi condurre da lui.
Appena entrarono in casa la mamma di Jacob, così si chiamava il biondino dagli occhi verdi, lanció uno sguardo di scuse a TaeHyung, suo fratello.
<Tae scusami, non sono riuscita a trattenere questo marmocchio, voleva che tu lo accompagnassi al porto ma non mi andava che ti disturbasse, poi dopo i primi due "no" ha ben deciso di scappare> disse poi con uno sguardo fintamente duro verso il figlio.
Elena era il nome di quella donna bellissima, portava un vestitino leggero che fasciava elegantemente le sue forme, i piedi scalzi e i capelli biondo scuro erano raccolti da una bandana rossa stile rockabilly, anche se non era voluto. Gli occhi verdi erano sensuali, quasi magnetici, ogni uomo dell'isola desiderava quella donna, ma solo uno era riuscita a conquistarla un certo Jin, amici d'infanzia, amanti e subito dopo genitori. Lui non la prese tanto bene e decise di andarsene, lasciando lei sola con il padre, il fratello e naturalmente con l'unica cosa bella che il loro amore aveva dato alla luce.
TaeHyung d'altro canto le era sempre stato affianco, il bimbo lo considerava come un padre, una figura maschile che c'era sempre stata, e il ragazzo moriva per quel bambino. Passavano le ore a giocare, ridere e scherzare.
<Zio muoviti che il traghetto tra poco arriva da ciuf ciuf e viene da noi con il signore delle case vero?>
Lo sguardo era quasi perplesso < Amore dello zio, i traghetti non fanno ciuf ciuf, quelli sono i treni, ma si ci sarà il gran signore, quindi andiamo che sono curioso anche io di vedere sto gran str..>
<Tae il bambino..> Elena lo fermò in tempo.
<Ops, scusa sorellina> ridacchiò il giovane mentre prendeva in braccio Jacob per dirigersi al porto.
N.d.A
Ciao a tutti e benvenuti in questa mia piccola creazione, spero che vi stia piacendo e che continuerete a seguirla.
Fatemi sapere che ne pensate, sono molto molto curiosa❤️
KAMU SEDANG MEMBACA
TIDAL HEARTS || TaeKook
Fiksi PenggemarDue mondi opposti. Un'isola. Un'progetto da portare a termine. Un'attrazione impossibile da ignorare. Si detestano, si provocano e continuano a sfidarsi. Ma tra sguardi affamati, corpi troppo vicini e desideri che nessuno dei due vuole ammettere, l'...
