Sole, vento e freddo. Quel mercoledì mattina di febbraio era probabilmente uno dei giorni preferiti di Soobin. E allo stesso tempo, incredibile a dirsi, uno dei piú odiati da Yeonjun. Il ragazzo con i capelli blu aveva il naso affondato nella sua sciarpa bianca, che copriva la parte superiore del suo giubbotto beige, mentre cercava di nascondersi dietro le spalle larghe del suo migliore amico affinché gli bloccasse il vento.
"Sole, vento e freddo. Una combinazione rigenerante vero, Junnie?"
" Rigenerante un corno. Il sole non scalda, anzi è proprio fastidioso. Sulla neve scivolo e non vedo dove cazzarola stiamo andando. Il freddo è sempre orribile e il vento pure. E non provare a spostarti. Mi hai costretto a venire con te in questa missione suicida e non so perché io ti stia seguendo...ripetimelo perché sono qui?"
Yeonjun si era ormai appiccicato a Soobin. Altro che ideale dell'ostrica di Verga, lui era un'ostrica. Ancora un poco e il più basso si sarebbe arrampicato sulle spalle dell'altro. E, chissenefrega, se quello splendido cappotto nero fosse nuovo, la sua autoconservazione era più importante. Le opzioni in realtà erano due: avrebbe potuto arrampicarsi sulla sua schiena oppure si sarebbe potuto intrufolare sotto al suo cappotto tra il maglione grigio e i bottoni. Ma non era ancora sicuro di cosa avrebbe scelto.
Di colpo i passi di Soobin si fermarono e Yeonjun rischiò di capitombolarci addosso, schiacciandosi pure il naso. Il moro lanciò un occhiataccia all'amico e dopo un intenso scambio di sguardi, ruppe il silenzio che aleggiava in quel parco innevato sbottando:
"Mamma mia Yeonjun non siamo mica sull'Hymalaya. Stai continuando così da venti minuti. Ti ho chiesto di accompagnarmi al colloquio perché sapevo che da solo sarei andato in panico, ma se continui così ti rimando a casa. "
Eccolo. Quello sguardo non gli piaceva. Gli occhi solitamente così dolci e sereni del più piccolo in quell'istante erano nervosi, agitati come un mare in tempesta. Sembrava che quegli occhi stessero scavando nei suoi, per carpire i suoi segreti più profondi, i suoi desideri proibiti o forse semplicemente per capire perché quel giorno fosse più lagnoso del solito.
La risposta a quella domanda c'era. Ma non voleva dirgliela. Non poteva... Avrebbe dovuto spiegare troppe cose.
Soobin era il suo migliore amico da molto tempo. Anzi, poteva proprio dire che loro due erano cresciuti insieme. Insieme avevano vissuto tutti i passaggi più importanti della vita: La prima caduta in bicicletta, il primo cambio di scuola, la prima cotta per una ragazza che era la stessa per entrambi, l'esame della patente lo stesso giorno e la maturità. Da poco avevano entrambi finito di studiare. Erano l'uno l'ancora dell'altro, anche se quando Yeonjun non aveva voglia di stare ad ascoltare Soobin, si comportava più come una palla al piede piuttosto che come un sostegno.
E sì, contrariamente a quello che ci si poteva aspettare da una persona così gioiosa, energetica e solare come il ragazzo dai capelli color del cielo, questo accadeva parecchio spesso.
Ma era una cosa a cui Soobin era abituato ormai, dopo ben 21 anni che stai con una persona per quasi tutto il tuo tempo libero ti abitui anche a queste cose. Ma ora, in ogni caso, il più alto aveva altro a cui pensare. Per esempio a cosa dovesse dire per essere assunto a quel colloquio.
Yeonjun, invece, non aveva affatto altro a cui pensare. Infatti, la sua attenzione era completamente dedicata agli occhi grandi e scuri del suo migliore amico che lo stavano scrutando impazienti e un po' tremolanti.
Quegli occhi avevano sempre avuto uno strano effetto sul maggiore. Erano un po' il suo punto debole. Non a caso da quando si era accorto dei suoi sentimenti, ovvero da molto poco tempo, evitava di fermarsi a guardarli per più di dieci secondi, a meno che Soobin non fosse impegnato in altro, perché in questo caso riusciva a guardarli anche per delle ore.
Nonostante ciò, e nonostante la fronte aggrottata del più alto, quando le loro iridi si incontrarono il cuore di Yeonjun fece una piccola capriola.
"N-no, no, no, resto. Ma fa freddo. Tu sei caldo. Posso un abbraccio?
Si schiarì la gola e dopo essersi maledetto mentalmente per più di quarantacinque volte per aver balbettato, affondò le guance nella sciarpa. Stava provando in tutti i modi a nascondere il fatto che le sue gote fossero diventate più che rosse.
A quella richiesta il più alto sospirò e dopo aver fatto intrecciare le sue dita con quelle più piccole e fredde dell'altro, si voltò continuando a camminare. Yeonjun aveva lo sguardo fisso sulle sue scarpe chiare, troppo in imbarazzo per guardare dove stessero andando. Non sapeva, infatti, che la faccia dell'altro fosse quasi più arrossata della sua, e che quel fanciullo così impedito a esternare le proprie emozioni stesse cercando (inutilmente) di trattenere il sorriso che stava nascendo sulle sue labbra screpolate dal freddo.
" Appena arriviamo."
" Ma io lo voglio ora."
"l'erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del re."
Certo che Soobin a volte si comportava proprio da nonnino. Spiegatemi, cari lettori, come possa saltare in mente ad un ventiduenne di ben un metro e novanta di parlare per proverbi e modi di dire?
" Infatti io sono meglio."
E spiegatemi anche, per gentil cortesia, come si possa rovinare all'istante un'atmosfera romantica con quattro semplici parole.
"Si, certamente sua maestà.-"Nelle parole sarcastiche e ossequiose del ragazzo con il cappotto nero si celava un tono divertito e quasi rassegnato. "Ora tienimi le chiavi di casa e non azzardarti a metterle in tasca. "
"perché? Non sono mica bucate. Credo... Comunque...te le tengo solo se mi dai l'abbraccio ora."
"Tanto siamo arrivati. Dimmi buona fortuna Jun. Ci vediamo tra una ventina di minuti."
"ma...EHI!"
YOU ARE READING
|A Drunk Mistake| Yeonbin
FanfictionUn piccolo errore di calcolo. Due migliori amici.
