Prologo

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Why are you walking away?
Was it something I did? Did I make a mistake?

'Cause I'm trying to deal with the pain!
I don't understand this, is this how it ends?
Father, father, father...
[...]
Is this what you call a family?

-A Trophy father's Trophy son; Sleeping with Sirens

Victor aveva sempre voluto bene a suo padre, era il suo eroe.

Quando Michael gli aveva comunicato che sarebbero andati a vivere in America, Vic non aveva battuto ciglio e si era fidato di suo padre, nonostante sapesse che Madrid gli sarebbe mancata come l'aria. Non che la sua opinione sarebbe valsa molto comunque, aveva solo sei anni.

Michael Blake era un ottimo agente di polizia, e aveva ottenuto il trasferimento a Hellbrooke con poche telefonate; e così Victor fu costretto a dire addio a quella loro bella casetta dai muri bianchi nel centro di Madrid e salutare forzatamente quella nuova, di casa, che i muri li aveva giallo sporco e che non gli piaceva proprio.

Victor era sempre stato accanto al padre, nonostante quest'ultimo non avesse ricambiato il favore.
Facevano tutto insieme, all'inizio; Michael gli aveva insegnato a suonare la chitarra e la tastiera elettrica, che si erano permessi grazie allo stipendio d'infermiera di Elena, la madre di Vic, che amava sentire suo figlio suonarle qualche melodia complicata appena tornava dal lavoro distrutta.

Col tempo, fu a tutti ben chiaro che il lavoro di Michael aveva dei lati negativi. Gli omicidi, i rapimenti e tutta quella merda che accadeva lì e nelle città vicine dove avevano la giurisdizione, facevano in modo di far tornare sempre più spesso Michael a casa ubriaco fradicio.

La prima volta che Victor lo vide in quello stato, ebbe paura.

Suo padre aveva gli occhi rossi, strascicava le parole e si era trascinato a fatica sul divano; perse il lavoro due mesi dopo, e tutte le responsabilità economiche toccarono ad Elena.

Vic aveva sette anni, quando suo padre gli diede il primo schiaffo, e capì che forse era meglio portargliela, quella bottiglia di birra. Anche gli eroi hanno tempi bui, si ripeteva.

E così passarono gli anni, con Elena sempre al lavoro, Michael sempre ubriaco e Vic che puliva la casa dalle bottiglie vuote, dai cocci di queste che si ammassavano sul pavimento quando diceva la cosa sbagliata a suo padre e lui gli tirava la bottiglia, nonostante non fosse finita, nonostante Vic avesse solo nove anni.

Arrivare agli undici anni fu un traguardo non indifferente, per il piccolo Espinosa che aveva capito che suo padre non era un eroe quella mattina del 5 luglio, quando suo padre invece di fargli gli auguri gli chiese di avvicinarsi, gli tenne fermo il braccio e gli spense il mozzicone sul braccio, incurante delle urla del figlio; gli aveva detto che non si meritava gli auguri, perché non sarebbe dovuto essere neanche nato. No, aveva pensato Vic, questo non è un eroe.

Nonostante questo, Vic voleva che suo padre restasse, convinto che sarebbe cambiato e tornato come prima.

Vic era un bambino irascibile, fuori da casa, e a scuola era sempre dentro qualche rissa; per questo Elena non si preoccupava dei lividi che ricoprivano il figlio.

Anche se forse rifiutava di vedere che l'ematoma che ricopriva il fianco di Victor era troppo grande, troppo viola, troppo tutto per essere stato fatto da un bambino di dodici anni. Rifiutava di credere che le costole rotte non erano state procurate da una caduta rovinosa dalle scale, come le aveva detto il figlio; che la gamba rotta e il polso lussato non se li fosse procurati cadendo dalla bici.

Vetri rottiLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora