UN'ANZIANA SIGNORA

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Il portone si aprì e Bennett scorse una figura scura, all'inizio non riuscì bene a capire di chi si trattasse, perché il cielo fuori era scuro, d'altronde però doveva aspettarselo erano ormai mesi che non vedeva più il sole.

Un lampo squarciò il cielo seguito da un forte tuono e in quei pochi istanti lui riuscì a distinguere i lineamenti della donna sulla soglia, che nel frattempo si stava avvicinando. Era molto anziana, si potrebbe dire decrepita, il suo volto era appesantito dagli anni ma sicuramente era stata una donna di immensa bellezza in gioventù, gli occhi neri come il carbone le donavano uno sguardo determinato che insieme agli zigomi spigolosi e le labbra sottili la facevano sembrare molto risoluta. La sua schiena era ricurva ma ciononostante camminava spedita avvolta in una lunga veste nera; in testa portava uno scialle che copriva i capelli di cui si vedeva solo l'attaccatura bianca.

Lei appena lo vide si illuminò e affrettò il passo per abbracciarlo, ma lui si scostò e corse a chiudere la porta perché sapeva cosa stesse per succedere. Infatti, mentre Bennett tornava dalla vecchia, che nel frattempo si era avvicinata alla vetrata, si sentì un forte boato che fece tremare la terra, ma lui non ne fu sorpreso e neanche la donna, anzi lei lo invitò ad affrettarsi a raggiungerla.

Avvicinandosi alle vetrate Bennett vide un panorama raccapricciante, a cui purtroppo era abituato, ma che peggiorava di volta in volta. C'erano case distrutte, ridotte in polvere, il cielo era nero, qua e là si notavano devastanti incendi; i pochi edifici ancora in piedi erano diroccati e fragili, un'altra struttura era appena crollata a causa del terremoto che si verificava ogni qual volta che qualcuno aprisse o chiudesse la porta del castello. Il castello era l'unico posto che non era crollato né tantomeno si era danneggiato in alcun modo. Succedeva poco spesso che qualcuno aprisse il portone, anche perché non c'erano forme di vita di nessun genere al di fuori di esso, o almeno, Bennett credeva fosse così, che lui fosse l'ultimo essere vivente sulla terra.

Ma a quanto pare si sbagliava, visto che era arrivata quella donna. Solo in quel momento si accorse che lei lo stava guardando dritto negli occhi quindi si riscosse dai suoi pensieri e le parlò

-Mi scusi, lei chi è? Da dove viene? -

la donna indispettita rispose: -Come fai a non riconoscermi Bennett, sono io che ti ho affidato la cura del mio castello un anno fa, ti scelsi io, Margaret Brown.

il cuore di lui perse un battito, ora ricordava... quando tutto questo era iniziato, con i primi terremoti e il cielo che diventava nero.

La sua casa fu una delle prime a crollare, quindi si mise in viaggio per trovare un posto sicuro dove vivere. Fermo in un ostello, fu avvicinato da un uomo che gli parlò di un castello indistruttibile situato ad alcune settimane da lì e di una tale Margaret la proprietaria, che era partita per un lungo viaggio e che cercava qualcuno che lavorasse a castello e lo tenesse pulito e lustro fino al suo ritorno. Bennett non era molto convinto, ma si mise in marcia perché non aveva trovato alternative migliori. Il viaggio si rivelò più duro e lungo del previsto e la situazione dell'ambiente circostante andava a peggiorare di giorno in giorno: gli alberi si diradavano, gli animali morivano, i villaggi erano distrutti e la gente soffriva l'aria si faceva via via più pesante a tratti irrespirabile. Infine, dopo tante peripezie e grandissime sofferenze, trovò il castello che svettava imponente tra le macerie, nel suo spettrale color nero, era alto decine e decine di metri, probabilmente il progetto originale lo vedeva molto più piccolo, ma con gli anni il castello era stato ampliato in altezza, si notavano decine di torri su piani diversi, che si intricavano e ingarbugliavano tra loro, da alcune torri ne iniziavano altre, dando al castello un aria ancora più inquietante e magari incerta e instabile, ossimoro visto che era resistito a tutto quello che era accaduto. Infine, in cima alla più alta e grande delle torri, sventolava un'enorme bandiera nera.

Bennett si era trascinato all'interno e stava per respirare preparandosi a inspirare aria tossica e sentir dolore ai polmoni ma non fu così l'aria nel castello era fresca e pulita. Allora corse a chiudere la porta per paura che l'ossigeno potesse uscire e consumarsi prima. Appena lo fece sentì la terra tremare così forte che si accasciò a terra e svenne. Da quel giorno Bennett imparò a vivere a castello, che aveva scorte di cibo che sarebbero bastate per anni, non uscì più e si convinse che la proprietaria fosse morta e che lui fosse rimasto l'ultimo sopravvissuto.

Riemerse dai suoi ricordi sol perché Margaret lo prese per un braccio e lo scosse forte, lui si riprese, ma il dolore che provava era ancora molto forte, guardò il suo riflesso nel vetro della finestra, e vide un uomo stremato, con le occhiaie e le lacrime che gli rigavano il viso la sua barba rossa era lunga e incolta i capelli gli arrivavano alle spalle, gli occhi verdi erano sì tristi ma molto arrabbiati contro chi aveva causato tutto ciò i suoi vestiti erano logori e strappati poiché non si era permesso di indossare gli indumenti trovati nel castello che non erano suoi. Alla vita aveva legato un pezzo di vetro affilato che aveva usato come arma fuori dal castello e che portava sempre con sé per ricordarsi il duro prezzo che aveva pagato per arrivare fin lì. Bennett usufruiva dei numerosi bagni del castello ma aveva coperto tutti gli specchi perché mentre si guardava nella sua mente riprendevano forma ricordi di giorni più felici quando si sentiva l'uomo più fortunato del mondo ed era sicuro che niente potesse turbare la sua quiete e l'armonia su cui era fondata la sua vita ciò lo faceva stare davvero male, si sentiva uno stupido a credere tutto ciò.

Però ora lo sapeva, sapeva che tutto, ogni certezza, ogni abitudine, ogni colonna portante su cui un uomo costruisce la sua esistenza può essere distrutta in un battito di ciglia e lui da solo non poteva fare niente se non rimuginare sul suo dolore e meditare vendetta. Ma ora guardando il suo riflesso si rese conto che oramai non serviva a niente coprire gli specchi perché non era più lui, così smagrito e vuoto assomigliava più ad un animale che a un qualsiasi essere umano.

Margaret parve leggergli nel pensiero perché disse: -non importa se per arrivare qui hai sacrificato ciò che avevi di più caro ed è normale soffrire quando si hanno questo tipo di perdite, ciò ti fa capire che sei più umano di quanto credi. Ma, fidati, il tuo dolore non è vano perché ciò che è importante e che tu sia qui e sia vivo, all'addestramento ci penseremo dopo, tu sei l'ultimo dei guerrieri che formano l'esercito di liberazione, il futuro della terra è nelle vostre mani, a proposito, loro dovrebbero essere qui a momenti sarà meglio prepararci per il loro arrivo; troviamo dei vestiti adeguati a te.


BENNETTahanan ng mga kuwento. Tumuklas ngayon