Si svegliò madido di sudore, tremava in modo incontrollabile.
Non capiva dove era, sentiva di essere sdraiato di schiena su qualcosa di freddo e duro, come marmo.
Attorno a lui c'era solo tenebra e più aguzzava la vista più gli sembrava che l'oscurità si infittisse.
Il silenzio di tomba era rotto soltanto dal suo tremante respiro.
Una voce echeggiò nell'oscurità - vedo che siete svegli- Nathan trasalì sentendo quel suono apatico e inespressivo.
Gli balzò il cuore in gola quando delle fiamme si accesero improvvisamente nei bracieri dissipando la tenebra.
Strabuzzò gli occhi per l'improvviso lampo di luce, e quando delle macchioline colorate non meglio definite smisero di danzargli davanti agli occhi osservò l'ambiente circostante:
Aveva ragione, stava davvero giacendo sul marmo, un blocco rettangolare di candido marmo striato di grigio-verde.
Non era l'unico; accanto a lui, su altri cinque blocchi di marmo perfettamente identici stavano distesi altrettanti ragazzi, tre ragazze e due ragazzi, sembravano terrorizzati come lui.
Tremavano e si guardavano in giro spaesati.
Sembravano suoi coetanei, probabilmente, visto che a ben pensarci non sapeva nemmeno lui quanti anni avesse.
A dire la verità non sapeva nemmeno chi era, tranne che si chiamava Nathaniel e che non sarebbe dovuto essere lì.
La voce che aveva udito apparteneva a un anziano uomo che stava sull'uscio dell'unica porta della stanza, era un personaggio particolare:
Indossava un kimono nero come cenere vulcanica e una lunga e scura hakama che lo copriva fino alle caviglie, da lì in poi i piedi scalzi che si muovevano senza suono sul pavimento di freddo marmo scuro.
Aveva i lunghi capelli bianchi legati in un codino che scendeva fino alla vita, Nathan immaginò che in un tempo lontano sarebbero potuti essere neri come il petrolio.
Come i suoi.
Il vecchio sorrise gelidamente e fece cenno ai ragazzi di seguirlo.
Istintivamente, Nathan, si scambiò uno sguardo con i ragazzi li presenti.
I suoi occhi incontrarono subito quelli di una ragazza dai capelli d'argento e gli occhi talmente blu da parer viola.
Aveva uno sguardo determinato è appena vide che Nathan la stava osservando con i suoi stessi timori mascherò la sua incertezza e fu la prima ad alzarsi.
Si avvicinò al vecchietto sulla difensiva e si voltò ad osservare i suoi compagni annuendo come a dire " è sicuro".
Immediatamente la seguì un'altra ragazza, aveva la pelle color cappuccino, si voltò a osservare gli altri quattro che erano rimasti immobili -Faremo meglio a restare tutti uniti- parlò con voce bassa e dolce, quasi un sussurro, che dopo il gelo di prima pareva soffice e accogliente come la cioccolata d'inverno davanti al camino.
Nathan non sapeva come faceva a immaginare questo, forse non l'aveva nemmeno mai bevuta la cioccolata davanti al fuoco.
Subito tutti si alzarono e in gruppo si avvicinarono gli uni agli altri, già più fiduciosi.
- Vi condurrò nei vostri alloggi- disse il vecchio e si avviò tra gli stretti corridoi che a prima vista sembravano quelli di un dojo giapponese.
L'anziano li guidò attraverso intricati cunicoli, lungo stanze e su strane scale a chiocciola.
La cosa più sconcertante era che ovunque posasse lo sguardo Nathan trovava grandissime librerie, giganteschi scaffali ricolmi e straripanti di volumi e tomi di ogni sorta, perfino il pavimento era cosparso di libri, alcuni impilati e altri aperti confusamente.
Si aggirarono così a lungo che Nathan perse l'orientamento.
Arrivarono in una stanza dal pavimento in legno, il tetto convesso a spiovente si abbassava man mano che ci si avvicinava alla grande vetrata.
Un fuoco ardeva nel braciere e appannava il vetro.
Nathan si avvicinò alla finestra e ne pulì il vetro finché non riuscì a vederne attraverso.
Gli balzò il cuore in gola, si trovava nel posto più bello che avesse mai visto (o almeno immaginava):
L'edificio dove si trovavano era circondato da un giardino di basse siepi che formavano un labirinto, sembrava ci fossero sei sentieri e ognuno sbucava a un angolo del perimetro esagonale che circondava la struttura.
O almeno credeva fosse esagonale, visto che vedeva solo un lato e uno scorcio degli altri due erano talmente divergenti che escluse il triangolo, non erano nemmeno paralleli quindi niente quadrato o rettangolo.
Nathan udì bisbigliare, si voltò e vide che i suoi compagni si erano seduti vicino al fuoco; le tre ragazze parlavano tra loro e e gli altri due le guardavano come a dire " ragazze... non fanno altro che parlare ".
Uno dei due ragazzi stava giocando con una candela facendo passare la mano sulla fiamma senza scottarsi( sembrava non ci fosse illuminazione elettrica nel tempio).
Notò che tutti erano molto rilassati, si stupì di esserlo pure lui.
Forse, se avessero saputo di appartenere a un posto, avrebbero avuto paura di non farci ritorno.
Non avevano nulla da perdere dopotutto.
Sembrava che l'anziano ometto dalla folta barba se ne fosse andato, si azzardò quindi ad avvicinarsi alle librerie e ad esaminare i volumi .
Ogni tanto si voltava a osservare gli altri, la ragazza dalla pelle cappuccino che aveva parlato prima lo stava guardando. Ella si voltò a parlare con le altre ragazze ma sembrava assorta nei suoi pensieri.
Ad un certo punto esordì- cosa ne dite di un giro di nomi?- tutti alzarono lo sguardo su di lei che chinò la testa imbarazzata.
- Lo so che è banale ma mi sembra la cosa migliore da fare- disse.
- sono d'accordo!- si intromise la ragazza dagli occhi viola - Se dobbiamo fuggire dovremmo almeno sapere con chi lo stiamo facendo.- tutti la guardarono stupiti - fuggire? E per andare dove?- chiese il ragazzo dai capelli rossi che stava ancora giocando con la candela stravaccato in posa scomposta.
- Ecco ... io...- la ragazza dagli occhi viola abbassò lo sguardo intimidita dalla sicurezza, o dal menefreghismo ( non si capiva bene), del ragazzo fulvo.
- Quindi nessuno di noi ricorda nulla del passato- disse la terza ragazza che fino a quel momento era rimasta in silenzio .
- Nathaniel- disse il corvino staccandosi dalla libreria che tanto lo affascinava.
- Nel caso qualcuno lo volesse sapere- concluse.
- Io sono Greta - lo segui a ruota la ragazza che sembrava aver assunto il comando che tanto sembrava interessare alla ragazza dagli occhi viola.
- io sono A.J.- disse la ragazza dai capelli d'argento guardando il rosso con aria di sfida, come se gareggiassero a chi è il più menefreghista e sbeffeggiante.
- Terry- disse il ragazzo posando la candela e sporgendosi in avanti come se la ragazza e la sua sfida cominciasse a interessarlo finalmente.
-Terry?- chiese A.J. con tono sarcastico- Sta per Terence se tu non lo sapessi- " uno pari" annotò mentalmente Nathan, si sarebbe divertito a tenere i punteggi di quello scontro mentale.
Tutt'un tratto la porta si aprì, entrò un ragazzo poco più grande di loro, aveva origini asiatiche e anche le lentiggini.
I capelli neri erano legati in uno sparuto codino, con alcune ciocche che ricadevano confusionariamente sulla fronte.
-Quindi voi siete i nuovi arrivati, è secoli che non riceviamo visite.- Nathan si chiese se dicesse sul serio, avrà avuto due anni in più di loro, come poteva essere lì da secoli?
Ormai tutto stava perdendo ogni parvenza di logica.
Il ragazzo notò l'espressione di Nathan -Sto scherzando ovviamente, ho solo diciassette anni, ma è comunque vero che non riceviamo spesso visite- disse lui.
- Io sono Dakota, aiuto il maestro... essenzialmente in tutto quello che non ha voglia di fare.
-Quindi molto- concluse lui.
- E visto che sei qui immagino che non abbia voglia di trattare con noi.- disse Luke come se la cosa non lo toccasse minimamente.
- Esattamente.- confermò Dakota - a questo punto immagino che vi stiate chiedendo cosa ci fate qui- ipotizzò correttamente il ragazzo - vi anticipo solo che i dettagli vi verranno spiegati domani nel corso della prima lezione teorica.
- solo... vedete di ambientarvi e prendere familiarità con il tempio:
Dopotutto se supererete la prova passerete qui il resto della vostra vita.
A quel punto i ragazzi avrebbero dovuto essere sconcertati, spaventati o terrorizzati, eppure la prospettiva di passare la vita in quel tempio non sembrava orribile neppure minimamente:
Dakota era cordiale ed era sicuro che se lo avesse conosciuto meglio sarebbero potuti diventare grandi amici.
Il vecchio maestro, dunque era di questo che si trattava, era un poco scorbutico ma poteva farci l'abitudine, e gli altri sembravano della stessa opinione.
-Ora vi saluto , esplorate un poco in giro, socializzate e scegliete gli alloggi, tutto ciò che può servirvi sarà già li.
Dakota iniziò a indietreggiare verso la porta con l'hakama che frusciava sul pavimento.
- Ora ho dei volumi di esoterismo sparsi sul pavimento che invocano la mia presenza a gran voce.
Disse e spari dietro la porta.
Nathan sospirò e si avvicinò a una delle porte di fattura antica incastonate nel muro.
La apri ed entro chiudendosi la porta alle spalle insieme a tutta quella assurdità.
Si guardò intorno:
La stanza era più grande di quello che si aspettava, il tetto ricurvo metteva in mostra le travi del soffitto:
In alcuni punti erano così basse che, se non avesse fatto attenzione, avrebbe potuto picchiarci la testa.
La struttura della stanza era antica ma l'arredamento pareva quasi moderno:
In generale sembrava di trovarsi in uno di quei film di samurai, alle pareti erano appese armi di ogni genere, dai fioretti agli archi, e a spade con nastri multicolori che pendevano dai foderi e dalle impugnature, in una teca c'era pure una pistola d'ordinanza di qualche forza dell'ordine, o almeno supponeva.
Il letto era un semplice materasso poggiato a terra, le coperte erano così soffici e vaporose che avrebbe voluto tuffarcisi in quell'istante.
Si avvicinò alla finestra il cui davanzale era così ampio anche sull'interno che qualcuno aveva pensato di metterci dei cuscini cosicché lo si potesse usare come divano.
Nathan si avvicinò alla vetrata e si soffermò a osservare il paesaggio oltre il labirinto e quelle misteriose torri.
L'aria sembrava umida, quasi tropicale.
La vegetazione sprigionava strascichi di nebbia bianca che si arrampicava sulle sulle aguzze montagne ammorbidite e arrotondate dalle fronde arboree che coprivano le vette con il loro verde lussureggiante.
La pioggia iniziò a picchiettare intermittente sul finestone.
Si gettò nel morbido abbraccio delle coperte e si rilassò mentre fissava il soffitto.
In quel momento chiuse gli occhi e si addormentò.
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La leggenda dei sei destinati.
FantasySei ragazzi si svegliano in un luogo sperduto, non sanno chi sono e non hanno alcun ricordo di se stessi. Un decrepito maestro deve istruirli e prepararli al compito che li attende: Conservare il sapere dell'umanità e proteggerlo ad ogni costo. -Sar...
