Imouto
"Wakasama, ve ne andate già?"
La voce di Komomo suonava sconsolata mentre disegnava piccoli cerchi sul mio braccio con le sue pallide dita.
La polvere bianca liquida del trucco si era sbavata lasciandole scoperta una parte del collo.
Mi piaceva quel momento in cui il trucco se ne andava. Era come se le bugie di una donna si sciogliessero insieme ad esso lasciando emergere il suo vero cuore.
Gli elaborati kimoni e i fermacapelli erano davvero incantevoli, ma se venivo spesso in questo distretto non era per il loro splendore. Ciò che cercavo erano solo delle braccia che mi stringessero dolcemente, con delicatezza. Forse, ciò che desideravo non era possedere una donna ma le sue qualità materne.
"Non andate. Rimanete qui con Komomo, vi prego."
"Mi dispiace, stasera devo proprio tornare a casa."
"Perché?"
"Domani è il compleanno della mia sorellina."
Sapevo, con quasi assoluta certezza, che l'intera tenuta era presa nella preparazione della festa di domani. Sospirai al pensiero, assalito da un oscuro sentimento. Cosa significasse quel sentimento, però, non seppi dirlo.
La mia mente era sempre stata un luogo distratto e confuso.
Era come se guardassi il mondo attorno a me dal fondo di un lago ghiacciato. Qualche volta venivo preso dal sospetto che in realtà fossi uno spettro, un essere trasparente e senza forma. Che il mio corpo non fosse fatto di carne e ossa e che, attraverso le mie vene, non scorresse sangue caldo. Di questa consapevolezza però, non sapevo proprio cosa farne.
"Oh, come volete" soffiò Komomo, con un lieve sorriso "Komomo non può vincere contro la vostra principessina!"
"Dopo tutto, lei è la vostra numero uno."
"Tengo anche a te, lo sai."
"No, non lo so. So che alla fine smetterete di venire da me."
"Non lo farò..."
Capivo Komomo e l'origine della sua solitudine perché stare troppo lontano da questo posto mi portava una sensazione di disagio, mi faceva sentire come un bambino sperduto.
Era divertente come non riuscissi a rammentare la mia vera casa.
Potevo avere qualche complicato motivo per non essere in grado di riconoscere chi fossi e dove fosse il mio posto, ma ciò non cambiava il fatto che restassi un'inutile libellula – un essere amorfo.
La mia sorellina era la sola che riusciva a riportare la mia incostante coscienza alla tenuta.
Bastava pensare a lei perché una piccola fiamma si accendesse nel mio cuore, scaldandomi e stimolando le pulsazioni a battere più forte.
Se la mia sorellina non si fosse trovava là, avrei smesso di tornare molto tempo prima. O avrei commesso un doppio suicidio con Komomo o una qualunque altra prostituta.
Questo per dire quanto avessi ormai perduto l'abilità di cercare un significato della mia vita in questo mondo.
Non vivevo ai margini della disperazione, ma non necessitavo nemmeno una qualche speranza. Ero confuso su ogni cosa.
La parola che meglio mi descriveva era 'vuoto'.
"Wakasama, non abbandonate Komomo, vi prego" lo disse rannicchiandosi contro di me, addolorata.
I suoi capelli neri, sciolti, le ricoprivano le spalle come una stoffa e, nella mia mente, dipinsi i bellissimi capelli della mia sorellina.
A volte parevano innocenti e sacri; altre volte erano un invitante abisso, dolce come il richiamo di un demone.
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Chou no Doku Hana no Kusari
FanfictionChou no Doku, Hana no Kusari (Il veleno della farfalla, il vincolo dei fiori) è un gioco otome R18 per PC, dei primi anni 2000. Uscito in inglese nell'inverno del 2019 grazie all'azienda Abracadabra Inc. che ha rilasciato una versione che, pur mante...
