Preface - Hogwarts Express

505 19 5
                                        

Lei era lì, pronta con il suo baule a fianco e Grattastinchi al seguito.
Si fermò bruscamente di fronte al muro che l'avrebbe condotta al binario 9 3/4, facendo spaventare il povero felino. Si prese un minuto di silente meditazione, in cui dette il via ai mille dubbi che che, da ormai 3 mesi, l'attanagliavano: pensò, vagò e divagò da sponde ad altre, ma nessuno, dall'alto del proprio piedistallo divino, si degnò di abbassare lo sguardo e darle una sola risposta.
L'unica certezza che la teneva salda era il fatto che fosse tranquilla di tornare, non eccitata come la prima volta, non disinteressata - come, d'altronde, nessuno sarebbe mai potuto essere, di fronte a quel castello che odorava di casa -, semplicemente tranquillizzata dal senso di protezione che Hogwarts le faceva provare. Quel giorno, però, c'era qualcosa di diverso.
"Tu, Ron"

Già così tanto tempo era passato, ed ora il bambino sopravvissuto guardava il treno che, solo 5 anni prima, l'aveva condotto allo striscione di inizio corsa, la loro corsa.
Si guardò attorno e tutti coloro che riuscì a scorgere - oltre ai marmocchi del primo anno, traboccanti di agitazione e assillati dalle cure amorevoli dei genitori -, furono Neville, con Trevor II nella mano, e Ginny, che discuteva animatamente di qualcosa che non sembrava travolgerlo positivamente. Infatti lui, con un'espressione tale da far capire anche a un cieco cosa pensasse del volo sulla scopa (era di questo che parlavano), annuiva non convinto agli elogi che Ginny sproloquiava ad "una vera e propria manna dal cielo".
Si unì a loro, vendendo dapprima ignorato, e poi travolto nell'orazione degli stupendi aspetti dello sport.
Salirono sul treno, dove, in una carrozza libera, trovarono Luna, intenta ad ispezionare il vagone, per controllare l'eventuale presenza di qualche Billywig.

Il treno stava per partire, così Hermione, che non aveva ormai più il lusso di poter scegliere una carrozza vuota, si fece strada tra i gruppi compatti di studenti. Ostinata a portarsi a mano il baule e leggendo distrattamente il suo libro di Trasfigurazione Avanzata, incappò in un tête à tête, purtroppo fisico, con un ragazzo dallo sguardo svogliato. Le sfuggì di mano il libro, che un annoiato Blaise Zabini afferrò e squadrò.
<<Porco di quel bocchinaro>> Non sembrava ostile, le rilanciò il mattone della McGonagall e, con aria stanca, fece per sorpassarla.
<<Ma che diavolo! Ti hanno sostituito gli occhi con die bocce di vetro? Stavo passando!>>
Non lo fece, e vide un sorriso sarcastico solcargli il viso.
<<Chi si vede, stronzo di un raggio di sole!>>
<<Non ho idea di cosa tu...>> Blaise girò di poco il capo e, con un'espressione eloquente, le fece capire che non parlava con lei. Si guardò le spalle, capendo che era la presenza di Malfoy a negargli il passaggio. Aveva una pessima cera, perfino più del solito.
Il suo sguardo schifato la infastidì; non capiva come ma sapeva che Blaise l'aveva percepito, perché si diede una grattata al capo e, con uno sguardo talmente limpido da non sembrare la stessa persona, continuò <<Sei così messo di merda che non so nemmeno se ricaverei qualcosa vendendoti al mercato nero>> prese per il braccio Malfoy che, indignato da come il suo amico aveva trattato la fidanzata del rosso, stava per sputarle addosso tutto il suo disprezzo. Venne trascinato via e, ancora con la bocca amara, si sedette insieme a Blaise, Theo, Pansy e le Greengrass.

<<Che cazzo stavate facendo?>>
<<Mi dava una testata>> rispose alla testa bionda
<<Blay, so come la pensi, ma perché non imponi alle persone un po' di rispetto? Potresti essere un dannato re, se non fossi così menefreghista>> disse Daphne, senza un ciao.
<<Non parli della Granger>>
<<Non parlo della Granger>>
<<Perché, semplicemente, non trovo stimolante rispondere a insulti di basso rango, malcelati e mal posizionati all'interno di una discussione,>> lei stava per intervenire nuovamente, ma la precedette <<inoltre, se, nel corso della mia vita, avessi risposto ad ogni singolo affronto seguendo rabbia e orgoglio - che, per inciso, non mi manca -, avrei lasciato una scia di distruzione emotiva a cui poi, conoscendomi, avrei pensato a rimediare. Alla base di questo preferisco stare a vedere fin dove le vostre piccole ed insulse menti possono condurvi, bistrattando a destra e manca, per capire con che raggio di tiro dovrei agire, per non dover avere sulla coscienza l'autostima di una persona. Un esempio: la Granger può essere forte e combattiva quanto volete, brava a scuola, intelligente e anche bella, perché no,>> a quelle parole Astoria alzò gli occhi al cielo e Daphne, che sentiva un leggero fastidio contorcerle le viscere, annuì, gelida <<ma è insicura. Insicura e instabile: un campo minato>>. Theodore rise e Zabini, con lo sguardo altero della madre puntato su di lui, chiese <<Dimmi, cosa ti fa ridere?>>
<<La Granger insicura? È quella che al quarto anno ha dato un pugno a Malfoy!>>
<<Terzo>> lo corresse il diretto interessato, con la familiare sensazione dell'umiliazione sulla pelle.
<<Scusate, my lord>> gli rispose, acido, Nott <<Ma questo non cambia che ho ragione>>. Per un secondo regnò il silenzio e Draco, che sapeva cosa sarebbe successo, si limitò a celare il leggero ghigno che gli stava spuntando sulle labbra.
<<Ecco, Dapphy, tesoro, un caso in cui bisogna lasciar correre ed aspettare che il figliol prodigo torni sui suoi passi, se non dovesse  farlo o, addirittura, non dovesse pensare nemmeno a ciò che gli è stato detto, la speranza - che di solito è sempre l'ultima a morire - dev'essere davvero una pazza suicida>> rispose Blaise, sorridendo radioso di fronte all'espressione dell'intero gruppo, meno Malfoy che, forse un po' fiero, gli scoccò un'occhiata leggermente invidiosa, ma questo non gliel'avrebbe mai detto.

H. J. C. Potter (in revisione massiccia)Des histoires addictives. Découvrez maintenant