Asgard non era mai stata così splendente, doveva ammetterlo.
Si guardava attorno come se stesse vedendo lo scintillare di quei palazzi per la prima volta in tutta la sua vita e quasi rimase ammaliato da quei colori così vivi.
Poi, in un attimo, tornò alla realtà.
Le manette strette attorno ai polsi, il collare attorno al collo con le catene sorrette da quattro guardie che lo accerchiavano e che camminavano con lui in direzione del Palazzo Reale.
Davanti a lui scorgeva il mantello rosso sangue di Thor fluttuare nella brezza fresca della Terra degli Dei e, al suo fianco, l'armatura splendente di Heimdall.
La mascella gli doleva terribilmente causa la morsa applicatagli su Midgard dal fratello ma comunque il dolore non gli impediva di pensare a quanto sarebbe stato interessante il colloquio che di lì a poco lo attendeva nella grande Sala del Trono.
Giunti davanti all'ingresso del palazzo, Thor si volse verso il fratellastro e senza dire una parola sganciò la morsa dal suo volto.
Il Dio degli Inganni mosse debolmente la mascella per poi rivolgergli il più maligno dei sorrisi.
"Fossi in te non parlerei a sproposito in questo momento. Tieni a freno la lingua" lo ammonì.
"Non agitarti, Odino deve solo sentenziare la mia pena dopotutto" Thor non rispose. Fece cenno alle guardie di accompagnarlo all'interno del palazzo, poi si voltò verso Heimdall e si diressero verso la città.
La realtà era che quasi lo divertiva quella situazione.
Trovava stranamente esilarante quanto ogni volta pianificasse qualcosa di apparentemente interessante e ben formato, Thor senza troppa fatica riusciva comunque a mandare tutto in frantumi. Purtroppo i piani su Midgard erano stati clamorosamente distrutti ma non poteva aspettarsi altro visto l'aiuto misero ricevuto dai Chitauri in un momento in cui aveva solo bisogno di più forza e meno alieni che uccidevano senza logica.
Della promessa fatta a Thanos poteva anche non occuparsene più visto che ormai lo scettro non era più in mano sua ed il Tesseract era stato chiuso nelle profondità della camera delle armi di Asgard.
Non vedeva l'ora di vedere la faccia di Odino una volta prostratosi ai piedi dello scrano dorato da lui tanto agognato.
Quando il piccolo drappello fece ingresso nella Sala del Trono, Loki perse un battito.
Si aspettava di vedere il Padre degli Dei fronteggiarlo ma non Frigga, non la madre che lo aveva cresciuto ed iniziato alle arti magiche. Non avrebbe mai voluto che lo vedesse in quelle circostanze, nonostante sapesse di averla delusa più di tutti.
Percepì leggermente la sua maschera di scherno cedere e si affrettò a ricomporsi e a indossare il solito aspetto cupo e strafottente.
Portando lo sguardo sul trono, rimase sorpreso di come Odino lo stesse fronteggiando con il suo stesso sorriso.
"Loki!" lo chiamò Frigga da una colonna. Lui si voltò con lentezza e le sorrise malignamente.
"Salute, madre! Ti ho reso orgogliosa?" scorse negli occhi di lei la delusione e un piccolissimo cenno con viso. Continuò a fissarla negli occhi e la vide riprendere la parola.
"Ti prego... Non peggiorare le cose" lo supplicò.
Loki digrignò i denti in risposta e sentì una morsa di rabbia chiudersi nel suo ventre mentre con uno sguardo sprezzante le si rivolse di nuovo.
"Definisci peggiorare" rimarcò sull'ultima parola e sembrò sfidarla negli occhi. Dopotutto, sapeva bene quanto Odino preferisse vederlo morto piuttosto che in catene ancora tra i suoi piedi e la tristezza nello sguardo di Frigga gli trafiggeva ancora di più il cuore di rabbia perché non c'era cosa più struggente che vederla lì ad assistere alla sua condanna.
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- Anime Immortali -
Fanfiction"La strinse più forte a sé e lei non poté che lasciarsi travolgere dalle emozioni che fino a quel momento aveva celato. -Sei mia, lo sei sempre stata ed ora non puoi più negarlo!- con un nuovo impeto, Loki la baciò con ferocia e lei contraccambiò a...
