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Prologo

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Quella che vi racconterò non sarà una storia a lieto fine, quindi tenetevi forte.
    Chi sono io? Un semplice Uhk, il più semplice che la tribù dei Siil abbia mai visto. La tribù dei Siil è una tribù pacifica, o almeno così possiamo definirla poiché non si è mai immischiata negli affari della Superficie o del Sottoterra. Non per pura bontà, sia chiaro, ma perché agli Uhk non frega un cavolo di niente di quello che avviene al di fuori della tribù.
    Gli Uhk sono meschini.
    Gli Uhk sono approfittatori.
    Gli Uhk sono villani, bruti e... aspettate: vi starete chiedendo chi o cosa siano gli Uhk, i Siil, la Superficie o il Sottoterra, chiaro.
    Partiamo da qui: sono nato su Teheberan, il pianeta più esterno e deserto del Sistema dei   Cinque Soli. Non godiamo della fama o del miracoloso tocco che gli Dei hanno riservato agli altri pianeti, portando su di essi luce, acqua, terre verdeggianti e il calore di un giorno soleggiato... non so neanche come faccio a conoscere questi concetti, forse li ho sentiti in qualche fiaba o macabro racconto. So solo che dell'erudita luce dei cinque soli su Teheberan non arriva che un lontano riflesso, a malapena in grado di rendere un po' meno oscure queste lande desolate.
    Non siamo stati baciati dalla stessa fortuna dei nostri vicini e qui vive ciò che di più maligno possa esservi in ogni antro.
    Qui tutti siamo progenie della stessa oscurità.
    Tutti vorremmo un po' di luce e tutti vorremmo essere diversi.
    Fin dai suoi primi giorni, la popolazione di Teheberan è divisa in due: le creature figlie della Superficie e le creature nate e destinate a vivere nel Sottoterra.
    Qui sopra, noi di Superficie conduciamo una vita anonima, solitaria e territoriale.
    Sono tre le tribù che popolano la Superficie.
    La tribù dei Siil, composta esclusivamente da Uhk.
    La tribù dei D'variil, di cui fanno parte i verdi e longilinei Aagar.
    Infine la tribù dei Nariil, a cui si uniscono tutti i reietti Uhk e Aagar che sono stati esiliati e che non vogliono errare per il resto della loro vita sulle desolate terre di Teheberan.
    E poi ci sono i Kragg, le uniche creature che abbiano mai avuto contatti con il Sottoterra e che, per questo, si sono riservate il privilegio di stabilirsi nelle Falde Imperiture.
    Che cosa sono le Falde Imperiture?
    Immaginatele come una sorta di baratro del quale non si scorge la fine e che rappresenta l'unico punto di accesso alla Superficie per gli abitanti del piano di sotto.
    Per quanto noi Uhk siamo creature spregevoli, devo ammetterlo, i Kragg lo sono ancora di più; discutono solo del loro interesse, della loro prosperità e del loro dominio, ma hanno costruito delle alte mura attorno al baratro ed è per questo se ancora non sono morti e alle altre tribù sta bene il fatto che proprio i Kragg si siano insediati nelle Falde Imperiture.
    Pur se di discutibile integrità, noi Siil conducevamo una vita abbastanza serena: le donne si occupavano dei bambini e degli anziani, gli uomini del duro lavoro e di affilare le lame mentre i Maali praticavano le vie del Blum: antiche arti che gli umani chiamerebbero "Magia", gli aunthuriani "Essenza" e gli Eodhin "Loërien".
    I Maali comunicavano con l'Eder e lo controllavano tramite le loro arti, riuscendo a vedere il futuro, risvegliando nei membri della nostra tribù lo Ahl, il Potere, e, non chiedetemi assolutamente come, lo plasmavano facendo cose straordinarie.
   Nel futuro, però, il primo Maali, il Veggente, vide qualcosa di sbagliato, persino per un Uhk. E questo portò i Maali a chiudere l'accesso all'Eder a qualsiasi creatura del Sottoterra anche se queste, a quei tempi, non sapevano fossero in grado di entrarvi in contatto.
    I Siil erano gelosi delle loro conoscenze, pertanto non condivisero mai i loro segreti con le altre tribù di Superficie e, per fortuna, nessuno venne mai a reclamare tale sapere.
    Nessuno fino a quel giorno.
    Il giorno in cui i Maali sondarono la mia anima dicendo che sarei diventato un Sacerdote, uno di loro, e che il potere insito in me, al suo Risveglio, sarebbe stato della stessa grandezza di quello del primo Maali, il Veggente.
    Ma il giorno del mio Risveglio non arrivò mai.
    In una calma notte una nera nube si riversò sulla mia tribù mentre tutti stavano dormendo, uccidendo i Siil nel loro sonno e cancellandone così il nome dalla già dimenticata Teheberan.
    Uccisero tutti.
    Guerrieri.
    Maali.
    Anziani.
    Donne.
    Bambini.
    Ma non me.
    La mia capanna passò inosservata, nascosta fra i morti arbusti di una collina che si affacciava sul nostro villaggio.
    E si sbagliarono a non trovarmi. Si sbagliarono. Perché un Uhk che perde il suo nome è un Uhk che non ha nulla da perdere.
    Odio.
    Bramosia.
    Vendetta.
    Io sono Uhur, l'ultimo dei Siil.

Teheberan: L'Ultimo dei Siil (Medeiros G. Dario e Valerio Arka)Stories to obsess over. Discover now