Ripongo gli ultimi vestiti in valigia prima di dire addio alla mia camera e a questa casa.
L'unica cosa che mi mancherà di questo posto è mio nonno Jake; è piuttosto anziano e oltre me non ha nessuno. Spero che riuscirà a cavarsela quando sarò al college.
<< Isabelle! >> urla lui dalla cucina.
Lo sento armeggiare con gli stipiti della credenza e con le padelle vecchie quasi quanto lui, e già so cosa sta preparando.
Lancio un ultimo sguardo a questa camera che è stata il mio piccolo mondo da quando ne ho memoria e che d'ora in poi non mi apparterà più.
Una volta finito il college non tornerò qui: girerò il mondo e invierò delle lettere al nonno dai posti più strani, per fargli sapere che sto bene.
Osservo le pareti ingrigite tappezzate di disegni, la scrivania perennemente in disordine, lo specchio che ruppi in un momento di rabbia; poi prendo la valigia ed esco dalla mia, ormai vecchia, camera.
Attraverso il corridoi dalle pareti spoglie, perché il nonno non ha mai voluto appendere né foto né quadri, e lo raggiungo in cucina dove ha già posizionato al mio posto un piatto colmo di pancake.
Vorrei dire che non ho fame ma sarà l'ultima volta che faremo colazione insieme, così poggio la valigia davanti alla porta d'ingresso e mi siedo.
<< Hai preso tutto? >> gli si legge nella voce che è triste per la mia partenza.
Tiene lo sguardo basso mentre prende posto davanti a me: la barba bianca e leggermente lunga e i capelli rasati del medesimo colore, gli occhi verdi che ora stanno evitando di incrociare i miei.
Ingoio il boccone prima di rispondere: << Si, nonno. Ho preso tutto. >>
Annuisce evitando ancora una volta di guardarmi. Non mi piace per niente vederlo così.
È distante, cerca di nascondere il dolore che prova per la mia partenza e perché sa che non tornerò più a vivere qui.
Gli ho promesso che durante il periodo del college sarei venuta a trovarlo e che gli avrei telefonato tutti i giorni ma questo non sembra averlo tranquillizzato.
Avevo pochi mesi quando i miei genitori sono morti in un incidente aereo, fui affidata a lui ed è da diciotto anni ormai che siamo sempre stati solo noi due. Sempre insieme e mai lontani l'uno dall'altra.
Sarà difficile abituarsi a non averlo più intorno e credo che per lui sia lo stesso.
Continua a mangiare i suoi pancake in silenzio, l'unico rumore che si sente è lo stridio della forchetta contro il piatto.
Poggio la mano sulla sua attirando finalmente la sua attenzione.
<< Nonno, non fare così. Per favore >>
Finalmente smette di mangiare e poggia sulla mia la mano che pochi secondi fa teneva stretta la forchetta come se fosse un'ancora di salvezza per evitare di affrontarmi.
<< Non è facile per me lasciarti andare>>
<< Nonno Jake, io- >> mi interrompe con un gesto della mano.
<< Lo so... ormai sei grande e bla bla bla. Me lo hai già detto >>, un'ombra di sorriso gli spunta all'angolo delle labbra: un sorriso amaro e malinconico.
È ora di andare. Avrebbe voluto accompagnarmi ma poi, nel viaggio di ritorno sarebbe stato da solo e io non voglio tenermi in pensiero.
Non ho mai preso la patente perciò prenderò l'autobus e poi il treno; non è esattamente la definizione di comodità ma preferisco così.
Toglie la sua mano dalla mia e torna a mangiare con amarezza la sua colazione, io resto per qualche istante a fissarlo ma poi mi costringo a finire anche io la mia colazione.
Se prima non avevo fame adesso addirittura ho lk stomaco del tutto chiuso.
Dopo aver finito il nonno si alza da tavola portando con se il suo piatto, lo poggia sul bancone in cucina e già so che nei prossimi mesi le cose da lavare si accumuleranno formando delle piccole torri.
Per fortuna ho chiesto alla nostra vicina di andare a controllare una volta tanto e di farmi sapere come va la situazione.
Mi dà le spalle e non ha la minima intenzione di voltarsi, lo conosco bene.
Troppo orgoglioso per far vedere a sua nipote le lacrime che minacciano di uscire.
Mi avvicino a lui cautamente :<< Nonno, adesso devo andare >>
Vorrei consolarlo ma non servirebbe, lui è fatto così e io non sono il tipo che sa dire "addio".
È il momento dei saluti e sia io che il nonno non siamo bravi in questo.
Restiamo entrambi sulla soglia di casa in silenzio e con lo sguardo rivolto sul pavimento in legno rovinato, senza sapere cosa dire.
<< Avrei preferito accompagnarti, sarei stato più tranquillo >> fa lui interrompendo il silenzio.
Alzo lo sguardo su di lui e gli leggo la tristezza negli occhi.
<< Lo so ma è meglio così. Ora devo andare >> dico facendo un passo verso di lui.
<< Certo... devi andare, si >>
Lo abbraccio senza perdere altro tempo e dopo poco lui ricambia stringendomi forte, facendo trasparire tutta la preoccupazione che gli inonda l'anima.
<< Ti voglio bene, nonno Jake >> , sussurro sul suo petto.
<< Anche io, scricciolo... anche io >> , gli si incrina leggermente la voce quando pronuncia queste parole.
Mi mancherà tanto.
Ci stacchiamo da quell'abbraccio troppo breve e, prima di cambiare idea e restare, afferro la valigia e abbandono questa casa.
Mentre mi allontano, diretta alla fermata che mi porterà lontano da qui, non mi volto.
Già so che lui è appoggiato allo stipite della porta, con le mani nelle tasche dei suoi jeans scoloriti, che mi guarda andare via.
KAMU SEDANG MEMBACA
BLOOD {sovrana delle tenebre}
FantasiIsabelle ha diciotto anni, è una ragazza riservata che ama stare per conto suo. Sta per andare al college: facoltà di lettere e traduzione. Qui, oltre a studiare letteratura moderna, storia medievale e imparare a tradurre testi in latino, si iscrive...
