Luomo entrò nel bosco. Era ancora buio e il sole si apprestava a sorgere su quella landa desolata. Larmatura di cuoio gli ricopriva il corpo e la grande ascia gli oscillava sulla spalla. Ghor stava per attraversare quel mondo dimenticato dagli dei. Dallaspetto rude poteva sembrare un uomo forte e determinato, la lunga barba gli dava anche unaura selvaggia; ma se lapparenza era quella di un uomo grande, grosso e duro la realtà era ben più formidabile. Lui per tutta la sua vita aveva fatto il mercenario, aveva combattuto sui campi di battaglia di mezzo mondo servendo le insegne di decine, se non centinaia tra duchi, baroni e re.
Il suo corpo era ricoperto di cicatrici e ognuna aveva una propria storia di coraggio o follia. Aveva un buco causato da una freccia che lo aveva trafitto al fianco destro quasi dieci anni prima; era stato durante la Grande Guerra del Nord, e il distaccamento nemico bombardava la sua formazione con dardi e frecce. Venne colpito da una di esse, ma non se ne curò più di troppo anzi, la spezzò e lasciò la punta dentro; dopodiché partì alla carica contro lesercito nemico e ne scardinò la prima fila. Si liberò della punta solo ore dopo, a battaglia finita. Lenorme cicatrice che aveva sulla schiena invece aveva una storia diversa: era relativamente fresca, aveva infatti solo un paio danni. Se lera procurata combattendo la battaglia di Lagran, diventata famosa per la cocente sconfitta procurata ai nobili livaresi da parte dei mercenari a cui lui apparteneva. Era in mezzo alla mischia quando, ad un tratto, si trovò al centro della carica di cavalleria nemica. Due cavalieri si avventarono su di lui, cercò di parare il colpo con lascia, ma i cavalli erano troppo veloci e uno dei cavalieri riuscì a mandare a segno un fendente che gli squartò il dorso dellarmatura e gli procurò una grossa ferita alla schiena. Non si scoraggiò per così poco. Al contrario, con quel gesto, capì che doveva mirare ai cavalli prima di colpire i fantini. Alla seconda carica mirò alle gambe dei grossi animali e nel giro di qualche ora le teste dei due cavalieri ornavano lentrata della sua tenda.
Nonostante il suo passato, in quel momento aveva paura. Ormai non era più un mercenario perché la grande epoca di guerre era finita e così non aveva più lavoro. Lunica cosa che sapeva fare era combattere, così pensò di mettersi al servizio di qualche privato per compiti di protezione, al fine di racimolare qualche soldo. Peccato che il compito che gli venne affidato non era affatto semplice, e per questo era molto agitato. Un grande proprietario terriero con più di mille capi di bestiame tra bovini e ovini aveva iniziato a perdere animali. La causa era un drago che si era stanziato nelle vicinanze del fiume dove andavano ad abbeverarsi le mandrie e il possidente aveva assoldato Ghor per ucciderlo.
Il guerriero aveva accettato, ma sapeva di non esserne allaltezza: lunica arma di cui disponeva era una grossa ascia bipenne, adatta a sfondare scudi ed armature, ma a che cosa sarebbe servita contro un drago? Essi erano grossi, forti e allo stesso tempo agili; servivano armi a lungo raggio come archi o balestre per pensare di fargli anche solo un graffio; inoltre, larmatura di cuoio non sarebbe servita a niente contro i possenti artigli della bestia e tanto meno contro le fiamme che sputava.
Ghor camminava per il bosco a testa bassa, tutti i sensi erano allerta e la vista non avrebbe fatto altro che inibirli per tanto preferiva non utilizzarla. I fruscii delle fronde degli alberi e loscurità che ancora lo circondava lo agitavano, rendendo ogni suo passo più insicuro e instabile, ma malgrado ciò andava avanti. Lennesimo rumore accanto a lui lo convinse ad imbracciare lascia, e da quel punto in poi avrebbe proseguito in posizione di guardia.
Si inoltrò nel bosco fin quando non arrivò a una radura e lì lo vide: alto quasi quanto una torretta di guardia, possente come un ariete da sfondamento e con due occhi verdi che avrebbero fatto gelare il sangue al diavolo in persona. Il drago stava mangiando la sua ultima preda: una mucca proveniente presumibilmente da una delle mandrie del mandante di Ghor. Quando lanimale vide luomo, si mise subito sul chi va là e spalancò le fauci in lungo ruggito. Ghor sudava e tremava e non aveva la minima idea di come affrontare quella bestia. Per quanto ne sapesse, la pelle di drago avrebbe potuto anche resistere ai colpi dascia e dunque qualsiasi suo sforzo si sarebbe rivelato inutile.
Il guerriero pensò di fare come aveva sempre fatto: caricare a testa bassa e poi curarsi della reazione dellavversario. Così fece e partì allassalto, urlando e imprecando come facevano i fanti sui campi di battaglia per darsi la spinta necessaria ad affrontare la mischia che di lì a poco si sarebbe scatenata. Lenorme lucertolone non si scompose più di tanto: per lui quel chiassoso essere era semplicemente un insetto insignificante e non lo vedeva come una minaccia. Lunica sua reazione fu un leggero colpo di coda che Ghor prontamente riuscì a parare con la sua arma. Il drago aveva lanciato solo un avvertimento, ma per Ghor quello sembrava un vero e proprio attacco: era riuscito a pararlo per miracolo e la forza del colpo gli aveva indolenzito entrambe le braccia, per non parlare del fatto che lurto aveva interessato anche i muscoli della schiena, i quali avevano già raggiunto il limite. A quel punto Gohr capì che il lanciarsi alla carica non era la soluzione migliore. Provò allora ad aggirarlo per colpirlo da dietro, oppure ferirlo alle zampe anteriori per rallentarlo. Il suo avversario non era uno sprovveduto e intuì presto la tattica delluomo e non lo perse di vista per neanche un secondo, ruggendogli contro ogni volta che provava ad avvicinarsi. Il guerriero decise di provare il tutto per tutto e caricò a testa bassa verso la zampa destra dellanimale: sperava di ferirla o addirittura di tranciarla di netto affinché lanimale diventasse meno agile e più facile da colpire. Allenorme creatura bastò un colpo di zampa per fermare lassalto dellinsetto, ma a quel punto anche la possente bestia era infastidita dallinsistenza delluomo e decise di farla finita.
Gohr giaceva ferito contro un albero ai limitari della radura. Il colpo gli aveva rotto tre costole, mentre gli artigli gli avevano squartato una coscia rendendolo inabile a qualsiasi movimento. Poté soltanto ammirare lenorme drago riempirsi i polmoni daria e sputare unimmensa fiammata, mentre i raggi del sole appena sorto si riflettevano sulle squame della bestia. In quel momento pensò solamente di essere uno dei pochi uomini a poter ammirare la meraviglia dellinferno prima di morire.
Gohr si svegliò di soprassalto con il fiatone e la fronte sudata. Distinto imbracciò lascia che aveva al suo fianco, ma quando capì che era stato solo un sogno si calmò. Era quasi lalba e la luna era tinta di rosso a causa dei raggi del sole che ancora non si percepivano. Luomo guardò il bosco lì vicino. Sarebbe dovuto andare in mezzo a quei rovi a cercare il drago, armato solo della sua ascia. Devo essere un pazzo scatenato, cento volte meglio assediare una fortezza da solo pensò tra sé e sé, sorridendo. Lalba si stava avvicinando e sentiva i ruggiti dellanimale provenire da quella lugubre macchia di vegetazione. Si armò e si diresse verso il bosco, ma un dettaglio lo fece tentennare: guardò la luna e la vide rossa come il sangue. Era già capitato in passato che combattesse sotto quella luna e tutte quelle battaglie si erano rivelate difficili e sanguinose. Ormai era troppo tardi per tirarsi indietro e proseguì il suo viaggio.
Luomo entrò nel bosco. Era ancora buio e il sole si apprestava a sorgere su quella landa desolata. Larmatura di cuoio gli ricopriva il corpo e la grande ascia gli oscillava sulla spalla
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Fuoco e fiamme
FantasyUn potente guerriero, veterano di mille battaglie come mercenario, si ritrova ad affrontare una missione molto ardua. Il suo compito questa volta è quello di uccidere un drago. Riuscirà a vincere la paura e a sconfiggere la bestia?
