Questione di professionalità a mezzanotte

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«Allora, dove eravamo rimasti?» sorseggio il caffè bollente.
«Ah, si. Claudio Conforti. Conforti Claudio. Il tuo sogno proibito-» alzo gli occhi al cielo.
«Racconta, dài»
«Non c'è assolutamente niente da raccontare. Niente di niente. Zero assoluto»
Ride, lui.
Gli do una gomitata. Davvero delicata.
«Gli sbavo dietro da un anno. Sono praticamente una lumaca e lui non sa neanche chi sono. Di bene in meglio»
«È l'occhio azzurro che frega. Te lo dico per esperienza: tutto sommato non é un granché»
«Ma stai scherzando? È l'uomo della mia vita»
«Che non ti si fila manco per sbaglio»
Sbuffo e finisco il caffè.
«Infierisci, si. Manchi solo te. Ambra la fenicottera non ha ancora fatto abbastanza, sai?»
«Me dà. Il cielo é pieno di uccelli e il mare pieno di pesci-» la ragazza del bar porta via le tazzine. Questa mi mancava.
Riderei anche, se la situazione non fosse così catastrofica.
«Lo troverai qualcuno. Prima o poi»
«Si, si. Un cinquantenne divorziato in crisi di mezz'età»
Magari accompagnato dalla prole. Bellissimo.
«Sei te che hai troppe pretese»
«I morti che tieni, Guido!»
Continua a ridere e mi pesta un piede sotto il tavolino da bar.
«É la pudicizia che ti rovina. Vieni qualche volta al club, te lo trovo io il principe in cabriolet» riferimenti puramente casuali al dannato.
«Magari gay»
«Mica ce stanno solo quelli. È un posto molto vario, poi si sa che tutti i principi sono gay» Non era virile la calza maglia?
«Se vabbè»
«Vedi Ricky Martin» fa lui, sognante.
«Che c'entra Ricky Martin»
«Allora vedi Tiziano Ferro»
«E mo che c'entra Tiziano Ferro»
«C'entra, c'entra. Sei te che non cogli il senso»
«Ma quale senso!» Eh? Non ho capito.
«Ciaone proprio. Me sa che il caro, bellissimo, affascinante, strappa mutande dottor Conforti ti abbia mandato in tilt quei pochi neuroni che ti rimanevano»
«Fanculo Guì!»
«Affoga come me i tuoi sorrows nell'alcol» Ecco che il British ritorna prepotente.

Lo vorrei così tanto; scatenare la mia vena alcolista come se non ci fosse un domani.
«Magari! Devo finire l'articolo per la Boschi e dare una mano ad Alice con le larve» rabbrividisce al solo sentire quella parola; larve. Dice che é una cosa disgustosa. Questo perché non ha mai assistito ad un'autopsia di un cadavere in decomposizione.
«Sentiamoci prima di venerdì, magari cerca di convincere Marco a venire»
«Uffaa»
«Che ti costaa» mi fa la smorfia.
«Mo' vedo. Ciao Guido»
***
Milano Dateo sulla mappa un neo
Ma ci passo stanotte

Chiudo il Mac e mi butto sul letto; ho messo sulla chiavetta il lavoro per la Wally.
Spotify sul telefono ripropone la mia solita playlist, il nome che più poetico non si può; "lallala". Da far impallidire Shakespeare.

E non mi dire che ti manco tanto tanto
Che torni a casa e poi ti strucchi con il pianto
Mentre fai due tiri

La voglia di accompagnare Calcutta e fumare é davvero forte. Soprattutto in questo momento. Cerco di afferrare con i miei abilissimi piedi il pacchetto di Marlboro lasciato distrattamente della mia coinquilina, Eva.
Sono sicura che se mi vedesse adesso la mia professoressa di ginnastica delle superiori mi darebbe proprio un bel "diesci". Tipo Alessandro Borghese.

I'm the bad guy
Duh

Bellissimo il telefono che squilla con l'accendino - rosa, non mio. Non mi assumo nessuna responsabilità - difettoso e la voglia di nicotina a mille. Forse dovrei ascoltare Lara e cambiare suoneria. Per non trovarmi in situazioni imbarazzanti, già mi ci metto d'impegno.

Durudurururudurudururu

«Pronto» che voce atona che ho.
«Lea ti pregoooo» la sua invece è completamente l'opposto.
«Cosa?» Quando Alice inizia così so di essere nei guai. Fino al collo.
«Dovrestivenireinistitutoperfavoree»
«Non ho capito niente, ripeti»
«Dovresti venire in istituto, ho bisogno di una mano con le larve e sono incasinata. Il volo di Arthur sta per atterrare e devo andare a prenderlo all' aeroporto e non ho scritto una parola per l'articolo della Boschi-»
«Cazzo, Alice. Sono le undici, come ci arrivo in istituto, volando? Portamele a casa»
Una sigaretta volevo. Solo una dannata sigaretta. Forse questa è la mia punizione.

«Si ma Arthur atterra fra mezz'ora, Cordelia conta su di me e la Wally mi ammazza proprio se non trova tutto in regola domani»
«Alice, davvero, non ce la faccio fisicamente e psicologicamente a quest'ora-» mi interrompe.
«Ti giuro che ti faccio la spesa per un mese, anzi, che dico, due e ti porto fuori il cane, e... e ti presto la macchina quando vuoi e-»
«Uno; non ho un cane e poi la macchina é una questione temporanea. Chiama Paolone. Anzi, meglio; chiama Lara. Lei le adora, le larve»
Inizia a singhiozzare.
«Ci ho già provato; mi resti solamente tu, Lea. Per favore»

Sospiro pesantemente mentre l'Allevi continua a singhiozzare. Addio nicotina. Addio morbido letto e addio caro gelato al cioccolato. Aspettami in freezer ancora per un altro pò. Poi saremo solo io e te.
«Va bene, vai dal tuo bello. Però la spesa me la fai per tre mesi-»
E niente. Riattacca senza neanche un ringraziamento decente. Ci sono cascata di nuovo.

Mi alzo dal mio carissimo letto e, sicura di non incontrare anima viva, infilo la mia amata felpa di Teen Wolf (rigorosamente McCall).
Tento di chiamare Guido, che non risponde. Idea passaggio abolita.
Vorrà dire che andrò a piedi. Se sono fortunata trovo un taxi per strada.

***

Quaranta minuti dopo, il famoso pacchetto Marlboro della coinquilina vuoto, e la voglia di saccheggiare il kebabbaro a cinquanta metri dall'istituto, sono arrivata salva. Sana é ancora da vedersi.
Mi sono sempre chiesta cosa succedesse di notte. Cioè, non dovrebbero starci delle guardie o qualcosa del genere? Potrei anche essere una malintenzionata, io.
Entro tranquillamente e mi dirigo verso la sala specializzandi.
Non vedevo proprio l'ora di tornarci, in questo inferno.

Prendo le carissime larve riposte con molta cura da Alice in un termos e, cercando di non fare nessun danno, mi avvio verso il laboratorio.
E torno indietro.
Ho dimenticato la borsa. Già che ci sono prendo anche il camice.
Questione di professionalità a mezzanotte.
Bellissimo; porterei scrivere un giallo e chiamarlo così.
Ok, sto delirando. È chiaro. Non sono cosciente di quello che sto per fare, Alice se ne farà sicuramente una ragione.
Analizzo e riporto su un quaderno ciò che interessa alla Wally delle care, piccole larve.
Una volta finito, mi siedo per un attimo.

Ancora cinque minuti mamma

vivere come scintilleWhere stories live. Discover now