19 G.D.F.

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19 G.D.F.

Il tempo si trascinò sempre uguale a se stesso per  alcuni mesi.

L’inverno che venne fu uno dei più lunghi di tutta la mia vita.

Il paesaggio inoltre non aiutava a tirare su il morale: la città sapeva essere così poco accogliente col suo freddo, quasi crudele con noi che vivevamo nella sua pancia.

Così cademmo come in letargo per alienarci da tutto, covando la speranza che la primavera sarebbe tornata prima o poi.

Tutto fino a quel momento era stato pieno di avvenimenti che avevano corso più veloci di noi.

Cominciammo a smettere di credere in quello che facevamo.

Tutto era diventato troppo diverso da come volevamo, tuttavia trovammo la forza per continuare lo stesso col nostro lavoro.

Silvestro ed io avevamo la consapevolezza di stare sulla stessa barca. Si trattava di remare tutti e due nella stessa direzione.

Ma quale sarebbe stata la migliore rotta da seguire, questo non lo sapevamo. La bussola non era certo nelle nostre mani, e noi ci sentivamo come due mozzi a governare una grossa petroliera in mare aperto, con gli ordini telegrafati dalla Planet Comics.

Caterina era la marconista della nave. Era lei che ogni volta veniva a darci le notizie, e in un modo o nell’altro ce le faceva anche digerire.

Poco alla volta Silvestro cominciò ad odiarla per il lavoro che lei era costretta a fare, ma quando la guardava negli occhi decideva che l’amava ancora e mandava affanculo tutto il resto.

Quando arrivò il carnevale non facemmo neanche più caso a tutti i gagni vestiti da sceriffo interstellare.

Poi le cose precipitarono per un motivo o per l’altra…

Per tutto quell’ inverno Silvestro trovò dolci le chiamate di Nina. Era come parlare con qualcuno che gli leggesse nella mente, con chi aveva sempre la giusta parola di conforto e dava ancora un senso a tutta la faccenda di Blackhole Zeek.

Perché se pure il nostro sceriffo cominciava a starci decisamente sulle palle, dovevamo sapere che c’erano ancora parecchie persone sinceramente affezionate a Blackhole Zeek.

Questo ci consolò quanto bastava per andare avanti.

In quei giorni di carnevale accadde che la tournée nazionale di Nina Koplos facesse tappa a Torino. Il concerto era in programma per il giovedì grasso al Palastampa. I biglietti erano già esauriti da parecchio tempo e Nina si preoccupò di spedirne due a casa del socio.

Lui preferì la mia compagnia a quella di Caterina.

Arrivammo davanti al palazzetto dall’orribile acustica che mancava ancora un’ora all’inizio del concerto, eppure c’era già una lunga coda davanti l’ingresso.

Dopo essere entrati ci saremmo dovuti avvicinare alle transenne vicino al palco e presentarci ad uno qualsiasi dello staff. Quello ci avrebbe fatto passare dall’altra parte del palco per andare a salutare la cantante greca.

Intanto continuavamo ad aspettare il nostro turno per poter entrare. La coda defluiva con un’insolita lentezza.

Notai Silvestro fortemente eccitato da quello che lo aspettava. Quella sarebbe stata la prima volta in cui avrebbe ascoltato Nina cantare.

Io avevo la strana sensazione di sentirmi di troppo quella sera.

Non avevo voglia di mettere a disagio tutta la confidenza che si era creata tra i due una serata dopo l’altra.

SOGNI SFOCATIWhere stories live. Discover now