Capitolo 1

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Guardai la pioggia che picchiettava sulla finestra della stanza d'ospedale in cui mi trovavo da cinque settimane. Mi avevano ricoverata in seguito a un incidente stradale. Da come avevano ricostruito i fatti, chiedendo a chi c'era in giro in quel momento e che ha chiamato l'ambulanza, sembra che sia stata investita in maniera accidentale mentre passavo sulle strisce pedonali in sella alla mia bicicletta.
La mia testa aveva sbattuto violentemente, con conseguente trauma cranico e amnesia. Non ricordavo più nulla. La mia vita, la mia famiglia, i miei amici. Non ricordavo neanche che tipo di persona fossi. Tutto sparito in un attimo.
Era come lottare in un mare buio, senza niente che facesse luce attorno a me.
Chiusi gli occhi per concentrarmi sul rumore rilassante della pioggia e sospirai.
<<Ehi, nuova arrivata.>>
Una voce mi destò dal mio momento di pace interiore. Una voce familiare. Tanto quanto quelle dei medici e delle infermiere che mi tenevano sott'occhio.
Aprii gli occhi e osservai il ragazzo sorridente appoggiato allo stipide della mia porta.
<<Ciao a te, Jaden. Anche oggi sei riuscito a scappare dalla iniezione del mattino?>> lo guardai con aria di rimprovero.
<<Lo sai come sono, ho bisogno di libertà. Sono un'anima libera.>> sollevò le mani mostrandomi due budini al cioccolato che aveva molto probabilmente rubato da qualche parte. <<E se non lo facevo chi ti portava questo?>>
Alzai gli occhi al cielo e lo sentii ridacchiare. Venne a sedersi sul lato del mio letto e me ne passò uno con un cucchiaino giallo.
<<Potevi portarlo anche dopo>> borbottai, facendolo ridere. Diceva che sembravo uno gnomo incazzato quando borbottavo. Guardai il cucchiaino chiedendomi dove diamine lo avesse trovato.
Ogni volta me ne portava uno di un colore diverso. Contando che in ospedale ci davano sempre i cucchiaini bianchi, era un mistero.
Mi sorrise, aprendo il suo budino e iniziando a mangiarlo.
<<Allora, oggi ti sei ricordata qualcosa?>> chiese tra una cucchiaiata e l'altra.
Scossi la testa. Mi guardò per un secondo, ancora con il cucchiaino in bocca e poi annuì.
<<Qualcosa ti verrà in mente prima o poi, devi solo avere pazienza.>>
Annuii, facendomi convincere dalle sue parole. Aveva un tono di voce caldo, come se davvero sapesse che sarebbe andato tutto bene.
Jaden era stata la prima persona a voler fare amicizia con me in ospedale. Era simpatico, forse un po' strano e fuori dagli schemi, ma sicuramente si poteva definire un "bravo ragazzo". Si comportava in modo gentile e pian piano era diventato quasi una presenza onnipresente. Era in ospedale da praticamente tutta la vita. Aveva un problema ai polmoni cronico quindi doveva stare perennemente sotto osservazione.
Non sembrava realmente sotto pressione, ma era ovvio anche senza che si esprimesse che era triste di non potersi fare una passeggiata lunga fuori dall'ospedale. Un giorno ero andata nella sua stanza, 4 camere a destra della mia, e lo avevo visto attaccare un altro poster di basket al muro. Ormai aveva riempito tutta la stanza di cose riguardanti il basket. Mezzo nella penombra e mezzo alla luce avevo visto la sua espressione triste mentre guardava il poster. È stato il primo momento in cui ho pensato che fosse bellissimo.
Lanciai un occhiata verso di lui, intento a prendere l'ultima cucchiaiata di budino. Guardai il suo profilo. Grandi occhi scuri come la pece, capelli castani e mossi, abbastanza ribelli da non aver senso perderci tempo a spazzolarli, a detta sua. Aveva un fisico asciutto, nonostante non potesse far sport. La pelle come quella di un sud americano. Le labbra carnose.
Mi guardò di sottecchi e ridacchiò <<Non ti do l'ultimo cucchiaio. È inutile che mi guardi così, Beth.>> alzai gli occhi al cielo e mangiai il mio budino.
Fortunatamente, oltre che bello era anche estremamente stupido. O avrei potuto rischiare di prendermi una cotta.

Amnesia- La Vera TeWhere stories live. Discover now