Capitolo 1

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"I'm just a girl, and I'm here to save the world..."
"Ti prego, smettila. Sembri una cornacchia."
Questo è il mio simpaticissimo fratellino Giorgio, che mi intima di smettere di cantare.
La mia camera, per sua sfortuna, non è sound proof. Ma continuo a cantare, aggiungendo anche qualche passo di danza. 1, 2, 3, giro!
Gli cado addosso, rischiando di far cadere tutti i miei libri. "Ambra, ti prego! Basta!"
"KARMA KARMA KARMA KARMA KARMA CHAMELEON!"
"Oh no, non Boy George."
"Don't go breaking my heart! Oh honey if I get restless..."
"Ti odio. Che gusti di merda."
"Sei tu che ascolti musica del cazzo, rincoglionito."
Lo spintono via dalla mia stanza, e scendo in cucina, dove la mamma sta preparando da mangiare.
"Ambra, Giorgio. Vi prego."
Ci sediamo attorno alla tavola, ogni segno di guerra cancellato alla vista dei pancake. "Pronti per il primo giorno di scuola?"
Stiamo entrambi in silenzio, depressi al solo pensiero. Non si è mai pronti per il primo giorno di scuola.

Il cortile del liceo è affollato, molto più del solito. Ci sono telecamere ovunque, gli studenti bisbigliano eccitati, i professori sorridono nervosi. A quanto pare, abbiamo ospiti dall'alto. Rappresentanti del governo, venuti alla nostra scuola per "conoscere i leader di domani". Essendo una scuola privata, non è raro ricevere visite da personaggi importanti.
"Hai visto, Abba? Pieno di gente, cavoli!", le mie migliori amiche, Gaia e Carlotta, mi hanno finalmente raggiunta nel nostro solito angolo di ritrovo.
"Sí, sono qui da un po'. Sapete qualcosa?"
"A quanto pare il presidente è venuto a farci visita. Di persona!", Gaia mi saltella intorno, "Inoltre, si è portato dietro il figlio! Il figlio!"
"Jon De Bomba è nella nostra scuola! Potrebbe apparire in qualsiasi momento!", commenta Totta, per fortuna un po' più sobria.
"Non capisco perché siate così emozionate. Non è neanche così carino."
"Non è neanche così carino? Ma sentila tu! Sicura di non essere lesbica?"
Le nostre risate sono interrotte dal rumore di qualcuno che si schiarisce la voce al microfono. Davanti a noi, al centro del giardino, è apparso il presidente.
La sua faccia, famigliare dai molti comunicati stampa, è corrucciata e i capelli sembrano più bianchi del solito. Sembra stanco, invecchiato. Ma forse è solo l'effetto dell'averlo sempre visto truccato per la televisione.
Il nostro preside, un vecchio inacidito che sembra non aver mai dimenticato lo stile rococò, richiama il silenzio, come se ce ne fosse bisogno. Siamo già tutti completamente zitti, in attesa del discorso del presidente.
Dopo alcuni secondi di esitazione, inizia a parlare, "Cari ragazzi, benvenuti. Ci troviamo qui, oggi, per inaugurare un progetto di grandissimo valore umanitario. Qui, oggi, si aprono le porte per il futuro. Oggi, il nostro domani si prospetta sempre più brillante."
Qualcuno applaude, anche senza avere idea di che cosa stia parlando. Le porte della scuola sono chiuse e i giornalisti se ne sono andati. Lancio uno sguardo alle mie amiche, che lo ricambiano con una alzata di spalle. "Come molti di voi sapranno, il nostro fiorente stato è da molti anni minacciato da un gruppo di ribelli conosciuto come MBA. Questi criminali dicono di volere un mondo migliore, ma hanno determinato la morte di numerosissimi innocenti cittadini. Gli ultimi attentati hanno determinato le morti di migliaia di persone. È necessario mettere fine a questo regno del terrore che hanno così terribilmente creato i ribelli. Grazie a voi, ciò sarà possibile."
Alle sue parole, si sollevano sussulti. "Cosa significa?"
"Che centriamo noi?"
"Silenzio, cari ragazzi. La vostra scuola è stata selezionata, tra numerose altre. Siete i fortunati vincitori di una lotteria straordinaria! I portatori di una nuova era!"
"Cosa sta blaterando?"
"Lasciateci uscire!"
Dei ragazzi si buttano contro le porte, cercano di aprirle. Le guardie alle porte li tirano via. "Lasciatemi! Voglio andare via!", una ragazza si scaglia contro alle guardie, urlando.
Il presidente sorride, annuendo e fa segno alle guardie, "Prego, lasciatela andare."
La ragazza e alcuni altri studenti si apprestano ad andarsene, ma al contatto con la maniglia del portone la ragazza cade a terra, una massa informe di pelle e ossa. Gli altri studenti urlano, indietreggiando.
"Come avrete capito," riprende il presidente, con un sorriso malevolo, "non è una vostra scelta se restare o no. Siete stati scelti, ora farete il vostro dovere. Guardie!"
Uomini in uniforme appaiono da ogni angolo e ci spintonano verso l'entrata della mensa. In fila indiana, entriamo tutti dentro. Le porte dietro di noi vengono chiuse. Carlotta e Gaia sono di fianco a me, terrorizzate. "Che facciamo?", bisbiglio. Fanno cenno di aspettare, "Un secondo". Annuisco, e ci dirigiamo più avanti.
I tavoli sono stati portati via e al loro posto sono stati posizionate delle piccole cabine. File e file di cabine si susseguono in tutta la sala. Davanti a noi ci sono degli ufficiali con dei tablet, nascosti dietro a una vetrata. "Avanzate uno alla volta", ordina una voce dall'altoparlante.
"Carlotta, Gaia, non separiamoci. State attente."
Uno a uno siamo smistati nelle varie cabine. Dopo qualche decina di minuti, mi trovo davanti alla grande vetrata. Una signora di mezza età, con capelli neri tinti tirati in uno chignon e sguardo truce mi guarda con occhietti avidi dall'altra parte. "Nome?"
"Ambra Cavilli"
"Etá?"
"Sedici"
"Grazie. Cabina 1091. Il prossimo."
Carlotta finisce al mio stesso tempo e mi segue per le fila di cabine. "Che cabina sei?"
"1081"
"Sono dieci cabine più avanti. Raggiungimi quando hai finito."
Annuisce e ci separiamo. Davanti alla mia cabina c'è un monitor dove inserire i propri dati. Media scolastica, stato di salute, aspirazioni e impronta digitale. Quando ho compilato tutto, si apre la porta, rivelando una poltrona inclinata e un altro schermo. "Prego, entra Ambra Cavilli", annuncia la cabina. Mi siedo sulla poltrona e sono immediatamente bloccata sul posto da delle cinghie motorizzate. Per quanto cerchi di liberarmi, ogni tentativo è vano e doloroso. "Prego, il test inizierà tra 3... 2... 1..."
Un flash mi acceca momentaneamente e d'un tratto mi trovo trasportata in un'altra stanza. "Congratulazioni, hai superato il test. Congratulazioni, hai superato il test. Congratulazioni, hai superato il test."

Bittersweet Poison Where stories live. Discover now