Mi voltai verso di lui, quella magra e pallida figura seduta al mio fianco, con lo sguardo puntato verso il basso e un dito contro le labbra, stretto dalla morsa dei denti. Neanche il tempo di battere ciglio che, senza accorgermene, la mia mano era finita a pochi millimetri di distanza dal suo mento umido per via delle lacrime scivolate dalle sue guance; il mio sguardo, intanto, non riusciva a stazionare su una qualsiasi altra cosa che avevo intorno, se non il suo viso bagnato.
Allungai l'indice di quella mano e lo strofinai appena contro la punta del suo mento, lasciando che la lacrima, intenta a solcare quella parte del suo volto, finisse su quel mio stesso dito. Allontanai, poco dopo, la mano e guardai l'indice inumidito da quella piccola goccia d'acqua e lo portai alle labbra, baciandola.
Il suo sapore aveva la dolcezza di quel pianto mancato e la tristezza dell'ultimo incontro.
Non potevo baciare le sue labbra, ma bagnare le mie con quella goccia fu come baciarlo per l'ultima volta.
