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Capitolo primo

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Ostia, 2019

Osservo il fumo della sigaretta oscillare a destra e a sinistra, mosso dalla leggera brezza di inizio estate. La luna fa da scenario, riflettendo lì in cielo in compagnia delle amiche stelle. I suoi raggi si specchiano nel mare di Ostia scintillando come povere di fata.

Sento il suo odore inchiodarsi nelle narici sorpassando anche quello di tabacco, sempre così forte per i miei gusti, mentre il rumore delle onde, che si rincorrono fino al bagnasciuga, è la colonna sonora di questo istante.
Il mare si infrange sugli scogli, frantumandosi in tante goccioline miscelate alla schiuma bianca. Poi si ritrae, per poi spezzarsi ancora una volta, e ancora e ancora.

C'è del rassicurante nel sapere che le onde si ricorreranno sempre, come spiriti affini, fino a ricongiungersi sugli scogli e annullarsi completamente. Per poi ricominciare.

Di nuovo. Da zero.

La brezza calda mi accarezza il volto scompigliando leggermente la mia frangia.

Che pace, penso tra me e me, aspirando un altro po' di nicotina e chiudendo per un breve lasso di tempo gli occhi, lasciandomi cullare da quella melodia dalle note sconosciute. Vorrei impararla a suonare, con un qualsiasi strumento, ma so che in fondo il rumore del mare può essere imitato soltanto dal rimbombo della circolazione sanguigna in una conchiglia, sistemata vicino all'orecchio.

Ho sempre amato di più la montagna.

Il Friuli-Venezia Giulia ha degli stracci di paesaggi non meno belli di quelli che ho ora sotto gli occhi. Ci sono strapiombi che creano una magia da lasciare a bocca aperta. Per non parlare dell'aria fresca che si respira in altitudine, altro che salsedine. E ogni volta che ci vado mi diverto cantando per sentire l'eco che si riproduce.
Ma, ora come ora, non vorrei essere da nessuna altra parte se non qui.

E' stata una bella serata. Ho rivisto i miei compagni di avventura conosciuti nel programma di Maria De Filippi, Amici, ed ognuno su quel palco di quell'evento organizzato dallo sponsor ufficiale ha fatto quello in cui riesce meglio, chi col canto che con il ballo.

Ho cantato le mie canzoni, e beh, quello è sempre qualcosa di inspiegabile. Sentire tutte quelle persone intonare Casinò, Try to C, o qualsiasi altro mio pezzo, mi suscita emozioni mai provate prima. Mi si contorce lo stomaco, mi si ferma il respiro e la voce, ho sempre voglia di lasciar cantare loro e godermi quel momento di condivisione.
Perché in fondo la musica è anche questo. Ho imprigionato in quelle note una parte di me e chi mi ascolta ha incatenato a quei versi una parte di sé. Entrambi abbiamo condiviso qualcosa senza che l'altro lo sappia. Ed è perfetto così.

Mi viene da pensare da dove sono partita e dove sono arrivata, e di come la strada sia ancora lunga -almeno si spera. Fino a pochi mesi fa nessuno conosceva Tish, nessuno sapeva della mia esistenza.

E come avrebbero potuto?

Io ero la Tish di Gorizia, già sconosciuta di suo, che viveva il giorno per il canto e la sera per le freccette e la birra con gli amici.

Amici è stato un azzardo senza troppe pretese. Avevo bisogno di ricominciare dopo la delusione avuta dal mio ex e Gorizia non mi faceva bene, troppo piena di ricordi. Mi ero lasciata convincere dall'idea di fuggire, di ricominciare, e perciò avevo mandato il mio video per i provini.
Il resto è venuto da sé, senza neanche che io me ne accorgessi realmente.

Ogni volta che penso alla mia esperienza penso ad un fiume. Perché Amici è stato come un lo scorrere inarrestabile di un fiume. E' stato un susseguirsi di emozioni che ho vissuto sempre nella loro pienezza senza capirle mai fino in fondo, troppo presa dal vivermi il momento.

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