Quella volta che mi puntarono i fucili in faccia.

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Questa storia ha qualche anno ma vale sempre la pena di essere raccontata.

Si da il caso che mi trovassi in Perù, più precisamente a Lima insieme a altre tre persone: mia madre che chiameremo M, una coppia di amici che chiameremo Mario e Lucia. Il perché ci trovassimo lì e in questo assortimento è un'altra lunga storia che ora non ho molta voglia di affrontare. Fatto sta che improvvisamente decidiamo di recarci a Cuzco per visitare la città e le vicine rovine di Macchu Picchu.
Se non che, a un tratto Mario decide che era il caso di andare in Bolivia, in macchina, per visitare non so quale famoso santuario. Grande idea, peccato i 300 km di strada su un altopiano a quasi 4000 metri di altezza su strade non proprio ottime e nel bel mezzo del nulla. Una mattina andiamo alla locale agenzia dell'AVIS, dove Mario decide che il prezzo proposto per l'auto è chiaramente troppo per un paese del terzo mondo e comincia a contrattare con il tizio, nonostante il tizio fosse un povero dipendente di una multinazionale, vabbè alle fine che ve lo dico a fare il buon Mario riesce a estorcere un prezzo di favore con un risparmio di credo 15-20€, in tutto.
Si parte il giorno dopo, prime luci dell'alba, dopo che la macchina era stata fatta registrare a nome di M e non di Mario per motivi che all'epoca ci sembravano ignoti e privi di peso.
Il viaggio fu molto lungo, ci perdemmo una prima volta alla ricerca di un canyon che scoprimmo poi esistere solo sulla mappa, una seconda volta in una cittadina minuscola dove eravamo i primi occidentali giunti dopo Cortez, non so se mi spiego.
Il resto del tempo c'era solo la strada infinita davanti e dietro e l'altopiano, una distesa d'erba a perdita d'occhio che vi assicuro a starci mette un'angoscia difficilmente esprimibile a parole.
Ogni tanto sulla strada, o meglio, in mezzo alla strada c'era un cane disteso. Non morto sia chiaro, sdraiato a prendere il caldo dell'asfalto, non ne capimmo mai il perché. Le frenate che provocavano mi svegliavano e cosi potevo tornare ad angosciarmi col panorama.
Dopo penso una giornata intera, verso sera arriviamo in una cittadina, Puno, una delle città più alte al mondo, che si espandeva intorno al grande lago Titikaka.
Le strade caotiche e mal conce, le case in pessime condizioni, insomma povertà dilagante come in molti posi in Sud America. Improvvisamente ad un incrocio qualcuno comincia a fischiare con un fischietto, a chi mai potrà fischiare un vigile in quel caos? Ad una grossa Jeep con una gigantesca scritta AVIS? Indovinato!
Il solerte vigile ci avvicina e ci fa presente di come fossimo appena passati col rosso... peccato che non fosse presente alcun semaforo in quell'incrocio, vi era solamente una sorta di torretta dove lui guidava il traffico con i movimenti del suo corpo, per farla breve eravamo passati nel momento sbagliato, senza saperlo.
Problema non da poco si scopre in quel momento che il caro Mario non aveva la patente, non l'aveva portata in viaggio, forse non l'aveva proprio in Italia!
Soluzione? Mario ammucchia tutte le carte che avevamo in macchina. "presto datemi tutto, documenti, biglietti aerei, fogli di carta qualsiasi!" Fa una bella pila e la passa al vigile che era stato raggiunto da 2 colleghi, il vigile controlla tutti i fogli, sorride li riconsegna a Mario, poi ci dice che anche i suoi colleghi, a turno, dovevano controllare tutto... lì per lì mi sembro strano e non capii.
Sbrigata la procedura, tutti e 3 col sorriso ci dicono di andar via, dopo 200 metri appena Mario se ne esce: "peccato fossero stati solo due avremmo risparmiato 20€".
Il viaggio continuó alla volta della Bolivia, dove per uno strano scherzo del destino preso una storta proprio nella zona franca fra i due confini, finendo rovinosamente a terra fra mille imprecazioni, con i soldati boliviani che cercavano di tirarmi su. Anche qui mazzette varie, normale amministrazione in Sud America, almeno all'epoca.

Continua...

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⏰ Last updated: Jun 24, 2019 ⏰

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