Il mio cuore è in uno stato quasi nevrotico per quell'assurda utopia e chimera che definiscono "amore".
Ripenso a questi giorni e mi sento ria, per essere stata in grado soltanto di fare l'apoteosi dell'amore, di esaltare ed enfatizzare qualcosa che oramai è già stantìo e sciupato.
Penso a Jane Austen, al suo valore come donna, all'abbazia di Northanger, a Mrs Allen, a Isabel, a Catherine Morland. Fà caldo, troppo caldo, per continuare a rimuginare su una mappa concettuale tutta mia.
Le rondini garriscono ed io vorrei essere una di loro, una parte del loro corpo, le loro ali che sfiorano i tetti e le nuvole. Ma non sono nata rondine, sono nata lupo, un lupo solitario e che ha imparato a biasimare coloro che ostentano un dolore simulato, come Pope.
C'è un vecchietto due o tre case più in là, tra i ciliegi, gli aranci e le rose del suo giardino.
Sta placido ad ascoltare il chiacchiericcio delle foglie e dei fusti, ogni volta che il vento li stuzzica.
Tiene fissi gli occhi su un bicchiere d'acqua: forse ci rivede la sua giovinezza, il suo primo amore, forse ci rivede il sorriso della sua defunta madre, come lo rivedeva nel buio della sua stanza tra i respiri sommessi dei suoi fratelli. Un bastone è poggiato alla sedia di vimini. Le rose sembrano sussurrare all'uomo, che d'un tratto si alza e le carezza col palmo della mano rugosa.
Immagino quante volte il suo cuore si sia rotto in mille pezzi, e sia scivolato nelle sue viscere, stordendolo e lasciando i cocci tra le costole. Forse esagero, forse sto nuovamente rapendo il viso di altri per inventare storie, su due piedi, che i piedi non li hanno. Sembra scrutarmi anche lui, distante ma vicino.
Una volta ne ho parlato con un amico, un amico un po' strambo, che non riesce a stare zitto. Gli ho aperto il mio libro, gli ho permesso di sfiorarne le pagine, ma lui non ha capito. Forse il mio libro è scritto in russo o in arabo. Forse per questo nessuno lo legge e se c'è qualcuno che si è azzardato a farlo, non ha capito.
A volte vorrei andare a puttane, voglio che mi insegnino ad essere come loro. Ma forse loro hanno un altro profumo, troppo diverso dal mio; profumo di sesso, e di reggiseni e calze che nascondono anime.
I miei pensieri sono una perfetta litania. Sono il gracidare di rane ed il bubolare di gufi.
Odio il Sole, che mi ha inchiodato a questa terra con i suoi raggi che ti squartano la cornea. Forse è per questo che non si fa guardare, ha paura che qualcuno gli sputi in un occhio. Ma ora non c'è. Ci siamo io e lui, solo noi.
Ci somigliamo io e lui, stesso sguardo, forse stesso animo.
Torno in casa, il tempo stringe.
Son passati giorni, gocce salate, speranze, illusioni appese a fili intricati da bugie e di bugie.
Non c'è più. O forse c'è? Sì, c'è ancora. C'è ancora la sua pancia grassa piena di tutti gli orgasmi che ha respirato, mentre fluttuavano nell'aria cocente.
C'è ancora il suo bastone poggiato alla sedia di vimini. Non è un ramo di ciliegio, quello. No.
<<Madre, ho visto un uomo, poche case più in là...>>
<<Un uomo? Com'era?>>
<<Un uomo grasso, con un bastone, il giardino pieno di rose e...>>
<<È malato...>>
Un filo penzonala solitario dal ramo di un arancio robusto. Un arancio che ha visto guerre e rivolte, tra formiche dello stesso colore e della stessa stazza. Un arancio che ha resistito a piogge nel bel mezzo dell'estate. Un arancio che però non ha resistito alla mancanza dell'ingrediente più importante: l'amore.
Ed ora anche quell'arancio si è spento. E quel filo lo vedo più grande e spesso, spesso quanto basta per far arrivare la notte sui raggi del sole, che sono come spade puntate di punto in bianco ai colli dei cavalieri.
YOU ARE READING
NEVROSI
Spiritual"Molti fiori sbocciano per fiorire non visti e disperdere il loro profumo nell'aere deserto", Gray.
