Scese silenzioso le gradinate candide del marmoreo palazzo, la luna che tesseva arabeschi di luce nell'ampio salone.
La stava seguendo.
La stava seguendo da due ore dopo che era entrata in casa sua.
Lei si muoveva furtiva, con passo felpato, e nessuno degli abitanti del castello si era accorto della sua presenza, nessuno tranne lui.
La vide fermarsi davanti ad una grande porta di mogano intagliata finemente con rose e colibrì.
Allora capì, vide la ragazza che estraeva una spada e un legno acuminato di ciliegio;si stava preparando, immobile, i muscoli tesi come le corde di un violino. Poi scattò, bastò qualche istante perché piombasse nella sala del trono , fulminia, veloce per essere un umana, ma non abbastanza per Learco.
Lui le piombó addosso da dietro e i due iniziarono a sfidarsi in un combattimento selvaggio, utilizzando le sottili spade che danzavano furiose disegnano scie argentee.
Dopo quelle che sembravano ore la disarmó, facendola cadere ansimante ai piedi del trono.
Una smorfia di quello che sembrava orgoglio gli increspó l'angolo della bocca, scoprendo una dentatura perfetta e bianca, sulla quale spiccavano due canini appuntiti.
-bravo figlio.
-padre.
Il sovrano si rivolse allora alla ragazza:- l'agnellino è giunto nella tana del lupo... Vero Samya? O preferisci Valchiria ?
-non sei degno di pronunciare il nostro nome!
-col tempo cambierai idea. Sono sicuro che saresti molto utile tra le mie schiere.
-piuttosto la morte!
-non credo, riuscirò a convincerti.
-io non perdo mai, o vinco o imparo.
Ringhió lei.
Poi vide il ragazzo che ad un cenno del padre la stordì e, prendendola in braccio la portò via.
Samya si svegliò in una segreta di ardesia, incatenata ad una lastra di marmo bianco ed immacolato.
Dolore. Alla testa. Dopo quelle che parvero ore, un uomo le portò un pasto e, dopo averla fatta mangiare e aver raccolto le sue cose uscì.
Quella diventò una routine, il tozzo omucolo entrava, la conduceva in un bagno se serviva, le dava il cibo ed usciva.
Ma non quel giorno.
Passi,molto più leggeri di quelli del suo carceriere, più eleganti.
E quando la persona entrò nel suo campo visivo scorse il giovane con il quale aveva duellato:era alto e aveva una muscolatura evidente ma filiforme, aggregaziata, adatta a combattere. In testa aveva una folta chioma di corti boccoli scuri e setosi, che incorniciavano un volto dalla mascella quadrata e dal naso dritto. Ma ciò che veramente colpì la ragazza furono gli occhi;erano cangianti e, a seconda della luce, andavano dall'ambra scuro al grigio,mantenendo però sempre un'espressione dura. Le spalle larghe e quadrate erano chiuse in una soffice camicia bianca con maniche a sbuffo e bottoni argentei, che contrastava con gli scuri pantaloni stretti.
Ma Samya non perse tempo a curarsi del suo aspetto, preferendo invece concentrarsi sul ribrezzo e la rabbia che provava per lui.
Il giovane la slegó e, senza dire una parola la portó via.
-dove mi stai portando?!
Gli ringhió in faccia.
-non credo che tu voglia saperlo.
La sua voce era fredda e bassa, come se non volesse avere nulla a che fare con lei
Lei si mise allora a scalciare e dimenarsi riuscendo a allentare un po' la sua presa. Allora le venne un'idea:rimase immobile per un po', facendogli abbasare la guardia, a quel punto gli morse il braccio e fu libera.
Si mise in posizione d'attacco, i folti capelli marrone scuro che le ricadevano a cascata lungo le spalle e la fronte imperlata di sudore.
Strappó con forza la manica del vestito e, notando che neanche lui aveva la spada pensò di usarla come laccio da soffocamento nel combattimento corpo a corpo che di sicuro si sarebbe scatenato .
-cosa pensi di fare? Non sei abbastanza in forze per avere l'audacia di combattere con me.
-sei diventato loquace?
Disse nell'intento di evitare l'evidenza : lui aveva ragione.
Scattò, gli piombó alle spalle, facendolo rotolare per terra, lei, avvinghiata al suo collo cercava di strangolarlo, schivando nel contempo i suoi poderosi colpi.
I due cercavano di sopraffarsi a vicenda, di uccidersi nel modo più atroce e violento possibile.
Ma, non dopo una lotta strenua da parte di sepphire il ragazzo la vinse.
Alla giovane parve di vedere una scintilla d'ammirazione nei suoi occhi, ma vedendola subito scomparire pensò di essersela solo immagininata.
-non vuoi sapere il nome di chi ti ha vinto umana?
-taci mostro!
Lui, a sentire la parola mostro la strattonó con mala grazia:
-sii grata a mio padre che vuole tenerti viva, io non sarei stato così clemente.
Per tutta risposta ricevette uno sputo sullo stivale destro.
-Vuoi farmi arrabbiare? Disse ringhiando e mostrando i canini.
-se avessi voluto farti arrabbiare avrei fatto ben altro...
-non te lo consiglio.
Giunsero in una sala piccola e buia, illuminata solo da un braciere.
-c'è stato qualche contrattempo?
Disse infuriato il re, mantenendo però una calma glaciale.
-scusate padre, è che la prigioniera ha tentato di evadere
-e ci è quasi riuscita direi! Anche quando è debole ti mette in difficoltà!
Si vedeva che nonostante da fuori fosse calmo dentro il re stava ribollendo prendendosela col figlio.
Ora il suo rivale non era più così spavaldo eh!
-motivo in più per desiderarti tra le mie schiere...
Disse pensoso il sovrano.
-unisciti a noi.
-mai!
-mi hai costretto tu...
Fece un segno al figlio, che capì; prese un pugnale che, secondo ordine del padre aveva lasciato sul braciere e si avvicinò alla ragazza.
-unisciti a noi!
-uccidimi.
-non ho intenzione di ucciderti, sarebbe uno spreco. Ho solo intenzione di convincerti con le cattive.
Samya vide il giovane che estraeva il coltello e le tagliava il braccio, tagli profondi ma non mortali.
Il viso del principe era una maschera imperturbabile. In quel momento lei provava un enorme ribrezzo per quel ragazzo.
Si promise di non urlare o piangere, ma sentiva un dolore immenso, causato dal bruciore del coltello rovente e dai tagli.
Una lacrima, una sola sfuggì al suo controllo e le scivolò lungo il mento e poi sul collo.
Si sentiva morire, era stata ricondotta alla cella e il solito carceriere le aveva fermato la fuoriuscita di sangue. Ma il dolore rimaneva.
Quando fu sola si permise un pianto silenzioso, se lo Meritava.
Ad un tratto sentì la porta che veniva aperta e vide due occhi che la scrutavano. Due occhi grigi.
Lo guardó con odio.
Lui si abbassó alla sua altezza, allungò la mano e le asciugò una lacrima.
Lei gli sputó addosso. Non era degno di toccarla.
-ascolta mio padre.
-non cederó.
-ti farai uccidere.
-l'ho messo in conto.
Poi ci fù silenzio.
-sei forte lo sai?
-no, se avessi avuto la forza che mi serviva ora non sarei stata qui a farmi torturare da te.
-non sottovalutati.
Poi fece una smorfia notando i tagli che lui le aveva inferto.
-voglio sapere il nome del mio aguzzino.
-mi chiamo Learco.
-bene Learco, sappi che ti sto odiando tantissimo e che se ti vedessi morire agonizzante per terra sarei la persona più felice del mondo!
-non scherzare sul veder morire la gente.
-ma ti senti?! Mi hai procurato più dolore che chiunque altro in vita mia!
-sono gli ordini.
-ma sei scemo o cosa? Non capisco come tu faccia a giustificare quello che mi hai fatti con un "erano ordini"!
-non mancarmi di rispetto, ti ricordo che sono più potente di te.
-ringrazia che sia incatenata o...
-o cosa? Non mi sembra che da libera tu abbia fatto molto di più !
Disse con sarcasmo.
Si era sicuramente sbagliata quando gli era sembrato anche solo un briciolo umano, ma ora era tornata in sé e lo vedeva di nuovo come un mostro.
Si promise che sarebbe riuscita ad uscire ed a uccidere quel dannato succhia sangue. Tanto era vero che si chiamava Samya .
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The Eye Of The Vampire
FantasyLa giovane Samya si imbarca in una pericolosa missione che la porta a tentare di uccidere il tiranno che governa tutta Ethernaa. Nel maniero del sovrano conoscerà il tenebroso, freddo e malinconico Learco, figlio del re con il quale prova ad uccide...
