Ander camminò tra le tende disposte nel solito schema degli accampamenti militare: una scacchiera percorsa da innumerevoli strade, la tenda maestra al centro, circondata da un ampio piazzale dove veniva acceso un grande falò e tutti si ritrovavano per cenare e per allenarsi, o per ricevere ordini.
Lui invece si diresse verso la palizzata occidentale, al limite della foresta. L'accampamento era molto grande, molto più di quanto si fosse immaginato. I soldati lì stanziati erano radunati nelle tende, chi intento a dormire e chi intento a divertirsi, per distrarsi dopo la giornata. Ander procedette lungo le tende, lo sguardo di fronte a sé, Mal al suo fianco. Era stanco, la ferita al fianco incominciava a bruciargli. Il sudore non avrebbe di certo contribuito, ma lui non poteva farci niente. Appena si fosse fermato avrebbe controllato e medicato tutto.
Giunto alla palizzata, la costeggiò per un po' verso nord, volendo andare in un angolo abbastanza lontano da tutti. Aveva bisogno di isolarsi.
Dopo un'ottantina di passi si fermò, legando le redini del cavallo ad un tronco.
–Adesso ti libero, non preoccuparti– disse con una voce rilassante al cavallo.
Gli accarezzò il muso, poi sganciò la sella. Quando sollevò le braccia, una fitta gli percorse il fianco ferito. Strinse i denti e sollevò la sella, con l'unico risultato di sentire una fitta ben maggiore. Lasciò che il peso della sella facesse il resto, quindi la lasciò a terra. Si strinse il fianco ed imprecò: il dolore era forte.
Troppo forte.
Si chinò verso la sacca e prese la borraccia mezza piena. Ne bevve un sorso e diede il resto al cavallo, che bevve con avidità. Poi prese una piccola sacca in cui teneva i medicinali e si appoggiò alla palizzata.
Si sfilò la fodera dalla schiena, si tolse la maglia, a discapito del freddo che era sceso sulla terra, e la lanciò sulla sella. Sotto di essa teneva una armatura di cuoio ferrato, che copriva il petto e l'addome, lasciando però liberi i fianchi. Sotto di essa c'era un'altra maglia di cotone. Sull'avambraccio sinistro aveva un'armatura di placche. Sembrava leggera, con un intricato groviglio di simboli e intarsi la percorreva interamente.
Ander sollevò la maglia di cotone e vide il tagliò. Non era profondo, ma il sudore e lo sfregamento contro la maglia l'aveva irritato di molto. Dalla ferita usciva un po' di sangue, mentre alcuni filamenti di cotone erano rimasti intrappolati tra i lembi di pelle. Era molto arrossato.
Toccò con le dita la pelle e subito emise un gemito. Se la ferita era infetta sarebbero stati dei problemi. Aprì la sacca dei medicinali e individuò l'ago ed il filo di seta. Ma prima di richiudere la ferita doveva pulirla.
Si sollevò a fatica, si diresse verso le tende finché non trovò la tenda di uno cerusico. In un accampamento come quello dovevano essercene molte, quindi non avrebbe incontrato Guntfor. Non aveva voglia di discutere, anche se non sarebbe stato possibile parlare con un uomo di quel genere.
Entrò e vide un uomo chino su un soldato. Aveva la gamba immobilizzata, la caviglia molto gonfia. Una caduta da cavallo forse, o una semplice storta.
–Hai del vino caldo?– domandò allo cerusico.
Questo si voltò, vide la ferita al fianco e tornò a fare il suo lavoro.
–Aspetta il tuo turno–.
–Hai del vino caldo o no?– domandò nuovamente.
–Finisco di medicare lui, poi arrivo da te, soldato–.
–Non sono un soldato e preferisco fare da me– ribadì Ander. –Hai del vino caldo?–.
Lo cerusico si voltò di nuovo. Poi si alzò dallo sgabello ed andò al bancone. Prese una ampolla di ceramica, ci versò dentro del vino che era su una fiamma e gliela consegnò.
–Sono due sesterzi–.
Come tutti gli uomini, specialmente di quei tempi, anche quello cerusico era avido di denaro, bisognoso di sentire il peso del rame nella propria borsa. Ander lo fissò, poi mise mano al sacchetto che teneva in mano e tirò fuori due sesterzi. Glieli diede e prese l'ampolla ancora calda.
–Fare affari con te è stato un piacere– disse lo cerusico, facendo sparire le monete.
Ander si voltò ed uscì dalla tenda. Stappò l'ampolla e ne bevve un sorso, lasciando che il liquido caldo gli bruciasse il palato e la gola, fino allo stomaco. In lui si diffuse un senso di pace, di tranquillità che dissolse momentaneamente il dolore che gli flagellava il fianco.
Raggiunse il suo cavallo, che sbuffò appena lo vide.
–Lo so Mal, lo so. Ma devi avere ancora un po' di pazienza–.
Il ragazzo si sedette, beve ancora un sorso di vino. Poi si tolse la maglia di cotone, facendo attenzione alla ferita. Versò un po' di vino caldo sulla maglia, poi incominciò a tamponare la ferita. Il bruciore lo strinse come una morsa rovente, ma sapeva perfettamente che non era niente.
Mise la maglia sulla spalla, poi versò il vino caldo direttamente sulla ferita.
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Simboli e cicatrici - Parte prima
FantasyPerché i Segnati vengono trattati come degli emarginati? Che cosa significa quella cicatrice che solca il loro volto? E perché parlare la Lingua Antica è considerata un crimine? Ander è un mercenario, è un Segnato. E farà di tutto per raggiungere il...
