Era troppo stanca quella sera per accorgersi che le era stato recapitato un invito.
La giornata era stata intensa e come al solito piena di impegni lavorativi ed Elisabeth salì come un fulmine quei dieci scalini che la dividevano da casa e dal letto.
La borsa con gli appunti era sempre troppo pesante, lei in quella borsa di pelle marrone teneva tutto, dal materiale del suo lavoro, al rossetto, allo spray per le allergie, alla scatoletta per il gatto, alle chiavi di casa.
Appunto. Le chiavi... dove diavolo saranno state...
Chiuse l'ombrello e lo appoggiò sulla porta e si mise a rovistare. Un'insolita e fastidiosa pioggia di maggio le bagnava le spalle mentre cercava l'introvabile in quell'universo pieno di cose.
Già era assai strano che il maltempo non desse tregua nonostante la stagione, anche se la stava salvando dall'allergia.
Le borse delle donne sono tutte simili, sia che tu faccia la direttrice di banca sia la casalinga frustrata. Lei però faceva la ricercatrice, quale miglior lavoro per chi ogni giorno alle 19,40 deve cercare le chiavi di casa rovistando nella borsa?
La sua giornata , costantemente programmata, lasciava ben pochi spazi per l'improvvisazione, ore e ore di laboratorio, e poi gli incontri, i congressi, le apparizioni televisive sempre e costantemente preparate, e le giornate erano sempre pressanti e finivano subito.
Finivano sempre alle 19.40.
L'umanità, le era riconoscente, perché grazie a lei e al suo team di ricerca, si stava salvando dalla piaga peggiore degli ultimi due secoli, stava per cambiare il concetto di medicina, di morte e di malattia, ma nonostante questo, davanti alla porta di casa era come una qualsiasi donna: non trovava quasi mai le chiavi di casa al primo colpo.
Ogni giorno se lo prometteva, "devo iniziare a cercarle prima di arrivare alla porta e prepararle già in mano quelle maledette chiavi" , ma poi i mille pensieri che le affollavano costantemente la testa prendevano il sopravvento appena rimaneva sola con se stessa, e così non si anticipava mai.
A vederla così, senza sapere chi fosse, Elisabeth sarebbe passata totalmente inosservata ai più, e un po' se ne compiaceva, perché nessuno più la valutava per la sua bellezza, adesso finalmente era tenuta in considerazione solo in qualità di scienziata di successo, con il cervello in prima linea, molto prima delle tette e del suo fondo schiena piuttosto bello, oppure per la sua famiglia blasonata.
Aprì la porta e prima di lei la anticipò Molecola, la sua amata gatta soriana trovata in uno scatolone un paio di anni prima. Il primo passo verso casa era fatto, ma inavvertitamente con la scarpa sinistra bagnata di pioggia calpestò l'ennesima busta dove dentro c'era il solito invito per qualche ennesima inaugurazione. Ne riceveva così tanti ogni mese, questo era più o meno il 20esimo in una sola settimana, così lo raccolse e lo scaraventò insieme ad altre lettere varie, sulla stipite dietro la porta accanto all'orologio a pendolo fermo alle 2 e 45 di chissà quando. Una gigantografia di un acquerello datato 1914, raffigurante le rovine di un monastero in Europa, dominava il grande ingresso.
Lo aveva voluto lì perché nonostante il soggetto non fosse proprio esaltante, i colori caldi e tendenti al rosso/blu, le davano la pace e la sicurezza di cui spesso aveva bisogno, e anche perché le ricordava l'infanzia trascorsa nella casa paterna. Dopo la vendita della tenuta di famiglia nel 1997 la gigantografia infatti, era rimasta a lei. Non era chiaramente un originale, perché quello era molto più piccolo ed era esposto nel museo di storia dell'arte di Vienna, insieme alla "Madonna del Prato" di Raffaello, l'"Arte del Dipingere" di Vermeer, i quadri delle Infanti di Velazquez e vari capolavori di Rubens, di Rembrandt, di Dürer, del Tiziano e del Tintoretto. Ma la sua copia gigante che aveva appeso nell'ingresso aveva comunque un valore, perché era stata firmata dall'autore prima di andare a dormire, in una lontana e fredda sera di febbraio nel 1981.
Lei non era neppure nata.
Molecola si strusciava alle gambe chiedendo la cena, ed Elisabeth chiuse la porta dietro di sé. "Finalmente a casa!" pensò con aria soddisfatta, e rivolgendosi al gatto: " si, aspetta!! Adesso ceniamo!"
Molecola era tutta la sua famiglia in questo momento della sua vita, dopo che il suo ormai Ex fidanzato si era preso un "periodo" di pausa.
" scusami ma io non riesco a stare dietro ai tuoi ritmi, quindi abbi pazienza ma devo riflettere.."
Purtroppo la riflessione stava durando ormai da circa un anno, e a questo punto si era rassegnata ad avere una gatta come unica convivente.
Come dare torto a quel povero ex ragazzo però, le sue giornate erano veramente estenuanti e neppure l'amore più grande avrebbe resistito a tutta questa mancanza di intimità, ma si consolava comunque pensando che , dato che l'amore è comunque solo una questione di chimica, sarebbe finito comunque dopo qualche anno lostesso, e sarebbe diventata abitudine, tanto valeva farlo finire per una giusta causa.
E così in quel pomeriggio afoso lo lasciò andare senza neppure insistere.
Molecola miagolò all'improvviso nell'ombra del sottoscala, e Elisabeth tornò alla realtà, scacciando dalla mente quei lontani ricordi che l'avevano distratta per un attimo. Mise frettolosamente la cena nel microonde, si apparecchiò sul tavolinetto basso che separava il divano dal televisore e si sedette, decisa a cenare in compagnia di qualche stupida e pilotata news.
Un fulmine illuminò la sera, ma non fu seguito da alcun tuono, ma in compenso illuminò a giorno il grande living.
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L'acquerellista
FantasyNon solo la sua vita sarebbe stata un'altra, ma anche la storia del mondo, se solo lo avessero ammesso a quell'accademia. Il libro racconta cosa sarebbe potuto accadere se quel giorno le cose fossero andate diversamente. Perchè è sempre una ques...
