Mi pare di ricordare cosa mi apparve in sogno una delle notti più recenti.
Scalpitavo, sudavo, gli spasmi non mi davano tregua, e con essi, i demoni mi divoravano.
Era un periodo successivo alla mia prima morte. Nelle mie memorie non si conservava quel che ne fu dei mesi successivi al trauma. Solo un lontano, offuscato e modificato ricordo di ciò che avrei scoperto come reale.
Piccola, sciocca e ancora ingenua bambina, sapevo che il male piú grande mi fosse stato procurato all'anima.
Degli stupidi umani, molto più grandi della me bambina, si approfittarono della mia innocenza, strapparono via quel che era la vera purezza. Lo fecero senza pudore, manipolarono la mia mente affinché io vivessi nel senso di colpa; affinché io vivessi l'incubo della bugia.
E così andai avanti per gli anni successivi. Eppure, mi pare di ricordare che quella notte sentii delle scosse in tutto il mio piccolo fragile corpo. Adrenalina e dolore. Violenze, a memoria mia, mai esistite.
E allora perché, o Dio, le sentivo così reali? Sporche mani sul mio collo, intente a segnare con prepotenza la pelle candida con lividi e sangue. Vissi per anni con la convinzione che questi non avesse mai macchiato il mio corpo: certo, lo odiavo. Sapevo che il male piú grande recatomi fosse l'inganno.
Ma questo sogno così reale, perché, o Signore?
Il mio corpo è già così tanto stanco, marcato dalla malattia, sconfitto, come se già fosse prossimo alla morte.
Perché permette, o Dio, che questi sogni disturbino il mio passato già segnato ed il mio presente già condizionato?
Nei giorni successivi, cercai. Andai alla ricerca di qualcosa. Ostacolata dal corpo, continuai a cercare.
Le chiesi aiuto, o Dio. Le parlai dopo tanto tempo. Rilessi quei diari tanto cari, di quei tempi in cui la scrittura era la mia medicina.
Sapevo che mancasse una parte, sapevo di aver mandato a fuoco quelle pagine, ma non ricordavo il motivo, e avevo ben impresso in mente il fuoco che mutava in cenere spenta.
Eppure, Dio mio, in un giorno come un altro, mi parve di vedere delle pagine fuori posto sullo scaffale. Le pagine mancanti. Mi parve di toccarle, O Dio. Sarò impazzita?
Le toccai, incredula di ciò che avrei letto a breve. Erano i diari mancanti, quelli bruciati, quelli che impedivano il prosequio della mia storia. Eppure, Dio mio, li lessi. Ciò che più sradicó le mie fondate certezze, ciò che mi fece sentire ingannata dalla mia mnemes, fu un susseguirsi di scene avvenute, descritte scrupolosamente dallo sguardo docile di una bambina, riprodotte in quelle pagine come a voler marcare per sempre la storia. Eppure erano così identiche al sogno, lo predicevano come avvenimento reale, abitudinario, azione che costui imparò a ripetere. Com'era possibile, mio Dio, che fino a quel momento, ricordavo di non essere stata violata in quel modo?
Com'è possibile, Altissimo, che costui abbia potuto fare più di quanto riuscissi a ricordare? Pagine segnate dall'inchiostro, che, vergognandosi, diventava mano a mano tratti di matita. Come se, la me bambina, avesse paura che la gente, o i suoi demoni, potessero leggere con più facilità l'inchiostro nero.
Ricordo questo momento, ricordo bene quando smisi di usare la penna, a memoria mia per timore di consegnare compiti disordinati. Gli insegnanti non sapevano, come d'altronde io non mi rendevo conto, che mi sentivo estremamente sotto pressione, come se potessi fare qualche sgarbo nei confronti di colui che mi dominava.
Una bambina già sofferente, convinta che la parte peggiore fosse terminata nel momento in cui poggiò per l'ultima volta la lama affilata sul tavolo, accusata di schizofrenia. Pagine vuote, scritte di fretta, scritte di notte. Pagine piene di ingenua incosapevolezza, di speranza, di amore per il mio salvatore: l'unico sempre pronto a dirmi che sarebbe arrivato un giorno migliore.
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Divenire.
SpiritualDialogo univoco con Dio intriso di riflessioni su un percorso di crescita ispirato alla Filosofia Platonica.
