L'orologio alla parete segnava ormai le 4, l'ora del suo appuntamento. Ancora una manciata di secondi e la lancetta, con il suo ticchettio molesto, avrebbe completato il giro. Valentina attese quel preciso istante prima consultare lo Swarovski che aveva al polso, un regalo di Mattia per il suo ventottesimo compleanno. Era nervosa e anche un po' spaventata all'idea di sottoporsi a quel piccolo intervento.
"Non sentirai niente" l'aveva rassicurata Gaia, che aveva cercato in rete qualche informazione a riguardo. Peccato che l'amica, dopo averla convinta a rivolgersi a quella clinica, non avesse potuto accompagnarla.
La lancetta dei secondi fece un altro giro mentre nella sua testa i pensieri presero a danzare in modo convulso, creandole un senso di smarrimento e uno sgradevole vuoto nello stomaco. Sospirò. Un sospiro doloroso. La dottoressa Frost avrebbe fatto ordine, ripulito i ricordi che non la facevano più dormire la notte e sorridere di giorno. Sarebbe tornata la Valentina di prima. Felice e spensierata come sempre.
"Vedrai, via il ricordo e via il senso di colpa. Sarà come se non lo avessi mai tradito." Gaia faceva tutto facile ma forse aveva ragione. Non avrebbe potuto spendere meglio quei 999 euro che la clinica Oblio le aveva già prelevato dalla carta di credito. Pagamento anticipato, nessun rimborso. Dopotutto si trattava di un'offerta speciale legata alla festa di San Valentino.
Via il ricordo, via il senso di colpa. Anche se forse non era solo il senso di colpa a tormentarla, ma il dubbio. Prima di quella notte, in cui aveva letteralmente perso il controllo di sé e della sua vita, si sentiva la donna più appagata del mondo. Mattia era l'uomo che aveva sempre desiderato avere al suo fianco: bello, affascinante, colto, sicuro di sé. E l'amava da morire. E poi sì, anche con rispettabilissima posizione sociale, ma non era la cosa più importante.
No, non era solo il senso di colpa a tormentarla ma il crollo delle certezze che l'avevano guidata fin lì.
Da quando la sua serenità era andata in frantumi per colpa di quel maledetto incontro non era più certa di niente. Non riusciva più a riconoscersi, ad accettarsi. E si faceva paura. Era bastato poco, dopotutto. Erano bastati un bel sorriso e un pugno di parole a farla sentire incompleta e pronta a compromettere tutto ciò che fino a quel momento considerava la sua solida esistenza.
Valentina non trattenne un gemito e d'istinto portò la mano alla bocca. Osservò in imbarazzo per la prima volta l'unica altra persona presente nella sala d'aspetto: una signora elegante, sui sessanta, con gli occhi cerchiati di dolore e lo sguardo perso nel vuoto. Non aveva dubbi che fosse lì per rimuovere un ricordo infelice, probabilmente legato alla perdita di una persona cara. Aveva letto sul sito della clinica che per i lutti il procedimento era complesso, quasi chirurgico e richiedeva più sedute affinché venissero cauterizzate le emozioni negative e i sensi di colpa che rendevano la perdita ancora più insopportabile.
La clinica Oblio era l'unica specializzata in città nel rimuovere ricordi brutti o dolorosi o semplicemente imbarazzanti, estirparli dalla psiche e dal cuore. Il suo perse un battito quando la porta dell'ambulatorio medico si aprì. Uscirono una giovane donna e un bambino di circa dieci anni e per un attimo Valentina si chiese chi dei due fosse stato sottoposto alla rimozione.
Una signora secca e bionda dentro a un abbondante camice bianco le fece segno di accomodarsi. Era la dottoressa Frost, identica a come l'aveva vista sul sito internet. Il sorriso da pubblicità della dottoressa svanì all'improvviso coperto dal volto di Alessio, così nitido da apparire reale. Da farla desistere per un attimo di alzarsi dalla poltroncina della sala d'aspetto.
Forse avrebbe potuto concedere a quel giovane, che le aveva fatto conoscere il lato più oscuro di sé, un ultimo pensiero. Un pensiero macchiato di desiderio. Pochi minuti e sarebbe sparito per sempre dalla sua vita. Sì, avrebbe potuto concederglielo, lasciarsi andare a un'ultima fantasia e questa volta senza correre rischi e senza alcun peso sulla coscienza. Abbandonarsi a un estremo ricordo di quella notte. Dopotutto era stata magica. Se solo nella vita che si era scelta ci fosse stato spazio per la magia.
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Anima Bianca
Romance"Si accomodi" le disse la dottoressa. Valentina osservò la poltrona bianca. Tutto era bianco lì dentro: le pareti, gli strani macchinari, la scrivania. E bianca sarebbe tornata anche la sua anima. Racconto
