1° Capitolo. Ritorno a scuola

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-Scuola Filippo Buonarroti, Pisa. 07/01/2015- 

Primo giorno di scuola, appena tornato dalle "vacanze" invernali. Come sempre da queste parti è natale solo perché lo dice il calendario, non nevica mai e sopratutto nelle persone non c'è quell'aria di festa che ci si aspetterebbe dal periodo, non riuscirò mai ad abituarmi a questo modo di vivere le festività. Ricordo ancora il nostro ultimo Natale a Dubrovnik, ormai risale a più di 7 anni fa, dopo del quale ci siamo trasferiti qui, mia madre non mi ha ancora spiegato perché, mi ha solo detto che un giorno capirò... Intanto sono qui, alla mercé di persone che a mala pena mi conoscono o vogliono conoscermi, che mi squadrano dal alto in basso solo perché non indosso abiti firmati o perché non passo giornate intere guardando partite di pallone come il resto dei ragazzi della mia età. mi trovai a pensare a tutte queste cose guardando il cancello che portava al ingresso della struttura, lo stesso cancello che poche settimane prima ero riuscito a superare quasi cavalcando un fiume di persone che urlavano festosamente per la fine della scuola, non mi resi conto di quanto tempo stesse passando fino a che una mia compagna di classe, Gemma mi passò accanto spingendomi per entrare, Gemma è l unica persona in classe con cui parlo, anche se non siamo vicini di banco, riesco a capire che lei è una persona diversa dalle altre, bada meno alle apparenze e, nella sua semplicità, riesce a far sembrare tutto semplice, quasi basilare, la spinta di Gemma mi riportò al mondo reale, facendomi tornare con i piedi per terra e facendomi rendere conto che c'era una cosa di più immediata dei miei problemi relazionarmi con gli altri, stavo facendo tardi alla mia prima ora di lezione. Sono arrivato appena sul suono della campanella, mi sono seduto alla mia postazione del laboratorio di fisica ed ho aspettato un po' che arrivasse il professore, intanto la mia menta vagava, viaggiando tra i corridoi, attraverso le stanze, i muri, le classi, fino ad arrivare alle menti delle persone, riuscivo quasi a leggerle come un libro, sono stato sempre bravo a capire le intenzioni di una persona, soprattutto quando si parla di questioni amorose, le persone non sono mai state in grado di comprendere a pieno cosa ci spinga o che ci attragga ad un altra persona, o almeno, non per gli altri, io sono sempre riuscito a leggere i sentimenti di una persona verso un altra, anche se i diretti interessati non sembravano rendersene conto, o magari semplicemente non volevano accettarlo, per sentimenti che sarebbero stati contrastanti con i loro reali interessi. Una spinta sulla spalla mi svegliò dal mio stato di trance, era Francesco, il mio compagno di classe, che mi sta ricordando il fatto che dovrei prendere appunti se voglio superare la maturità quest anno, ed ha ragione, mi ero quasi dimenticato che tra pochi mesi sarei dovuto andare incontro all'ennesima prova scolastica che mi avrebbe poi portato alla scelta di un ulteriore scuola o la possibilità di scegliere un lavoro. 

La mattinata passò, passò lentamente, cosi lentamente che sono stato più volte sul punto di addormentarmi anche se quella possibilità mi avrebbe fatto passare il tempo molto più velocemente che rispetto alla pesantezza con la quale sono passate queste ore, all'uscita riuscii a vedere una persona che di solito non vedevo, una persona che di solito cercavo di evitare, una ex che mi ha lasciato un profondo segno dentro, soprattutto dopo che mi ha donato un fantastico paio di corna che farebbero invidia ad un cervo da trofeo, la parte peggiore di come è finita quella relazione è che è finita grazie alle rivelazioni della sua migliore amica, non so perché ma riesco a vedere le emozioni di tutte le persone tranne quelle che riguardano me, sono sempre stato molto cieco riguardante le persone che provavano qualcosa riguardante a me, finendo per collezionare uscite con ragazze delle quali prima o poi mi sono finito a pentirmene ma delle quali in questo diario non parlerò. quando vidi quella persona il tempo si fermò, è proprio vero quello che dice la gente, il tempo si ferma quando si vede una persona che è stata importante per te, il problema è che poi il tempo finisce per trascorrere al quintuplo della velocità, lasciandoti a guardare una parete, un sasso o l orizzonte sperando che qualcosa cambi, che succeda qualcosa che ti smuova da quella situazione come, nel mio caso, fu l arrivo del pullman che mi avrebbe portato a casa, un mezzo della CPT che mi avrebbe portato a 200 metri da casa, durante il tragitto finii ad ascoltare le mie solite playlist che, anche se non avevano un genere, autore, o gruppo sul quale ruotare riuscivano a trasportarmi tra i pensieri, una volta sceso mi fermai per un po' ad ascoltare le macchine passare, ascoltavo i motori che mi sfrecciavano vicino, la via dove mi aveva lasciato il pullman era una di quelle più pericolose della zona, tra guidatori distratti da milioni di cose, pedoni che attraversano la strada senza curarsi neanche della loro incolumità, ciclisti che pensano di viaggiare in veicoli protetti da qualche sorta di scudo che li può proteggere da tutto il mondo esterno, ed il rosso del semaforo che poche volte viene rispettato, fortunatamente vivo in una parte di quella strada poco trafficata, questo mi permette di passare senza correre grossi rischi, sempre dopo aver controllato che nessun pirata della strada mi potesse mettere sotto, una volta allontanatomi dalla strada vidi in lontananza casa mia, una piccola casa gialla in mezzo ad alcuni campi lasciati incolti dai propri proprietari, chissà perché le persone si acquisiscono di qualcosa per poi lasciarlo li, senza attenzioni, senza dargli la minima cura. suonai al campanello di casa in attesa di mia madre, una donna sempre stata molto misteriosa, soprattutto quando provo a chiederle qualcosa riguardante la nostra famiglia, quella famiglia che ha abbandonato a Dubrovnik cosi di fretta, quella famiglia che mi faceva sentire a casa, un po' la odiavo per quello, però mi disse che ci sono ottime ragioni per aver fatto ciò che ha fatto ed io, con il tempo, ho imparato a crederle dopotutto perché dovrebbe mentirmi?


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