Pov's Scarlett.
Eravamo io,Kyle,Addison e Jonathan tra alberi sempreverdi le cui foglie producevano un fruscio rilassante. Era ormai calato il buio,il sole era tramontato da qualche ora e ad illuminare quell'enorme bosco c'erano solo le torce dei nostri cellulari e il bracciale fosforescente di Addison che brillava nel buio e rendevano evidente la sua presenza,oltre alla sua vocina stridula che ogni due per tre si udiva,impaurita della sua ombra. Mentre camminavamo ci scambiavano ogni tanto qualche parola,dialoghi striminziti rendevano l'atmosfera meno tetra. Kyle mi affiancava tra gli alberi senza una meta precisa,notai fosse sin troppo silenzioso. C'era,dunque, qualcosa che non andava. Non se ne stata mai in disparte quando parlavo io,ogni parola aveva qualcosa che non gli stava bene.
-Cos'hai Kyle? Sembri turbato e non hai proferito parola finora.
-Io turbato? Nono macché.
Non mi convinceva, alzai un sopracciglio e gli puntai la torcia in faccia come se volessi interrogarlo e strappargli qualche informazione necessaria. Lui mi guardò accecato fermandosi,mi sorrise e continuò a camminare. Mugolai incerta,poi decisi di rompergli quando avremmo trovato un posto sicuro e decente dove accamparci. I due davanti a noi continuavano a camminare sebza sostare un attimo,nonostabte fossimo lontano da loro, recuperammo la distanza in men che non si dica. Sorrisi guardando di spalle Jonathan e ricordandomi quando da piccoli la sua famiglia era ancora unita,compatta, ed io ero la sua migliore amica. Quando giocavamo sempre a nascondino la mattina fuori casa mia che era a pochi chilometri di distanza da quella di Jonathan.
Oppure alla campana o facevamo finta lui fosse mio figlio ed io la madre o lui lo studente ed io la professoressa. Forse sembrerà stupido ma con quel poco ci divertivano un sacco. Adesso, dopo che si è trasferito in un paesino più distante assieme alla madre dopo la separazione dei suoi genitori, si è isolato e i rapporti sono andati a perdersi. Non si è fatto più dei nuovi amici,diceva che non gli interessava. Preferiva stare nella solitudine e nel buio della sua stanza e la sera passeggiare tra le strade isolate del paesello.
Mentre riflettevo e vecchi ricordi viaggiavano nella mia testa Kyle posò tutto sotto un'enorme quercia secolare.
-Qui va benissimo.
Affermò iniziando a montare le tende insieme a Jonathan. Ogni tanto sorridevano da doli sebza un perché. Forse anche a loro stavano raffiorando vecchi ricordi.
Ma Addison? Mi girai guardandomi attorno per cercarla con lo sguardo.
La vidi che continuava imperterrita a mangiarsi le unghie dal nervoso guardando lo schermo del cellulare e digitando non so cosa. Glielo strappai di mano ed irritata e con voce glaciale le ordinai:
-Noi nel mentre raccogliamo la legna per poter accendere il fuoco. Jonathan tu accendilo con quel poco che avevamo raccolto prima.
Lui annuì.
Non faceva neanche molto freddo,eravamo abituati noi quattro alle temperature basse, ma dovevo in qualche modo renderla più partecipe ed attenta a quel che accadeva attorno a noi. Alla fine c'era solo un venticello fresco che muoveva i nostri capelli facendoli svolazzare nell'aria,il cielo era limpido,non c'era neanche una nuvola ad ingombrare quel manto stellato così meraviglioso. Avrei voluto guardare per ore ogni singola stella e quel nero pece che ci avvolgeva e che non mi intimoriva affatto. Mentre camminavamo a passo svelto Addison ruppe il silenzio. Non sapeva ammutolirsi per più di 5 secondi. Questo suo lato era positivo,almeno rendeva viva l'atmosfera. Altre volte era molto fastidioso,perché sapeva ascoltare ben poco gli altri.
Mi allontanò dai miei pensieri ed iniziai ad ascoltare quella voce che sembrava essere diventata più calma e meno acuta. Non balbettava per l'emozione o per andare troppo velocemente,probabilmente era molto rilassata,serena.
-Quando se né andato Matthew..il gruppo si è sciolto,ognuno era a farsi i fatti suoi. Non avevamo nessuna intenzione di riallacciare i rapporti tra di noi. Sai,per noi era fondamentale. Dopi quel che successe tutti ne ebbero un ricordo indelebile. E tu sei una delle prime che è stata ferita di più. Ma seo anche una delle più forti,forse l'unica. Grazie a te,Scarlett, siamo diventati di nuovo quelli di prima. Certo,dobbiamo riacquistare la fiducia tra di noi,la confidenza di prima,ma siamo già a buon punto.
Aprì un argomento fuori luogo ed insensato e che non doveva assolutamente aprire.
Matthew..
Era un componente del gruppo. Lui era il migliore. Sapeva trovare sempre un punto di incontro. È come aveva detto anche Addison,dopo che lui non fece più parte della comitiva essa si sciolse ed ognuno di noi ha preso strade differenti.
-G-grazie per queste parole.
Gli occhi pizzicano, ma non voglio mostrarmi debole,non lo sono. Iniziai a inciampare nelle mie stesse parole. Il cuore batteva molto velocemente al punto da non riuscire a distinguere quasi più un battito dall'altro.
Ero piegata a prendere dei rami più sottili per far si che il falò si possa accendere più facilmente. Cercai di prendere tempo per calmarmi. Sospirai quattro o cinque volte in meno di dieci minuti.
Piccola abbracciami.
Quando aveva freddo me lo diceva sempre.
No. Non dovevo ricordare
Quanto mi manca..
Inevitabilmente tutti i ricordi più preziosi riaffiorarono tutti assieme.
Non so cosa fare. Cosa dico? Cosa faccio? Vorrei piangere. Ma è da anni che ormai non lo faccio. Vorrei tanto sfogarmi..ma non qui. Non con lei.
Addison mi abbracciò improvvisamente. Non mi ero resa conto di avere gli occhi lucidi,ma fortunatamente nel buio si notò poco e con difficoltà.
-Grazie,Scarlett, so quanto per te è stato difficile superare tutto e riunire tutti. Ma sei forte e ce la stai facendo.
Cazzo non devo piangere! Devo essere forte. Lo sono stata finora,e devo continuare ad esserlo.
Forza Scarlett. Forza!
Dissi tra me e me.
-Hai due crateri negli occhi. Due abissi senza fondo. I tuoi occhi sono spenti. Neri come la pece.
Mi guarda attentamente e nonostante fossi un po' disorientata ai ricordi con Matthew riuscii a gestirmi. Non la guardai neanche una volta,guardavo in un punto a caso dietro di lei.
Addison non la conosco bene,non sono mai stata molto legata a lei. Era rimasta orfana pochi mesi dopo la nascita. La accolsero in un orfanotrofio ma dopo pchi anni scappò e non venne mai ritrovata.
-Andiamo dagli altri. La legna raccolta è sufficiente per questa sera.
Affermai distaccata. Lei annuì e iniziò a camminare verso la tenda e quelle due sagome nere,il resto del gruppo.
-Ecco la legna! Ma.. Jonathan ancora non l'hai accesso?!
Urlai spazentita notandolo sul cellulare a farsi i fatti suoi. Sobbalzò in aria con un sorriso di scuse. Prese i fiammiferi ed accendendoli si produsse una fiamma bruciando delle foglie secche e dei rami molto sottili. Misi qualche ceppo e qualche radice alimentando quella fiamma che ardendo produceva un piacevole scoppiettio. Ci riunimmo tutti intorno al focolare ognuno sui nostri sacchi a pelo, Kyle proferì parola.
-Bro passami le sigarette. Voglio farmi un tiro.
Prese il pacchetto che gli porsero e si allontanò dal gruppo. Innervosita lo rincorsi,gli strappai il pacchetto di mano e lo calpestai. Così feci anche con quella che mise tra le labbra.
-Mi avete scocciata con questa strafottenza. Sedetevi in quei maledetti sacchi a pelo e parliamo un po',giochiamo, ma non comportatevi come se foste perfetti sconosciuti.
Kyle sorrise compiaciuto,mise le mani in tasca sospirando.
-Il gancio di riserva che cerca di tenerci uniti.
Il cuore perde un battito. Mi zittii. Capimmo tutti a cosa si stesse riferendo. Addison abbassò lo sguardo dispiaciuta e Jonathan con indifferenza fece spallucce senza dire una sola parola.
-Non comportarti come lui,non imitarlo. Sei solo una copia fatta male di un ragazzo che è migliore di un'insulsa diciassettenne troglodita.
I suoi occhi erano due iceberg che mi facevano venire i brividi con un solo sguardo.
Non imitavo nessuno. Volevo solo tenere il gruppo unito..
-Pensala e fa come vuoi.
Digrignai i denti e serrai i pugni e ferita da quelle parole tornai al mio posto silenziosamente.
Kyle mi fermò per un braccio senza però quel malefico sorriso che prima aveva sul volto. Il suo sguardo però era ugualmente glaciale.
-Scusami. Non volevo ferirti.
Mi accolse tra le sue braccia accarezzandomi la testa. Mi prese per mano, io mi allontanai.
Sbuffò tornando freddo. Si avvicinò a Karol, detto anche Jonathan, ed iniziò a fissare la fiamma ardente mentre il silenzio soccombe su tutti noi. Lui iniziò a fumare numerose sigarette di fila senza badare alla nostra presenza e,notandomi particolarmente seccata, ghignò compiaciuto. Sa che non mi va giù il fatto che lui fumasse,non gli serviva a nulla,mandava letteralmente in fumo i suoi polmoni. Nonostante mi facesse rabbia era rilassante fissare quel fumo che usciva da quelle labbra appena accennate e ben definite che abbozzavano un sorriso contorto e malizioso. Iniziò a giocarci formando dei cerchietti che si svolatilizzavano piano piano.
-Non consumarmi Scarlett.
Affermò ridendo girandosi verso Addison e facendole l'occhiolino. Le sue guance si tinsero di un rosso intenso ed imbarazzata coprì il viso portandosi le mani ad esso. La sua risata fragorosa contagiò anche Karol che per la prima volta sorrise guardando la mia faccia dall'espressione indecifrabile e confusa.
-Quanto siete strani.
-Questo da cosa lo deduci?
Ribattè Kyle smettendo di ridere e sfidandomi con lo sguardo.
-Dal fatto che tu e Karol siete misteriosi, sembra quasi vogliate nascondere qualcosa. Basta uno sguardo che vi mettete a ridere,quasi come se vi capiste senza parlare.
-È così infatti. Abbiamo una forte intesa. Ed Addison cos'ha che non va?
-Quando fissa le persone e dice una situazione che potrebbe accadere questa accade. Succede troppo spesso ed io non credo nelle coincidenze,ma neanche nel paranormale.
Kyle ghignò.
-Lasciamo perdere,sei un caso perso Scarlett.
Sorrise scoraggiato.
-Guarda un po'chi parla.
-Parla Kyle.
Ironizzò.
-Che spiritoso,non ti manca di certo il senso dell'ironia.
-Beh,quel che manca a te. Non credi?
Accennò un sorriso.
-No,non credo. Sono semplicemente normale.
-Questo lo credi tu.
Disse in un sospiro. Che vuol dire?
-Che intendi?
-No nulla.
Disse mettendo le mani dietro la nuca e intrecciandole. Lo guardai male ma credo che lui non ci abbia fatto caso.
Roteai gli occhi e sbuffai prima di restare in silenzio a pensare cosa avessi potuto inventarmi per passare il tempo.
Dopo 10 minuti di assordante silenzio decisi di rompere il ghiaccio.
-Comunque. Vorremmo giocare al gioco della bottiglia? Tanto per passare il tempo.
Tutti scoppiarono a ridere, forse credevano io fossi ancora una bambina con quell'affermazione.
-Una bottiglia vuota dove la troviamo? E poi sto gioco è squallido dai. Potevi scegliere gioco migliore.
Affermò Kyle tra le risate. Non capii cksa ci fosse di tanto divertente. Sbuffai dicendo:
-Allora proponete voi.
-Obbligo o verità.
Disse Kyle sicuro senza nemmeno chiedere. Iniziò lui scegliendo me.
Questo ragazzo aveva una fissazione. Ogni cosa dicesse doveva sempre mettermi in mezzo. Alcune volte mi trattava benissimo. Altre volte mi trattava un vero schifo.
Lui però era sempre stato così. Odiava chi amava perché poi tenendosi troppo non sapeva rinunciare anche se conveniva. Cambiava umore e il modo di trattare le persone come se fosse la cosa più normale in assoluto. Quando poi tanto normale non lo era.
Continua.
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Black And White.
HorrorI ragazzi decidono di andare in un bosco a trascorrere qualche notte nel campeggio,come ogni anno nelle feste tra Natale e Capodanno. I ragazzi Non non sono mai stati molto religiosi,infatti coglievano quest'opportunità per passare molto più tempo...
