Nella speranza di strapparvi qualche sorriso e magari anche una risata.
Nella speranza di attenuare tutta l'ansia che mi porto dietro e di placare quei dannatissimi attacchi di panico che ho alle tre del mattino.
Ecco a voi una specie di diario, ne...
Non so mai davvero come iniziare un libro, perché spesso non sono il titolo e la copertina a farti proseguire nella lettura, ma i primi paragrafi in sé. Da lettrice accanita quale sono, posso confermare questa affermazione – ma forse sono solo io che la vedo così.
Quindi da dove comincio?
Potrei presentarmi, dirvi come mi chiamo e il motivo per il quale ho deciso di imbarcarmi in quello che è "Le avventure di un'ipocondriaca". But then again, l'ho più o meno riassunto nella trama il suddetto motivo.
È bene allora che vi spieghi che cosa voglia dire essere ipocondriaca, prima di iniziare a narrare per davvero ciò che sto vivendo.
Da Wikipedia: "In medicina il termine ipocondria si riferisce ad un disturbo psichico caratterizzato dalla preoccupazione eccessiva di una persona riguardo alla propria salute, con la convinzione che qualsiasi sintomo avvertito dalla persona o una qualsiasi visita medica di routine possa essere segno o rivelare qualche patologia."
E, imitando la voce di Shane Dawson dopo che ha fatto del sano balck humor: "Ciao, sono Elisa".
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Facciamo un esempio: se domani dovessi avvertire un dolorino alla testa, che normalmente verrebbe collegato al fatto che mi stanno crescendo i denti del giudizio, penserei al peggio. Nella mia mente si materializzerebbero la paura e la certezza di avere un tumore al cervello, un ictus, un aneurisma e chi più ne ha più ne metta.
Non lo faccio apposta, davvero. Infatti, desidero con tutto il mio cuore che questa mia costante paura sparisse e mi lasciasse in pace. Una parte di me è certa al cento per certo che non ho mai nulla di grave – per fortuna –, anche perché, con tutte le visite che faccio, soprattutto per lo sport, so di essere in salute.
Sì, magari dovrei perdere qualche chiletto, ma questa è un'altra storia e vorrei evitare di allungarmi troppo e di farvi annoiare coi miei problemi mentali.
Comunque, tornando all'argomento principale...
Oltre ai medici e ai referti che affermano che sto bene e che non sto assolutamente per tirare le cuoia, c'è mia madre che contribuisce. Mi spiego meglio: capita, ultimamente fin troppo spesso, che mi vengano queste crisi in cui affermo che ho male qui e che ho questa malattia piuttosto che un'altra – naturalmente, malattie che presto o tardi mi fanno finire sotto terra.
La sua risposta?
"E' tutto nella tua testa"
Non fraintendetemi, con questo non voglio dire che non mi crede. È che ormai ha imparato a distinguere i momenti in cui sto davvero male da quelli in cui è l'ipocondria a parlare – il che equivale a: 10% dei primi 90% dei secondi.
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Concludo dicendo che è arrivato il momento di fare testamento. Ho proprio bisogno di mettere per iscritto, nero su bianco, che voglio essere cremata insieme ai miei libri, e che sull'urna in cui verrò infine messa a riposare venga scritto: "Io l'avevo detto". In questo modo, chiunque potrà ricordarsi che avevo ragione e che quel dolorino al petto era tutt'altro che "niente di grave".