Prima traccia

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Fra tutte le sorelle Amy era la più sfortunata. In quanto ultimogenita della famiglia Flynn, secondo la loro più importante regola, non avrebbe potuto sposarsi ma avrebbe dovuto badare alla madre per il resto della vita. Sposarsi non era il suo massimo desiderio, avrebbe voluto semplicemente... essere libera. Non dover dipendere da nessuno, non dover fare ogni cosa le dicessero di fare. Ma non avrebbe mai potuto. Era già tanto se riusciva a concedersi qualche momento per sé, mentre la madre dormiva, al pomeriggio.
Ma quella sera sarebbe stato diverso.
O almeno sperava.
~ ~ ~
Aveva lavato, stirato e asciugato per tutto il pomeriggio i vestiti della madre. L'aveva aiutata a stringere il corpetto e infilare il vestito bello, per il ballo di quella sera.
Mancavano dieci minuti all'arrivo della carrozza che, attraversando delle stradine nel mezzo del bosco di Fairywood, avrebbe portato lei, sua madre e le sue due sorelle, Eliza e Violet, al ballo. Sarebbero partiti alle nove in punto.
Doveva solo... prepararsi. Dopo aver osservato spaventata il grande orologio della cucina, era corsa a sistemarsi, con i minuti che incombevano. Aveva aperto frettolosa l'armadio e aveva preso il vestito che aveva sempre sognato di poter indossare. Era di un verde scuro, ma luminoso. La sua tonalità preferita e che le metteva in risalto gli occhi verdi. Era lungo fino alle caviglie e aveva le maniche di seta sottile. Amy aveva deciso di lasciare i suoi lunghi capelli rossi sciolti, che le ricadevano sulle spalle. Si era osservata per un attimo nell'unico grande specchio che avevano in casa. E per una volta si era sentita normale. Una ragazza di vent'anni normale, che non viene trattata come una schiava da tutti. Forse la sua vita poteva ricominciare. Forse non doveva andare tutto per forza in quel modo.
Forse poteva essere diverso.
~ ~ ~
"È in ritardo, come al solito" borbottava la madre, Rosie, mentre Eliza e Violet sbuffavano.
"Aspetteremo un altro minuto, non di più!" aveva dichiarato solenne Rosie, neanche trenta secondi dopo l'affermazione precedente.
E un minuto era passato, ma Amy ancora non c'era.
"Adesso basta! Fai partire questa
carrozza!" Era sbottata lei, ottenendo l'approvazione delle due figlie. "Questa ragazza dovrebbe imparare cosa significa il rispetto. Delle persone che aspettano qua per lei e neanche si sbriga!" continuava a borbottare.
E invece l'ora esatta della partenza sarebbe arrivata solo qualche minuto dopo.
~ ~ ~
Amy era corsa fuori dalla casa, appena in tempo. Ma la carrozza non c'era. Erano partiti senza di lei?
No, non poteva essere. Così si era messa a cercare ovunque nel giardino, ma niente.
Erano davvero partiti senza di lei.
Amy avrebbe voluto urlare tutta la sua frustrazione. Sognava da mesi quella sera. E come finiva?
Che lei restava da parte e dimenticata, come sempre. Ma lei avrebbe dimostrato a tutti che non era invisibile come pensavano. Lei a quel ballo ci sarebbe andata.
Con o senza carrozza.
In questo caso, senza.
E si era messa a correre, attraversando la parte di strada che la separava dal bosco. Almeno non aveva i tacchi.
Correva e correva, finché non era arrivata all'inizio del bosco. Da lì si era fermata e aveva cominciato a rallentare l'andatura, finché la precedente corsa non si era trasformata in un semplice camminare.
Si diceva che in quel bosco vivessero creature strane ed era meglio non andarci. Ma Amy non aveva scelta. Voleva essere a quel ballo. Avrebbe voluto conoscere il principe, di cui aveva tanto sentito parlare tutti, anche se sapeva che sarebbe stato praticamente impossibile.
Mentre fantasticava sul loro primo ipotetico incontro, si era resa conto che aveva attraversato tutto il bosco. Non aveva idea di che ore fossero ma non le importava. Il palazzo del principe distava due chilometri da lì. Era tanto da fare a piedi, e lo sapeva, ma lo avrebbe fatto comunque. E così aveva iniziato a camminare.
~ ~ ~
E circa quaranta minuti dopo, era finalmente giunta lì davanti. Era più stanca che mai, ma c'era. E questa era la cosa più importante.
Così era entrata, dopo essersi data una piccola sistemata al vestito. La sala da ballo era enorme. Tre grandi lampadari luminosi pendevano dal soffitto, decorati con molti cristalli che riflettevano la luce. Il pavimento era di marmo bianco e, ai lati della stanza, c'erano dei grandi tavoli, con del cibo da prendere. C'era anche un piccolo palco dove un quartetto di archi stava suonando varie canzoni e tutti ballavano. Amy aveca deciso di unirsi anche se non sapeva i passi. Ma la musica era molto coinvolgente e alla fine si era rassegnata a cercare di imparare i passi guardando gli altri.
"Mi concede questo ballo signorina?" le aveva chiesto un ragazzo, inchinandosi davanti a lei e baciandole la mano.
Amy aveva sorriso felice. Nessuno l'aveva mai invitata a ballare. E così aveva accettato.
Nella musica si sentiva leggera e, per una volta, senza pensieri. C'erano tante persone che Amy non conosceva ma, a un certo punto, aveva visto sua madre Rosie, in un angolo a parlare con un'amica. E aveva deciso di raggiungerla, anche per farle capire che non avrebbe potuto impedirle di essere al ballo del principe.
Il principe... quanto le sarebbe piaciuto parlarci e vedere quanto era simpatico, dolce e gentile. Tutti gliene avevano sempre parlato, descrivendolo con parole sempre positive e... in lei era da tempo cresciuta la voglia di conoscerlo e...
"Ahi!" Era sbottata Amy. Uno sconosciuto, molto alto, e con una giacca bianca, le era andato addosso.
"Attenta a dove vai" aveva risposto sgarbato lo sconosciuto, girandosi.
Alan? Il principe Alan?
"sei... tu...?Il principe...?" aveva mormorato Amy, stupita.
"Innanzitutto dammi del 'lei'. E seconda cosa, certo che sono io, chi volevi che fosse?" aveva risposto lui, con un sorriso strafottente. Amy aveva serrato le labbra. Lo faceva sempre quando qualcosa non le andava giù, e la "simpatia" di Alan di certo non aiutava. Aveva immaginato diverso il loro primo incontro. A quanto pare le persone non sono mai come ce le aspettiamo. Sembra che si impegnino proprio per deludere le nostre aspettative. Aveva deciso improvvisamente di andarsene, non voleva più stare in quella festa. Dato che il motivo per cui ci era andata si era sbriciolato davanti ai suoi occhi.
~ ~ ~
Era andata nel bosco, senza voler incontrare nessuno. E non le sembrava più pauroso come all'inizio. Aveva camminato a lungo prima di sedersi stanca su una pietra. Si era tolta le scarpe, quelle tanto belle che sognava di mettere da tempo, e le aveva lanciate con forza contro un albero. E aveva iniziato a piangere. Tutta la rabbia e la frustrazione di rendersi conto che, tutto ciò in cui aveva creduto per tempo, non era in realtà vero. E le sue inutili speranze erano come fragili bicchieri di vetro spaccati a terra.
E in quel momento aveva sentito qualcosa gocciolarle sulla testa. Aveva messo una mano tra i capelli e quando l'aveva portata davanti agli occhi aveva trattenuto a stento un grido.
Era sangue. Rosso e liquido. Sulla sua mano. Aveva guardato in alto e per una frazione di secondo le era sembrato di vedere qualcuno.
"Ehy! Chi è là? Si faccia vedere!"
Ma niente. Silenzio più assoluto.
Ma poi si sentì toccare la spalla e quando si voltò un ragazzo era appena apparso dal nulla. Amy aveva preso in fretta la prima cosa che le era capitata sotto mano. Un legnetto raccattato da terra. Meglio di niente. E lo aveva puntato contro lo sconosciuto.
"Un legnetto? Seriamente?" aveva detto ridendo lo sconosciuto.
"Chi sei?" continuò imperterrita Amy.
"Il Terrore del bosco di Fairywood. Piacere di conoscerti."
La faccia sconcertata di Amy aveva scatenato in lui una seconda risata.
"Ma sei un principe?" Aveva chiesto perplessa.
"Perché dovrei? E poi i principi non stanno nelle foreste, né hanno il potere di sparire" e, dicendo questo, aveva schioccato le dita ed era scomparso, per poi riapparire subito dopo " e non hanno neanche il potere di trasformare in sangue ogni cosa che toccano." e, dicendo quest'ultima cosa, aveva toccato il rametto che lei gli stava puntando contro, trasformandolo in sangue e sporcandole tutte le mani.
"Stai... scherzando?"
"Ti piacerebbe" aveva ridacchiato lui.
"Comunque perché stavi piangendo?" aveva chiesto, improvvisamente serio.
"A te che importa?" Aveva detto lei scocciata.
"Semplicemente mi piace aiutare le donzelle in difficoltà"
"Semplicemente" aveva sospirato lei, sedendosi sulla pietra " avevo sognato una cosa che non era esattamente la realtà."
"succede spesso... vuoi un cioccolatino?"
Amy aveva sorriso, prima di accettare.
Erano rimasti lì a lungo a chiaccherare, come se si conoscessero da sempre. E cosí Amy tornava molto spesso lí, dal suo nuovo amico. Per una volta lasciando stare tutti i divieti che le imponeva la madre. E forse davvero non tutto era come sembrava. E a volte il terrore di un bosco con strani poteri e la mania dei cioccolatini può rivelarsi migliore di un principe.

~ ~ ~
claudiascrittrice

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⏰ Last updated: Oct 24, 2018 ⏰

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