Oh lettore, oh anima a me affine,
Questi versi sono ciechi per chi è sordo,
Per chi trova conforto nell'assurdo
Del mondo che ci guarda e ci deride.
Ma non per te, che aspetti la rivincita
Dei fiori che rinascono nel fango;
Se mi ascolti, anch'io come te piango
Per la strana funzione della vita.
Ti vedo sai; sei stanco dell'assenza,
Abbandonato dall'essenza preghi
In silenzio, la testa bassa e speri
Nel risveglio amaro dall'incoscienza.
Tutte quelle cose che non facciamo,
Tutti i pensieri che vagano vuoti,
Tutti quelli che a casaccio additiamo.
Ma so che la nausea non è perenne,
Ci sono attimi di gioie eterne:
Godiamoci, io e te, la notte insonne.
D.S.
