Il vero mercante non si crogiuola solamente nel vil denaro guadagnato a suon di finte fossette e fragili strette di mano, egli sa assaporare il piacere del contatto diretto con il valore materiale di ciò che le sue ruvide e callose mani riescono a contenere, deturpate in complicati segni di avidità e smorfie di compiacimento.
In queste parole s'andavano perdendo i pensieri del nano, quando d'improvviso una sberla prorompente sulla spalla lo riportò velocemente alla realtà.
"Salute! Mastro Fanfurla! Sono lieto di annunciarle di aver in serbo un bel contratto per lei!" disse una voce acuminata quanto catarrosa. "Ah, Sblomberg, sei tu. Cosa ti porta da queste parti? Hai un'altra catapecchia da farmi rivoltare come un calzino?" si lamentò noiosamente. "Oh no, mastro, questa volta è qualcosa di totalmente diverso dal solito, tanto insolito quanto fantastico!"
Gli raccontò di uno strano mondo popolato esclusivamente da umani, nel quale si possono trovare svaghi di ogni tipo, come trastullarsi su strani aggeggi luminosi pieni di conoscenza e caratteri arcani, e l'attenzione del nano si fece istintivamente più nitida ed assunse un'espressione divertita che celava un fuoco che ardeva per la sua intraprendenza. "E sia, mi hai convinto, accederò al Nexus e convincerò il guardiano a spalancarmi dinnanzi il portale verso questa nuova ed interessante meta". Non ci volle molto, sicché il mastro nano si equipaggiò a dovere per far i conti con la singolare personalità del guardiano del Nexus, il quale aspetto è celato da secoli nel manto di Sacra Ambra Simbiontica, conosciuta anche dal mistico ed arcano nome di SAS. Giunto nel Nexus dal portale a forma di rana nel bosco, convinse il guardiano a lasciarlo passare promettendogli in cambio un oggetto per esso di inestimabile valore, un lucchetto rotto, cimelio che dall'alba dei tempi simboleggia la sconfittà della apparente immutabile inaccessibilità ad altri piani e dimensione, prova del suo nobile mestiere di guardiano e dell'esistenza del Nexus.
Fu come rotolare giù da una collina in mezzo ad aghi di neve, un brivido percosse la schiena di mastro Fanfurla fino a proiettarlo in una stanza piccola e nascosta di un grande edificio pieno di umani. Mosse i primi passi scorgendo molti umani che trasportavano forzieri dall'aspetto più morbido e soffice, trainati su ruote e tenuti per mezzo di un appiglio lucente. Chissà quali meraviglie celavano, quei forzieri! E fu in quel momento che capì di essere lì per scoprirlo. Gli si avvicinò un curioso umano dai capelli arruffati e due gelidi occhi azzurri, aveva un naso aquilino che ne delineava la buffa personalità con la quale accolse il nano. "Non è importante il suo nome, mi limiterò a chiamarlo Becco" pensò mastro Fanfurla, mentre ascoltava attentamente le indicazioni dell'umano, per filo e per segno, e dopo aver dimostrato di aver compreso appieno il piano, mastro Fanfurla si rimboccò le mani e cominciò a sgattaiolare fuori dall'edificio.
Si trovava davanti ad un'immensa barca alata in ferro, chiamata da Becco "Aereo", ed ammirandone l'imponenza tirò fuori rapidamente il rampino per introdursi nella stiva, dopo averne forzato la serratura servendosi di Dio, nome inciso sul suo fedele piede di porco in Mithril. Non aveva deciso lui il nome, e la blasfemia di ciò lo turbava non poco, chi avrebbe preso seriamente un nano che insultava così spudoratamente gli dèi? Ma nulla poteva farci. Forse avrebbe dovuto bere meno idromele la sera nella quale decise di scommettere con i suoi amici ubriaconi e perdere, per poi essere condannato a portar con sé la blasfemia di nominare il proprio piede di porco "Dio". Giunto in stiva tirò fuori da una borsa in pelle puzzolente i suoi migliori grimardelli, era giunto il momento di sbrigarsi: gli addetti al controllo della stiva sarebbero giunti a momenti. Dopo aver rapidamente stimato la comodità della valigia da scegliere, vi si introdusse rapidamente e senza far rumore, e fu buio. Era decollato, e lui era lì, dentro quella valigia ad odorar le meraviglie al suo interno. Uscito dal bagaglio si diede da fare come non mai, ed in meno di 20 minuti tutte le valigie furono aperte completamente. Aveva fatto proprio bene, mastro Fanfurla, ad accettare quel contratto che ora lo aveva portato in mezzo a tutte quelle ricchezze e misteriosi oggetti mai visti prima d'ora. Dopo essersi accaparrato quella deliziosa pasta dal sapore di menta rinfrescante e qualche altro gingillo per se, giunse il momento di passare alla fase successiva, quella della contrassegnazione. Mastro Fanfurla fu felice di provare l'effetto lassativo di quella deliziosa leccornia alla menta che tanto cercò di portare via con se in grandi quantità, infatti Becco aveva detto lui di contrassegnare la valigia contenente tutta la refurtiva con la sua stessa merda, ed in un batter d'occhio le dita del nano si impregnarono delle sue calde e fumanti feci. Finalmente, con due violente pennellate mastro Fanfurla contrassegnò il bagaglio prescelto, e successivamente ci si nascose nuovamente dentro, carico di tesori e dell'immancabile lucchetto rotto appositamente per il guardiano del Nexus.
E dopo aver salutato un'ultima volta Becco, mastro Fanfurla si mise in viaggio per il portale più vicino che conducesse al Nexus. Era carico di beni e tesori arraffati dalle valigie degli umani sull'aereo, e non vedeva l'ora di mostrare ai suoi altri commilitoni nanici tutte quelle chincaglierie. Si ricordò allora del lucchetto rotto, che essendo diventata una sacra reliquia del guardiano nel manto di SAS, poteva aprire un portale per il Nexus e ricondurlo dall'essere misterioso, non senza l'aver prodotto una sua copia identica in tutto e per tutto durante il processo. Questa è la storia di mastro Fanfurla, il nano responsabile dell'apertura definitiva di un'ulteriore porta all'interno del Nexus, ma ciò, sfortunatamente, questo lui non lo saprà mai, o non ancora.
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Un contratto per Mastro Fanfurla
RandomQuesta è una storia per pochi, per chi l'ha vissuta e ne ha ispirato i contenuti, perciò non stranitevi troppo nel leggerla, e godetevi le mirabolanti e goliardiche avventure nei mondi di cazzate da me partoriti!
