Un ragazzo della mia scuola si è tolto la vita.
Ne parlano tutti bene, ora.
Parlano tutti di come fosse una brava persona, adesso.
Prima non era così.
Prima lo evitavano tutti.
Gli dicevano le cose dietro le spalle, mai in faccia.
Bisbigliavano.
E lui non sentiva, forse faceva finta, forse è per questo che ha iniziato a camminare con gli auricolari sempre nelle orecchie.
Io mi chiedevo che musica ascoltasse, cercavo di capirlo da come muovesse la sua testa, dai suoi occhi.
Li ho guardati molte volte i suoi occhi, mai bene però.
Solo una volta in realtà.
Aveva alzato lo sguardo, non so per quanto tempo, so solo che poi mi sono allontanato velocemente.
Ma erano belli i suoi occhi, mi sono rimasti in testa per un po'.
Poi non so cosa sia successo, aveva iniziato a presentarsi sempre meno a scuola.
A volte saltava intere settimane.
Quando c'era non aveva più nemmeno gli auricolari.
Si metteva davanti al proprio armadietto e mormorava qualcosa.
Credo che fossero degli incoraggiamenti.
Probabilmente ne aveva bisogno.
Probabilmente nemmeno la musica lo consolava più.
Gli altri però continuavano a parlare.
Sentivo le voci e ammetto anche di averle sparse.
Avevano iniziato a dire che era diventato pazzo.
Che parlava da solo.
Che era schizofrenico.
Pericoloso.
Doveva rimanere solo.
Un giorno però venne a scuola sorridendo.
Nonostante gli sguardi che riceveva, lo vidi sorridere sempre.
Non capivo.
Nessuno forse lo capì.
Quel giorno si tolse la vita.
Venne trovato da un suo compagno di classe in uno dei bagni.
Lo avevano mandato a cercare perché ci stava mettendo troppo.
E io a due stanze più in là potei sentire l'urlo che cacciò non appena vide il suo corpo esanime.
Nessuno capiva.
I professori uscivano dalle classi.
Gli alunni cercavano di capire.
Io cercavo di capire.
Il mattino seguente venne indetta un'assemblea d'istituto.
Il preside, triste in volto, annunciò la morte di Dallon James Weekes.
Credo di essermi sentito male.
Gli venne dedicato un minuto di silenzio.
Fiori e bigliettini vennero lasciati davanti al suo armadietto.
E io mi chiedo perché ti trattano bene solo dopo averti ucciso.
Mi chiedo perché non ho mai detto a tutti che stavano sbagliando.
Mi chiedo perché non mi sono mai avvicinato a Dallon quando ne aveva bisogno.
Perché mi sono allontanato dopo che i nostri sguardi si sono incrociati quella singola volta.
Mi rendo conto di aver avuto paura.
Paura di qualcuno che era totalmente indifeso.
Mi rendo conto che in qualche modo il mio mondo girava attorno a lui.
Davvero.
Lo osservavo ogni mattina, prima di entrare in classe.
Lo cercavo nella folla durante le pause.
Lo osservavo alla fermata del bus e poi sul bus stesso.
Si metteva sempre allo stesso posto.
Sempre davanti e sempre solo.
Se non per qualche anziana signora che occasionalmente si metteva vicino a lui.
In quei casi il suo umore sembrava migliorare.
Sorrideva un po' di più è spariva due fermate prima della mia.
Altrimenti si limitava a poggiare la testa sul finestrino per tutto il viaggio.
Mi sento così stupido ora.
E mi sento così in colpa.
Mentre guardo il suo armadietto vuoto.
Mentre lo cerco ancora tra la folla, senza poterlo trovare.
Mentre guardo il suo posto sul bus, ora occupato da altre persone.
Mentre scrivo tutto ciò su un quaderno.
Chiuso nel bagno in cui si è tolto la vita due settimane fa.
Totalmente impotente.
I professori non provano più a richiamarmi.
Probabilmente pensano che abbia bisogno di tempo per superarla.
Ma non accadrà.
Perché non c'è più tempo.
Mi dispiace.
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This Doesn't Deserve A Title | Brallon Oneshot
FanfictionUn ragazzo della mia scuola si è tolto la vita. Ne parlano tutti bene, ora. Parlano tutti di come fosse una brava persona, adesso. Prima non era così.
